Nascita,
infanzia ed adolescenza del futuro Re d’Italia.
Vittorio Emanuele II di Savoia nasce
il 14 marzo 1820 a Torino, nella residenza di famiglia di palazzo
Carignano. E’ il figlio primogenito (il padre ne ebbe due) di Carlo
Alberto e Maria Teresa d’Austria - Lorena, figlia di Ferdinando III,
il Granduca di Toscana. La sua esuberanza risulta evidente già
dall’inizio, se è vero che sua madre, al momento del parto, dovette
soffrire per tre notti e due giorni prima di poterlo dare alla luce
definitivamente. Il suo nome di battesimo, composto addirittura da
sette nomi singoli, è Vittorio Emanuele Maria Alberto Eugenio
Ferdinando Tommaso.
Il periodo storico non è molto
favorevole per la sua famiglia, tanto che è costretto a fuggire con la
madre a Nizza, quindi a raggiungere il padre a Firenze, per evitare
gli scontri del 1821 tra l’esercito sabaudo e i rivoltosi italiani (20
o 21 marzo, la data è incerta). Un secondo pericolo che il piccolo re
deve affrontare è l’incendio del 16 settembre 1822. Siamo nella villa
di Poggio Reale. Il giovane Vittorio Emanuele II è affidato alle cure
di una ragazza ventiseienne, Teresa Zanotti Racca; questa, accendendo
una candela, infiamma per errore i veli della culla, da cui si
diffonderà poi il fuoco. Teresa riesce a salvare il sovrano in fasce,
ma a costo della propria vita: mentre Vittorio rimane solo lievemente
ustionato al fianco sinistro e alla mano destra, la nutrice, in
condizioni più gravi ma sul momento non giudicate pericolose, muore il
6 ottobre. Carlo Alberto si limita a dotare il marito di un
indennizzo.
Finalmente, il 7 maggio 1824,
Vittorio Emanuele torna con la famiglia a Torino, dopo aver vissuto
tre anni in Toscana.
L’ambiente familiare non è molto
favorevole per il bambino: i rapporti con i genitori sono alquanto
ridotti e, comunque, freddi. Vittorio e il fratellino Ferdinando non
hanno occasione di cercare amici o comunicare con il mondo esterno. Il
padre tenta, fin dalla tenera età, di trasmettere loro solidi valori
morali: crea per questo i “Contes Moraux” racconti di origine
germanica tradotti in francese dal sovrano Carlo Alberto in persona, a
cui egli aggiunge qualcosa di proprio pugno; peculiarità di tali
racconti sono i valori positivi trasmessi (la patria, la famiglia, la
verità, l’abnegazione ed il coraggio) e gli esempi da cui prendere
spunto.
Il 1 gennaio 1830 i due bambini
vengono affidati ad un governante, il cavaliere/conte Cesare di
Saluzzo. Altri incaricati per la loro educazione sono il cavalier
Gerbaix de Sonnaz, il cavalier Saint Just, il teologo Charvaz, padre
Lorenzo Isnardi, Giuseppe Manno: essi devono regolare ogni singolo
istante della vita dei due Savoia, ma anche occuparsi di loro, quasi
come dei servi; per questo dei sopracitati nessuno è dotato di grandi
qualità o ideali da trasmettere a Vittorio e Ferdinando: crescono come
possono.
Il regime di vita si
dimostra ferreo, schematico ed assolutamente inderogabile: sveglia
alle 5.30, indipendentemente dalla stagione o dal tempo atmosferico;
studio dalle 6.00 alle 8.00; colazione fino alle 10.00; disegno e
calligrafia dalle 10.00 alle 11.00; infine altre due ore di studio.
Viene poi il pranzo con relativa pausa di riposo. Si riprende alle
14.00 con scherma, poi una passeggiata dalle 14.30 alle 16.00,
ginnastica fino alle 17.00, altro studio dalle 17.00 alle 19.30. Vi è
quindi la cena per un’ora, poi mezz’ora di preghiera: alle 21.00
Vittorio Emanuele II deve andare a dormire. Le materie insegnate sono
molto varie; a parte quelle fisiche vi sono Aritmetica, Latino (Nepote,
Cesare, Fedro), Storia. Si aggiungono altri precettori, come il
maggiore Dabormida, il generale Sobrero, l’architetto Bonsignore, il
mineralogo Sismonda ed altri. Vittorio non riuscirà mai ad amare lo
studio. Neanche il padre riesce a dimostrarsi comprensivo ed aiutarlo
in questo: utilizza un linguaggio severo, ricorda i doveri,
intimorisce con discussioni riguardo ai peccati che si possono
commettere, mancanza di sincerità in testa.
Il 27 aprile 1831, alla morte di
Carlo Felice, Vittorio Emanuele II diventa principe ereditario della
corona di Sardegna (in quanto figlio primogenito di Carlo Alberto, che
è il sovrano). Sia lui che il fratello ricevono cariche onorifiche,
come quella di tenente de Reggimento Piemonte Reale Cavalleria (24
gennaio), di capitano d’ordinanza della Brigata Savoia (8 maggio), di
duca di Savoia (12 maggio, carica che Vittorio Emanuele riceve dal
padre stesso).
Negli anni successivi il principe
viene insignito di altre onorificenze, come quella di Capitano
d’Ordinanza del primo reggimento della Brigata Savoia (1 gennaio
1832), Maggiore d’Ordinanza dello stesso (13 marzo 1834) e finalmente
anche Luogotenente Colonnello (24 dicembre 1836, giorno in cui viene
anche iscritto nell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata).
Continua l’educazione di Vittorio, che dimostra interesse per la vita
militare, i cavalli, le cacce, la natura, i viaggi, il ballo, il
disegno.
Finalmente il 14 marzo 1839 l’erede
di casa Savoia conclude il periodo di educazione giovanile e
costituisce la sua Casa Militare. Un mese dopo (14 aprile) assume il
comando completo del suo reggimento della Brigata Savoia.
... OMISSIS ...
Bibliografia.
Paolo Pinto, Vittorio Emanuele
II, Mondadori
Enciclopedia
Multimediale Microsoft Encarta ’99.
a cura di Marco Agosto 4^ E