Il Medioevo è il periodo della storia
europea successivo al declino dell'impero romano d'Occidente.
Convenzionalmente se ne fa coincidere la fine con la "scoperta"
dell'America da parte di Cristoforo Colombo nel 1492; altrettanto
convenzionalmente si fissa anche la sua data d'inizio nel 476, anno in
cui venne deposto Romolo Augustolo, ultimo sovrano dell'impero romano
d'Occidente. Il termine indica un periodo compreso tra altri due: in
questo caso l'età antica e quella moderna. Esso comparve per la prima
volta nel titolo di un'opera del 1688 dello storico tedesco Christoph
Keller (o Cristoforo Cellarius). La concezione del Medioevo come fase
di oscurità è durata a lungo nella cultura moderna, ma nel XX secolo
la storiografia più avvertita ne ha denunciato l'inconsistenza,
rivelandone la ricchezza di innovazione e di elaborazione culturale
che si è venuta sviluppando tra il V e il XV secolo. In quel millennio
è nata l'Europa così come noi la intendiamo. Occorse l'intero periodo
per convertire tutte le popolazioni che l'abitavano al cristianesimo e
perché esse, dall'Atlantico agli Urali e dal Mediterraneo al Circolo
polare artico, sviluppassero a espressioni culturali distinte a cui si
attribuirono in seguito le identità nazionali. Il nome convenzionale
viene ancora adottato per comodità terminologica, ma la sua genericità
lo rende poco utile. Per questo il periodo così designato viene sempre
più spesso suddiviso in almeno due grandi sottoperiodi: Alto Medioevo
(V-X secolo) e Basso Medioevo (XI-XV secolo).
RELIGIONE FEDE E SENSO DELL'OCCULTO
La religione e la fede hanno importanza
determinante nell'età di mezzo e dominano la vita dell'uomo dal primo
all'ultimo giorno dell'anno, tuttavia le difficoltà e la precarietà
rendono insicuro il suo vivere. I timori principali sono rivolti alle
epidemie - la peste in primis - alla guerra e alle carestie. S'implora
quindi l'aiuto della Provvidenza che allontani i pericoli e assicuri
un rinnovamento palingenetico, totale, del mondo. Si attende così,
sulla base dell'Apocalisse, la fine dei tempi e l'arrivo di una nuova
età collocata in vari momenti: per esempio al passaggio dal primo al
secondo millennio (di qui la cosiddetta paura dell'anno mille).
Tali certezze moltiplicano le cerimonie
religiose. Oltre a questa sincera spiritualità permangono radicate
superstizioni di tipo pagano, addirittura pre-pagano o di più recente
provenienza germanica. Si conferiscono significati occulti alle forme
geometriche, ai numeri, ai colori, alle differenti sostanze, alle
piante, alle pietre e agli animali che per il loro particolare
aspetto, la rarità o la frequente presenza, suggeriscono un
significato simbolico e sembrano contenere quasi impresso dalla stessa
natura un signum che ne garantisca il potere salvifico o maleficio,
determinandone l'uso curativo o portentoso.
Amore e preghiera, la terra e il cielo con
le loro forti, diverse e contrapposte seduzioni, sembrano dunque
esprimere, durante i secoli dal quinto al quindicesimo, i timori, il
senso arcano delle cose nonché i segnali che richiamano alla
metafisica. Eppure si rinviene allora una profonda armonia tra doveri
religiosi e sentimenti amorosi.
La condizione religiosa non impedisce che
nascono amori sconvolgenti: nel dodicesimo secolo Abelardo ed Eloisa,
lui teologo e filosofo lei badessa della fondazione monastica del
Paracleto, si amano follemente. Anche Petrarca, nonostante il suo
amore per Laura diventa canonico. I luoghi d'incontro amoroso sono
molteplici e vari, non esclusi quelli religiosi. Dante incontra per la
prima volta la piccola Beatrice - ricorderà nella Vita Nova - all'età
di nove anni, ossia nel 1274, ella ne ha otto, in occasione delle
cerimonie del venerdì santo.
Non è raro che si scelga un
pellegrinaggio, per esempio a Canterbury, per avvicinare la persona
amata...