BENVENUTI A

FILOSOFIA E DINTORNI

 

HOME

FILOSOFIA E DINTORNI

Storia della filosofia
I problemi della filosofia 
Filosofi e umorismo
Antologia filosofica

STORIA E DINTORNI

Appunti di storia
1300-1600
1600-1800
1900-2000
Approfondimenti
1300-1600
1600-1800
1900-2000
Documenti

PREFERITI

 

 

 

 
 

  Breve biografia di Napoleone
  a cura di Matteo Verderone 4^E

   

INTRODUZIONE

 Napoleone fu uno dei più grandi uomini della storia e non c'é da stupirsi se di lui si é scritto, si scrive e si scriverà ancora molto. Non solo storici si dedicarono a questo straordinario personaggio, ma anche poeti, artisti e musicisti: Tolstoj parlò di lui in "Guerra e pace", Foscolo gli dedicò l'ode "Bonaparte liberatore", Manzoni il "Cinque maggio" , Beethoven la "Sinfonia eroica" e David e Ingres lo rappresentarono in molti dipinti.
Questo personaggio influì sulla storia di quasi tutti i paesi d’Europa e non solo. Egli diede alla sua epoca la sostanza ideale e il significato generale dello sviluppo dell’umanità e influì in modo determinante sia nella creazione della lotta tra le nuove forze economico-sociali e le vecchie sia nell’offensiva vittoriosa della borghesia contro il regime feudale.

Egli creò una legislazione civile e un sistema giudiziario e amministrativo che distrusse per sempre la possibilità di ripristinare il vecchio sistema feudale e che rispondeva agli interessi e alle esigenze economico-sociali della borghesia, togliendole tuttavia il diritto di intervenire nella direzione dello stato e nella legislazione. Napoleone infatti distrusse la libertà politica e non vi fu nemmeno traccia di libertà di parola, né di stampa né di riunione: egli fece regnare incontrastata la sua volontà e ogni opposizione era considerata un delitto di stato.

Tuttavia, grazie all’opera di abbattimento dell’Europa feudale, egli divenne l’araldo della liberazione dei popoli, rendendo sicuri sotto il riparo della legge tutti i suoi sudditi. Infatti, distruggendo il regime feudale anche nei paesi conquistati, liberando quindi dalla servitù i contadini e proclamando l’uguaglianza di tutti i sudditi di fronte alla legge, contribuì ad elevare il tenore di vita della popolazione di questi paesi (e quindi anche la capacità d’acquisto di quello che era un nuovo mercato per l’industria francese). I nuovi sudditi di Napoleone nell’Europa conquistata gli rimproverarono molto, ma lo esaltarono per la sua severa legislazione, per la proclamazione della parità di tutti i cittadini di fronte alla legge e per l’equa amministrazione delle finanze.

In conclusione Napoleone costruì un impero di tale potenza che poté esser abbattuto solo dagli sforzi disperati e prolungati di tutta l’Europa.

La vita

Napoleone Bonaparte nacque il 5 agosto del 1769, ad Ajaccio in Corsica e fu il secondo figlio, dopo Giuseppe e prima di Luigi, Luisa, Paolina e Carolina, di Carlo Bonaparte e di Letizia Ramorino. 

 Curiosità 

La data ufficiale di nascita, 15 agosto 1769, è da sempre ritenuta fasulla, tranne che nei libri di scuola e dagli appartenenti al segno del Leone che non vogliono "mollare" un così illustre rappresentante. Da sempre gli studiosi vociferano che Napoleone posticipò la propria nascita di un paio d'anni per poter accedere all'Accademia militare di Francia poiché, se avesse esibito certificati autentici, gli sarebbe stato opposto un rifiuto in quanto alla sua nascita effettiva la Corsica era ancora italiana e come cittadino italiano ne ne aveva diritto. Quando sarebbe nato, allora, Napoleone? Dal certificato di matrimonio esibito per sposare Giuseppina risulta che ha visto la luce il 5 febbraio 1768. Qualcuno ha detto che in quell'occasione si crebbe gli anni per non far sfigurare la signora che era più vecchiotta. Già, ma che senso aveva invecchiarsi di un anno e mezzo, quando la signora ne aveva, ancora, ben cinque più di lui? Non solo: va bene invecchiarsi un pochino, ma perché cambiare giorno e mese? Poiché siamo in tema di chiarimenti e pettegolezzo, particolare che pochi sanno, infatti è detto da tutti il còrso, è che entrambi i genitori di Napoleone erano originari di San Miniato, la collina sopra Firenze. Anche attorno alla sua nascita non sono mancati i pettegolezzi. C'è chi dice che fosse il figlio del conte di Marboeuf, protettore della sua famiglia ma, secondo le malelingue, in particolare di quella chioccia matrona della povera Letizia Ramolino, donna di grande buon senso.

 

Dopo aver ricevuto un'istruzione militare a Bríenne, Parigi e Valence dove si dedicò anche alla lettura di classici francesi e latini e degli enciclopedisti, si recò in Corsica dove lo colse lo scoppio della Rivoluzione (1789).  Stabilitosi a Parigi mantenne un atteggiamento distaccato di fronte alle turbinose vicende rivoluzionarie, limitandosi a tenere stretti contatti con gli ambienti giacobini.  Distintosi per le sue doti d'iniziativa all'assedio di Tolone (dicembre 1793), fu promosso generale di brigata e nel marzo del 1794 assunse il comando dell'artiglieria dell'esercito in Italia.

 

Curiosità

      Scabbia
Nel 1793 è al comando delle batterie di cannoni che bombardano la città di Tolone, presa dai ribelli antirivoluzionari. La frenesia del giovane comandante diventa subito celebre. Si mette lui stesso a caricare i pezzi e a sparare, anche se è pericoloso: come quando, indifferente, afferra un calcatoio per la polvere da sparo che nessuno vuole toccare, perché infettato dalla scabbia dell'ufficiale che lo ha già maneggiato. La malattia lo infetta subito e per mesi deve grattarsi mani e braccia.

 

 Dopo il 9 termidoro, caduto in disgrazia come sospetto di giacobinismo, rifiutò il trasferimento in Vandea e fu perciò radiato dai quadri.  Tornato a Parigi e legatosi a Barras e Carnot, represse per ordine del Direttorio la rivolta realista contro la Convenzione, quindi ottenne il comando dell'esercito dell'interno (ottobre 1795) e, dopo il suo matrimonio con Giuseppina de la Pagerie, vedova del generale de Beauharnais, il comando dell'esercito in Italia. 

  

Curiosità

·         Giuseppina
La vedova Beauharnais è la prima vera passione amorosa della sua vita. E' di sei anni più anziana di lui. La sposa il 9 marzo 1796. Napoleone porta una dote assai povera, appena 1.500 franchi, più qualche indumento di corredo. Al momento del matrimonio Giuseppina si abbassa l'età di quattro anni e Napoleone alza la propria di 18 mesi. Due mesi dopo, mentre Bonaparte sarà impegnato in Italia, Giuseppina incomincerà a tradirlo, ma verrà subito perdonata.

 

·         Iniziazione sessuale
Si conosce la data persino del primo rapporto sessuale di Napoleone. E' il 22 novembre 1787 e il futuro imperatore ha 18 anni. La ragazza è una giovane prostituta, che lo abborda per strada. 'Andiamo da voi' gli dice. 'Ma cosa faremo?' chiede il giovane cadetto. 'Via, ci riscalderemo e voi appagherete il vostro desiderio' risponde lei.


 

Lanciato alle truppe un appello che era un esplicito invito al saccheggio, e ai patrioti italiani un proclama in cui prometteva libertà e benessere, il 9 aprile 1796 iniziò la sua prima campagna italiana.  Le fasi della nuova strategia ideata da Napoleone erano: sconfitta del Piemonte, conquista della Lombardia, marcia su Vienna.  Infatti il re di Sardegna, rapidamente separato dagli alleati austriaci, fu costretto ad accettare un armistizio (Cherasco, 28 aprile) con cui cedeva alla Francia Nizza e la Savoia e l'uso di alcune basi piemontesi per la guerra contro l'Austria.  La marcia su Lodi dette a Napoleone il possesso della Lombardia nella cui capitale entrò trionfalmente il 14 maggio.  Il seguito della campagna d'Italia fu un capolavoro di abilità strategica e di perspicacia.  La sconfitta dell'esercito pontificio ad Ancona costrinse Pio VI ad un armistizio (Tolentino, 19 febbraio 1797) col quale la Santa Sede s'impegnava a pagare 21 milioni, a consegnare cinquecento codici della Biblioteca Vaticana e cento opere d'arte e inoltre a rinunciare ad Avignone e al Comtat Venaissin in Francia e alle Legazioni in Italia.  Tornato nel Nord, con la battaglia di Rivoli Napoleone conquistava Mantova, attaccava nuovamente gli Austriaci dopo averli preceduti sul Tagliamento e infine imponeva al loro comandante, l'arciduca Carlo, dapprima l'armistizio e poi, con palese abuso d'autorità, i preliminari della pace di Leoben (18 aprile 1797).  Il Trattato di Campoformio con cui si concluse la prima campagna italiana di Napoleone. - e in base al quale l'Austria cedeva alla Francia il Belgio e le isole lonie in cambio dei domini della Repubblica Venera la cui storica libertà fu brutalmente soppressa - fu un importante evento politico perché suggellò la vittoria della Repubblica nata dalla Rivoluzione sulla più grande potenza conservatrice d'Europa e permise a Napoleone di imporre in Italia il predominio francese il quale, malgrado la politica di rapina esercitata dagli occupanti, suscitò quella rinascita del sentimento nazionale che più tardi avrebbe avuto nel Risorgimento la sua più alta espressione.  Per molti anni infatti la Repubblica Cisalpina - nata il 9 luglio 1797 e che comprendeva Emilia Romagna e Lombardia, con capitale Milano - fu un modello di Stato moderno in un Paese in cui la vita politica aveva sofferto un lungo periodo di atrofia sotto i retrivi governi austriaco e papale.  Dopo il suo ritorno a Parigi, Napoleone, invitato dal Direttorio a invadere l'Inghilterra, decise invece di attaccare il nemico in quello che considerava il punto più sensibile della sua sfera d'influenza, e organizzò la spedizione d'Egitto. 

 

Curiosità

·        Sedici anni
E' l'età della ragazza araba che lo sceicco El Bekri offre a Napoleone in Egitto. Il generale vive con lei per alcune settimane. Nel suo letto egiziano, subito dopo, si adagia la bionda Pauline Fourès, moglie di un ufficiale francese che, per l'occasione, viene rispedito in Francia

 

·         La Stele di Rosetta

Nel 1799 i soldati di Napoleone scoprirono la stele di Rosetta a Rashid nel Delta. Grazie a questa scoperta poté aver inizio la decifrazione dei geroglifici egiziani.
Su questa pietra vi era un decreto di Tolomeo V Epifano (196 a.C) scritto in tre modi diversi: in greco, in caratteri geroglifici (scrittura dell'Antico Impero egiziano) e in caratteri demotici (scrittura egiziana usata durante l'epoca greca per i documenti amministrativi). Jean-François Champollion (1790-1832) riuscì a stabilire delle corrispondenze tra i segni egiziani e le lettere greche, scoprì che l'egiziano era una scrittura sia ideografica che fonetica e in meno di dieci anni scrissse una grammatica della lingua egiziana
.

 

Dopo aver occupato Malta, sbarcò ad Alessandria (2 luglio 1798) e il 20 vinse i Mamelucchi alle Piramidi; ma il l'agosto le navi inglesi comandate da Nelson distruggevano la sua flotta ancorata nella baia di Abukir.  Mentre la notizia dell'impresa di Nelson provocava la formazione della seconda coalizione contro la Francia della quale facevano parte Inghilterra, Turchia, Austria e Russia, e mentre gli eserciti coalizzati, comandati dal generale russo Suvorov, ritoglievano alla Francia i territori che Bonaparte le aveva conquistato, Napoleone, dopo aver organizzato con criteri moderni l'amministrazione dell'Egitto, invadeva la Siria (gennaio 1799).  Ma la resistenza di Acri e la peste che decimava le sue truppe lo costrinsero a tornare in Egitto di dove, affidato il comando a Kleber, salpò verso la Francia riuscendo a sfuggire alla flotta inglese.

Al suo arrivo a Parigi trovò un Paese umiliato dalle sconfitte militari, esacerbato dalle insurrezioni realiste, dalle ruberie e dal malgoverno' “ Perché Bonaparte diventasse padrone della Francia - scrisse più tardi nelle sue Memorie - era necessario che il Direttorio subisse dei rovesci durante la sua assenza e che il suo ritorno ripor. tasse la vittoria sotto le nostre bandiere ”. Riapparso Napoleone, i girondini e i moderati videro in lui il soldato che avrebbe salvato il Paese dal disastro militare e l'uomo politico che avrebbe assicurato quell’ordinata libertà " di cui la borghesia aveva bisogno per esercitare il proprio dominio di classe. li colpo di stato del 18 brumaio (1799), che segnava la fine delle libertà rivoluzionarie, fu accolto come l'inizio di una nuova era.  Qualche settimana più tardi, con la nuova Costituzione, il potere passava nelle mani di tre consoli: Bonaparte, Cambacérès, Lebrun.  Di fatto padrone della Francia nella sua qualità di primo console, N. intraprese una serie di riforme di cui le più importanti furono: la riforma finanziaria, con la organizzazione del credito allo Stato e la creazione della Banca di Francia (1802); la riforma amministrativa - la píù profondamente innovatrice - con la istituzione di prefetti, sottoprefetti e sindaci che erano tutti funzionari nominati dal potere centrale e responsabili verso di esso; la riforma giudiziaria che consistette soprattutto nella riorganizzazione dei tribunali e della polizia.  Ma Austria e Inghilterra erano ancora in armi.  Deciso a liberarsi del nemico più vulnerabile, Napoleone, sceso col grosso delle sue truppe attraverso il Gran San Bernardo, marciò sulla Lombardia e il 2 giugno 1800 entrava in Milano.  Spezzato così l'esercito austriaco in due tronconi - uno dei quali teneva assediato Massena a Genova - affrontò il nemico a Marengo (14 luglio) e, malgrado alcuni grossi errori tattici, riuscì a sbaragliarlo, costringendolo a chiedere l'armistizio.  Nel dicembre la vittoria di Morcau a Hobenlinden ribadiva il trionfo delle armi francesi e induceva l'imperatore d'Austria a rompere l'alleanza con l'Inghilterra e ad accedere alla pace (Luneville, 9 febbraio 1801) con la quale accettava la frontiera francese sul Reno e riconosceva le repubbliche Batava, Elvetica, Cisalpina e Ligure.  Un anno più tardi (25 marzo 1802), con la Pace di Amiens, aveva temporaneamente fine il blocco economico che dal 1792 aveva opposto Inghilterra e Francia.  Pochi giorni dopo, con la legge sui culti, Napoleone compiva un atto di pacificazione religiosa che integrava il Concordato concluso l'anno precedente con Pio VII.  Nato per comandare, avendo intuito che la forza della nazione consisteva nella sua unità, Napoleone si dette a promuovere tutti i fattori della coesione sociale: religione, educazione, scienza, decoro esteriore, a favorire il ritorno di molti emigrati inducendoli a collaborare alla Ricostruzione e all'ammodernamento dello Stato.  Con tale politica per tre volte - 1800, 1802, 1804 - chiese ed ottenne dal popolo il potere a cui aspirava: primo console per dieci anni, console a vita e infine imperatore. Il 21 marzo 1804 faceva promulgare il nuovo codice civile, il codice napoleonico per antonomasia.  Dopo la repressione della congiura degli Chouans e il provocatorio assassinio del duca di Enghien, falsamente accusato di essere il capo dei congiurati (24 marzo 1804), N. si faceva proclamare con plebiscito imperatore ereditario dei Francesi; il 2 dicembre veniva incoronato da Pio VII in Notre-Dame e il 18 maggio assumeva la corona del Regno d'Italia.  Nello stesso anno la Gran Bretagna si faceva iniziatrice della terza coalizione alla quale aderirono Russia, Svezia, Regno di Napoli e Austria.  L'invasione austriaca della Baviera (settembre 1805) provocò l'immediata reazione francese: il 21 ottobre le truppe austriache venivano sconfitte dalla ' grande armata ' a Ulma ma nello stesso giorno la flotta napoleonica, uscita imprudentemente da Cadice, era distrutta da Nelson a Trafalgar.  Proseguendo nella sua offensiva, il 2 dicembre ad Austerlitz Napoleone sconfiggeva ancora una volta il nemico in quella che fu detta " la battaglia dei tre imperatori ' (Napoleone, Alessandro di Russia, Francesco d'Asburgo).

Dopo il ritiro dell'Austria dalla coalizione e il rimaneggiamento operato da Napoleone della carta europea con la creazione di nuovi Stati vassalli (Napoli, Olanda, Confederazione del Reno), nasceva la quarta coalizione (settembre 1806) formata da Prussia, Russia, Svezia e Inghilterra.  Al primo urto (Jena, 14 ottobre 1806) la Prussia fu vinta; entrato in Berlino, Napoleone lanciava il famoso decreto del 21 novembre che riesumava, accentuandolo, il blocco continentale contro l'Inghilterra.  Le vittorie francesi sui Russi a Eylau e a Friedland (1807), si conclusero col Trattato di Tilsit nel luglio dello stesso anno, che dava vita all'alleanza franco-russa e sanciva la divisione del mondo in due sfere d'influenza: l'Occidente ai Francesi, l'Oriente e la Finlandia ai Russi.  Immediatamente dopo, in seguito all'improvvisa offensiva inglese contro la Danimarca, Napoleone riusciva a creare a sua volta una coalizione in cui entrarono la stessa Danimarca, Russia, Prussia e Austria.  Occupato il Portogallo la cui neutralità filo-inglese costituiva un'incrinatura nel blocco, e la Spagna la cui corona fu affidata a Giuseppe Bonaparte, nell'aprile del 1809 N. fu nuovamente attaccato dall'Austria: vinto il nemico nella sanguinosa battaglia di Wagram, imponeva a Francesco 1 il Trattato di Schönbrunn (14 ottobre) e il 2 aprile 1810, dopo aver divorziato da Giuseppina, otteneva in moglie Maria Luisa d'Asburgo, figlia dell'imperatore, che il 20 marzo 1811 gli dava il sospirato erede, il re di Roma.  Malgrado i trionfi militari e la vittoria dinastica, la potenza napoleonica mostrava già gravi segni di declino originati da diversi fattori:    la fine della pace religiosa (con l'abolizione del potere temporale dei papi, la deportazione di Pio VII, la abrogazione del Concordato e i falliti tentativi per un nuovo Concordato); il rafforzamento del potere offensivo della Gran Bretagna (apertura di un fronte in Portogallo, predominio nel settore mediterraneo e orientale); insorgenza di fermenti nazionalistici negli Stati vassalli (sollevazione della Spagna e del Portogallo, nascita della nazione prussiana); reazioni popolari al blocco e alla coscrizione militare obbligatoria; politica personale dei napoleonidi nei Paesi loro affidati, con tendenza centrifuga rispetto a Parigi; attività filo-inglese della finanza internazionale, compresa quella francese.  Napoleone intanto preparava la campagna di Russia: sognava d'arrivare fino all'India.  Causa apparente della rottura degli accordi di Tilsit fu il decreto zarista del 31 dicembre 1810 col quale i porti russi erano dichiarati aperti alle navi neutrali e veniva instaurato un sistema doganale sfavorevole alle esportazioni francesi.  Varcato il Niemen con un esercito di 700 mila uomini, dei quali non più di un terzo era costituito da Francesi, Napoleone soltanto a Smolensk poté dare battaglia al nemico (17 luglio 1812); dopo il sanguinosissimo scontro, i Russi continuarono a ritirarsi spingendo l'esercito napoleonico in una avanzata resa sempre più difficoltosa dalle immense distanze, dalla scarsità di vettovagliamento per uomini e cavalli, dalle crescenti diserzioni e, soprattutto, dalla guerriglia con cui il popolo russo reagiva all'invasione. Il 14 settembre, dopo una dura battaglia sulle rive della Moscova, Napoleone entrava nella capitale.  Il rifiuto dello zar di trattare la pace e l'incendio della capitale, costrinsero Napoleone ad affrontare un ben più temibile nemico, l'inverno russo, e a iniziare (18 ottobre) quella ritirata che distrusse definitivamente l'esercito napoleonico e fu il segnale dell'insurrezione dei popoli tedeschi.  Dopo la disastrosa battaglia della Beresina (28 novembre) Napoleone, lasciato a Murat il comando delle truppe superstiti, tornò solo a Parigi dove, sventato un tentativo di colpo di stato repubblicano, ricostituì una nuova grande armata con la quale affrontò la sesta coalizione.  Sconfitto a Lipsia (16-19 ottobre 1813) e tradito da Murat, contese palmo a palmo la terra di Francia agli eserciti coalizzati finché, entrato il nemico a Parigi (31 marzo 1814), abdicava e, abbandonato dalla moglie, si ritirava nell'isola d'Elba mentre sul trono di Francia venivano restaurati i Borboni nella persona di Luigi XVIII.  Ma il 7 marzo 1815 i sovrani e i ministri riuniti a congresso a Vienna, apprendevano che, eludendo la sorveglianza inglese, Napoleone era tornato a Parigi, entusiasticamente accolto dalla popolazione, Fu l'ultima fiammata nota col nome di Cento Giorni.  Viste rifiutate le sue proposte di pace, Napoleone organizzava rapidamente un esercito col quale invadeva il Belgio; ma dopo qualche vittoria iniziale, veniva definitivamente vinto a Waterloo (18 giugno 1815) per opera degli inglesi di Wellington e dei prussiani di Blücher.

 

“Il 12 giugno Napoleone raggiunse l’esercito per l’ultima gigantesca battaglia della sua vita contro l’Europa.
La coalizione aveva incrollabilmente deciso di farla finita con Napoleone, che fu dichiarato fuorilegge quale "nemico dell’umanità". Gli Austriaci erano ancora lontani, quindi la prima cosa da farsi era respingere gli Inglesi e i Prussiani; Wellington si trovava con l’esercito inglese a Bruxelles, Blücher coi suoi prussiani tra Charleroi e Liegi. Il 14 giugno Napoleone iniziò la campagna invadendo il Belgio; il 16 giugno ci fu una grande battaglia tra Bonaparte e Blücher presso Ligny, dove Blücher fu sconfitto e respinto. Il giorno seguente Napoleone diede 36000 uomini del suo esercito al maresciallo Grouchy, ordinandogli di continuare l’inseguimento di Blücher, mentre egli col grosso delle forze puntò direttamente su Bruxelles.

Wellington era sull’altopiano di Mont St.Jean a sud di Waterloo e decise di attendere i francesi in questa posizione fortissima e di mantenervisi a qualunque costo finché Blücher non fosse giunto in suo aiuto. Il 18 giugno 1815 Napoleone e Wellington erano uno di fronte all’altro, Napoleone aveva 72000 uomini e attendeva i 36000 di Grouchy, Wellington ne aveva 70000 e attendeva Blücher con 50000 uomini. Napoleone attaccò gli Inglesi, intanto Blücher, che con un inganno era riuscito a sfuggire all'inseguimento del maresciallo francese,accorreva in aiuto degli Inglesi, ma Napoleone non si preoccupò perché pensava che Grouchy fosse alle sue calcagna. Napoleone continuava l’attacco contro gli Inglesi e subì enormi perdite, ma gli Inglesi tenevano duro e anche se cadevano a centinaia non arretravano dallo loro posizioni principali. Napoleone lanciò infine contro il nemico la guardia conducendo egli stesso l’attacco, ma in quel momento arrivò Blücher, che piombò con la sua cavalleria sulla guardia che si trovò così tra due fuochi e Grouchy non giungeva. Tutto era finito e la guardia si ritirava lentamente continuando a combattere. In altri punti le truppe francesi resistettero, ma poi si dispersero in varie direzioni sotto gli attacchi delle forze fresche prussiane; intanto centinaia di migliaia di russi e austriaci si avvicinavano alle frontiere francesi. L’esercito francese era sconfitto, il dispotismo militare era vinto dal dispotismo feudale. Lo stesso Napoleone dava questo senso alla battaglia: " le potenze non conducono la guerra contro di me, ma contro la rivoluzione. Essi hanno sempre visto in me il suo rappresentante, l’uomo della rivoluzione".”

 

Tornato a Parigi, abdicò per la seconda volta; recatosi a Rochefort, dopo un vano tentativo di imbarcarsi per l'America, si consegnava agli Inglesi.

 Il governo inglese decise di mandare Napoleone sull’isola di S.Elena, poiché, data la sua posizione nell’oceano e la sua distanza dalla terraferma, avrebbe reso impossibile il suo ritorno. Dopo due mesi e mezzo di navigazione, il 15 ottobre 1815 l’imperatore prigioniero sbarcò sull’isola dove avrebbe finito i suoi giorni. Pochissime persone ebbero il permesso del governo inglese di accompagare Napoleone nel suo esilio. Nell’isola vi erano inoltre i rappresentanti di Francia, Austria e Russia. C’era inoltre un intero reparto per la difesa dell’isola; sia i soldati che gli ufficiali di questo distaccamento manifestavano per Napoleone -nemico mortale dell’Inghilterra- non solo rispetto, ma anche simpatia, essi gli mandavano mazzi di fiori e chiedevano alle persone del seguito il permesso di guardare di nascosto l’imperatore. I commissari delle potenze rimasero stupiti dell’influenza che quest’uomo prigioniero, privato del trono e sorvegliato a vista esercitava su tutti quelli che gli si avvicinavano.

Napoleone era cupo e malinconico, ciò che lo abbatteva era l’ozio. Egli leggeva molto, faceva passeggiate a cavallo, camminava e dettava le sue memorie a Las Cases; ma passare così l’esistenza dopo aver lavorato per tutta la vita 15-18 ore al giorno era insopportabile per lui, ma egli sopportava stoicamente. Una volta espresse il rincrescimento di non esser stato ucciso a Borodino o nel Cremlino. Talvolta egli parlava di Borodino, di Dresda e ancor più spesso di Waterloo; egli ricordava con orgoglio i " cento giorni" e "l’amore del popolo" verso di lui. Ora riconosceva che l’invasione della Spagna fosse stato il suo primo errore e la campagna di Russia del 1812 il secondo errore e il più fatale. Ma il suo pensiero non si soffermava mai sul mare di sangue che per vent’anni aveva coperto l’Europa.

Quando giunsero notizie circa il fermento rivoluzionario e le agitazioni studentesche in Germania Napoleone disse: "avrei dovuto fondare il mio impero sull’appoggio dei giacobini perché la rivoluzione giacobina é un vulcano per mezzo del quale si può facilmente far saltare la Prussia e con essa tutta l’Europa" (" con le mie armi e la forza del giacobinismo"). La rivoluzione giacobina cominciava ad apparirgli come un alleata, che egli aveva respinto invano.

Già nel 1819 le sue condizioni di salute andarono peggiorando e nel marzo 1821 i terribili dolori divennero più frequenti: si trattava del cancro, malattia ereditaria nella sua famiglia. Il 13 aprile scrisse il testamento; esso contiene quelle parole che sono ora incise nel marmo che dal 1840 racchiude le sue spoglie, sotto la cupola degli Invalidi a Parigi: "Desidero che le mie ceneri riposino lungo le rive della Senna, fra il popolo francese, che ho tanto amato". Egli lasciò parte del suo denaro alle persone che lo avevano servito nell’isola e a molti dignitari e generali noti per la loro fedeltà, ma la parte essenziale dei suoi beni la diede agli ufficiali e ai soldati che avevano combattuto sotto le sue bandiere e ai paesi di Francia che avevano sofferto per l’invasione del 1814 e del 1815. Al figlio raccomandò di non andare mai contro la Francia e di ricordare la massima " tutto per il popolo francese".

I suoi dolori divennero sempre più terribili e alle 6 di sera del 5 maggio 1821 Napoleone spirò e il suo servo Marchand portò piangendo il vecchio mantello che Napoleone aveva indossato il 14 giugno 1800 durante la battaglia di Marengo, e coprì con esso il cadavere.

 

 Curiosità

·        Scacchi

Anche Napoleone giocava a scacchi, ma tuttavia fu uno scacchista mediocre, contrariamente a quanto si crede normalmente. Testimoni dell'epoca riferiscono che quando giocava al Cafe' de La Regence muoveva i pezzi impulsivamente e soprattutto si arrabbiava quando perdeva; agli scacchi preferiva il gioco della dama, tatticamente piu' semplice, sebbene giocasse la versione "polacca" - oggi conosciuta come "dama internazionale" - su damiera di 100 caselle, 10 per lato, totalmente diversa quindi dalla dama "italiana" (64 caselle, 8 per lato) che giochiamo noi. Sembra comunque che gli scacchi siano stati il suo passatempo preferito durante l'esilio a Sant'Elena.

Qualche anno dopo la morte di Napoleone cominciarono ad apparire a Parigi, sull'onda di una intensa attivita' scacchistica di tutta la Francia, alcune partite abbastanza brillanti, che gli furono attribuite: da cio' la falsa immagine che Napoleone fosse un valente giocatore, che gia' circolava quando era imperatore.

Scrisse per esempio M.me Di Stael nel suo "Considerazioni sui principali avvenimenti della Rivoluzione Francese":
"Egli (Napoleone) considera una creatura umana come un fatto o come una cosa, non certo come un suo simile. Come non ama, cosi non odia: per lui non c'e' che lui. Tutte le rimanenti creature non sono che cifre. La forza della sua volonta' consiste nell'imperturbabile calcolo del suo egoismo; e' un abile giocatore di scacchi, la cui parte avversa e' il genere umano, cui egli si propone di dare scacco matto."

Napoleone era nato nel 1769 ad Ajaccio in Corsica e aveva imparato a giocare molto probabilmente durante gli studi alla scuola militare di Parigi, verso il 1784. Di Napoleone scacchista ci da notizie, ed anche una partita, l' Epistolario di M.me Claire, Elisabeth Gravier de Vergennes, contessa di Remusat (Parigi 1780-1821), dama d'onore dell'imperatrice Giuseppina, piu' nota come autrice delle "Memories" sulla vita della corte napoleonica dal 1802 al 1808.

 

Un'altra testimonianza viene da uno storico che scrisse: "la sera del 20 marzo 1804 Napoleone a Malmaison giocava a scacchi per rilassarsi". Si tratta di una sera famosa, poiche' quella notte venne rapito e fucilato per tradimento il duca Luigi di Enghien, fuoriuscito nel Baden.


 

ALCUNE CONSIDERAZIONI SU NAPOLEONE

 

Sia la storiografia borghese che quella contemporanea definiscono Napoleone il "compitore" della rivoluzione. Le cose però stanno diversamente, Napoleone trasse dalla rivoluzione tutto quanto essa fece per il "libero" sviluppo dell’attività economica della borghesia francese, ma domò la tempesta rivoluzionaria. Egli non fu soltanto -anzi egli non fu tanto- il "compitore" quanto il liquidatore della rivoluzione. La rivoluzione borghese di Francia poteva raggiungere il suo scopo storico fondamentale, cioè il rovesciamento del regime feudale e l’edificazione di quello borghese, anche con la costituzione di una repubblica democratica, il fatto che la rivoluzione si sia conclusa con la vittoria di Napoleone significava quindi che la grande borghesia aveva vinto il proletariato e le forze plebee che tra il 1789 e il 1794 avevano avuto una funzione rivoluzionaria così grande. Il Napoleone oppressore di operai, fucilatore di giacobini, sovrano autocratico, colui che trasformò le repubbliche che circondavano la Francia in regni, distribuendoli ai suoi fratelli, cognati e marescialli, ciò non si concilia con l’accettazione incondizionata di "compitore" della rivoluzione.

Sulla base creata dalla rivoluzione, coi materiali raccolti dalla rivoluzione egli creò una struttura salda per il dominio della borghesia francese. Egli creò la macchina statale e le leggi civili, penali e commerciali con le quali la Francia borghese vive ancor oggi; tuttavia la sua legislazione costituì molto spesso un passo indietro in confronto a ciò che era stato lasciato in eredità dalla rivoluzione. Nel campo della politica estera le tendenze imperialistiche, dettate dagli interessi della borghesia francese, sospinsero Napoleone contro l’Europa e il suo imputridito mondo feudale, che non poté resistere ai suoi primi attacchi. La rivoluzione creò, anche in campo militare, quei mezzi dei quali Napoleone si avvalse in modo geniale. Non lui ma la rivoluzione rese possibili e inevitabili i movimenti di massa, la grandiosità degli eserciti, la consapevolezza dei soldati e i nuovi principi del reclutamento; ma fu precisamente lui e non altri a dimostrare come si poteva approfittare di tutto questo e cosa si poteva raggiungere. Nel campo militare egli si dimostrò un genio incomparabile. Le sconfitte del 1814-15 furono dovute soprattutto all’enorme superiorità di forze della coalizione europea e all’ "impossibilità per una sola nazione, esaurita da un quarto di secolo di guerre, di resistere all’attacco del mondo intero sceso in armi contro di essa". Tuttavia anche in queste guerre si vide il suo valore, infatti, nonostante fosse molto più debole dell’avversario, seppe mostrarsi più forte vincendo non poche battaglie. Ciononostante Napoleone stesso parlando di Waterloo disse che aveva perso la fiducia in sé a causa dei suoi errori, soprattutto dei suoi errori politici. Gli inattuabili grandiosi compiti politici di conquista del mondo lo avevano indotto infatti ad allontanarsi perniciosamente dai suoi stessi criteri strategici.

Se in Francia, nella lotta contro la minaccia di una restarazione dell’antico regime, Napoleone fu senza dubbio il rappresentante della nuova era industriale, tanto più é incontestabile la sua funzione rivoluzionaria di distruttore dei fondamenti dell’Europa feudale. Gli elementi rivoluzionari della democrazia europea appartenenti alle successive generazioni non cessarono di rimpiangere che quest’ultimo aspetto della sua attività non si fosse potuto sviluppare sufficientemente ovunque. Anche Marx e Engels ad esempio dissero:"se Napoleone fosse rimasto vincitore in Germania (...) la legislazione e l’amministrazione finanziaria francese avrebbero costituito una solida base per l’unità tedesca e ci avrebbero liberati da 33 anni di vergogna e dalla tirannia della Dieta di Francoforte. Con 2 o 3 decreti napoleonici sarebbe stata completamente distrutta tutta la porcheria medioevale delle corvée e delle decime, tutte le esenzioni e i privilegi, tutta l’economia feudale e il patriarcato che pesano ancora su di noi, in tutti gli angoli della nostra patria" e ancora: "Napoleone era in Germania il rappresentante della rivoluzione, il propagandista dei suoi principi, il distruttore dell’antica società feudale". "Il regime del terrore che aveva compiuto in Francia l’opera sua, Napoleone lo applicava negli altri paesi sottoforma di guerra e questo "regime del terrore" era in Germania estremamente indispensabile".

Lo sfacelo di tutte le monarchie continentali provocato da Napoleone, fu il risultato di una lotta titanica, che in ultima analisi esaurì le sue forze, perché a fianco dell’Europa -economicamente più arretrata della Francia napoleonica- si trovava l’Inghilterra, economicamente più progredita della Francia e strategicamante inaccessibile, dato il dominio della flotta inglese sul mare. Napoleone si avvide subito che questo nemico era il più terribile e volle vincerlo in Egitto e in Siria e si preparava a vincerlo a Londra, col campo di Boulogne. Quando né il primo né il secondo tentativo riuscirono, egli volle spezzare l’economia con la politica, volle scacciare da tutto il continente europeo le merci inglesi non con l’abbondanza, la qualità e il buon prezzo delle merci francesi, ciò che era impossibile, ma con i fucili, i soldati e i doganieri. Per rovinare l’Inghilterra non bastava però distruggere la sua industria, ma andava attaccato anche il commercio, la navigazione mercantile e ridurre a zero l’importanza delle colonie britanniche. Napoleone si accinse a questo vietando l’importazione dei prodotti coloniali. Ma il compimento del blocco richiedeva la sottomissione dell’intera Europa e della Russia, richiedeva cioè la monarchia mondiale, verso la quale egli si avviò già dopo Austerlitz e soprattutto dopo Tilsit. Ma su questa strada egli non poteva che perdersi e si perse. Ciò che stupisce maggiormente non é il fatto che egli sia caduto, ma che egli abbia potuto procrastinare così a lungo la sua rovina e che abbia colpito così duramente i suoi nemici mentre già stava perdendo le forze. Tuttavia lo stesso Napoleone fece molto per agevolare la lotta e la vittoria dell’Europa feudale contro di lui. Quanto più il generale rivoluzionario veniva offuscato dall’imperatore francese e quanto più l’imperatore francese veniva offuscato dal monarca universale, tanto più Napoleone diventava indeciso nell’opera di liberazione dei popoli dalle pastoie feudali, tanto più diventava persistente il suo sforzo di assoggettare popoli e governi al suo arbitrio individuale; e naturalmente con tanto maggior decisione l’Europa si sollevò appena poté contro l’oppressore universale.

Nel 1813-14 non era solo la classe feudale che vedeva la propria salvezza nella liberazione da Napoleone. Anche la borghesia dei paesi che egli aveva assoggettati era ansiosa di sbarazzarsi delle pastoie impostegli da Napoleone che le impedivano di svilupparsi. La sua politica economica nei paesi sottomessi non poteva aver diverso risultato, ma fino alla fine egli non volle capirlo. Il bronzeo imperatore coronato d’alloro, con lo scettro in una mano e nell’altra il globo, che sta nel centro di Parigi sulla sommità della colonna Vendôme, sembra ricordare fino a qual punto egli si aggrappò alla folle idea di tener in pugno l’Europa e se possibile anche l’Asia, e di tenerla così fermamente come nel monumento egli stringe la sfera simbolica del globo, emblema della monarchia universale.

L’impero mondiale crollò. Durevoli sono state solo quelle opere napoleoniche che erano condizionate e preparate ancor prima del suo avvento al trono da profonde cause economico-sociali.

  

BIBLIOGRAFIA

 Enciclopedia Universo, Istituto Geografico De Agostini – Novara, Italia 1965,  pp. 488-489-490

 Internet

 

 copyright by Matteo Verderone 4^E

 

copyright by Ernesto Riva