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Breve biografia di Napoleone
a cura di Matteo Verderone 4^E
I NTRODUZIONE
Napoleone
fu uno dei più grandi uomini della storia e non c'é da stupirsi se di
lui si é scritto, si scrive e si scriverà ancora molto. Non solo
storici si dedicarono a questo straordinario personaggio, ma anche
poeti, artisti e musicisti: Tolstoj parlò di lui in "Guerra
e pace", Foscolo gli dedicò l'ode
"Bonaparte liberatore", Manzoni il "Cinque
maggio" , Beethoven la
"Sinfonia eroica"
e David e Ingres lo rappresentarono
in molti dipinti.
Questo personaggio influì sulla storia di quasi tutti i paesi d’Europa
e non solo. Egli diede alla sua epoca la sostanza ideale e il
significato generale dello sviluppo dell’umanità e influì in modo
determinante sia nella creazione della lotta tra le nuove forze
economico-sociali e le vecchie sia nell’offensiva vittoriosa della
borghesia contro il regime feudale.
Egli creò una legislazione civile e un
sistema giudiziario e amministrativo che distrusse per sempre la
possibilità di ripristinare il vecchio sistema feudale e che
rispondeva agli interessi e alle esigenze economico-sociali della
borghesia, togliendole tuttavia il diritto di intervenire nella
direzione dello stato e nella legislazione. Napoleone infatti
distrusse la libertà politica e non vi fu nemmeno traccia di libertà
di parola, né di stampa né di riunione: egli fece regnare
incontrastata la sua volontà e ogni opposizione era considerata un
delitto di stato.
Tuttavia, grazie all’opera di
abbattimento dell’Europa feudale, egli divenne l’araldo della
liberazione dei popoli, rendendo sicuri sotto il riparo della legge
tutti i suoi sudditi. Infatti, distruggendo il regime feudale anche
nei paesi conquistati, liberando quindi dalla servitù i contadini e
proclamando l’uguaglianza di tutti i sudditi di fronte alla legge,
contribuì ad elevare il tenore di vita della popolazione di questi
paesi (e quindi anche la capacità d’acquisto di quello che era un
nuovo mercato per l’industria francese). I nuovi sudditi di Napoleone
nell’Europa conquistata gli rimproverarono molto, ma lo esaltarono per
la sua severa legislazione, per la proclamazione della parità di tutti
i cittadini di fronte alla legge e per l’equa amministrazione delle
finanze.
In conclusione
Napoleone costruì un impero di tale potenza che poté esser abbattuto
solo dagli sforzi disperati e prolungati di tutta l’Europa.
La vita
Napoleone
Bonaparte nacque il 5 agosto del 1769, ad Ajaccio in Corsica e
fu il secondo figlio, dopo Giuseppe e prima di Luigi, Luisa, Paolina e
Carolina, di Carlo Bonaparte e di Letizia Ramorino.
Curiosità
La data
ufficiale di nascita, 15 agosto 1769, è da sempre ritenuta fasulla,
tranne che nei libri di scuola e dagli appartenenti al segno del Leone
che non vogliono "mollare" un così illustre rappresentante. Da sempre
gli studiosi vociferano che Napoleone posticipò la propria nascita di
un paio d'anni per poter accedere all'Accademia militare di Francia
poiché, se avesse esibito certificati autentici, gli sarebbe stato
opposto un rifiuto in quanto alla sua nascita effettiva la Corsica era
ancora italiana e come cittadino italiano ne ne aveva diritto. Quando
sarebbe nato, allora, Napoleone? Dal certificato di matrimonio esibito
per sposare Giuseppina risulta che ha visto la luce il 5 febbraio
1768. Qualcuno ha detto che in quell'occasione si crebbe gli anni per
non far sfigurare la signora che era più vecchiotta. Già, ma che senso
aveva invecchiarsi di un anno e mezzo, quando la signora ne aveva,
ancora, ben cinque più di lui? Non solo: va bene invecchiarsi un
pochino, ma perché cambiare giorno e mese? Poiché siamo in tema di
chiarimenti e pettegolezzo, particolare che pochi sanno, infatti è
detto da tutti il còrso, è che entrambi i genitori di Napoleone erano
originari di San Miniato, la collina sopra Firenze. Anche attorno alla
sua nascita non sono mancati i pettegolezzi. C'è chi dice che fosse il
figlio del conte di Marboeuf, protettore della sua famiglia ma,
secondo le malelingue, in particolare di quella chioccia matrona della
povera Letizia Ramolino, donna di grande buon senso.
Dopo aver ricevuto un'istruzione
militare a Bríenne, Parigi e Valence dove si dedicò anche alla lettura
di classici francesi e latini e degli enciclopedisti, si recò in
Corsica dove lo colse lo scoppio della Rivoluzione (1789).
Stabilitosi a Parigi mantenne un atteggiamento distaccato di fronte
alle turbinose vicende rivoluzionarie, limitandosi a tenere stretti
contatti con gli ambienti giacobini. Distintosi per le sue doti
d'iniziativa all'assedio di Tolone (dicembre 1793), fu promosso
generale di brigata e nel marzo del 1794 assunse il comando
dell'artiglieria dell'esercito in Italia.
Curiosità
Scabbia
Nel 1793 è al comando delle batterie
di cannoni che bombardano la città di Tolone, presa dai ribelli
antirivoluzionari. La frenesia del giovane comandante diventa subito
celebre. Si mette lui stesso a caricare i pezzi e a sparare, anche se
è pericoloso: come quando, indifferente, afferra un calcatoio per la
polvere da sparo che nessuno vuole toccare, perché infettato dalla
scabbia dell'ufficiale che lo ha già maneggiato. La malattia lo
infetta subito e per mesi deve grattarsi mani e braccia.
Dopo il 9 termidoro, caduto in
disgrazia come sospetto di giacobinismo, rifiutò il trasferimento in
Vandea e fu perciò radiato dai quadri. Tornato a Parigi e legatosi a
Barras e Carnot, represse per ordine del Direttorio la rivolta
realista contro la Convenzione, quindi ottenne il comando
dell'esercito dell'interno (ottobre 1795) e, dopo il suo matrimonio
con Giuseppina de la Pagerie, vedova del generale de Beauharnais, il
comando dell'esercito in Italia.
Curiosità
·
Giuseppina
La vedova Beauharnais è la prima vera
passione amorosa della sua vita. E' di sei anni più anziana di lui. La
sposa il 9 marzo 1796. Napoleone porta una dote assai povera, appena
1.500 franchi, più qualche indumento di corredo. Al momento del
matrimonio Giuseppina si abbassa l'età di quattro anni e Napoleone
alza la propria di 18 mesi. Due mesi dopo, mentre Bonaparte sarà
impegnato in Italia, Giuseppina incomincerà a tradirlo, ma verrà
subito perdonata.
·
Iniziazione sessuale
Si conosce la data persino del primo rapporto
sessuale di Napoleone. E' il 22 novembre 1787 e il futuro imperatore
ha 18 anni. La ragazza è una giovane prostituta, che lo abborda per
strada. 'Andiamo da voi' gli dice. 'Ma cosa faremo?' chiede il giovane
cadetto. 'Via, ci riscalderemo e voi appagherete il vostro desiderio'
risponde lei.
Lanciato alle truppe un appello che era
un esplicito invito al saccheggio, e ai patrioti italiani un proclama
in cui prometteva libertà e benessere, il 9 aprile 1796 iniziò la sua
prima campagna italiana. Le fasi della nuova strategia ideata da
Napoleone erano: sconfitta del Piemonte, conquista della Lombardia,
marcia su Vienna. Infatti il re di Sardegna, rapidamente separato
dagli alleati austriaci, fu costretto ad accettare un armistizio (Cherasco,
28 aprile) con cui cedeva alla Francia Nizza e la Savoia e l'uso di
alcune basi piemontesi per la guerra contro l'Austria. La marcia su
Lodi dette a Napoleone il possesso della Lombardia nella cui capitale
entrò trionfalmente il 14 maggio. Il seguito della campagna d'Italia
fu un capolavoro di abilità strategica e di perspicacia. La sconfitta
dell'esercito pontificio ad Ancona costrinse Pio VI ad un armistizio
(Tolentino, 19 febbraio 1797) col quale la Santa Sede s'impegnava a
pagare 21 milioni, a consegnare cinquecento codici della Biblioteca
Vaticana e cento opere d'arte e inoltre a rinunciare ad Avignone e al
Comtat Venaissin in Francia e alle Legazioni in Italia. Tornato nel
Nord, con la battaglia di Rivoli Napoleone conquistava Mantova,
attaccava nuovamente gli Austriaci dopo averli preceduti sul
Tagliamento e infine imponeva al loro comandante, l'arciduca Carlo,
dapprima l'armistizio e poi, con palese abuso d'autorità, i
preliminari della pace di Leoben (18 aprile 1797). Il Trattato di
Campoformio con cui si concluse la prima campagna italiana di
Napoleone. - e in base al quale l'Austria cedeva alla Francia
il Belgio e le isole lonie in cambio dei domini della Repubblica
Venera la cui storica libertà fu brutalmente soppressa - fu un
importante evento politico perché suggellò la vittoria della
Repubblica nata dalla Rivoluzione sulla più grande potenza
conservatrice d'Europa e permise a Napoleone di imporre in Italia il
predominio francese il quale, malgrado la politica di rapina
esercitata dagli occupanti, suscitò quella rinascita del sentimento
nazionale che più tardi avrebbe avuto nel Risorgimento la sua più alta
espressione. Per molti anni infatti la Repubblica Cisalpina - nata il
9 luglio 1797 e che comprendeva Emilia Romagna e Lombardia, con
capitale Milano - fu un modello di Stato moderno in un Paese in cui la
vita politica aveva sofferto un lungo periodo di atrofia sotto i
retrivi governi austriaco e papale. Dopo il suo ritorno a Parigi,
Napoleone, invitato dal Direttorio a invadere l'Inghilterra, decise
invece di attaccare il nemico in quello che considerava il punto più
sensibile della sua sfera d'influenza, e organizzò la spedizione
d'Egitto.
Curiosità
·
Sedici
anni
E' l'età della ragazza araba che lo sceicco
El Bekri offre a Napoleone in Egitto. Il generale vive con lei per
alcune settimane. Nel suo letto egiziano, subito dopo, si adagia la
bionda Pauline Fourès, moglie di un ufficiale francese che, per
l'occasione, viene rispedito in Francia
·
La Stele di
Rosetta
Nel 1799 i soldati
di Napoleone scoprirono la stele di Rosetta a Rashid nel Delta. Grazie
a questa scoperta poté aver inizio la decifrazione dei geroglifici
egiziani.
Su questa pietra vi era un decreto di Tolomeo V Epifano (196 a.C)
scritto in tre modi diversi: in greco, in caratteri geroglifici (scrittura
dell'Antico Impero egiziano) e in caratteri demotici (scrittura
egiziana usata durante l'epoca greca per i documenti amministrativi).
Jean-François Champollion (1790-1832) riuscì a stabilire delle
corrispondenze tra i segni egiziani e le lettere greche, scoprì che
l'egiziano era una scrittura sia ideografica che fonetica e in meno di
dieci anni scrissse una grammatica della lingua egiziana.
Dopo aver occupato Malta, sbarcò ad
Alessandria (2 luglio 1798) e il 20 vinse i Mamelucchi alle Piramidi;
ma il l'agosto le navi inglesi comandate da Nelson distruggevano la
sua flotta ancorata nella baia di Abukir. Mentre la notizia
dell'impresa di Nelson provocava la formazione della seconda
coalizione contro la Francia della quale facevano parte Inghilterra,
Turchia, Austria e Russia, e mentre gli eserciti coalizzati, comandati
dal generale russo Suvorov, ritoglievano alla Francia i territori che
Bonaparte le aveva conquistato, Napoleone, dopo aver organizzato con
criteri moderni l'amministrazione dell'Egitto, invadeva la Siria
(gennaio 1799). Ma la resistenza di Acri e la peste che decimava le
sue truppe lo costrinsero a tornare in Egitto di dove, affidato il
comando a Kleber, salpò verso la Francia riuscendo a sfuggire alla
flotta inglese.
Al suo arrivo a Parigi trovò un Paese
umiliato dalle sconfitte militari, esacerbato dalle insurrezioni
realiste, dalle ruberie e dal malgoverno' “ Perché Bonaparte
diventasse padrone della Francia - scrisse più tardi nelle sue
Memorie - era necessario che il Direttorio subisse dei rovesci
durante la sua assenza e che il suo ritorno ripor. tasse la vittoria
sotto le nostre bandiere ”. Riapparso Napoleone, i girondini e i
moderati videro in lui il soldato che avrebbe salvato il Paese dal
disastro militare e l'uomo politico che avrebbe assicurato quell’ordinata
libertà " di cui la borghesia aveva bisogno per esercitare il proprio
dominio di classe. li colpo di stato del 18 brumaio (1799), che
segnava la fine delle libertà rivoluzionarie, fu accolto come l'inizio
di una nuova era. Qualche settimana più tardi, con la nuova
Costituzione, il potere passava nelle mani di tre consoli: Bonaparte,
Cambacérès, Lebrun. Di fatto padrone della Francia nella sua qualità
di primo console, N. intraprese una serie di riforme di cui le più
importanti furono: la riforma finanziaria, con la organizzazione del
credito allo Stato e la creazione della Banca di Francia (1802); la
riforma amministrativa - la píù profondamente innovatrice - con la
istituzione di prefetti, sottoprefetti e sindaci che erano tutti
funzionari nominati dal potere centrale e responsabili verso di esso;
la riforma giudiziaria che consistette soprattutto nella
riorganizzazione dei tribunali e della polizia. Ma Austria e
Inghilterra erano ancora in armi. Deciso a liberarsi del nemico più
vulnerabile, Napoleone, sceso col grosso delle sue truppe attraverso
il Gran San Bernardo, marciò sulla Lombardia e il 2 giugno 1800
entrava in Milano. Spezzato così l'esercito austriaco in due tronconi
- uno dei quali teneva assediato Massena a Genova - affrontò il nemico
a Marengo (14 luglio) e, malgrado alcuni grossi errori tattici, riuscì
a sbaragliarlo, costringendolo a chiedere l'armistizio. Nel dicembre
la vittoria di Morcau a Hobenlinden ribadiva il trionfo delle armi
francesi e induceva l'imperatore d'Austria a rompere l'alleanza con
l'Inghilterra e ad accedere alla pace (Luneville, 9 febbraio 1801) con
la quale accettava la frontiera francese sul Reno e riconosceva le
repubbliche Batava, Elvetica, Cisalpina e Ligure. Un anno più tardi
(25 marzo 1802), con la Pace di Amiens, aveva temporaneamente fine il
blocco economico che dal 1792 aveva opposto Inghilterra e Francia.
Pochi giorni dopo, con la legge sui culti, Napoleone compiva un atto
di pacificazione religiosa che integrava il Concordato concluso l'anno
precedente con Pio VII. Nato per comandare, avendo intuito che la
forza della nazione consisteva nella sua unità, Napoleone si dette a
promuovere tutti i fattori della coesione sociale: religione,
educazione, scienza, decoro esteriore, a favorire il ritorno di molti
emigrati inducendoli a collaborare alla Ricostruzione e
all'ammodernamento dello Stato. Con tale politica per tre volte -
1800, 1802, 1804 - chiese ed ottenne dal popolo il potere a cui
aspirava: primo console per dieci anni, console a vita e infine
imperatore. Il 21 marzo 1804 faceva promulgare il nuovo codice
civile, il codice napoleonico per antonomasia. Dopo la repressione
della congiura degli Chouans e il provocatorio assassinio del duca di
Enghien, falsamente accusato di essere il capo dei congiurati (24
marzo 1804), N. si faceva proclamare con plebiscito imperatore
ereditario dei Francesi; il 2 dicembre veniva incoronato da Pio VII in
Notre-Dame e il 18 maggio assumeva la corona del Regno d'Italia.
Nello stesso anno la Gran Bretagna si faceva iniziatrice della terza
coalizione alla quale aderirono Russia, Svezia, Regno di Napoli e
Austria. L'invasione austriaca della Baviera (settembre 1805) provocò
l'immediata reazione francese: il 21 ottobre le truppe austriache
venivano sconfitte dalla ' grande armata ' a Ulma ma nello stesso
giorno la flotta napoleonica, uscita imprudentemente da Cadice, era
distrutta da Nelson a Trafalgar. Proseguendo nella sua offensiva, il
2 dicembre ad Austerlitz Napoleone sconfiggeva ancora una volta il
nemico in quella che fu detta " la battaglia dei tre imperatori '
(Napoleone, Alessandro di Russia, Francesco d'Asburgo).
Dopo il ritiro dell'Austria dalla
coalizione e il rimaneggiamento operato da Napoleone della carta
europea con la creazione di nuovi Stati vassalli (Napoli, Olanda,
Confederazione del Reno), nasceva la quarta coalizione (settembre
1806) formata da Prussia, Russia, Svezia e Inghilterra. Al primo urto
(Jena, 14 ottobre 1806) la Prussia fu vinta; entrato in Berlino,
Napoleone lanciava il famoso decreto del 21 novembre che riesumava,
accentuandolo, il blocco continentale contro l'Inghilterra. Le
vittorie francesi sui Russi a Eylau e a Friedland (1807), si
conclusero col Trattato di Tilsit nel luglio dello stesso anno, che
dava vita all'alleanza franco-russa e sanciva la divisione del mondo
in due sfere d'influenza: l'Occidente ai Francesi, l'Oriente e la
Finlandia ai Russi. Immediatamente dopo, in seguito all'improvvisa
offensiva inglese contro la Danimarca, Napoleone riusciva a creare a
sua volta una coalizione in cui entrarono la stessa Danimarca, Russia,
Prussia e Austria. Occupato il Portogallo la cui neutralità
filo-inglese costituiva un'incrinatura nel blocco, e la Spagna la cui
corona fu affidata a Giuseppe Bonaparte, nell'aprile del 1809 N. fu
nuovamente attaccato dall'Austria: vinto il nemico nella sanguinosa
battaglia di Wagram, imponeva a Francesco 1 il Trattato di Schönbrunn
(14 ottobre) e il 2 aprile 1810, dopo aver divorziato da Giuseppina,
otteneva in moglie Maria Luisa d'Asburgo, figlia dell'imperatore, che
il 20 marzo 1811 gli dava il sospirato erede, il re di Roma. Malgrado
i trionfi militari e la vittoria dinastica, la potenza napoleonica
mostrava già gravi segni di declino originati da diversi fattori:
la fine della pace religiosa (con l'abolizione del potere temporale
dei papi, la deportazione di Pio VII, la abrogazione del Concordato e
i falliti tentativi per un nuovo Concordato); il rafforzamento del
potere offensivo della Gran Bretagna (apertura di un fronte in
Portogallo, predominio nel settore mediterraneo e orientale);
insorgenza di fermenti nazionalistici negli Stati vassalli
(sollevazione della Spagna e del Portogallo, nascita della nazione
prussiana); reazioni popolari al blocco e alla coscrizione militare
obbligatoria; politica personale dei napoleonidi nei Paesi loro
affidati, con tendenza centrifuga rispetto a Parigi; attività
filo-inglese della finanza internazionale, compresa quella francese.
Napoleone intanto preparava la campagna di Russia: sognava d'arrivare
fino all'India. Causa apparente della rottura degli accordi di Tilsit
fu il decreto zarista del 31 dicembre 1810 col quale i porti russi
erano dichiarati aperti alle navi neutrali e veniva instaurato un
sistema doganale sfavorevole alle esportazioni francesi. Varcato il
Niemen con un esercito di 700 mila uomini, dei quali non più di un
terzo era costituito da Francesi, Napoleone soltanto a Smolensk poté
dare battaglia al nemico (17 luglio 1812); dopo il sanguinosissimo
scontro, i Russi continuarono a ritirarsi spingendo l'esercito
napoleonico in una avanzata resa sempre più difficoltosa dalle immense
distanze, dalla scarsità di vettovagliamento per uomini e cavalli,
dalle crescenti diserzioni e, soprattutto, dalla guerriglia con cui il
popolo russo reagiva all'invasione. Il 14 settembre, dopo una dura
battaglia sulle rive della Moscova, Napoleone entrava nella capitale.
Il rifiuto dello zar di trattare la pace e l'incendio della capitale,
costrinsero Napoleone ad affrontare un ben più temibile nemico,
l'inverno russo, e a iniziare (18 ottobre) quella ritirata che
distrusse definitivamente l'esercito napoleonico e fu il segnale
dell'insurrezione dei popoli tedeschi. Dopo la disastrosa battaglia
della Beresina (28 novembre) Napoleone, lasciato a Murat il comando
delle truppe superstiti, tornò solo a Parigi dove, sventato un
tentativo di colpo di stato repubblicano, ricostituì una nuova grande
armata con la quale affrontò la sesta coalizione. Sconfitto a Lipsia
(16-19 ottobre 1813) e tradito da Murat, contese palmo a palmo la
terra di Francia agli eserciti coalizzati finché, entrato il nemico a
Parigi (31 marzo 1814), abdicava e, abbandonato dalla moglie, si
ritirava nell'isola d'Elba mentre sul trono di Francia venivano
restaurati i Borboni nella persona di Luigi XVIII. Ma il 7 marzo 1815
i sovrani e i ministri riuniti a congresso a Vienna, apprendevano che,
eludendo la sorveglianza inglese, Napoleone era tornato a Parigi,
entusiasticamente accolto dalla popolazione, Fu l'ultima fiammata nota
col nome di Cento Giorni. Viste rifiutate le sue proposte di pace,
Napoleone organizzava rapidamente un esercito col quale invadeva il
Belgio; ma dopo qualche vittoria iniziale, veniva definitivamente
vinto a Waterloo (18 giugno 1815) per opera degli inglesi di
Wellington e dei prussiani di Blücher.
“Il 12 giugno Napoleone raggiunse
l’esercito per l’ultima gigantesca battaglia della sua vita contro
l’Europa.
La coalizione aveva incrollabilmente deciso di farla finita con
Napoleone, che fu dichiarato fuorilegge quale "nemico dell’umanità".
Gli Austriaci erano ancora lontani, quindi la prima cosa da farsi era
respingere gli Inglesi e i Prussiani; Wellington si trovava con
l’esercito inglese a Bruxelles, Blücher coi suoi prussiani tra
Charleroi e Liegi. Il 14 giugno Napoleone iniziò la campagna invadendo
il Belgio; il 16 giugno ci fu una grande battaglia tra Bonaparte e
Blücher presso Ligny, dove Blücher fu sconfitto e respinto. Il
giorno seguente Napoleone diede 36000 uomini del suo esercito al
maresciallo Grouchy, ordinandogli di continuare l’inseguimento di
Blücher, mentre egli col grosso delle forze puntò direttamente su
Bruxelles.
Wellington era sull’altopiano di Mont
St.Jean a sud di Waterloo e decise di attendere i francesi in questa
posizione fortissima e di mantenervisi a qualunque costo finché
Blücher non fosse giunto in suo aiuto. Il 18 giugno 1815 Napoleone e
Wellington erano uno di fronte all’altro, Napoleone aveva 72000 uomini
e attendeva i 36000 di Grouchy, Wellington ne aveva 70000 e attendeva
Blücher con 50000 uomini. Napoleone attaccò gli Inglesi, intanto
Blücher, che con un inganno era riuscito a sfuggire all'inseguimento
del maresciallo francese,accorreva in aiuto degli Inglesi, ma
Napoleone non si preoccupò perché pensava che Grouchy fosse alle sue
calcagna. Napoleone continuava l’attacco contro gli Inglesi e subì
enormi perdite, ma gli Inglesi tenevano duro e anche se cadevano a
centinaia non arretravano dallo loro posizioni principali. Napoleone
lanciò infine contro il nemico la guardia conducendo egli stesso
l’attacco, ma in quel momento arrivò Blücher, che piombò con la sua
cavalleria sulla guardia che si trovò così tra due fuochi e Grouchy
non giungeva. Tutto era finito e la guardia si ritirava lentamente
continuando a combattere. In altri punti le truppe francesi
resistettero, ma poi si dispersero in varie direzioni sotto gli
attacchi delle forze fresche prussiane; intanto centinaia di migliaia
di russi e austriaci si avvicinavano alle frontiere francesi.
L’esercito francese era sconfitto, il dispotismo militare era vinto
dal dispotismo feudale. Lo stesso Napoleone dava questo senso alla
battaglia: " le potenze non conducono la guerra contro di me, ma
contro la rivoluzione. Essi hanno sempre visto in me il suo
rappresentante, l’uomo della rivoluzione".”
Tornato a Parigi, abdicò per la seconda
volta; recatosi a Rochefort, dopo un vano tentativo di imbarcarsi per
l'America, si consegnava agli Inglesi.
Il governo
inglese decise di mandare Napoleone sull’isola di S.Elena, poiché,
data la sua posizione nell’oceano e la sua distanza dalla terraferma,
avrebbe reso impossibile il suo ritorno. Dopo due mesi e mezzo di
navigazione, il 15 ottobre 1815 l’imperatore prigioniero sbarcò
sull’isola dove avrebbe finito i suoi giorni. Pochissime persone
ebbero il permesso del governo inglese di accompagare Napoleone nel
suo esilio. Nell’isola vi erano inoltre i rappresentanti di Francia,
Austria e Russia. C’era inoltre un intero reparto per la difesa
dell’isola; sia i soldati che gli ufficiali di questo distaccamento
manifestavano per Napoleone -nemico mortale dell’Inghilterra- non solo
rispetto, ma anche simpatia, essi gli mandavano mazzi di fiori e
chiedevano alle persone del seguito il permesso di guardare di
nascosto l’imperatore. I commissari delle potenze rimasero stupiti
dell’influenza che quest’uomo prigioniero, privato del trono e
sorvegliato a vista esercitava su tutti quelli che gli si avvicinavano.
Napoleone era cupo e malinconico, ciò
che lo abbatteva era l’ozio. Egli leggeva molto, faceva passeggiate a
cavallo, camminava e dettava le sue memorie a Las Cases; ma passare
così l’esistenza dopo aver lavorato per tutta la vita 15-18 ore al
giorno era insopportabile per lui, ma egli sopportava stoicamente. Una
volta espresse il rincrescimento di non esser stato ucciso a Borodino
o nel Cremlino. Talvolta egli parlava di Borodino, di Dresda e ancor
più spesso di Waterloo; egli ricordava con orgoglio i " cento giorni"
e "l’amore del popolo" verso di lui. Ora riconosceva che l’invasione
della Spagna fosse stato il suo primo errore e la campagna di Russia
del 1812 il secondo errore e il più fatale. Ma il suo pensiero non si
soffermava mai sul mare di sangue che per vent’anni aveva coperto
l’Europa.
Quando giunsero notizie circa il
fermento rivoluzionario e le agitazioni studentesche in Germania
Napoleone disse: "avrei dovuto fondare il mio impero sull’appoggio dei
giacobini perché la rivoluzione giacobina é un vulcano per mezzo del
quale si può facilmente far saltare la Prussia e con essa tutta
l’Europa" (" con le mie armi e la forza del giacobinismo"). La
rivoluzione giacobina cominciava ad apparirgli come un alleata, che
egli aveva respinto invano.
Già nel 1819 le sue condizioni di
salute andarono peggiorando e nel marzo 1821 i terribili dolori
divennero più frequenti: si trattava del cancro, malattia ereditaria
nella sua famiglia. Il 13 aprile scrisse il testamento; esso contiene
quelle parole che sono ora incise nel marmo che dal 1840 racchiude le
sue spoglie, sotto la cupola degli Invalidi a Parigi: "Desidero che le
mie ceneri riposino lungo le rive della Senna, fra il popolo francese,
che ho tanto amato". Egli lasciò parte del suo denaro alle persone che
lo avevano servito nell’isola e a molti dignitari e generali noti per
la loro fedeltà, ma la parte essenziale dei suoi beni la diede agli
ufficiali e ai soldati che avevano combattuto sotto le sue bandiere e
ai paesi di Francia che avevano sofferto per l’invasione del 1814 e
del 1815. Al figlio raccomandò di non andare mai contro la Francia e
di ricordare la massima " tutto per il popolo francese".
I suoi dolori divennero sempre più
terribili e alle 6 di sera del 5 maggio 1821 Napoleone spirò e il suo
servo Marchand portò piangendo il vecchio mantello che Napoleone aveva
indossato il 14 giugno 1800 durante la battaglia di Marengo, e coprì
con esso il cadavere.
Curiosità
·
Scacchi
Anche Napoleone giocava a scacchi,
ma tuttavia fu uno scacchista mediocre, contrariamente a quanto si
crede normalmente. Testimoni dell'epoca riferiscono che quando giocava
al Cafe' de La Regence muoveva i pezzi impulsivamente e soprattutto si
arrabbiava quando perdeva; agli scacchi preferiva il gioco della dama,
tatticamente piu' semplice, sebbene giocasse la versione "polacca" -
oggi conosciuta come "dama internazionale" - su damiera di 100 caselle,
10 per lato, totalmente diversa quindi dalla dama "italiana" (64
caselle, 8 per lato) che giochiamo noi. Sembra comunque che gli
scacchi siano stati il suo passatempo preferito durante l'esilio a
Sant'Elena.
Qualche anno dopo la morte di Napoleone cominciarono ad apparire a
Parigi, sull'onda di una intensa attivita' scacchistica di tutta la
Francia, alcune partite abbastanza brillanti, che gli furono
attribuite: da cio' la falsa immagine che Napoleone fosse un valente
giocatore, che gia' circolava quando era imperatore.
Scrisse per esempio M.me Di Stael nel suo "Considerazioni sui
principali avvenimenti della Rivoluzione Francese":
"Egli (Napoleone) considera una creatura umana come un
fatto o come una cosa, non certo come un suo simile. Come non ama,
cosi non odia: per lui non c'e' che lui. Tutte le rimanenti creature
non sono che cifre. La forza della sua volonta' consiste
nell'imperturbabile calcolo del suo egoismo; e' un abile giocatore di
scacchi, la cui parte avversa e' il genere umano, cui egli si propone
di dare scacco matto."
Napoleone era nato nel 1769 ad Ajaccio in Corsica e aveva imparato a
giocare molto probabilmente durante gli studi alla scuola militare di
Parigi, verso il 1784. Di Napoleone scacchista ci da notizie, ed anche
una partita, l' Epistolario di M.me Claire, Elisabeth Gravier de
Vergennes, contessa di Remusat (Parigi 1780-1821), dama d'onore
dell'imperatrice Giuseppina, piu' nota come autrice delle "Memories"
sulla vita della corte napoleonica dal 1802 al 1808.
Un'altra testimonianza viene da uno
storico che scrisse:
"la sera del 20 marzo 1804
Napoleone a Malmaison giocava a scacchi per rilassarsi".
Si tratta di una sera famosa, poiche' quella notte venne rapito e
fucilato per tradimento il duca Luigi di Enghien, fuoriuscito nel
Baden.
ALCUNE CONSIDERAZIONI SU NAPOLEONE
Sia la storiografia borghese che quella
contemporanea definiscono Napoleone il "compitore" della rivoluzione.
Le cose però stanno diversamente, Napoleone trasse dalla rivoluzione
tutto quanto essa fece per il "libero" sviluppo dell’attività
economica della borghesia francese, ma domò la tempesta rivoluzionaria.
Egli non fu soltanto -anzi egli non fu tanto- il "compitore" quanto il
liquidatore della rivoluzione. La rivoluzione borghese di Francia
poteva raggiungere il suo scopo storico fondamentale, cioè il
rovesciamento del regime feudale e l’edificazione di quello borghese,
anche con la costituzione di una repubblica democratica, il fatto che
la rivoluzione si sia conclusa con la vittoria di Napoleone
significava quindi che la grande borghesia aveva vinto il proletariato
e le forze plebee che tra il 1789 e il 1794 avevano avuto una funzione
rivoluzionaria così grande. Il Napoleone oppressore di operai,
fucilatore di giacobini, sovrano autocratico, colui che trasformò le
repubbliche che circondavano la Francia in regni, distribuendoli ai
suoi fratelli, cognati e marescialli, ciò non si concilia con
l’accettazione incondizionata di "compitore" della rivoluzione.
Sulla base creata dalla rivoluzione,
coi materiali raccolti dalla rivoluzione egli creò una struttura salda
per il dominio della borghesia francese. Egli creò la macchina statale
e le leggi civili, penali e commerciali con le quali la Francia
borghese vive ancor oggi; tuttavia la sua legislazione costituì molto
spesso un passo indietro in confronto a ciò che era stato lasciato in
eredità dalla rivoluzione. Nel campo della politica estera le tendenze
imperialistiche, dettate dagli interessi della borghesia francese,
sospinsero Napoleone contro l’Europa e il suo imputridito mondo
feudale, che non poté resistere ai suoi primi attacchi. La rivoluzione
creò, anche in campo militare, quei mezzi dei quali Napoleone si
avvalse in modo geniale. Non lui ma la rivoluzione rese possibili e
inevitabili i movimenti di massa, la grandiosità degli eserciti, la
consapevolezza dei soldati e i nuovi principi del reclutamento; ma fu
precisamente lui e non altri a dimostrare come si poteva approfittare
di tutto questo e cosa si poteva raggiungere. Nel campo militare egli
si dimostrò un genio incomparabile. Le sconfitte del 1814-15 furono
dovute soprattutto all’enorme superiorità di forze della coalizione
europea e all’ "impossibilità per una sola nazione, esaurita da un
quarto di secolo di guerre, di resistere all’attacco del mondo intero
sceso in armi contro di essa". Tuttavia anche in queste guerre si vide
il suo valore, infatti, nonostante fosse molto più debole
dell’avversario, seppe mostrarsi più forte vincendo non poche
battaglie. Ciononostante Napoleone stesso parlando di Waterloo disse
che aveva perso la fiducia in sé a causa dei suoi errori, soprattutto
dei suoi errori politici. Gli inattuabili grandiosi compiti politici
di conquista del mondo lo avevano indotto infatti ad allontanarsi
perniciosamente dai suoi stessi criteri strategici.
Se in Francia, nella lotta contro la
minaccia di una restarazione dell’antico regime, Napoleone fu senza
dubbio il rappresentante della nuova era industriale, tanto più é
incontestabile la sua funzione rivoluzionaria di distruttore dei
fondamenti dell’Europa feudale. Gli elementi rivoluzionari della
democrazia europea appartenenti alle successive generazioni non
cessarono di rimpiangere che quest’ultimo aspetto della sua attività
non si fosse potuto sviluppare sufficientemente ovunque. Anche Marx e
Engels ad esempio dissero:"se Napoleone fosse rimasto vincitore in
Germania (...) la legislazione e l’amministrazione finanziaria
francese avrebbero costituito una solida base per l’unità tedesca e ci
avrebbero liberati da 33 anni di vergogna e dalla tirannia della Dieta
di Francoforte. Con 2 o 3 decreti napoleonici sarebbe stata
completamente distrutta tutta la porcheria medioevale delle corvée e
delle decime, tutte le esenzioni e i privilegi, tutta l’economia
feudale e il patriarcato che pesano ancora su di noi, in tutti gli
angoli della nostra patria" e ancora: "Napoleone era in Germania il
rappresentante della rivoluzione, il propagandista dei suoi principi,
il distruttore dell’antica società feudale". "Il regime del terrore
che aveva compiuto in Francia l’opera sua, Napoleone lo applicava
negli altri paesi sottoforma di guerra e questo "regime del terrore"
era in Germania estremamente indispensabile".
Lo sfacelo di tutte le monarchie
continentali provocato da Napoleone, fu il risultato di una lotta
titanica, che in ultima analisi esaurì le sue forze, perché a fianco
dell’Europa -economicamente più arretrata della Francia napoleonica-
si trovava l’Inghilterra, economicamente più progredita della Francia
e strategicamante inaccessibile, dato il dominio della flotta inglese
sul mare. Napoleone si avvide subito che questo nemico era il più
terribile e volle vincerlo in Egitto e in Siria e si preparava a
vincerlo a Londra, col campo di Boulogne. Quando né il primo né il
secondo tentativo riuscirono, egli volle spezzare l’economia con la
politica, volle scacciare da tutto il continente europeo le merci
inglesi non con l’abbondanza, la qualità e il buon prezzo delle merci
francesi, ciò che era impossibile, ma con i fucili, i soldati e i
doganieri. Per rovinare l’Inghilterra non bastava però distruggere la
sua industria, ma andava attaccato anche il commercio, la navigazione
mercantile e ridurre a zero l’importanza delle colonie britanniche.
Napoleone si accinse a questo vietando l’importazione dei prodotti
coloniali. Ma il compimento del blocco richiedeva la sottomissione
dell’intera Europa e della Russia, richiedeva cioè la monarchia
mondiale, verso la quale egli si avviò già dopo Austerlitz e
soprattutto dopo Tilsit. Ma su questa strada egli non poteva che
perdersi e si perse. Ciò che stupisce maggiormente non é il fatto che
egli sia caduto, ma che egli abbia potuto procrastinare così a lungo
la sua rovina e che abbia colpito così duramente i suoi nemici mentre
già stava perdendo le forze. Tuttavia lo stesso Napoleone fece molto
per agevolare la lotta e la vittoria dell’Europa feudale contro di lui.
Quanto più il generale rivoluzionario veniva offuscato dall’imperatore
francese e quanto più l’imperatore francese veniva offuscato dal
monarca universale, tanto più Napoleone diventava indeciso nell’opera
di liberazione dei popoli dalle pastoie feudali, tanto più diventava
persistente il suo sforzo di assoggettare popoli e governi al suo
arbitrio individuale; e naturalmente con tanto maggior decisione
l’Europa si sollevò appena poté contro l’oppressore universale.
Nel 1813-14 non era solo la classe
feudale che vedeva la propria salvezza nella liberazione da Napoleone.
Anche la borghesia dei paesi che egli aveva assoggettati era ansiosa
di sbarazzarsi delle pastoie impostegli da Napoleone che le impedivano
di svilupparsi. La sua politica economica nei paesi sottomessi non
poteva aver diverso risultato, ma fino alla fine egli non volle
capirlo. Il bronzeo imperatore coronato d’alloro, con lo scettro in
una mano e nell’altra il globo, che sta nel centro di Parigi sulla
sommità della colonna Vendôme, sembra ricordare fino a qual punto egli
si aggrappò alla folle idea di tener in pugno l’Europa e se possibile
anche l’Asia, e di tenerla così fermamente come nel monumento egli
stringe la sfera simbolica del globo, emblema della monarchia
universale.
L’impero mondiale crollò. Durevoli sono
state solo quelle opere napoleoniche che erano condizionate e
preparate ancor prima del suo avvento al trono da profonde cause
economico-sociali.
BIBLIOGRAFIA
Enciclopedia
Universo, Istituto
Geografico De Agostini – Novara, Italia 1965, pp. 488-489-490
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