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Ci sono streghe e
stregoni nel Medioevo Russo?
da VITA
DI SMIERD, Cibo e Magia nel Medioevo Russo
in corso di stampa ©2006 di Aldo C. Marturano
La foresta è una miniera di materie prime per fabbricare moltissime
cose, ma nel Medioevo il suo sfruttamento (fortunatamente!) non era così
intenso e distruttivo come è generalmente oggi nelle foreste del mondo,
pensando in negativo a quel che accade nella foresta del Mato Grosso, in
particolare. Infatti, molta parte della foresta europea si è conservata,
sebbene moltissima altra sia scomparsa per… ricavarne terreno da
coltivare e aumentare il latifondo!
L’idea che si andava affermando in quegli anni dell’alto Medioevo di
gran fervore missionario (IV-V sec. d.C.), propagata a tutti i livelli e
in tutti i modi possibili (anche cruenti!) dai molti santi perlopiù
irlandesi, era: Distruggere la selva, per eliminare i templi del demonio
e i suoi servi! Inoltre aumentando l’estensione del terreno da coltivare
si offriva la possibilità a sempre più numerose famiglie di vivere una
vita cristiana lavorando e guadagnandosi il paradiso col sudore della
fronte, secondo l’indicazione delle Sacre Scritture e, soprattutto,
legando la gente al latifondo signorile dove queste persone svolgevano
il proprio lavoro. Tutto questo è detto meglio con le parole lapidarie
di un grande studioso francese, Roland Bechmann, che noi qui chiamiamo
in aiuto: “Distruggere la foresta fu per la Chiesa una soluzione per
eliminare questi rifugi agli spiriti maligni, questo nido di
superstizioni diaboliche e di pratiche di stregoneria. Allo stesso tempo
si allargava lo spazio coltivabile e si aumentava la produzione dei
prodotti di sussistenza e si affrontavano i problemi di una popolazione
in aumento.” Nonostante quella sistematica distruzione, che rimanesse
pure qualche lembo di bosco per la caccia dei cavalieri nobili e per
l’indispensabile raccolta di qualche prodotto fondamentale per la vita
elegante delle corti! Allo stesso tempo però che tutto fosse sotto
controllo, parcellizzato e… santificato!
Nell’Europa Occidentale il Papa, essendosi con la sua Chiesa affermato
come un’autorità molto forte in tutti i campi, con le sue politiche
“ecumeniche” (specialmente quando erano in gioco il rafforzamento e
l’espansione della Chiesa Romana stessa e minacciava il pericolo dello
scisma e dell’eresia dal barbaro nord) s’insinuava persino nelle
politiche di quegli stati indipendenti che non rientravano nella
giurisdizione ecclesiastica diretta di Roma. La deforestazione dunque fu
consacrata come un atto santo cristiano e addirittura dopo ogni grande
carestia la si spinse più a fondo perché, si fece notare, queste
calamità erano dovute proprio ai peccati di chi non aveva molto da fare
a causa della…mancanza di terreno da coltivare! In questo modo la
distruzione della foresta giunse ad essere intesa come un obbligo morale
di ogni signore cristiano, di ogni re timoroso di Dio e perciò eseguita
ed approvata con “santa” convinzione. Per fortuna (dobbiamo dirlo!)
nell’Europa settentrionale e nordorientale dove il Cristianesimo non si
era ben affermato fino al X-XII sec., il piano di intenso disboscamento
non fu attuato e in particolare il Bassopiano Sarmatico dall’Elba agli
Urali con la sua fitta foresta vergine rimase momentaneamente quasi
intatto! Non solo! Quando la domanda per i prodotti silvicoli andò
aumentando nei secoli XI-XIII sec. in Occidente, la foresta nordica
europea diventò l’unica risorsa dove trovare le indispensabili materie
prime!
Si capisce dunque che la protezione e lo sfruttamento dell’ambiente si
trasformò in un interesse primario per la Rus’ di Kiev dove dominavano i
Rjurikidi. Già s’iniziò simbolicamente con l’atto arbitrario di santa
Olga di Kiev a metà del X sec. quando costei riservò a suo uso personale
alcune zone forestate del nord. Naturalmente la foresta restò a
disposizione di tutti coloro che vivevano intorno con quasi nessuna
limitazione giuridica purché lo smierd continuasse a raccogliere non
solo ciò che serviva per la propria vita, ma anche ciò che serviva per
produrre prodotti pronti e semifiniti da passare come tributo all’élite
al potere che ne traeva guadagno. A quei tempi inoltre, non esistendo
alcun contratto sociale definito fra il potere e i sudditi del tipo
obbligo di assistenza sanitaria o economica in caso di cataclismi, alla
foresta fu affidato un ulteriore compito: Quello di rappresentare
letteralmente il luogo dove cercare e trovare la soluzione a qualsiasi
tipo di problema quotidiano! Vediamo di capir meglio quest’ultima nostra
affermazione…
Nella concezione mitologica slava, all’uomo erano assegnati dalla
nascita un certo numero di anni da vivere (rok/poк) trascorsi i quali si
passava ad un altro tipo di vita nel mondo dei morti. Osservando la
natura, in cui ogni anno il ritmo alterno delle morti e delle nascite si
ripeteva fedelmente senza grandi mutamenti, non c’era ragione per non
credere che non dovesse accadere lo stesso nel mondo degli uomini.
Durante il periodo “attivo” della vita però capitavano imprevisti che
potevano abbreviare o allungare, danneggiare o deviare il rok personale.
Se il corpo umano era costruito più o meno come quello degli altri
animali, doveva funzionare regolarmente per il tempo assegnato e, solo
quando una forza maligna penetrava nel suo interno, ne scombussolava il
funzionamento e ne seguivano dolori, malattie, disagi psichici e simili.
Non necessariamente però doveva seguirne la morte! Questa arrivava
comunque per consumazione o vecchiaia, purchè non prima del previsto e
nei modi ammessi! Morire prima o vivere troppo… questo era l’imprevisto!
E sull’imprevisto provocato dalla capricciosa intromissione di forze
invisibili il Creatore non interveniva, se non opportunamente implorato
e pregato. Inoltre gli Slavi Orientali erano certi che fra gli alberi
abitassero degli esseri viventi dai poteri soprannaturali i quali, se la
Cristianità ne riconobbe successivamente l’esistenza reale definendoli
però “esseri diabolici”, per lo smierd regolavano l’andamento del mondo
per conto del Creatore persino insidiando l’uomo. Dunque, se c’è un
evento è possibile contrastarlo o evitarlo rivolgendosi anche a loro
oppure, alla stessa maniera e perciò col loro intervento, si può
impetrare che avvenga qualcosa che desideriamo.
Ma di quali problemi stiamo parlando? Un malanno fisico? Un disagio
psichico? Un problema economico? E davvero è possibile trovare soluzioni
efficaci a tutte queste cose vagando nella selva?
Sicuramente lo smierd si trovava ogni giorno ad affrontare ostacoli
personalissimi di varia natura, ma come membro di una grande famiglia
trovava sempre assistenza e aiuto concreti da parte dei congiunti e non
sempre occorreva ricorrere all’intervento dei poteri soprannaturali. E
non è per questa ragione che il tempio degli dèi slavi si trova qui fra
gli alberi? Per questo anche la mediazione del volhv per i problemi
della vita umana rimase indispensabile!
Tuttavia c’erano pure casi in cui ci si poteva di certo arrangiare da
soli. Tutti sapevano che l’infinita provvidenza del Creatore aveva
creato gli animali e le piante proprio allo scopo di aiutarsi
reciprocamente e in questo creato erano compresi naturalmente gli
uomini! In particolare il Creatore deve mantenere l’uomo efficiente, se
vuole essere nutrito a dovere. E sì! Nutrire! Gli dèi devono vivere ed
hanno destinato l’uomo a questo servizio indispensabile e sacro di
mantenerli in vita (in russo si diceva proprio così, nutrire gli dèi
ossia kormit’/кормить più che servire adorare o venerare)! E allora in
momenti di crisi di salute o di debolezza come fare a riconoscere la
pianta o l’animale che avrebbe porto l’aiuto giusto all’uomo affinché
questi tornasse in piena salute al servizio degli dèi?
E qui s’innestava la secolare esperienza che gli antenati avevano
accumulato e tramandato di uomo in uomo e (soprattutto) di donna in
donna nella grande famiglia slava. Bastava chiedere alle “persone che
sanno” (e non solo al volhv) ed esse avrebbero aiutato a trovare la
pianta o l’animale destinati ai bisogni “sanitari” nel misterioso mondo
della foresta.
C’erano però delle regole da rispettare. La foresta è viva e nessuno ha
il diritto di uccidere i suoi abitanti a proprio piacere! Può farlo solo
se debitamente “autorizzato”! Questo sì! Insomma occorre capire che
nella selva si è ospiti in casa d’altri e quindi si deve sempre chiedere
il permesso allo spirito (fra gli altri) che qui governa, al Lescii.
Questo essere, se implorato nel modo corretto, si presterà volentieri a
sacrificare sia le sue piante sia i suoi animali, perché sa che un
giorno anche l’uomo gli potrebbe essere sacrificato nel caso ce ne fosse
bisogno! Ne segue che è inutile affannarsi a cercare piante e animali
particolari a caso e senza una concessione “divina” perché se così
facessimo ce ne potrebbe cogliere male in quanto attireremmo
l’attenzione delle solite forze maligne che stanno ad osservarci le
quali alla minima nostra esitazione sono pronte a ridurci a loro ostaggi
(zalòzhniki/заложники). E questa sarebbe per noi la fine… E’ bene quindi
aver pazienza, chiedere quanto ci serve col rito giusto e la pianta o
l’animale comparirà davanti a noi senza neppur fare un gesto oppure un
ljudnik/людник (ossia gnomo, elfo) ci accompagnerà o si farà vedere in
sogno indicandoci dove trovare quanto cerchiamo! Evitare l’ingordigia
poi è molto importante perché non è ammesso accumulare riserve e occorre
sempre lasciare alla foresta quella parte di ciò che si usa, non come
rifiuto senza valore, ma come offerta sacra, scusandosi se è troppo poco
o se abbiamo preso troppo.
Ecco! Questo è, schematizzato, il comportamento che lo smierd mantiene
di fronte agli alberi, agli animali, alle piante etc. Di qui, lo
ripetiamo, la necessità non tanto di conoscere bene piante e animali
quanto invece di celebrare tutti i riti necessari per accostarsi a
questi esseri della foresta, visibili ed invisibili, senza offenderli!
Sappiamo bene che la ricerca del benessere fisico e psichico (se è
possibile fare tale distinzione!) è un bisogno naturale e diffuso! Anche
qui però per lo smierd ha gran valore l’osservazione degli animali. E’
certo! Questi subiscono talvolta, ma rarissimamente a quanto pare,
disagi fisici, ma poi in breve tempo ritornano come prima… dopo essersi
aggirati nel folto! Evidentemente hanno trovato qualche sostanza che ha
ridonato loro il benessere! Qualche esempio? Tutti coloro che hanno in
casa un gatto sanno benissimo che ogni tanto questo piccolo dolce
carnivoro ha bisogno di cercare la cosiddetta erba gattaia. Questa erba
ha effetti vomici che serve per rigurgitare i peli che il gatto ha
accumulato nello stomaco a causa delle varie “pulizie” con le leccate
periodiche che fa sulla propria pelliccia. Anche qui il gatto ha un
disagio e deve liberarsene e lo fa ricorrendo ad una pianta. Dando
allora per scontato che questo accade sempre, per farla breve, se gli
animali sanno tenersi in forma, così gli uomini, non molto diversi da
loro, possono scoprire ciò che serve in tutti i casi di disagio… proprio
fra le erbe della foresta! In un Inno dei Rigveda si legge: “Nelle erbe
si trova tutta la potenza dell’Universo. Colui che conosce le segrete
facoltà delle piante è una persona onnipotente.” E, se ben riflettiamo,
questa è un’antica verità universale che, se valeva nei millenni
passati, non c’è ragione per negarne il valore oggi (e tanto più nel
Medioevo) giacchè le piante curano e guariscono, uccidono o danneggiano
il nemico o ci sollazzano e ci fanno sognare! Noi oggi sappiamo che
questi effetti sull’organismo sono dovuti ai composti chimici che esse
elaborano partendo dai minerali del terreno, ma, rispetto all’antico, è
soltanto cambiato il modo di esprimere quel principio vedico, ma non il
suo contenuto! In altre parole forse è vero che nella foresta c’è il
rimedio a tutto! Dunque erbe, più che animali, possono aiutare l’uomo a
ritrovare il benessere…
Lasciamo un momento da parte questa conclusione e facciamo un’ulteriore
osservazione. Ciò che mette in ansia l’uomo però non è forse il malanno
o il guaio in sé, ma, come abbiamo detto, fa paura non poterlo prevedere
o non aver colto i segni che ne indicavano l’approssimarsi! Ogni qual
volta è possibile prevedere e premunirsi, l’uomo vive meglio! Per questo
si ricorre all’osservazione degli astri di cui lo smierd è un attento
osservatore, ma poi bisogna trasformare la previsione ottenuta in atto
pratico usando tutto un apparato di riti “profilattici” scaturiti dalla
conoscenza antica per trovare la maniera di deviare o piegare il destino
ai nostri bisogni. Il potere dello znahar’ o della znaharka talvolta era
talmente grande che poteva trasmettersi (in bene o in male) attraverso
qualsiasi oggetto o cibo e perciò, ad esempio, un’erba insignificante
diventare per azione del potere magico di queste persone un potente
amuleto o una potente medicina.
Per la precisione la prima strega o indovina di cui le Cronache ci danno
notizie è una sconosciuta che predice a Oleg, mentre si sta per recare a
Kiev per conquistarla insieme a Igor, che morirà per colpa del suo
cavallo già defunto! La predizione s’avvera, sebbene in modo abbastanza
fortunoso e malgrado il fatto che lo stesso Oleg indulgeva nelle arti
magiche (portava il nomignolo di Mago appunto: Vesc’c’ii)… Dunque queste
arti occulte erano abbastanza comuni e diffuse.
Molte volte però consistevano in semplici invocazioni o maledizioni: Gli
scongiuri! Interi libri di scongiuri per ogni caso della vita sono stati
raccolti per il Medioevo Russo dalla viva voce dei “sapienti” popolari,
così come i numerosissimi amuleti, sempre fatti da costoro, specialmente
di pietre semipreziose (come la magica ambra!). E non solo! Vari luoghi
“sacri” (i crocicchi lungo le rive dei fiumi e dei laghi specialmente,
le fonti e i pozzi, il luogo della presenza di grandi massi morenici, i
labirinti di pietra, etc.) sono stati individuati e descritti e tutto
questo materiale è così minuzioso e preciso che è impossibile immaginare
che lo smierd si sentisse senza difesa nel suo ambiente, benché non
avesse né le medicine né gli specialisti di cui noi oggi (a pagamento!)
disponiamo! Quanto poi queste difese fossero efficaci, rimarrà per noi
un mistero… Infatti, benché esista una raccolta fatta da personale
ecclesiastico russo chiamata Erbario del Mago (in russo Ciarodeinyi
Travnik/Чародейный Травник, le erbe utilizzate dai kolduny/volhvy/znahari
etc. erano soltanto 8, ma, siccome costoro non svelavano mai ai neofiti
o ai curiosi quali esse in realtà fossero, ci sono rimasti soltanto i
nomi e i loro fantastici effetti, senza però poterle individuare con
sicurezza. Le erbe “magiche “ sono dunque: Travà-koljuka (La Pungente),
Adamova golovà (Testa d’ Adamo), Travà-prikrysc’ (L’Invisibile),
Razryv-travà, Kocedysc’nik (forse la Felce maschio), Travà-tirlic’,
Son-travà (La Sognante) e Neciui veter.
Riflettendo bene, oggi non è cambiato molto nell’atteggiamento degli
uomini davanti alle forze della natura e persino i mezzi materiali per
affrontarle sono ancora gli stessi. Dopo un secolo di intense ricerche
chimiche e fisiche ci siamo accorti che le molecole che noi fabbrichiamo
nelle nostre industrie farmaceutiche per curare o lenire tutta
un’infinità di malanni e disagi, siano essi provocati dal modo di vivere
siano essi inventati per ragioni di economia o di pubblicità, cominciano
a costarci troppo in inquinamento e in risorse sprecate. Ci siamo
accorti che varrebbe forse la pena di cercare le stesse molecole nelle
piante o nel mare o negli animali senza sprecare energia e vite umane in
inutili e complicati procedimenti artificiali brevettati. Perché non
utilizzare quelle delicate fabbriche, sperimentate da milioni di anni di
evoluzione biologica che sono sotto i nostri occhi sotto forma di erbe e
di animali piccoli e grandi? E non è già con questo che si comincia a
convivere in armonia con l’ambiente? Non stiamo auspicando un ritorno al
tempo antico o un regresso tecnologico! No! Crediamo che sia giunto il
momento di organizzare meglio il nostro pianeta senza trasformarlo
ulteriormente in un mucchio di rifiuti irriciclabili, altrimenti fra non
molto non troveremo più posto neanche per viverci noi stessi! E noi nel
fondo del Paganesimo Slavo e nelle tradizioni conservatesi in questa
parte d’Europa abbiamo letto proprio questo umile desiderio: Mantenere
un tale equilibrio con il resto della natura al di là di chi l’abbia
creata, un dio cristiano o un dio pagano…
E’ tempo allora di addentrarci fra gli alberi e di cercare quanto ci
serve, con l’aiuto di “chi sa”, come abbiamo già annunciato. Queste
nostre accompagnatrici o accompagnatori in realtà sono persone molto
caute con un estraneo come noi che ha chiesto di entrare nella “loro”
foresta perché non vogliono che scopriamo i loro segreti e poi perché,
dopo l’introduzione del Cristianesimo, furono considerate pericolosi
maghi e maligne streghe, appunto! Nell’Antica Rus’ erano chiamati più
semplicemente Zeleisc’ciki/Зелейщики ossia Erboristi!
Abbiamo già dato una rapida occhiata alle tante piante che oggi, magari,
non sapremmo neppur riconoscere e che tornavano invece utili nell’Antica
Rus’. Ci ripromettiamo ora di continuare il nostro viaggio per vedere
come, oltre al cibo, la foresta fornisce tutta una serie di altre
sostanze che in modi diversi potevano liberare dai disagi. Tuttavia,
come abbiamo sempre ribadito, non è possibile strappare un’erba, un
fiore, una bacca senza il consenso del suo spirito protettore e la
raccolta non è mai una semplice operazione di routine, ma un rito sacro!
Un rito che non può essere eseguito semplicemente da chiunque in
qualsiasi momento libero… come faremmo noi oggi con l’attuale ignoranza
e poco rispetto del mondo intorno a noi! Nella mitologia slava infatti
l’erba, le piante erano niente altro che i capelli della Madre Umida
Terra!
Solo se ci mettiamo in quest’ottica, possiamo fare il viaggio partendo
dal più straordinario e dal più sacro degli esseri viventi, la Quercia!
Se mai vi capiterà di trovarvi davanti a quest’albero vivo con un’età di
qualche secolo, rimarrete certo folgorati dalla meraviglia poiché lo
spettacolo è indescrivibile quanto a grandiosità. Si è di fronte ad un
essere vivente di altezza impensabile (fino a 50 m e oltre!) che domina
su tutta una vasta zona da solo poiché intorno raramente crescono altre
piante. Solo alcune specie di funghi vegetano alla sua base! Ciò è
dovuto alla secrezione di sostanze che la quercia immette nel terreno
dalle proprie profonde radici, inaccettabili al metabolismo di
moltissime specie vegetali del sottobosco o di altri alberi. Volgiamo
ora lo sguardo verso l’alto. Ecco! La chioma che incombe enorme e con le
sue grandi foglie lobate copre tutto il cielo sopra di noi! Se non
sapessimo che quest’albero, quantunque grandioso ed alto, ha comunque
una cima, penseremmo che esso davvero raggiunga le nuvole. Mettetevi nei
panni di uno smierd che si muove sempre in pianura e non ha mai
occasione di dare un’occhiata al paesaggio da un’altezza da cui poter
ammirare il suo inferno verde dal di sopra! Potrebbe immaginare
tranquillamente che la quercia raggiunge la dimora degli dèi! La quercia
per lui tocca il cielo! E’ l’albero primordiale!
Se poi avrete l’occasione di recarvi sul Dnepr, nei dintorni di
Zaporozhe (l’ultima grande cataratta prima di arrivare al Mar Nero) a
sud di Kiev c’è un isola chiamata Hortiza, famosa anche perché era una
base dei famosi Cosacchi del Don. Visitatela perché qui esiste una
quercia davvero enorme. La chioma ha un diametro di poco meno di 60 m e
il tronco di base ha una circonferenza di oltre 6 m. A quanto pare ha
oltre 600 anni e si dice che alla sua ombra si riposasse l’eroe cosacco
nazionale ucraino Bogdan Hmelnizki. E non è la sola in Europa con tale
veneranda età! Roland Bechmann ne nomina qualcuna per le foreste di
Francia ed ultimamente è stato pubblicato un atlante delle querce annose
tedesche!
Insomma stiamo parlando della regina (o del re, in russo quercia è
maschile: dub!) degli alberi della selva. Giustamente la denominazione
latina contiene la parola che significa forza (ossia Quercus robur sp.)
proprio perché, finché l’uomo non ebbe gli arnesi adatti, una quercia
era difficilissima, se non impossibile, da abbattere. Per di più il
fatto che la vita di un uomo non riuscisse a vederla morire insinuò
l’idea che l’albero fosse eterno e che il fulmine l’evitasse, sebbene vi
fosse più esposta di altri alberi a causa del suo isolamento. E che dire
dei frutti, delle ghiande? Suscitavano l’idea del maschio, del
dominatore, della potenza dell’uomo rispetto alla donna, debole e
coatta. In latino il nome per glande umano è uguale a ghianda e così in
russo e in tedesco per la grande somiglianza fra il frutto e la parte
superiore del fallo! Quest’albero, una volta diffusissimo nelle foreste
europee, con la sua dissacrazione imposta dal Cristianesimo (contro il
Paganesimo Druidico!) e con l’uso delle asce di ferro a poco a poco si
ridusse di numero e moltissimi individui furono abbattuti e ridotti a
materiale da costruzione e da arredamento sacro (i cori dei conventi!).
La toponomastica europea malgrado ciò ne conservò il ricordo ed è piena
di nomi che ancor oggi ricordano la sua presenza come Rovereto,
Eichstatt, Oakwood, Chêne-Pignier… Forse più di altri è così nell’area
slava dove la città croata di Dubrovnik (ossia Luogo dove si vendono
querce, da dove Venezia trafficava questo prezioso legno, ma chiamata da
loro Ragusa) ne è l’esempio più clamoroso! Nella Pianura Russa poi i
nomi che ricordano la quercia sono parecchie centinaia e molti di essi
sicuramente si rifanno alla presenza dei piccoli querceti sacri (dubràvy/дубравы)
dove il volhv celebrava i riti pagani fino a qualche secolo fa in onore
di Perun e della sua paredra. Addirittura, come ci informa A. A.
Korinfskii, presso i popoli “russificati” dei Ciuvasci (turcofoni) e
Mordvini (finnici) il rispetto e i riti intorno alle querce si erano
tramandati senza interruzione e le processioni propiziatorie nei
querceti del Volga erano celebrate ancora nel XIX sec.!
Alla quercia intanto era legato un mito slavo della creazione
dell’universo. ...
(OMISSIS)
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Aldo C.
MARTURANO
Nato a
Taranto, ha studiato nelle Università di Bari, poi di Pavia, infine di
Amburgo, dove ha chiuso i suoi corsi di laurea in chimica industriale.
Non ha mai lavorato come chimico e ha invece sfruttato le sue conoscenze
linguistiche. Conosce infatti (parla e scrive correntemente) russo,
inglese, tedesco, francese, spagnolo, ungherese e ne ha studiate
un'altra decina che spera di portare a maggiore perfezione nel prossimo
futuro. Si è diplomato in Lingua Russa all'Istituto Pusckin di Mosca
dove ha avuto inizio la sua avventura nel Medioevo Russo. Lavorando sui
mercati internazionali si era infatti appassionato al Medioevo, ma
quando scoprì che non riusciva mai a sapere gran che su quello russo,
colse l'occasione della tesi all'Istituto Pusckin e scelse di studiare
un personaggio del Medioevo bielorusso, Santa Eufrosina di Polozk: di lì
via via è entrato in quel mondo magico e nuovo.
Ha
pubblicato il saggio storico in chiave divulgativa Olga La Russa,
2001 (che non è la sorella di Ignazio La Russa, per carità!), e poi per
i ragazzi L'ombra dei Tartari, 2002, ovvero la saga di
Alessandro Nevskii.
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