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Si gioca ormai da un quinquennio nel
mitico campo Filadelfia, dove i rivali sentono sul collo il fiato
del tifo e faticano a fare punti, ma nonostante ciò il Torino non
riesce a trovare la miscela giusta tra giocatori giovani e quelli
più vecchi.
Dopo tanti secondi posti, bisogna aspettare
la stagione 1942-43, in cui il toro, ricco di talenti, ritrova
l’appuntamento con lo scudetto, vinto in volata nell’ultima gara con
un gran gol di Valentino Mazzola. Da quel momento, la guerra
mondiale impedisce ogni forma di attività sportiva. C’è lo sbarco
degli americani in Sicilia, l’Italia è spezzata in due.
Altri problemi ben più pressanti, mettono
da parte il calcio. La storia del Torino evidentemente deve avere
questa costante…come la squadra emergente era stata fermata dalla
prima guerra mondiale, anche questa verrà oscurata dalla seconda; ma
solo in parte stavolta, all’inizio dei giochi infatti il Toro è
ancora in forma, più forte che mai. Uno squadrone che vincerà, alla
ripresa del torneo, il suo terzo campionato (1945-46). L’anno dopo
la Juve arriva seconda, ma a dieci punti di distacco dai granata
guidati dal portiere Bacicalupo e da capitan Mazzola. È già
leggenda.
Quello che si disputa nel ‘47-‘48 è forse
il campionato più esaltante del Grande Torino, anche se nessun
aggettivo è sufficiente a fotografare quel blocco armonioso che
incanta tutte le platee. Del Toro si parla ormai con ammirazione in
tutta l’Europa. Sarebbe troppo lungo soffermarsi sulle gesta di
questi eroi capaci di vincere ovunque. ...
... OMISSIS...
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copyright by Ernesto Riva
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