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BREVE STORIA DEL CINEMA   

a cura di Paolo Bocchiardo, 5^I

 

 

  La storia del cinema ha inizio il 28 dicembre del 1895 nei sotterranei di un caffé parigino in Boulevard des Copaines, affittato per l’occasione dai fratelli Lumière. Qui infatti fu proiettata per la prima volta davanti al pubblico una sequenza di fotogrammi impressi su una pellicola di celluloide grazie ad una loro invenzione: il”cinematografo”. I filmati riprodotti erano molto brevi, della durata di circa un minuto l’uno e rappresentavano scene di vita quotidiana: il più famoso di questi è quello della locomotiva in avvicinamento registrata mentre un treno si apprestava a fermarsi alla stazione di”la Ciotat”.
Questa invenzione fu salutata dai media dell’ epoca come “la vita per la vita”, poiché grazie a questo si poteva animare e metter in movimento qualcosa di già accaduto.

I fratelli Lumière si accorsero immediatamente che la loro scoperta non aveva solo un alto valore in campo scientifico ma intuirono la potenza di questo strumento e dell’eco che poteva produrre in tutto il mondo (molti furono quelli che tentarono di contrastare il cinematografo, tra i quali si ricorda Edison che inventò un apparecchio affine però con risultati scadenti). Si pensa così di utilizzare questa nuova tecnologia per immortalare i momenti più importanti della storia e della cultura mondiale riprendendo i vari momenti e se ciò risultava impossibile si poteva ricrearli successivamente in un ambiente ricreato come fosse stato quello originale: nascono così gli sudi di registrazione. Con gli studi di registrazione nascono anche le case di produzione che si accollano le spese per la realizzazione del filmato e quelle dovute agli studi e alle scenografie.
Parallelamente agli studi nascono anche gli effetti speciali, il cui inventore è Georges Méliès. Egli infatti fu il primo a capire che era possibile ricreare eventi di grande portata (come la battaglia navale tra americani ed ispanici a cuba che fu il suo primo lavoro degno di nota per il film”L’affondamento della corazzata Maine all’ Avana” o l’eruzione del monte Pelè in Martinica) realizzando di modellini in scala molto ridotta che filmati ricreavano molto fedelmente la realtà.

I fratelli Lumière continuarono per anni gli studi riuscendo a migliorare notevolmente la qualità dell’immagine e riuscendo così ad immortalare altri soggetti. A questo punto si sentì la necessità di ampliare i luoghi di proiezione perché il cinematografo aveva ormai un successo enorme tra il pubblico parigino.I Lumière arrivarono a far installare un’ enorme schermo di 25 metri sulla torre Eiffel, sul quale era possibile proiettare immagini per circa venticinquemila spettatori in una sola volta.

I documentari e le scene quotidiane cominciavano però ad essere una scelta un po’ troppo ristretta per il pubblico perciò si inizio ad allungare le pellicole arrivando così a registrare dei lungometraggi veri e propri come i film moderni, ma ancora privi di colore (verrà inserito in tutte le produzioni dopo gli anni ’50) e di sonoro (le pellicole con bande magnetiche per il sonoro verranno diffuse negli anni ’30).

Le grandi case di produzione che finanziarono le ricerche erano su tutte la Itala e la Cines in Italia, la Pathé in Francia, la Edison,la Biograph e la Vitagraph negli Stati Uniti. Le case americane furono le prime a costruire una “cittadella” di studi, a ridosso della quale fu edificata una vera e propria città: Hollywood. Qui trovarono alloggio attori,registi e tutto il personale che prendeva parte alla realizzazione del film. L’esempio di Hollywood fu il primo al mondo e si sviluppò in america poiché in Europa la prima guerra mondiale aveva prosciugato le casse degli stati per gli armamenti.

Dal 1900 alla seconda guerra mondiale

Le comiche e il Kolossal

I primi due generi di film che presero il sopravvento furono il film comico e il kolossal, soprattutto quello italiano era molto apprezzato.
Il film comico fu introdotto già dai fratelli Lumière con L’arroseur arrosé (l’innaffiatore innaffiato) ed ebbe il suo sviluppo soprattutto in Francia e negli Stati Uniti. Tra i principali attori che caratterizzarono questo genere si ricordano André Deed (in arte Cretinetti), che interpretava un personaggio in continua fuga da polizia o delinquenti con spunti di comicità per le sue evoluzioni.
Altri attori protagonisti di questo genere sono Max Linder e Charlie Chaplin, il primo un francese che arriverà ad essere conosciuto anche in america e il secondo ricoprì per anni i panni di Charlot, un “omettino povero e romantico in lotta con mondo avverso”, dapprima in una serie di cortometraggi e poi in film veri e propri a partire dalla fine degli anni ’20. Dagli U.S.A. uscirono anche altre generazioni di grandi attori comici come Stan Laurel e Oliver Hardy (Stanlio e Ollio), che girarono centinaia di film ricchi di una comicità semplice, sfrenata e ingenua. L’ultimo in ordine cronologico ma non di importanza della nidiata di comici americani è Larry Semon (Ridolini), un fumettista sui quotidiani che si convertì ad attore importando nella sua recitazione tutte le sue caratteristiche di fumettista quali l’aggressività,le acrobazie del personaggio che doveva affrontare pericoli inimmaginabili che gli permisero di ottenere un grandissimo seguito.

In parallelo al genere comico si sviluppò in italia il Kolossal a carattere storico e mitologico (i titoli più conosciuti Quo Vadis e Gli ultimi giorni a Pompei) riguardanti soprattutto la storia e i fasti degli antichi antenati di Roma. Ma è con il regista Giovanni Pastrone (in arte Piero Fosco) che il genere prende piede anche al di fuor dei confini della nostra nazione. I suoi capolavori furono “La caduta di Troia” e “Cabiria”. Alla realizzazione di quest’ultimo collaborò persino un grande scrittore come Gabriele d’Annunzio, che vide nel cinema un grande mezzo di comunicazione.
Cabiria
raggiunse un costo di produzione esorbitante per quell’epoca: costò circa un milione di lire quando la spesa media per la realizzazione di un film si aggirava intorno alle cinquantamila lire, ma fu un punto di svolta per quanto riguarda le tecniche lavorative (venne introdotta per la prima volta la “carrellata”, ossia una sequenza data da una cinepresa in movimento montata su un carrello). Il genere ebbe un grande successo e venne anche imitato da registi americani come Griffith che sulla scia di questi capolavori realizzò “The birth of a Nation” e “Intolerance”.

La scuola tedesca e quella russa

Il cinema italiano subì un tracollo economico dovuto alla guerra e in questo periodo riuscirono a vedere la luce nuove scuole artistiche tra le quali spiccavano quella tedesca e quella russa. In Germania pur non introducendo novità stilistiche degne di nota si vide la crescita artistica di un gruppo di attori che ebbero fortuna a livello mondiale tra i quali spicca Greta Garbo che interpretò vari film caratterizzati da un’ambientazione austera e che ricalcava le delusioni portate dell’esito della guerra (“La vita senza gioia” ne è l’esempio più conosciuto, maa anche “Il gabinetto del dott. Caligari”).
In Russia invece si presentava uno sviluppo galoppante a livello artistico che culminò con l’affermazione di alcuni registi come Eienstei, Pudowkin e Dowzenko con i loro film (“La corazzata Potemkin”, “La Madre”, “La Terra”), produzioni ricche di immagini appassionanti e con la ricerca di una perfezione tecnica.

Il Musical,il gangster e il western

Le produzioni cinematografiche hanno sempre risentito del periodo storico in cui erano situate e così accade anche all’inizio degli anni ’30, periodo segnato da un’instabilità economica dovuta al vertiginoso crollo della borsa del 1929 e al conseguente proibizionismo. In questo contesto si ebbe l’origine dei film sui Gangster negli Stati Uniti che facevano il verso ai famosi esponenti della malavita come Al Capone.
Nel contempo nascevano anche le commedie musicali, interpretate anche da Ginger Rogers e Fred Astaire. Questo genere nacque per contrastare il malcontento della popolazione che era stata colpita dalla povertà e dalla disoccupazione e si faceva carico di ridare almeno in parte il sorriso alle masse colpite dalla crisi economica.
Alla fine degli anni ’30 nacque anche il filone Western che ritrattava il periodo della corsa all’ oro e dell’ esplorazione di territori occidentali degli stati uniti alla ricerca di ricchezza e prosperità (il capostipite di questo genere è sicuramente “Ombre Rosse” di John Ford).

Verso la seconda guerra mondiale

In Europa negli anni ’20 e ’30 si afferma il cinema francese. Jean Renoir è il principale maestro e i suoi film come “Toni” e il suo capolavoro “La règle du jeu.
Per contrastare lo strapotere della cinematografia francese in Italia, ormai da tempo sotto il governo di Mussolini e del fascismo,nascono l’Istituto Luce e “la Hollywood sul Tevere", Cinecittà. L’Istituto Luce, una società controllata dallo stato, era incaricato della produzione del “Cinegiornale”, uno dei pochi strumenti utilizzabili dal regime per fare propaganda che venisse recepito da persone di tutte le culture, soprattutto quelle medio-basse.
Cinecittà invece nacque da un idea di Luigi Freddi che affidò il progetto esecutivo per la realizzazione dell’opera all’ingegner Roncoroni e all’architetto Peressutti. Questi progettarono un villaggio su una superficie di 600.000 mq. Dove fosse possibile realizzare un film senza dovervi uscire neanche per il montaggio finale: Cinecittà infatti era dotata di tetri di posa, strade piazze e giardini per le riprese esterne, ma anche di tutti i reparti tecnici necessari per la realizzazione del film. Il 28 aprile 1937 gli studi vennero inaugurati alla presenza di Mussolini e nei sei anni successivi vennero prodotti circa seicento film. Ma il periodo d’oro che investirà Cinecittà arrivò dopo la guerra con l’avvento di registi stranieri che la scelsero come sede di registrazione per le elevate funzionalità di cui disponeva. Ancora oggi gli studi romani sono all’avanguardia e continuano a fare concorrenza a quelli di Hollywood. ...

...OMISSIS...  

 

 


 

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