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BREVE STORIA DEI
PAESI BASSI
(1600-1800)
a cura di Chiara
Tousijn, 4^ E 2002-2003
Il XVIII e il XIX sono stati secoli ricchi di avvenimenti,
rivoluzioni, purtroppo anche guerre. Secoli che fanno parte di noi,
perché hanno creato la società contemporanea. Per questo è giusto
sapere cos’è successo, anche solo a livello di cultura personale.
Ma perché non si parla quasi mai dei Paesi Bassi, se non per qualche
piccolo cenno, quando si studiano questi secoli? La risposta non è
importante, è importante che in questa ricerca io ho voluto dare
informazioni generali su quella che è la storia dei Paesi Bassi. Ho
voluto però aggiungere un secolo di storia, il 1600, perché é quello
che ha segnato di più il Paese; infatti chiamato il Secolo d’Oro.
Contrariamente alla tendenza europea, i Paesi Bassi nacquero come
repubblica, trasformandosi in monarchia solo successivamente. La
Repubblica Olandese era una libera federazione di province autonome
dominate dalle città, fra le quali era la potente Amsterdam a decidere
la politica estera e a influenzare in molte altre questioni il debole
governo centrale. Il ruolo di Amsterdam era simile a quello occupato
da Atene tra le antiche città-stato greche, con la differenza che non
ci fu alcuna Sparta a fare da contrappeso.
C’era però lo stadholder, il magistrato supremo della repubblica e
comandante militare della rivolta contro la Spagna. Dopo l’assassinio
di Guglielmo il Taciturno, la carica passò al figlio che, a sua volta,
la trasmise al proprio, gettando così le basi della monarchia sotto la
dinastia degli Oranje. Ciò non piacque ai patrizi di Amsterdam che,
avendo creato una propria oligarchia basata sulla ricchezza
commerciale, non erano minimamente intenzionati a vedersela tassare da
un qualsiasi sovrano.
La politica olandese tra il 1580 e il 1800 alternava i sentimenti
repubblicani(e ’pacifisti’, pro-commercio)della classe dominante di
Amsterdam alle aspirazioni monarchiche,’militariste’, della casa d’Oranje.
Quest’ultima fazione godette spesso dell’appoggio delle classi sociali più
povere e di molte città interessate a tenere a bada l’’arrogante’
Amsterdam. Nel 1673, in piena guerra contro la Francia, le province
(con la sola eccezione dell’Olanda), votarono a favore
dell’ereditarietà della carica di stadholder nella dinastia degli
Oranje, ma l’influenza di Amsterdam era ancora abbastanza forte da far
sì che l’ordinamento statale restasse repubblicano finché, nel 1806,
Napoleone proclamò re suo fratello.
Sotto l’occupazione francese le province divennero uno stato unitario
con capitale Amsterdam. Nel 1813 i francesi si ritirarono e nel 1814
Guglielmo VI d’Oranje fu incoronato re con il nome di Guglielmo I dei
Paesi Bassi nella Nieuwe Kerk di Amsterdam.
1580-1700
Il Secolo d’Oro
Entro i confini dello stato Amsterdam primeggiava su tutte le altre
città. La sua prosperità aumentò ancor di più quando il suo principale
rivale commerciale nei Paesi Bassi, la città protestante di Anversa,
fu conquistata dagli Spagnoli. Come rappresaglia, i watergeuzen della
Zelanda bloccarono il fiume Scheldt, che per Anversa rappresentava la
via d’accesso al mare e all’arteria vitale per i commerci. Metà della
popolazione, mercanti, comandanti navali e marinai, abbandonarono la
città cercando rifugio ad Amsterdam e portando con sé i contatti
commerciali e le industrie della seta e della stampa: il primo
giornale del mondo a tiratura regolare, pieno di notizie commerciali
da tutta Europa, fu stampato ad Amsterdam nel 1618.
Amsterdam accolse inoltre gli ebrei perseguitati in fuga dal
Portogallo e dalla Spagna (alcuni provenienti da Anversa), esperti
nelle rotte commerciali per le Indie occidentali e orientali. Furono
loro a introdurre l’industria dei diamanti (alimentata dalle miniere
brasiliane) e a fare di Amsterdam un centro per il commercio del
tabacco. Negli anni successivi arrivarono anche marinai e manovali
tedeschi; seguì poi una nuova ondata di ebrei dall’Europa centrale e
orientale, e infine un notevole afflusso di calvinisti perseguitati
dalla Francia, gli intraprendenti ugonotti. Amsterdam era ormai
diventata una città cosmopolita, dove il denaro e il pragmatismo si
unirono per dar vita a nuovi e pionieristici sviluppi nell’economia
mondiale.
Il denaro regnava sovrano e Amsterdam non disegnava di commerciare con
il nemico. Gli eserciti spagnoli venivano pagati con il denaro preso a
prestito dalle banche di Amsterdam e nutriti con il grano baltico
importato da Amsterdam; le derelitte flotte spagnole, compresa
l’Armada, furono ricostruite con il legame fornito dai mercanti di
Amsterdam. Astutamente la città evitò le battaglie di terra e non fu
mai saccheggiata dalle truppe spagnole come tante altre città
olandesi.
Nel frattempo la città continuava a crescere: nel 1600 la popolazione
contava 50.000 abitanti, nel 1650 era già salita a 150.000 e dopo il
1700 si stabilizzò intorno ai 220.000. Tra il 1580 e il 1590 nuove
terre furono sottratte all’IJ e all’Amstel, verso oriente (l’attuale
quartiere di Nieuwmarkt). Due decenni dopo iniziarono i lavori per la
realizzazione della famosa cintura dei canali che triplicò
abbondantemente la superficie della città.
Nel 1600 le navi olandesi dominavano i commerci marittimi tra (e
spesso con) l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e il Baltico e
detenevano un monopolio di fatto sulla pesca nel Mare del Nord e sulla
caccia alle balene nei mari artici.
Contemporaneamente, il Portogallo e la Spagna avevano costruito i loro
imperi commerciali al di fuori dell’Europa. Parte di questi commerci
raggiungeva comunque Amsterdam attraverso il porto di Lisbona, prima
che la Spagna conquistasse il Portogallo nel 1580 chiudendo il porto
della città portoghese alle navi olandesi. Dai rifugiati ebrei, però,
i marinai olandesi impararono molto sulle lontane rotte navali e ben
presto presero a solcare gli oceani di tutto il mondo, accumulando
esperienze e conoscenze di prima mano sulla navigazione.
Cercarono invano una rotta artica verso il Pacifico, che raggiunsero
invece doppiando la punta dell’America del Sud, che chiamarono Capo
Horn dal nome della città di Hoorn, a nord di Amstercam. Nel 1619 i
commercianti olandesi cacciarono i Portoghesi dalle Molucche (le
cosiddette Isole delle Spezie), nell’attuale Indonesia, e fondarono la
città di Batavia (termine latino per Olanda, oggi Jakarta) come centro
amministrativo di quelle che sarebbero diventate le Indie orientali
olandesi. Cinque anni dopo stabilirono una sede commerciale sull’isola
di Manhattan , che chiamarono Nuova Amsterdam, la futura New York.
Costituirono altre sedi lungo la costa occidentale dell’Africa,
crearono piantagioni nell’America del Sud e nei Carabi, interessandosi
molto alla tratta degli schiavi.
Gli Olandesi, che si contendevano con gli Spagnoli il controllo di
Formosa (Taiwan), ebbero la meglio nel 1641. Nello stesso anno il
Giappone espulse tutti gli stranieri, tranne gli Olandesi, cui fu
riconosciuto il diritto esclusivo di commerciare su un’isola nei
pressi di Nagasaki, perché i loro intenti erano chiaramente
commerciali, e non territoriali o religiosi. Nel 1652 sottrassero ai
portoghesi il Capo di buona Speranza, punto strategico per il
commercio con le Indie orientali.
Vi stabilirono una delle poche colonie destinate ad attirare un numero
consistente di coloni olandesi (superata successivamente dalle Indie
Orientali), l’unica, insieme al Suriname e alle Antille, dove la
lingua e la cultura olandesi sopravvivono tutt’oggi. Poco dopo
scacciarono i Portoghesi anche da Ceylon (Sri Lanka). Esplorarono
inoltre le coste della Nuova Zelanda (così chiamata dal nome della
provincia della Zelanda) e la Nuova Olanda (divenuta Australia intorno
al 1850), dove però non trovarono nulla di interessante, decidendo
quindi di spostare altrove le loro risorse.
Gli Olandesi erano in primo luogo e soprattutto commercianti e non
disponevano delle risorse umane per avviare una politica di
colonizzazione con insediamenti , come cercarono di fare altre potenze
europee. Venivano spesso accolti con favore dai governi locali che
avevano subito l’eccessivo zelo missionario e imperiale dei primi
colonizzatori. I commercianti olandesi consolidarono i loro
insediamenti con strategie di divide-et-impera, con la corruzione, con
la diplomazia delle armi e, se necessario, con forze mercenarie
reclutate sul posto. Si dettero anche alla pirateria, soprattutto ai
danni dagli Spagnoli, con i quali furono teoricamente in guerra fino
alla Pace di Mùnster, uno dei trattati facenti parte della Pace di
Westfalia del 1648.
Le imprese d’oltremare erano finanziate dai mercanti e altri
investitori, che unirono la proprie risorse in società commerciali: la
Compagnia delle Indie Orientali Unite (Vereenigde Oostindische
Compagnie, o VOC), fondata nel 1602, che curava i commerci con l?india
e l’Estremo Oriente; e la Compagnia delle Indie Orientali (WIC, 1621),
che gestiva le piantagioni delle Americhe e conquistò presto il
controllo di metà dell’intera tratta mondiale degli schiavi.
Nonostante il fascino di queste spedizioni e dei prodotti esotici che
in patria divennero di uso comune (caffè, tè, spezie, tabacco, cotone,
seta, porcellana), gran parte della ricchezza di Amsterdam continuava
a essere prodotta dalla più ordinaria industria peschereccia e dal
commercio europeo. Intorno al 1590 i carpentieri navali di Amsterdam
introdussero il flùte (dall’olandese fluyt), un piccolo vascello da
carico che poteva essere governato da 10 persone invece delle 30
richieste dalle navi di dimensioni simili: perfetto quindi per i
trasporti costieri. Verso 1650 gli Olandesi possedevano una flotta
mercantile d’altura più numerosa di quelle dell’Inghilterra e della
Francia messe insieme e metà delle navi che coprivano le rotte tra
l’Europa e l’Asia erano olandesi.
Le ragioni per cui la piccola Amsterdam abbia giocato un ruolo così
rilevante sulla scena mondiale (Venezia, nel momento della sua massima
potenza, non fu che un abbozzo in confronto) sembrano essere non del
tutto chiare, ma furono molti i fattori che contribuirono alla sua
grandezza. Sia l’Inghilterra che la Francia erano distratte da
problemi interni e la Spagna era impegnata a gestire il suo fin troppo
vasto impero coloniale.
Allo stesso tempo il trasporto marittimo olandese non conobbe rivali
in termini di costi ed efficienza, grazie alla combinazione tra l’uso
di canapa e legnami baltici poco costosi, la presenza dell’industria
navale più grande d’Europa, l’abbondante disponibilità di capitali
investiti da migliaia di azionisti e il basso livello dei salari dei
marinai, sostenibile perché molti di essi possedevano piccoli
appezzamenti coltivati a nord di Amsterdam.
L’Inghilterra, però, cominciò a risvegliarsi dal suo torpore e nel
1651 varò la prima di molte leggi sulla navigazione: le merci
destinate all’Inghilterra o alle sue colonie dovevano essere
trasportate da navi inglesi o dei paesi di origine delle merci. Ciò
rappresentava una seria minaccia per il commercio olandese di
transito, tanto che i due paesi si scontrarono in varie battaglie
navali che si conclusero quasi tutte con un nulla di fatto, se si
eccettua la perdita di Nuova Amsterdam subita dagli Olandesi. Luigi
XIV di Francia colse l’occasione per invadere con le sue truppe i
Paesi Bassi, dove occupò le province spagnole del sud e tre delle
sette province repubblicane del nord nel corso di quello che passò
alla storia come l’ ‘anno del disastro ‘, il 1672.
Gli Olandesi si riunirono sotto la guida dello stadholder Guglielmo
III d’Oranje, che respinse i Francesi con l’aiuto dell’Austria, della
Spagna e del Brandeburgo (Prussica). Politico consumato, Guglielmo III
diede il suo appoggio alle fazioni protestanti inglesi in lotta contro
il re cattolico Giacomo II, asservito a tutti gli effetti a Luigi XIV.
Nel 1688 Guglielmo invase l’Inghilterra, dove lui e la moglie Maria
Stuarda (figlia protestante di Giacomo II…) furono proclamati sovrani.
In seguito l’Inghilterra svolse un ruolo chiave nel tenere sotto
controllo l’espansione francese sul continente. Per ironia della
sorte, il comandante militare della Repubblica Olandese, cui in patria
era stato negato il trono per l’opposizione di Amsterdam, divenne
invece re in un paese straniero, garantendo così la sopravvivenza
della repubblica.
1700-1814
Il declino della ricchezza
I drammatici eventi della seconda metà del XVII secolo avevano ridotto
al limite le risorse della repubblica, le cui eroiche gesta navali
lasciarono il posto alla pace ad ogni costo, in un misto di neutralità
e corruzione. La repubblica non disponeva delle risorse umane
necessarie per continuare ad affrontare di petto la Francia e
l’Inghilterra, ma poteva almeno contare sul denaro di Amsterdam per
tenerle lontane e assicurarsi la libertà sui mari. E il denaro divenne
più importante del commercio quando i mercanti cominciarono a
investire le loro ricchezze in modi più sicuri, spesso sotto forma di
prestiti a governi stranieri.
Tutto questo portò a una stagnazione nel XVII secolo. Erano ormai
passati i tempi gloriosi degli audaci viaggi in mare verso luoghi
sconosciuti, dei nuovi insediamenti commerciali e dlle spedizioni
navali contro gli Spagnoli, delle storiche conquiste in campo
artistico, scientifico e tecnologico, delle pionieristiche forme di
governo e finanza. Il crogiolo cosmopolita di Amsterdam, dove tutto
era possibile purché si trasformasse in profitto, divenne una città
letargica in cui la creazione della ricchezza dipendeva solo dai tassi
d’interesse. Restava comunque la città più ricca d’Europa e i
trasporti marittimi olandesi erano sempre i più convenienti, ma
l’ambizione seicentesca di conquistare il mondo era ormai svanita.
Porti come quelli di Londra e Amburgo divennero rivali potenti.
Il declino del commercio ridusse in miseria chi non disponeva di
depositi bancari,e fra questi vi furono anche molti ebrei sfuggiti
alle persecuzioni in Germania e in Polonia: tra il 1700 e il 1800 il
rapporto degli ebrei rispetto al totale della popolazione di Amsterdam
passò dal 3% al 10%. A completare il tutto, il XVIII portò in Europa
una sorta di era glaciale in miniatura, con inverni eccezionalmente
freddi, che se furono la fonte ispiratrice di vivaci dipinti con scene
di pattinaggio,ostacolarono però i trasporti e provocarono gravi
carestie. Gli inverni del 1740 e del 1763 furono così rigidi che ad
Amsterdam vi furono casi di morte per assideramento e molti soffrirono
la sete: i canali assunsero anche la funzione di fogne, mentre non
giungevano più rifornimenti di acqua potabile di altra provenienza.
La classe nobile dirigente divenne sempre più corrotta ed egocentrica,
con intensi scontri politici tra i patrizi, gli orangisti (monarchici)
e una classe media di nuova generazione dagli ideali illuminati, i
cosiddetti ‘patrioti’.
Il governo di Amsterdam appoggiò ingenuamente la guerra per
l’indipendenza americana, provocando la reazione degli Inglesi, che
prima bloccarono le coste olandesi e poi conquistarono gli
insediamenti commerciali olandesi nel mondo. Nel 1791 la Compagnia
delle Indie Occidentali chiuse i battenti, mentre la potente Compagnie
delle Indie Orientali, che un tempo aveva dominato i commerci europei
con l’Asia, fallì nel 1800.
I patrizi di Amsterdam si allearono infine con gli orangisti per
contrastare i patrioti che, incoraggiati dall’esempio americano,
avanzavano ormai le loro richieste democratiche con più insistenza che
mai. Un colpo di stato organizzato dai patrioti ad Amsterdam nel 1787
fu represso dalle truppe prussiane giunse in aiuto di Guglielmo V d’Oranje.
La leadership di Amsterdam sulla Repubblica Olandese era ormai
tramontata. Nel 1794 le truppe rivoluzionarie francesi invasero i
Paesi Bassi marciando sui fiumi ghiacciati, proprio quei fiumi che
avrebbero dovuto costituire una barriera naturale. Con l’aiuto dei
patrioti esiliati che li accompagnavano, i Francesi istituirono la
Repubblica Batava, trasformando le frammentate ‘province unite’ in uno
stato centralizzato con capitale Amsterdam.
Nel 1806 la repubblica così fondata divenne una monarchia, quando
Napoleone incoronò re suo fratello Luigi Napoleone. Nel 1808 la città
si inchinò al nuovo sovrano offrendogli come dimora il grande palazzo
municipale di piazza Dam, simbolo della ricchezza e del potere della
repubblica mercantile. Due anni dopo Napoleone destituì il fratello
per la scarsa collaborazione e annesse i Paesi Bassi all’impero
francese.
L’Inghilterra rispose alle conquiste napoleoniche con il blocco del
continente e l’occupazione delle colonie olandesi per conto di
Guglielmo V. A sua volta Napoleone proibì tutti i commerci con
l’Inghilterra e cercò di rendere autosufficiente il continente, con la
Francia come nucleo vitale: era il cosiddetto sistema continentale. I
commerci di Amsterdam, già in declino, e l’importante industria
peschereccia entrarono in una fase di stallo totale. La società
olandese si dedicò quindi all’agricoltura e Amsterdam divenne sede di
un mercato locale.
Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813, le truppe francesi
lasciarono Amsterdam pacificamente. Guglielmo V era morto in esilio,
ma in Olanda tornò il figlio, che nel 1814 fu incoronato re. Il
palazzo municipale divenne residenza del nuovo re e da allora è sempre
rimasto di proprietà della dinastia d’Oranje. Gli inglesi restituirono
le Indie orientali olandesi, ma tennero il Capo di Buona Speranza e
Ceylon. L’economia marittima di Amsterdam si riprese solo con grande
lentezza dal disastroso sistema continentale di Napoleone, mentre i
mari erano ormai dominati dall’Inghilterra.
1814-1918
Nuove infrastrutture
Del nuovo regno faceva parte anche l’attuale Belgio che ottenne
l’indipendenza in seguito alla guerra del 1813. Fatta eccezione per
questo episodio, nella prima metà del XIX secolo Amsterdam visse un
periodo di torpore. Il porto era stato trascurato e i banchi di sabbia
dell’ IJ, che anche in passato erano sempre stati d’ostacolo alla
navigazione, si dimostrarono un’ impedimento insormontabile per le
navi moderne. Rotterdam si preparò quindi a diventare il porto più
importante del paese.
La situazione cominciò a migliorare nuovamente con l’avvento del
sistema ferroviario: la prima linea ferroviaria del paese, che
congiungeva Amsterdam ad Haarlem, fu inaugurata nel 1839. Altri
progetti per grandi infrastrutture furono finanziati dal famoso
‘sistema di coltura’ delle Indie orientali: la coltivazione forzata e
su vasta scala di prodotti agricoli tropicali destinati
all’esportazione sotto la supervisione del successore della VOC e
della WIC, la Società Commerciale dei Paesi Bassi. Il commercio con le
Indie orientali era ormai la colonna portante dell’economia di
Amsterdam. Anche il Canale del Mare del Nord tra Amsterdam e IJmuiden,
costruito tra il 1865 e il 1876, e successivamente il canale Mercede
che sfociava nel Reno (ampliato nel Canale Amsterdam - Reno dopo la
seconda guerra mondiale) consentì alla città di trarre vantaggio dalla
rivoluzione industriale in atto nel paese e in Germania.
Il porto fu ampliato nella parte orientale. L’industria dei diamanti
conobbe una rapida espansione in seguito alla scoperta di giacimenti
in Sudafrica. Amsterdam ricominciò ad attirare immigrati e la
popolazione, diminuita in epoca napoleonica, nella seconda metà del
XIX secolo raddoppiò, superando entro il 1900 il traguardo del mezzo
milione di abitanti. Gli speculatori si affrettarono a costruire nuovi
quartieri residenziali oltre la cintura dei canali: tetri palazzoni di
fattura scadente dotati a malapena delle comodità essenziali.
Nel 1889 la città fu letteralmente tagliata dal porto dall’enorme
Centraal Station, costruita su un gruppo di isole artificiali nell’ IJ.
Gli osservatori del tempo considerarono quest’opera come la simbolica
rescissione di Amsterdam da ogni suo legame con il mare. Uno sbocco
diretto sul mare non era più considerato d’importanza vitale per la
sopravvivenza della città, tanto che negli ultimi anni del XIX secolo
alcuni tra i principali canali (il Damrak, il Rokin, il Nieuwezijds
Voorburgwal) insieme ad altri minori furono interrati, sia per ragioni
igieniche (in seguito a ripetute epidemie di colera), sia per
facilitare il maggior traffico stradale. Ulteriori progetti per
l’interramento di altri canali furono accantonati tra crescenti
critiche nei confronti dei ‘boulevard’, considerati una forma di
ostentazione.
Durante la prima guerra mondiale i Paesi Bassi restarono neutrali, ma
i commerci di Amsterdam con le Indie orientali risentirono dei blocchi
imposti alla navigazione. Ci furono disordini per la carenza di generi
alimentari , aggravata dalla presenza dei rifugiati provenienti dal
Belgio, ma, tutto considerato, la situazione avrebbe potuto essere
peggiore. Ci fu anche un tentativo di estendere ai Paesi Bassi le
rivoluzioni socialiste della Russia e della Germania, subito represso
dalle truppe lealiste.
MERCANTI E BORGOMASTRI
Durante il Secolo d’Oro di Amsterdam il governo cittadino era guidato
da quattro borgomastri (burgemeesters) o sindaci, eletti per la durata
di un anno. I loro poteri erano pressochè illimitati, anche se le
funzioni giudiziarie erano amministrate dallo schout (sceriffo)
insieme a nove schepenen (magistrati), anche loro eletti per un anno.
L’elezione competeva a uno vroedschap (consiglio) di 36 burgers
(cittadini), che doveva essere consultato per le questioni più
importanti.
Tanto i funzionari quanto questi ‘cittadini’ provenivano quasi sempre
dalle famiglie di mercanti più ricche, la cosiddetta classe patrizia,
che facevano in modo di mantenere il potere attraverso la
‘cooptazione’ e il ‘nepotismo’, coltivando così una nuova
aristocrazia, che era tale in tutto, tranne che nel nome. Tuttavia la
divisione dei poteri e le elezioni annuali garantivano l’esistenza di
un’attività politica, con coalizioni e fazioni in continuo mutamento,
e il governo era probabilmente il più democratico che si potesse avere
a quei tempi. L’apparato amministrativo fu inoltre estremamente
efficiente e competente, almeno fino ai primi del Settecento, quando
tra i funzionari di governo si diffuse una letargia politica dovuta
all’esercizio interessato delle loro funzioni.
L’ordine era garantito da numerose shutterijen (milizie civili),
anch’esse dominate dai patrizi. La famosa Ronda di notte di Rembrandt
(nome attribuito al dipinto solo in epoca successiva a causa della
sporcizia accumulatisi sulla tela) raffigura proprio una di queste
milizie in pompa magna.
LA BANCA DI AMSTERDAM
Nel XVI secolo la situazione monetaria europea era nel caos.
Esistevano centinaia di monete diverse coniate da stati, città e
persino individui che a volte alteravano il contenuto di argento o
d’oro. Avendo fondato nel 1602 la prima borsa del mondo, in cui
venivano scambiate quote della Compagnia delle Indie Orientali, le
autorità di Amsterdam si resero conto che per far prosperare il
commercio era di vitale importanza disporre di una valuta stabile ed
affidabile, e così nel 1609 costituirono la Banca di Amsterdam, con
sede nelle cantine del municipio.
La banca accettava monete di qualsiasi valuta da chiunque, ne valutava
il contenuto d’oro o d’argento e permetteva al depositante di
prelevare l’importo corrispondente ai fiorini d’oro coniati dalla
banca. Il gulden florijn – da cui derivano il termine gulden, fiorino
olandese, e la sigla f o fl – aveva peso e purezza fissi e divenne
subito molto richiesto in tutta Europa e in alcune zone dell’ Asia,
dell’Africa e delle Americhe in quanto considerato denaro ‘vero’.
I correntisti potevano inoltre emettere assegni a fronte dei loro
depositi, garantiti dallo stato, e ottenere prestiti a tassi
d’interesse regolamentati. Fu così che Amsterdam cominciò ad attirare
capitali da ogni dove, conservando il ruolo i centro finanziario
d’Europa finché non arrivò Napoleone a rovinare tutto e Amsterdam fu
soppiantata da Londra.
BIBLIOGRAFIA
Rob van Driesum e Nikki Hall, Amsterdam: la guida Lonely Planet,
EDT, Cuneo 2002, pp. 6-13
a cura di Chiara Tousijn, 4^ E 2002-2003
copyright by Ernesto Riva
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