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BREVE STORIA DEI PAESI BASSI
(1600-1800)

a cura di Chiara Tousijn, 4^ E 2002-2003

   





Il XVIII e il XIX sono stati secoli ricchi di avvenimenti, rivoluzioni, purtroppo anche guerre. Secoli che fanno parte di noi, perché hanno creato la società contemporanea. Per questo è giusto sapere cos’è successo, anche solo a livello di cultura personale.

Ma perché non si parla quasi mai dei Paesi Bassi, se non per qualche piccolo cenno, quando si studiano questi secoli? La risposta non è importante, è importante che in questa ricerca io ho voluto dare informazioni generali su quella che è la storia dei Paesi Bassi. Ho voluto però aggiungere un secolo di storia, il 1600, perché é quello che ha segnato di più il Paese; infatti chiamato il Secolo d’Oro.


Contrariamente alla tendenza europea, i Paesi Bassi nacquero come repubblica, trasformandosi in monarchia solo successivamente. La Repubblica Olandese era una libera federazione di province autonome dominate dalle città, fra le quali era la potente Amsterdam a decidere la politica estera e a influenzare in molte altre questioni il debole governo centrale. Il ruolo di Amsterdam era simile a quello occupato da Atene tra le antiche città-stato greche, con la differenza che non ci fu alcuna Sparta a fare da contrappeso.

C’era però lo stadholder, il magistrato supremo della repubblica e comandante militare della rivolta contro la Spagna. Dopo l’assassinio di Guglielmo il Taciturno, la carica passò al figlio che, a sua volta, la trasmise al proprio, gettando così le basi della monarchia sotto la dinastia degli Oranje. Ciò non piacque ai patrizi di Amsterdam che, avendo creato una propria oligarchia basata sulla ricchezza commerciale, non erano minimamente intenzionati a vedersela tassare da un qualsiasi sovrano.

La politica olandese tra il 1580 e il 1800 alternava i sentimenti repubblicani(e ’pacifisti’, pro-commercio)della classe dominante di Amsterdam alle aspirazioni monarchiche,’militariste’, della casa d’Oranje.

 Quest’ultima fazione godette spesso dell’appoggio delle classi sociali più povere e di molte città interessate a tenere a bada l’’arrogante’ Amsterdam. Nel 1673, in piena guerra contro la Francia, le province (con la sola eccezione dell’Olanda), votarono a favore dell’ereditarietà della carica di stadholder nella dinastia degli Oranje, ma l’influenza di Amsterdam era ancora abbastanza forte da far sì che l’ordinamento statale restasse repubblicano finché, nel 1806, Napoleone proclamò re suo fratello.
Sotto l’occupazione francese le province divennero uno stato unitario con capitale Amsterdam. Nel 1813 i francesi si ritirarono e nel 1814 Guglielmo VI d’Oranje fu incoronato re con il nome di Guglielmo I dei Paesi Bassi nella Nieuwe Kerk di Amsterdam.



1580-1700

Il Secolo d’Oro

Entro i confini dello stato Amsterdam primeggiava su tutte le altre città. La sua prosperità aumentò ancor di più quando il suo principale rivale commerciale nei Paesi Bassi, la città protestante di Anversa, fu conquistata dagli Spagnoli. Come rappresaglia, i watergeuzen della Zelanda bloccarono il fiume Scheldt, che per Anversa rappresentava la via d’accesso al mare e all’arteria vitale per i commerci. Metà della popolazione, mercanti, comandanti navali e marinai, abbandonarono la città cercando rifugio ad Amsterdam e portando con sé i contatti commerciali e le industrie della seta e della stampa: il primo giornale del mondo a tiratura regolare, pieno di notizie commerciali da tutta Europa, fu stampato ad Amsterdam nel 1618.

Amsterdam accolse inoltre gli ebrei perseguitati in fuga dal Portogallo e dalla Spagna (alcuni provenienti da Anversa), esperti nelle rotte commerciali per le Indie occidentali e orientali. Furono loro a introdurre l’industria dei diamanti (alimentata dalle miniere brasiliane) e a fare di Amsterdam un centro per il commercio del tabacco. Negli anni successivi arrivarono anche marinai e manovali tedeschi; seguì poi una nuova ondata di ebrei dall’Europa centrale e orientale, e infine un notevole afflusso di calvinisti perseguitati dalla Francia, gli intraprendenti ugonotti. Amsterdam era ormai diventata una città cosmopolita, dove il denaro e il pragmatismo si unirono per dar vita a nuovi e pionieristici sviluppi nell’economia mondiale.

Il denaro regnava sovrano e Amsterdam non disegnava di commerciare con il nemico. Gli eserciti spagnoli venivano pagati con il denaro preso a prestito dalle banche di Amsterdam e nutriti con il grano baltico importato da Amsterdam; le derelitte flotte spagnole, compresa l’Armada, furono ricostruite con il legame fornito dai mercanti di Amsterdam. Astutamente la città evitò le battaglie di terra e non fu mai saccheggiata dalle truppe spagnole come tante altre città olandesi.

Nel frattempo la città continuava a crescere: nel 1600 la popolazione contava 50.000 abitanti, nel 1650 era già salita a 150.000 e dopo il 1700 si stabilizzò intorno ai 220.000. Tra il 1580 e il 1590 nuove terre furono sottratte all’IJ e all’Amstel, verso oriente (l’attuale quartiere di Nieuwmarkt). Due decenni dopo iniziarono i lavori per la realizzazione della famosa cintura dei canali che triplicò abbondantemente la superficie della città.

Nel 1600 le navi olandesi dominavano i commerci marittimi tra (e spesso con) l’Inghilterra, la Francia, la Spagna e il Baltico e detenevano un monopolio di fatto sulla pesca nel Mare del Nord e sulla caccia alle balene nei mari artici.
Contemporaneamente, il Portogallo e la Spagna avevano costruito i loro imperi commerciali al di fuori dell’Europa. Parte di questi commerci raggiungeva comunque Amsterdam attraverso il porto di Lisbona, prima che la Spagna conquistasse il Portogallo nel 1580 chiudendo il porto della città portoghese alle navi olandesi. Dai rifugiati ebrei, però, i marinai olandesi impararono molto sulle lontane rotte navali e ben presto presero a solcare gli oceani di tutto il mondo, accumulando esperienze e conoscenze di prima mano sulla navigazione.

Cercarono invano una rotta artica verso il Pacifico, che raggiunsero invece doppiando la punta dell’America del Sud, che chiamarono Capo Horn dal nome della città di Hoorn, a nord di Amstercam. Nel 1619 i commercianti olandesi cacciarono i Portoghesi dalle Molucche (le cosiddette Isole delle Spezie), nell’attuale Indonesia, e fondarono la città di Batavia (termine latino per Olanda, oggi Jakarta) come centro amministrativo di quelle che sarebbero diventate le Indie orientali olandesi. Cinque anni dopo stabilirono una sede commerciale sull’isola di Manhattan , che chiamarono Nuova Amsterdam, la futura New York. Costituirono altre sedi lungo la costa occidentale dell’Africa, crearono piantagioni nell’America del Sud e nei Carabi, interessandosi molto alla tratta degli schiavi.

Gli Olandesi, che si contendevano con gli Spagnoli il controllo di Formosa (Taiwan), ebbero la meglio nel 1641. Nello stesso anno il Giappone espulse tutti gli stranieri, tranne gli Olandesi, cui fu riconosciuto il diritto esclusivo di commerciare su un’isola nei pressi di Nagasaki, perché i loro intenti erano chiaramente commerciali, e non territoriali o religiosi. Nel 1652 sottrassero ai portoghesi il Capo di buona Speranza, punto strategico per il commercio con le Indie orientali.

Vi stabilirono una delle poche colonie destinate ad attirare un numero consistente di coloni olandesi (superata successivamente dalle Indie Orientali), l’unica, insieme al Suriname e alle Antille, dove la lingua e la cultura olandesi sopravvivono tutt’oggi. Poco dopo scacciarono i Portoghesi anche da Ceylon (Sri Lanka). Esplorarono inoltre le coste della Nuova Zelanda (così chiamata dal nome della provincia della Zelanda) e la Nuova Olanda (divenuta Australia intorno al 1850), dove però non trovarono nulla di interessante, decidendo quindi di spostare altrove le loro risorse.

Gli Olandesi erano in primo luogo e soprattutto commercianti e non disponevano delle risorse umane per avviare una politica di colonizzazione con insediamenti , come cercarono di fare altre potenze europee. Venivano spesso accolti con favore dai governi locali che avevano subito l’eccessivo zelo missionario e imperiale dei primi colonizzatori. I commercianti olandesi consolidarono i loro insediamenti con strategie di divide-et-impera, con la corruzione, con la diplomazia delle armi e, se necessario, con forze mercenarie reclutate sul posto. Si dettero anche alla pirateria, soprattutto ai danni dagli Spagnoli, con i quali furono teoricamente in guerra fino alla Pace di Mùnster, uno dei trattati facenti parte della Pace di Westfalia del 1648.

Le imprese d’oltremare erano finanziate dai mercanti e altri investitori, che unirono la proprie risorse in società commerciali: la Compagnia delle Indie Orientali Unite (Vereenigde Oostindische Compagnie, o VOC), fondata nel 1602, che curava i commerci con l?india e l’Estremo Oriente; e la Compagnia delle Indie Orientali (WIC, 1621), che gestiva le piantagioni delle Americhe e conquistò presto il controllo di metà dell’intera tratta mondiale degli schiavi.

Nonostante il fascino di queste spedizioni e dei prodotti esotici che in patria divennero di uso comune (caffè, tè, spezie, tabacco, cotone, seta, porcellana), gran parte della ricchezza di Amsterdam continuava a essere prodotta dalla più ordinaria industria peschereccia e dal commercio europeo. Intorno al 1590 i carpentieri navali di Amsterdam introdussero il flùte (dall’olandese fluyt), un piccolo vascello da carico che poteva essere governato da 10 persone invece delle 30 richieste dalle navi di dimensioni simili: perfetto quindi per i trasporti costieri. Verso 1650 gli Olandesi possedevano una flotta mercantile d’altura più numerosa di quelle dell’Inghilterra e della Francia messe insieme e metà delle navi che coprivano le rotte tra l’Europa e l’Asia erano olandesi.

Le ragioni per cui la piccola Amsterdam abbia giocato un ruolo così rilevante sulla scena mondiale (Venezia, nel momento della sua massima potenza, non fu che un abbozzo in confronto) sembrano essere non del tutto chiare, ma furono molti i fattori che contribuirono alla sua grandezza. Sia l’Inghilterra che la Francia erano distratte da problemi interni e la Spagna era impegnata a gestire il suo fin troppo vasto impero coloniale.

Allo stesso tempo il trasporto marittimo olandese non conobbe rivali in termini di costi ed efficienza, grazie alla combinazione tra l’uso di canapa e legnami baltici poco costosi, la presenza dell’industria navale più grande d’Europa, l’abbondante disponibilità di capitali investiti da migliaia di azionisti e il basso livello dei salari dei marinai, sostenibile perché molti di essi possedevano piccoli appezzamenti coltivati a nord di Amsterdam.

L’Inghilterra, però, cominciò a risvegliarsi dal suo torpore e nel 1651 varò la prima di molte leggi sulla navigazione: le merci destinate all’Inghilterra o alle sue colonie dovevano essere trasportate da navi inglesi o dei paesi di origine delle merci. Ciò rappresentava una seria minaccia per il commercio olandese di transito, tanto che i due paesi si scontrarono in varie battaglie navali che si conclusero quasi tutte con un nulla di fatto, se si eccettua la perdita di Nuova Amsterdam subita dagli Olandesi. Luigi XIV di Francia colse l’occasione per invadere con le sue truppe i Paesi Bassi, dove occupò le province spagnole del sud e tre delle sette province repubblicane del nord nel corso di quello che passò alla storia come l’ ‘anno del disastro ‘, il 1672.

Gli Olandesi si riunirono sotto la guida dello stadholder Guglielmo III d’Oranje, che respinse i Francesi con l’aiuto dell’Austria, della Spagna e del Brandeburgo (Prussica). Politico consumato, Guglielmo III diede il suo appoggio alle fazioni protestanti inglesi in lotta contro il re cattolico Giacomo II, asservito a tutti gli effetti a Luigi XIV. Nel 1688 Guglielmo invase l’Inghilterra, dove lui e la moglie Maria Stuarda (figlia protestante di Giacomo II…) furono proclamati sovrani.

In seguito l’Inghilterra svolse un ruolo chiave nel tenere sotto controllo l’espansione francese sul continente. Per ironia della sorte, il comandante militare della Repubblica Olandese, cui in patria era stato negato il trono per l’opposizione di Amsterdam, divenne invece re in un paese straniero, garantendo così la sopravvivenza della repubblica.


1700-1814

Il declino della ricchezza

I drammatici eventi della seconda metà del XVII secolo avevano ridotto al limite le risorse della repubblica, le cui eroiche gesta navali lasciarono il posto alla pace ad ogni costo, in un misto di neutralità e corruzione. La repubblica non disponeva delle risorse umane necessarie per continuare ad affrontare di petto la Francia e l’Inghilterra, ma poteva almeno contare sul denaro di Amsterdam per tenerle lontane e assicurarsi la libertà sui mari. E il denaro divenne più importante del commercio quando i mercanti cominciarono a investire le loro ricchezze in modi più sicuri, spesso sotto forma di prestiti a governi stranieri.

Tutto questo portò a una stagnazione nel XVII secolo. Erano ormai passati i tempi gloriosi degli audaci viaggi in mare verso luoghi sconosciuti, dei nuovi insediamenti commerciali e dlle spedizioni navali contro gli Spagnoli, delle storiche conquiste in campo artistico, scientifico e tecnologico, delle pionieristiche forme di governo e finanza. Il crogiolo cosmopolita di Amsterdam, dove tutto era possibile purché si trasformasse in profitto, divenne una città letargica in cui la creazione della ricchezza dipendeva solo dai tassi d’interesse. Restava comunque la città più ricca d’Europa e i trasporti marittimi olandesi erano sempre i più convenienti, ma l’ambizione seicentesca di conquistare il mondo era ormai svanita. Porti come quelli di Londra e Amburgo divennero rivali potenti.

Il declino del commercio ridusse in miseria chi non disponeva di depositi bancari,e fra questi vi furono anche molti ebrei sfuggiti alle persecuzioni in Germania e in Polonia: tra il 1700 e il 1800 il rapporto degli ebrei rispetto al totale della popolazione di Amsterdam passò dal 3% al 10%. A completare il tutto, il XVIII portò in Europa una sorta di era glaciale in miniatura, con inverni eccezionalmente freddi, che se furono la fonte ispiratrice di vivaci dipinti con scene di pattinaggio,ostacolarono però i trasporti e provocarono gravi carestie. Gli inverni del 1740 e del 1763 furono così rigidi che ad Amsterdam vi furono casi di morte per assideramento e molti soffrirono la sete: i canali assunsero anche la funzione di fogne, mentre non giungevano più rifornimenti di acqua potabile di altra provenienza.

La classe nobile dirigente divenne sempre più corrotta ed egocentrica, con intensi scontri politici tra i patrizi, gli orangisti (monarchici) e una classe media di nuova generazione dagli ideali illuminati, i cosiddetti ‘patrioti’.
Il governo di Amsterdam appoggiò ingenuamente la guerra per l’indipendenza americana, provocando la reazione degli Inglesi, che prima bloccarono le coste olandesi e poi conquistarono gli insediamenti commerciali olandesi nel mondo. Nel 1791 la Compagnia delle Indie Occidentali chiuse i battenti, mentre la potente Compagnie delle Indie Orientali, che un tempo aveva dominato i commerci europei con l’Asia, fallì nel 1800.

I patrizi di Amsterdam si allearono infine con gli orangisti per contrastare i patrioti che, incoraggiati dall’esempio americano, avanzavano ormai le loro richieste democratiche con più insistenza che mai. Un colpo di stato organizzato dai patrioti ad Amsterdam nel 1787 fu represso dalle truppe prussiane giunse in aiuto di Guglielmo V d’Oranje. La leadership di Amsterdam sulla Repubblica Olandese era ormai tramontata. Nel 1794 le truppe rivoluzionarie francesi invasero i Paesi Bassi marciando sui fiumi ghiacciati, proprio quei fiumi che avrebbero dovuto costituire una barriera naturale. Con l’aiuto dei patrioti esiliati che li accompagnavano, i Francesi istituirono la Repubblica Batava, trasformando le frammentate ‘province unite’ in uno stato centralizzato con capitale Amsterdam.

Nel 1806 la repubblica così fondata divenne una monarchia, quando Napoleone incoronò re suo fratello Luigi Napoleone. Nel 1808 la città si inchinò al nuovo sovrano offrendogli come dimora il grande palazzo municipale di piazza Dam, simbolo della ricchezza e del potere della repubblica mercantile. Due anni dopo Napoleone destituì il fratello per la scarsa collaborazione e annesse i Paesi Bassi all’impero francese.

L’Inghilterra rispose alle conquiste napoleoniche con il blocco del continente e l’occupazione delle colonie olandesi per conto di Guglielmo V. A sua volta Napoleone proibì tutti i commerci con l’Inghilterra e cercò di rendere autosufficiente il continente, con la Francia come nucleo vitale: era il cosiddetto sistema continentale. I commerci di Amsterdam, già in declino, e l’importante industria peschereccia entrarono in una fase di stallo totale. La società olandese si dedicò quindi all’agricoltura e Amsterdam divenne sede di un mercato locale.

Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia nel 1813, le truppe francesi lasciarono Amsterdam pacificamente. Guglielmo V era morto in esilio, ma in Olanda tornò il figlio, che nel 1814 fu incoronato re. Il palazzo municipale divenne residenza del nuovo re e da allora è sempre rimasto di proprietà della dinastia d’Oranje. Gli inglesi restituirono le Indie orientali olandesi, ma tennero il Capo di Buona Speranza e Ceylon. L’economia marittima di Amsterdam si riprese solo con grande lentezza dal disastroso sistema continentale di Napoleone, mentre i mari erano ormai dominati dall’Inghilterra.


1814-1918

Nuove infrastrutture

Del nuovo regno faceva parte anche l’attuale Belgio che ottenne l’indipendenza in seguito alla guerra del 1813. Fatta eccezione per questo episodio, nella prima metà del XIX secolo Amsterdam visse un periodo di torpore. Il porto era stato trascurato e i banchi di sabbia dell’ IJ, che anche in passato erano sempre stati d’ostacolo alla navigazione, si dimostrarono un’ impedimento insormontabile per le navi moderne. Rotterdam si preparò quindi a diventare il porto più importante del paese.

La situazione cominciò a migliorare nuovamente con l’avvento del sistema ferroviario: la prima linea ferroviaria del paese, che congiungeva Amsterdam ad Haarlem, fu inaugurata nel 1839. Altri progetti per grandi infrastrutture furono finanziati dal famoso ‘sistema di coltura’ delle Indie orientali: la coltivazione forzata e su vasta scala di prodotti agricoli tropicali destinati all’esportazione sotto la supervisione del successore della VOC e della WIC, la Società Commerciale dei Paesi Bassi. Il commercio con le Indie orientali era ormai la colonna portante dell’economia di Amsterdam. Anche il Canale del Mare del Nord tra Amsterdam e IJmuiden, costruito tra il 1865 e il 1876, e successivamente il canale Mercede che sfociava nel Reno (ampliato nel Canale Amsterdam - Reno dopo la seconda guerra mondiale) consentì alla città di trarre vantaggio dalla rivoluzione industriale in atto nel paese e in Germania.

Il porto fu ampliato nella parte orientale. L’industria dei diamanti conobbe una rapida espansione in seguito alla scoperta di giacimenti in Sudafrica. Amsterdam ricominciò ad attirare immigrati e la popolazione, diminuita in epoca napoleonica, nella seconda metà del XIX secolo raddoppiò, superando entro il 1900 il traguardo del mezzo milione di abitanti. Gli speculatori si affrettarono a costruire nuovi quartieri residenziali oltre la cintura dei canali: tetri palazzoni di fattura scadente dotati a malapena delle comodità essenziali.

Nel 1889 la città fu letteralmente tagliata dal porto dall’enorme Centraal Station, costruita su un gruppo di isole artificiali nell’ IJ. Gli osservatori del tempo considerarono quest’opera come la simbolica rescissione di Amsterdam da ogni suo legame con il mare. Uno sbocco diretto sul mare non era più considerato d’importanza vitale per la sopravvivenza della città, tanto che negli ultimi anni del XIX secolo alcuni tra i principali canali (il Damrak, il Rokin, il Nieuwezijds Voorburgwal) insieme ad altri minori furono interrati, sia per ragioni igieniche (in seguito a ripetute epidemie di colera), sia per facilitare il maggior traffico stradale. Ulteriori progetti per l’interramento di altri canali furono accantonati tra crescenti critiche nei confronti dei ‘boulevard’, considerati una forma di ostentazione.

Durante la prima guerra mondiale i Paesi Bassi restarono neutrali, ma i commerci di Amsterdam con le Indie orientali risentirono dei blocchi imposti alla navigazione. Ci furono disordini per la carenza di generi alimentari , aggravata dalla presenza dei rifugiati provenienti dal Belgio, ma, tutto considerato, la situazione avrebbe potuto essere peggiore. Ci fu anche un tentativo di estendere ai Paesi Bassi le rivoluzioni socialiste della Russia e della Germania, subito represso dalle truppe lealiste.



MERCANTI E BORGOMASTRI
Durante il Secolo d’Oro di Amsterdam il governo cittadino era guidato da quattro borgomastri (burgemeesters) o sindaci, eletti per la durata di un anno. I loro poteri erano pressochè illimitati, anche se le funzioni giudiziarie erano amministrate dallo schout (sceriffo) insieme a nove schepenen (magistrati), anche loro eletti per un anno. L’elezione competeva a uno vroedschap (consiglio) di 36 burgers (cittadini), che doveva essere consultato per le questioni più importanti.

Tanto i funzionari quanto questi ‘cittadini’ provenivano quasi sempre dalle famiglie di mercanti più ricche, la cosiddetta classe patrizia, che facevano in modo di mantenere il potere attraverso la ‘cooptazione’ e il ‘nepotismo’, coltivando così una nuova aristocrazia, che era tale in tutto, tranne che nel nome. Tuttavia la divisione dei poteri e le elezioni annuali garantivano l’esistenza di un’attività politica, con coalizioni e fazioni in continuo mutamento, e il governo era probabilmente il più democratico che si potesse avere a quei tempi. L’apparato amministrativo fu inoltre estremamente efficiente e competente, almeno fino ai primi del Settecento, quando tra i funzionari di governo si diffuse una letargia politica dovuta all’esercizio interessato delle loro funzioni.
L’ordine era garantito da numerose shutterijen (milizie civili), anch’esse dominate dai patrizi. La famosa Ronda di notte di Rembrandt (nome attribuito al dipinto solo in epoca successiva a causa della sporcizia accumulatisi sulla tela) raffigura proprio una di queste milizie in pompa magna.


LA BANCA DI AMSTERDAM
Nel XVI secolo la situazione monetaria europea era nel caos. Esistevano centinaia di monete diverse coniate da stati, città e persino individui che a volte alteravano il contenuto di argento o d’oro. Avendo fondato nel 1602 la prima borsa del mondo, in cui venivano scambiate quote della Compagnia delle Indie Orientali, le autorità di Amsterdam si resero conto che per far prosperare il commercio era di vitale importanza disporre di una valuta stabile ed affidabile, e così nel 1609 costituirono la Banca di Amsterdam, con sede nelle cantine del municipio.

La banca accettava monete di qualsiasi valuta da chiunque, ne valutava il contenuto d’oro o d’argento e permetteva al depositante di prelevare l’importo corrispondente ai fiorini d’oro coniati dalla banca. Il gulden florijn – da cui derivano il termine gulden, fiorino olandese, e la sigla f o fl – aveva peso e purezza fissi e divenne subito molto richiesto in tutta Europa e in alcune zone dell’ Asia, dell’Africa e delle Americhe in quanto considerato denaro ‘vero’.
I correntisti potevano inoltre emettere assegni a fronte dei loro depositi, garantiti dallo stato, e ottenere prestiti a tassi d’interesse regolamentati. Fu così che Amsterdam cominciò ad attirare capitali da ogni dove, conservando il ruolo i centro finanziario d’Europa finché non arrivò Napoleone a rovinare tutto e Amsterdam fu soppiantata da Londra.




BIBLIOGRAFIA

Rob van Driesum e Nikki Hall, Amsterdam: la guida Lonely Planet, EDT, Cuneo 2002, pp. 6-13

    

  a cura di Chiara Tousijn, 4^ E 2002-2003

 

 

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