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CHE
COS'E' LO STATO?
a
cura di Davide Lagostena, 5^ E 2001
Si
definisce Stato – comunità l’insieme del territorio del
popolo e dell’apparato.
Lo
Stato – apparato è l’apparato che esercita il potere
politico su un determinato territorio e un determinato popolo.
Lo
stato è formato da:territorio, popolo, apparato
LO
STATO APPARATO
L’apparato statale è un entità unitaria, i funzionari dello stato
agiscono a suo nome e le loro azioni vengono imputate allo stato.
Lo
Stato è un’entità astratta, impersonale e invisibile, è un ente o
persona giuridica che ha la capacità giuridica (cioè può
essere titolare di diritti e doveri verso i cittadini o altri
stati) e la capacità di agire (quindi può compiere atti
giuridici che hanno effetti giuridici nei confronti dei cittadini
o altri stati). Poiché è un’entità impersonale non può agire
direttamente ma agisce attraverso organi, formati da persone
fisiche che agiscono in nome e per conto dello stato:
organi monocratici: formati da una sola persona fisica che può
agire da sola in nome dello stato (presidente della repubblica,
presidente del consiglio, prefetto, pretore);
organi collegiali: formati da più persone fisiche che esprimono
congiuntamente la volontà dell’organo (camera dei deputati,
consiglio dei ministri, corte costituzionale, tribunale);
organi complessi: formati da più organi (governo = presidente del
consiglio + ministri + consiglio dei ministri).
Il
potere politico è esercitato anche da persone giuridiche
pubbliche:
enti
pubblici territoriali: regioni, province, comuni
enti
pubblici non territoriali: Banca d’Italia, INPS.
Forme di potere presenti in uno stato:
potere economico:
esercitato da chi detiene le ricchezze e i mezzi di produzione;
potere spirituale:
esercitato dalle chiese per controllare comportamenti morali;
potere ideologico:
esercitato dagli intellettuali che influenzano gli altri
attraverso la formulazione di idee;
potere politico:
è diverso dagli altri perché può ricorrere all’uso della forza per
ottenere il rispetto dei propri comandi. Se i cittadini
contravvengono alle norme emanate dallo stato essi possono essere
privati con la forza della libertà o delle loro proprietà: lo
stato ha il monopolio della forza perché deve impedire ai
cittadini di usare la forza nelle loro relazioni reciproche.
Qualsiasi atto violento compiuto da un soggetto diverso dallo
stato è illegittimo, lo stato è l’unico ente che può usare
legittimamente la forza.
Lo
Stato è un apparato che ha il monopolio della forza legittima su
un dato territorio e su una data popolazione.
Lo
Stato come ente sovrano:
sovranità dello stato all’interno del proprio territorio: potere
esclusivo di usare la forza nei confronti dei cittadini. La
progressiva limitazione dei poteri dello stato ha costituito il
filo conduttore dell’evoluzione dello stato moderno:
affermazione della sovranità popolare cioè lo stato è sotto
controllo dei cittadini: il potere legislativo è affidato a
rappresentanti eletti dal popolo, che con un referendum può
decidere direttamente sulle leggi dello stato;
la
sovranità dello stato è sottoposta a norme giuridiche
(costituzione e leggi): i cittadini possono rivolgersi ai giudici
quando lo stato non rispetta le norme previste;
gli
enti territoriali svolgono funzioni di governo sui territori di
loro competenza con una certa autonomia dallo stato centrale;
sovranità dello stato all’esterno del proprio territorio: tutti
gli stati sono reciprocamente indipendenti e hanno il
diritto di impedire interventi di altri stati sul proprio
territorio quindi si ha l’uguaglianza giuridica. Il Diritto
internazionale rappresenta le norme giuridiche che regolano le
relazioni tra stati. L’aumento delle relazioni tra gli stati
implica una limitazione della sovranità (Comunità Europea: le
leggi sono efficaci negli stati membri).
IL
TERRITORIO
Lo
stato esercita la sovranità su un determinato territorio, che
comprende:
terraferma delimitata dai confini, stabiliti attraverso accordi
bilaterali tra gli stati confinanti. Se non c’è l’accordo si ha il
conflitto territoriale, che può essere risolto tramite la
trattativa, il ricorso a un giudice internazionale o la guerra;
sottosuolo fino alla profondità raggiungibile dall’uomo;
spazio atmosferico che si trova al di sopra della terraferma, lo
spazio cosmico è extraterritoriale (non appartiene a nessuno
stato);
acque territoriali che comprendono 12 miglia marine dalla costa,
oltre questo limite c’è il mare aperto su cui gli stati non
possono esercitare la propria sovranità. Qui valgono le norme del
diritto internazionale;
navi
e aerei soggetti alla sovranità dello stato di cui battono
bandiera.
All’interno del territorio di uno stato le sedi diplomatiche di
altri stati godono di una speciale immunità. Ciò significa
che lo stato ospitante non può intervenire con la forza
all’interno di tali edifici.
IL
POPOLO
Il
popolo è l’insieme di persone formato dai cittadini. La parola
"cittadino" è stata introdotta durante la rivoluzione francese in
sostituzione della parola "suddito" per sottolineare che gli
appartenenti alla comunità statale non hanno solo doveri ma anche
diritti nei confronti dello stato.
Ogni
stato stabilisce le norme in base alle quali una persona è
considerata un cittadino: può accadere che una persona abbia più
di una cittadinanza o che sia apolide (senza cittadinanza).
Il
riconoscimento della cittadinanza può basarsi su 2 criteri
opposti:
lo
jus sanguinis (diritto di sangue) dove la cittadinanza è
riconosciuta solo ai figli di cittadini, ovunque siano nati e
ovunque risiedano: cittadinanza di tipo etnico;
lo
jus soli (diritto di suolo) dove sono cittadini tutti
coloro che nascono nel territorio dello stato, indipendentemente
dalla cittadinanza dei genitori, oppure lo sono coloro che
risiedono legalmente nello stato per un certo numero di anni:
cittadinanza di tipo territoriale.
Gli
stati contemporanei adottano un sistema misto, la cittadinanza
italiana può essere acquistata:
per
nascita: se almeno un genitore ha la cittadinanza italiana;
per
matrimonio: lo straniero che sposa un cittadino italiano purché
risieda in Italia da almeno 6 mesi al momento del matrimonio,
altrimenti acquista la cittadinanza dopo 3 anni;
per
concessione: presentando la domanda al capo dello stato che può
concedere la cittadinanza con un decreto del presidente della
repubblica.
La
cittadinanza italiana può essere persa:
quando il cittadino vi rinuncia;
quando un cittadino accetta presso un governo straniero un impiego
che comporta l’obbligo di fedeltà verso di esso.
Nessuno può essere privato della cittadinanza per motivi politici
o costretto all’esilio.
L’Italia vuole impedire l’ingresso indiscriminato degli stranieri
e garantire a coloro che vivono e lavorano legalmente nel nostro
paese i diritti fondamentali e i servizi essenziali. La legge
distingue 2 tipi di stranieri:
cittadini dei paesi
aderenti all’Unione europea
che in base al trattato di Maastricht del 1993 godono della
condizione di cittadini europei e quindi possono soggiornare e
circolare liberamente in qualsiasi stato dell’UE. Secondo la legge
39/1990 un cittadino europeo può circolare liberamente negli stati
dell’UE con carta di identità o passaporto per 3 mesi, si può
restare per altri 90 giorni dimostrando di essere in cerca di un
lavoro. Dopo questo periodo è obbligatorio chiedere al comune la
carta di soggiorno.
cittadini
extracomunitari
provenienti da paesi esterni all’UE. Secondo la legge 39/1990 il
governo è tenuto a fissare ogni anno il numero di stranieri cui è
consentito l’ingresso in Italia. Devono essere respinti gli
stranieri che, pur provvisti di un visto di ingresso, sono
sprovvisti di mezzi di sostentamento o non dimostrano di avere già
un lavoro in Italia.
Gli
stranieri che si trovano in Italia godono dei diritti fondamentali
dell’uomo. Una volta entrato in Italia lo straniero deve ottenere
un permesso di soggiorno valido per 2 anni e rinnovabile.
Chi ne è sprovvisto o ha il permesso scaduto è espulso
dall’Italia. I cittadini italiani hanno in più specifici doveri e
specifici diritti.
Diritto di asilo: lo straniero al quale sia impedito nel suo paese
l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla
costituzione italiana ha il diritto di essere accolto in Italia.
LA
COSTITUZIONE
La
Costituzione è la legge fondamentale dello stato ed è l’insieme
dei principi fondamentali che stanno alla base dell’ordinamento
giuridico dello stato. In Italia entrò in vigore il 1 gennaio
1948.
Lo
stato moderno è caratterizzato dal passaggio dallo stato assoluto
(in cui il potere del sovrano è giuridicamente illimitato) allo
stato costituzionale (la sovranità è sottoposta ai principi
fissati nella costituzione). Scopo della costituzione è di
proclamare solennemente i diritti inviolabili dei cittadini e di
porre un limite invalicabile ai poteri dello stato.
La
Gran Bretagna fa eccezione: il passaggio da stato assoluto a stato
liberale è avvenuto in modo graduale e in anticipo rispetto agli
altri paesi, non è mai stata emanata una costituzione scritta.
Oggi le norme costituzionali non sono contenute in un unico
documento ma in varie leggi emanate in diversi periodi storici,
tra le quali norme consuetudinarie. La caratteristica degli stati
contemporanei è quella di avere una costituzione scritta.
Le
costituzioni sono testi brevi: contengono solo le
disposizioni di carattere generale, le leggi ordinarie fissano
norme più particolareggiate.
Costituzione italiana = 139 articoli
codice civile = 3000
codice penale = 700.
Le
costituzioni regolano 2 questioni:
rapporti tra lo stato
e la società civile:
libertà dei cittadini e poteri di intervento dello stato nella
società à Parte I: diritti e doveri dei cittadini,
organizzazione interna
dello stato:
organi dello stato e i loro rapporti specifici à Parte II:
ordinamento della repubblica.
Le
leggi ordinarie non possono contenere disposizioni contrastanti
con le norme costituzionali: sono sottoposte a un controllo di
costituzionalità affidato a giudici ordinari (USA) o mediante
la corte costituzionale (Europa).
Lo
stato moderno è stato di diritto: il potere politico e
amministrativo non può essere esercitato in modo arbitrario ma
deve seguire le norme della costituzione e delle altre leggi.
Principio di legalità: tutti gli organi dello stato possono
esercitare i loro poteri nei limiti stabiliti dalle leggi e
rispettando i diritti dei cittadini che le leggi prevedono. Lo
stato non ha solo poteri ma anche doveri rispetto ai
cittadini, i cittadini hanno il dovere di obbedire alle leggi e il
diritto di pretendere che lo stato agisca secondo la legge. Per
realizzare questo principio:
esistenza di complessi sistemi di controllo tra gli apparati dello
stato
esistenza di giudici indipendenti a cui i cittadini si possono
rivolgere contro lo stato.
Differenze tra 1800 e 1900:
Costituzioni brevi = costituzioni liberali del 1800 con un
contenuto ristretto: elenco sintetico delle fondamentali libertà
dei cittadini e affidamento del potere legislativo a un parlamento
elettivo.
Costituzioni lunghe = costituzioni del 1900, ampliamento dei
compiti dello stato,
Ogni
costituzione è superiore alle altre leggi in quanto è legge
fondamentale dello stato. Le costituzioni liberali del 1800 erano
flessibili: le norme, infatti, potevano essere modificate dal
parlamento con leggi ordinarie (lo Statuto Albertino fu manomesso
da leggi speciali emanate dal regime fascista senza che fosse
necessario dichiararlo decaduto).
Le
costituzioni del 1900 sono rigide, sono poste al di sopra di tutte
le altre norme dell’ordinamento giuridico e possono essere
modificate solo attraverso una particolare procedura più lunga e
complessa di quella per l’approvazione di leggi ordinarie.
Costituzioni concesse dall’alto: sono costituzioni liberali del
1800 emanate dai sovrani per rispondere a pressioni popolari:
rinuncia al potere assoluto, riconoscimento dei diritti dei
cittadini e della sovranità del parlamento (Statuto Albertino).
Costituzioni deliberate dal basso in seguito a un mutamento del
regime politico o alla conquista dell’indipendenza: le nuove forze
politiche convocano un’Assemblea Costituente, formata da
rappresentanti eletti dal popolo con il compito di redigere la
nuova costituzione.
LE
FORME DI STATO E DI GOVERNO
LO
STATO ASSOLUTO
Il
potere del sovrano è illimitato: egli è al di sopra delle leggi e
non riconosce nessuna forma di controllo dal basso.
Giustificazione: la sovranità come potere supremo è l’espressione
della volontà divina, funzione terrena per garantire l’ordine, la
sicurezza, la pace.
Lo
stato assoluto vuole controllare il potere politico ma non è
interessato a ingerirsi negli affari privati dei cittadini: si
forma la distinzione tra apparato statale e società
civile. Il re detiene il potere politico e la borghesia
detiene quello economico.
Modelli di stato assoluto: 1600-1700 in Francia e Spagna il potere
si concentra in modo esclusivo nelle mani del sovrano, in
Inghilterra la nobiltà ha maggiore autonomia rispetto alla corona
e la borghesia si rafforza più rapidamente. Alla fine del 1600 in
Inghilterra lo stato si avvia a un regime liberale.
Progressivamente avviene la separazione tra patrimonio del re e
patrimonio dello stato: lo stato comincia a configurarsi come
un’entità impersonale. Nella seconda metà del 1700 nasce il
dispotismo illuminato (Austria e Prussia) dove la finalità dello
stato consiste nel promuovere il proprio benessere attraverso
riforme varate dall’alto: il potere assoluto del re è al servizio
dello stato.
LO
STATO LIBERALE
Crisi dello stato assoluto:
1640-1689 rivoluzione inglese
1776-1783 rivoluzione americana
1789
rivoluzione francese
nascita
di uno stato plasmato sugli interessi della borghesia, stato
liberale, che dura fino al primo 1900.
È
uno stato costituzionale poiché il potere politico è sottoposto a
una costituzione che stabilisce i diritti dei cittadini.
Separazione dei poteri per garantire che i diritti dei cittadini
vengano rispettati:
potere esecutivo:
nelle mani del re o di un governo da lui designato,
potere legislativo:
nelle mani del parlamento, formato da una camera alta
(aristocrazia, membri nominati dal re o che vi accedono per via
ereditaria) e una camera bassa (borghesia, membri eletti da quella
frazione del popolo che poteva votare),
potere giudiziario:
affidato a giudici indipendenti dagli altri 2 poteri..
Base
sociale ristretta: il suffragio è limitato in base al censo. Lo
stato liberale è elitario cioè è retto da una piccola
minoranza ma, mentre nello stato assoluto i privilegi erano
ereditari, nello stato liberale si fondano sulla ricchezza e
nessuno è escluso a priori: la borghesia non è una classe chiusa
come la nobiltà, ma chiunque è libero di accedervi accumulando la
ricchezza.
È
uno stato limitato poiché i suoi compiti consistono
nell’assicurare che le relazioni tra i cittadini si svolgano
nell’ordine, nella sicurezza e nel rispetto delle libertà altrui.
Lo stato non si propone di correggere le disuguaglianze sociali o
di aiutare i più deboli: adozione di una politica liberista
fondata sul laissez-faire (lo stato non deve intervenire
nella sfera produttiva, commerciale e finanziaria).
Crisi dello stato liberale è dovuta alla formazione della classe
operaia. Gli operai sono riconosciuti come cittadini liberi ma
sono di fatto privati di qualsiasi diritto effettivo, subendo
pesanti condizioni di lavoro. Nella seconda metà del 1800
movimento operaio: gli operai si battono per ottenere migliori
condizioni salariali e di lavoro e reclamano una diversa
organizzazione dello stato basata su idee socialiste. Di fronte
alle lotte operaie gli stati liberali rispondono:
con
la repressione
con
concessioni a favore delle classi subalterne.
Alla
fine della prima guerra mondiale crisi dello stato liberale:
stato fascista: la borghesia cerca di mantenere la propria
egemonia favorendo la nascita di un regime autoritario, in cui
sono eliminate le fondamentali libertà civili e politiche;
stato socialista: i partiti della classe operaia conquistano il
potere;
stato democratico: compromesso tra valori liberali e socialisti.
LO
STATO FASCISTA
Nasce come reazione delle classi dominanti contro le conquiste
politiche degli operai.
È un
regime autoritario dittatoriale che impone con la forza l’ordine e
la disciplina ed elimina i conflitti sociali.
Abolizione delle libertà civili e politiche: le elezioni sono
soppresse, divieto di sciopero e di organizzazione sindacale,
libertà di opinione limitata, repressione contro il dissenso.
Restano le libertà economiche e il diritto di proprietà privata.
Il
potere politico è concentrato nel governo, in cui spicca la figura
del duce. Il parlamento se rimane in vita perde il carattere
elettivo e si limita a ratificare le decisioni del governo.
Repressione contro gli avversari politici, partito unico.
Si
definisce stato totalitario lo stato che domina la società civile
e tenta di controllarne ogni manifestazione. Per rendere unita la
popolazione il regime fascista ricorre allo spirito patriottico e
nazionalistico (militarismo).
Alla
fine della seconda guerra mondiale il fascismo si conclude in
Italia e in Germania, ma fino al 1970 si protrae in Spagna e
Portogallo.
LO
STATO SOCIALISTA
La
struttura dello stato socialista deriva dal pensiero socialista
elaborato da Marx nel 1800.
Il
pensiero di Marx aveva come obbiettivo il raggiungimento
dell’eguaglianza economico – sociale. Tappe:
Critica della società liberale: la sua base economica è costituita
dal sistema di produzione capitalistico nel quale ci sono 2 classi
sociali in conflitto:
borghesia
= proprietari dei mezzi di produzione che si appropriano della
ricchezza prodotta dagli operai e la usano per aumentare il loro
capitale e il loro potere;
proletariato
= salariati che non hanno mezzi propri di sussistenza e sono
costretti a vendere la forza – lavoro alla borghesia.
à la
libertà riguarda solo i capitalisti, finché ci sono differenze di
classe l’uguaglianza sarà solo formale.
Lotta fra le classi: rafforzamento del proletariato con la
conseguente distruzione del modo di produzione capitalistico. Si
ha la nascita di una società senza classi (senza sfruttamento) in
cui la proprietà privata è abolita e i mezzi di produzione
appartengono alla collettività, che li gestisce nell’interesse di
tutti. Questo processo sarà possibile quando il proletariato
riuscirà a conquistare il potere politico e ad appropriarsi dei
mezzi di produzione.
La
rivoluzione operaia dovrà essere seguita da un periodo transitorio
di dittatura del proletariato per consolidare il nuovo assetto
sociale e impedire alla borghesia di riemergere. L’abolizione
delle classi spegnerà i conflitti sociali e il ricorso alla forza
non sarà più necessario, alla fine lo stato tenderà ad
estinguersi.
Risultato: società comunista con l’eguaglianza economica e
sociale.
Le
idee socialiste sono state messe in pratica per la prima volta in
seguito alla rivoluzione russa del 1917 che ha dato vita all’URSS
(unione delle repubbliche socialiste sovietiche). Dopo la seconda
guerra mondiale il modello socialista è stato esteso all’Europa
orientale.
Economia collettivista: i mezzi di produzione appartengono allo
stato, pianificazione centrale in cui lo stato fissa gli
obbiettivi produttivi a cui le singole unità si devono attenere.
È un
regime totalitario: lo stato interviene al massimo sulla società
civile per assicurare uno sviluppo equilibrato dell’economia e
impedire l’insorgere di ceti privilegiati.
Formalmente è la diretta espressione del popolo (dei lavoratori),
il popolo sceglie i suoi rappresentanti che hanno potere
legislativo ma il partito comunista è l’unico partito
ammesso: c’è un’unica lista dei candidati scelti dal partito.
Le
libertà civili sono assicurate solo se esercitate conformemente
agli interessi dei lavoratori e allo scopo di consolidare il
regime socialista che reprima ogni forma di dissenso.
Verso il 1990 crollo degli stati socialisti in Europa a causa di:
inefficienza economica, mancanza di libertà politica.
1985
azione riformatrice intrapresa da Gorbaciov in Urss: introduzione
di forme di pluralismo, libertà di opinione e di iniziativa
economica privata.
1989
iniziative popolari nell’est Europa: abbattimento del muro di
Berlino e fine dei regimi comunisti.
1991
smembramento dell’URSS.
I
paesi comunisti si stanno avviando verso lo stato democratico ma
la scomparsa dell’URSS ha alimentato conflitti etnici.
LO
STATO DEMOCRATICO
Deriva dallo stato liberale ed è la forma di stato tipica dei
paesi industrializzati: Nord-America, Europa, Giappone.
Compromesso tra le
classi sociali:
a differenza dello stato liberale le classi popolari godono dei
diritti politici e partecipano alla vita dello stato; a differenza
dello stato socialista c’è la libertà di iniziativa economica e i
mezzi di produzione sono nelle mani della borghesia. La
Costituzione è il patto tra forze politiche e sociali diverse.
Suffragio universale: tutti gli uomini e le donne adulti hanno il
diritto di votare e essere eletti. Il parlamento è elettivo. Il
Metodo democratico implica il fatto che le decisioni politiche
vengono prese a maggioranza e hanno valore per tutti, la
minoranza deve rispettare le decisioni della maggioranza ma ha il
diritto di esprimere pubblicamente il suo dissenso e ha la
possibilità di diventare a sua volta maggioranza (alternanza del
potere).
Pluralismo per favorire l’esistenza di una pluralità di interessi.
I
numerosi elettori sono rappresentati dai partiti politici.Lo
stato democratico diventa uno stato di partiti.
Il
singolo cittadino per far valere i propri diritti e interessi si
avvale delle organizzazioni. Per il principio pluralista spesso le
organizzazioni sono in concorrenza tra di loro. Le decisioni
politiche sono il risultato del patteggiamento e dello scontro tra
le diverse organizzazioni.
Ampliamento dei compiti dello stato: garantisce l’ordine e il
rispetto delle leggi e interviene attivamente in campo sociale ed
economico (stato interventista o assistenziale o sociale o welfare
state).
Cause:
avanzata delle classi popolari: lo stato ha il compito di
correggere le diseguaglianze sociali a favore dei più deboli;
crisi economiche hanno dimostrato che il mercato non è in grado di
trovare spontaneamente il proprio equilibrio.
Lo
stato democratico è un sistema a economia mista cioè è a metà
strada tra lo stato liberale e lo stato socialista: accanto
all’economia privata libera esiste un’economia pubblica gestita
dallo stato.
Crisi dello stato sociale a partire dal 1970 a causa
dell’espansione dei compiti dello stato. Necessità di arginare
l’allargamento dei compiti statali, di frenare l’espansione della
spesa pubblica e di lasciare più autonomia all’iniziativa privata.
Il
potere politico non è concentrato in un’unica sede ma è
distribuito tra diversi organi, nessuno dei quali può dominare
sugli altri. Montesquieu osservò che in Inghilterra, in seguito
alla rivoluzione del 1688, la sovranità dello stato non era più
concentrata nelle mani del re ma era suddivisa in 3 poteri. Finché
le 3 funzioni fanno capo a un’unica autorità non ci può essere
alcuna garanzia che lo stato rispetti i diritti dei cittadini: La
teoria della separazione dei poteri serve a limitare la sovranità
dello stato e garantire i diritti dei cittadini:
funzione legislativa
= fare le leggi a cui tutti si devono attenere;
funzione esecutiva
=
realizzare i fini dello stato entro i limiti stabiliti dalla
legge;
funzione giudiziaria
=
risolvere le controversie tra i cittadini in base alla legge e
giudicare le violazioni della legge.
a cura di Davide Lagostena, 5^ E 2001
copyright
by Ernesto Riva
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