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L’EVOLUZIONE DELLA SPADA
Le origini di questa arma si perdono nella notte dei tempi, il
Crollalanza (nella Enciclopedia Araldico-Cavalleresca) ne
attribuisce l'invenzione a Tubal Kain figlio di Lamek e di Silla,
discendente di Caino considerato nella Genesi (4,17) come "il
fabbro, padre di tutti i lavoratori del rame e del ferro".
Il perfezionamento della spada è cresciuto assieme all' uomo: la
vediamo, man mano che la Storia avanza, migliorare di precisione,
dalle rozze prime spade di bronzo al grande sviluppo di quelle della
civiltà minoico-micenea, note per la loro bellezza e perfezione
nella cesellatura e nell'ornamento. Lo studioso di armi antiche
Ewart Oakeshott (punto di riferimento per molti attuali produttori)
ritiene che le prime spade siano comparse tra il 1500 e il 1100 a.c.
nella Creta minoica derivate direttamente dai pugnali di tipo litico
(in pietra) ed erano realizzate in bronzo grazie al quale potevano
raggiungere la lunghezza di 90 cm.
Lo storico Polibio racconta come i Galli, armati di lunghe spade di
ferro dolce, spesso dovevano allontanarsi dal campo di battaglia per
addrizzare le deboli lame delle loro spade.
Con l'Età del Ferro vengono alla luce armi più resistenti, dalla
machaera greca (utilizzata ai tempi di Alessandro Magno) al gladio
romano, una tozza arma già in uso presso molti popoli italici.
L'importanza maggiore, però, è forse rivestita dalle spade
vichinghe, e successivamente medievali, con cui i forgiatori si
sbizzarrirono fondendone di forme e grandezze svariate: dalla spada
a una mano, alla spada a due mani, agli enormi spadoni da cerimonia
alti più di un uomo che potevano giungere a pesi elevatissimi di
circa 70 chilogrammi.
La crescita della spada, sia in qualità che in dimensioni, è proprio
durante il Medioevo, quando fanno la loro apparizione le spade
burgunde e quelle carolinge, cioè a forma di croce, fino alla
nascita, con il Rinascimento, dello stocco, dello spiedo (o spada da
caccia) e delle sofisticate e veloci strisce spagnole, francesi e
italiane forgiate con acciaio elastico.
Di gusto particolare sono le spade da ornamento, come le
decoratissime daghe “cinquedea” (tipica spada corta dei secoli XV e
XVI, così chiamata per la larghezza della lama che misurava nella
parte prossima all'elsa cinque dita) che nel secolo XVI vennero
usate in particolar modo dai signorotti, poiché erano riccamente
adornate con disegni e fregi, spesso in oro, e più che per
combattere venivano adoperate per mostrare il lusso e la classe
sociale dei loro possessori, spesso accompagnate da boccoliere. Per
tale motivo il loro peso, eccessivo rispetto alle altre spade da
combattimento o da duello, rivestiva un'importanza secondaria,
sebbene venissero dotate di diverse scanalature sulla lama (gli
sgusci) per renderle più leggere.
Vediamo ora, singolarmente, le varie parti della spada carolingia.
Impugnatura
E’ costituita dal codolo, su cui venivano incastrati il pomolo, il
manico e l'elsa, il tutto bloccato dal bottone.
Codolo
Il codolo è la parte interna dell'impugnatura ed è un prolungamento
della lama prodotto in un'unica fusione dove poi vengono fissati
l'elsa, il manico ed il pomolo.
Le prime spade in realtà ne erano prive e l'impugnatura veniva
fissata alla lama tramite due o più perni. Ciò causava un'eccessiva
sensibilità ai colpi laterali, motivo per cui venne allungata la
lama, offrendo così una maggiore resistenza.
Pomolo (o pomo)
Il pomolo è la parte terminale dell'impugnatura, generalmente più
largo di questa per impedire che l'arma sfugga di mano. In realtà la
vera parte terminale della spada è il bottone, il cui compito è di
tenere fermo il pomolo sull'impugnatura. Il bottone generalmente è
un prolungamento del codolo che viene ribattuto per incastrarlo sul
pomolo fungendo così da fermo.
Anche il pomolo, come tutta la spada, ha subito cambiamenti e
miglioramenti nel corso della Storia, passando dalle forme sferiche
a quelle tondeggianti e appiattite, oppure sfaccettate come un
diamante con una o più punte, utili al Guerriero per infliggere
colpi, a volte letali.
Il compito del pomolo è anche quello di equilibrare il peso della
lama. Una spada bene equilibrata risulterà infatti più maneggevole,
quindi più veloce, di una che presenta uno squilibrio.
Manico
Il manico è la porzione dell'impugnatura con cui viene
effettivamente afferrata la spada. Può essere di diversi materiali:
le spade più antiche avevano il manico in legno, in osso, in corno,
a volte ricoperto con pelle conciata. Successivamente troviamo
manici anche in cuoio, ferro, ottone e, a volte, di materiali
preziosi come l'avorio, usato principalmente per le spade da
cerimonia, spesso arricchite anche con pietre e metalli preziosi,
mentre una spada da combattimento doveva necessariamente avere un
manico robusto e coperto con materiale non scivoloso.
Il manico può essere di diverse misure a seconda che l'arma venga
impugnata con una o due mani (alcune, come gli spadoni da carroccio
potevano avere manici lunghi anche sessanta centimetri).
Le spade più antiche possedevano il manico a una mano. Fu nel
periodo medievale, in particolare dal XV secolo, che le esigenze di
combattimento richiesero spadoni più pesanti, che potessero essere
impugnati con entrambe le mani. Ciò può apparire un controsenso,
poiché una spada leggera può facilmente avere la meglio su una
pesante, grazie alla velocità con cui viene maneggiata, ma in
battaglia, contro le corazze, era lo spadone ad essere veramente
efficace.
Successivamente, sempre durante il Medioevo, nacque la spada a una
mano e mezza, adatta sia per il combattimento a terra che per quello
a cavallo, mentre la spada a due mani, a causa del suo peso, veniva
usata solo per combattimenti a terra. La spada con il manico a una
mano, specialmente quella a lama corta, non è mai stata abbandonata,
proprio per la sua velocità di movimento, comoda per i combattimenti
ravvicinati.
Elsa (o elso o paracolpi)
Le prime spade non possedevano l'elsa. Essa è stata aggiunta solo in
seguito per riparare la mano dalla lama dell'avversario.
Inizialmente questa parte era costituita da una semplice barra di
ferro posta perpendicolarmente alla lama. Nel tempo questa assunse
forme complesse e di tale fattezza e robustezza che poteva essere
usata non solo per bloccare la lama dell'avversario e mantenerla
ferma, ma anche per spezzarla (come per la spada del Cid Campeador).
Spesso l'elsa veniva fusa in forme dì animali o personaggi
mitologici (come il drago): questo era previsto principalmente sulle
spade degli ufficiali, o sulle spade che avevano il compito di
simboleggiare la forza di chi le possedeva, in particolar modo i
nobili e i regnanti.
Tallone
Il tallone è quella rondella posta tra l'elsa e la lama.
Lama
La lama può essere di infinite forme e grandezze: corta e larga
(daga), di forma triangolare (spada italica), o diritta ma lunga
(spada medievale), infatti esistono spade con lame che possono avere
una lunghezza di 45-50 centimetri (un esempio sono le daghe
cinquedea), spade a due mani che possedevano una lama lunga circa
125-135 centimetri, fino ai grossi spadoni da carroccio che
raggiungevano i 150-180 centimetri e che erano senza punta, poiché
utilizzati tipo mannaie dell'alto del carroccio.
Le lame, naturalmente, hanno subìto varie modifiche: i metalli
teneri delle prime spade vennero sostituiti con il ferro, rendendole
molto più robuste, sebbene più pesanti, e le tecniche per forgiare,
con il trascorrere dei secoli, sono passate dal produrre lame
attraverso il metallo fuso colato negli stampi, all'utilizzo delle
lame stratificate, formate cioè da strati di sottili lamine in
acciaio, ripiegate su se stesse assieme a ferro dolce, e battute
ancora incandescenti, in modo da generare lame leggere, flessibili e
più robuste di quelle di metallo colato. Secondo alcune tradizioni,
questo tipo di lavorazione del metallo è stato importato in Europa
dai cavalieri dell'Ordine del Tempio, che l'avevano appresa, a loro
volta, dal popolo arabo.
La lama è suddivisa in tre parti principali più una, in base alla
resistenza: la parte più vicina al manico è chiamata forte, la parte
centrale è chiamata medio, la parte più distante è chiamata debole.
La quarta parte è quella finale, detta punta.
Sul bordo della lama c'è il filo (nella spada carolingia ce ne sono
due, detti filo vero (dritto) e filo falso, motivo per cui viene
chiamata spada a due lame, o a due tagli). Spesso nella parte
centrale, specialmente nelle spade pesanti, è presente lo sguscio,
una scanalatura al centro della lama, erroneamente chiamato
“scolasangue” poiché si credeva che la sua funzione fosse quella di
favorire la fuoriuscita di sangue dalla ferita inferta. In realtà il
canale serviva a dare leggerezza all'arma, senza intaccarne la
robustezza, in modo da renderla più maneggevole e veloce.
OMISSIS...
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