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IL SESSANTOTTO
DA BERKELEY A TOKYO:
I LUOGHI DELLA CONTESTAZIONE
a
cura di Federica Ciracì 5^ E 2001
Scoppiata nei campus
americani, la rivolta studentesca si estende a livello
internazionale nel 1968, sullo sfondo della crisi delle
università. Al di là dei contesti nazionali,il denominatore comune
è costituito dalla lotta contro la guerra del Vietnam.
Del 1968,un anno così
carico di eventi in tutto il mondo, sono rimaste alcuni immagini
forti,che mostrano la rivolta degli studenti: le università di
Berkeley e della Colombia in lotta contro la guerra del Vietnam,le
sommosse provocate a Berlino dal tentato omicidio di Rudy Dutschke,l’occupazione
della Sorbona. Si tratta di ricordi simbolici di un mondo che
emerge di fronte a una giovinezza con preoccupazioni comuni, da
Berkeley a Berlino passando per Nanterre, Londra,Tokyo, oppure
Madrid,Varsavia,Belgrado e Praga o piuttosto di immagini mitiche
che nel momento stesso in cui raccontano la realtà che nascondono
una parte? Si tratta di capire se le turbolenze del 1968 siano
l’espressione di aspettative e ribellioni condivise da una
generazione nata nell’immediato dopoguerra,o se gli eventi di
quell’anno non rappresentino altro che il risultato
dell’incontro,promosso da una generazione, di diversi movimenti
nazionali con radici e tempi distinti.
La risposta non può
certo essere netta. Certamente,il carattere simultaneo delle
agitazioni studentesche del 1968 nel mondo appare chiaro e venne
subito rilevato dagli osservatori dell’epoca. E’ inoltre evidente
che ci sono somiglianze nella forma e nei contenuti delle
rivolte,che l’opposizione alla guerra del Vietnam costituisce un
sottofondo condiviso in modo piuttosto ampio e che fra i vari
paesi si stabiliscono legami di solidarietà. E non si può certo
negare che il 1968 registri la comparsa nei paesi industrializzati
di un nuovo attore sociale che ha raggiunto ormai dimensioni di
massa,il mondo studentesco. Nel marzo di quell’anno il quotidiano
"Le Monde",con il titolo L’agitazione studentesca nel mondo,descriveva
la lunga serie di manifestazioni, scontri fra studenti e
polizia,occupazioni di sedi universitarie;pochi giorni prima, da
quelle stesse colonne,il sociologo Alan Touraine si era chiesto:"I
movimenti di Berlino e di Nantere,di Praga e di Trento non sono
forse i segni premonitori di una critica e di una contestazione
intellettuale e pratica della società dominata dalle grandi
organizzazioni e dall’apparato statale,una spia di nuove forme di
dominio e di nuovi conflitti sociali?". L’anno prima a proposito
della Repubblica Federale Tedesca, Jurgen Habermas aveva notato
che"per la prima volta nella storia"gli studenti svolgevano"un
ruolo politico che bisogna prendere sul serio". Tuttavia,è anche
vero che i disordini e le contestazioni che nel 1968 investono il
mondo universitario rinviano a contesti sociali e politici diversi
e,visti retrospettivamente, appaiono ancor più chiaramente sia
come il canto del cigno di movimenti nati ben prima, che come il
punto di partenza di agitazioni sociali più ampie e di future
trasformazioni.
LA GENESI DEL 1968: UN
MOSAICO DI ISPIRAZIONI
All’origine del ’68
non ci sono profeti. Tuttavia da un paese all’altro, le rivolte
studentesche mostrano ispirazioni comuni, che favoriscono
l’emergere di nuove tematiche politiche, la richiesta di
democrazia diretta e l’affermazione delle correnti di estrema
sinistra.
I movimenti che
sorgono nel 1968 nei principali paesi industrializzati
obbediscono, nonostante alcune convergenze a logiche spesso
diverse, che si riallacciano agli specifici contesti nazionali.
Sono almeno tre i fattori comuni ai movimenti del 1968 che vanno
messi in rilievo: l’emergere di nuovo tematiche politiche, la
sfiducia verso la delega di potere e l’influenza delle correnti di
estrema sinistra.
Nuove tematiche
politiche
Nelle utopie elaborate
nel corso dei dibattiti e nei consueti confronti di idee che
caratterizzano le assemblee, compaiono allo stesso tempo
riferimenti alla tradizioni rivoluzionari del movimento operaio e
idee dal carattere profondamente innovatore,in alcuni casi appena
abbozzate, in altri in forme più elaborate. Il concetto di
imperialismo, articolato secondo sfumature che variano a seconda
delle ispirazioni ideologiche, fa parte delle tematiche comuni
dell’epoca; al concetto vengono associati l’ingerenza e
l’intervento militare nei paesi del Terzo Mondo e la corsa ai più
sofisticati armamenti, che produce un rischio permanete di
conflitto mondiale. I movimenti studenteschi, portatori di valori
pacifisti e sensibili alla condizione dei paesi poveri, dichiarano
una radicale ostilità all’imperialismo. Spesso si è individuato in
Herbert Marcuse, il filosofo di origine tedesca che insegnava
negli Stati Uniti, l’ispiratore delle rivolte studentesche; tale
giudizio non ha tuttavia un reale fondamento, in quanto gli
scritti di Marcuse erano più o meno sconosciuti al pubblico
studentesco europeo. Nella sua analisi delle contraddizioni della
società, egli parte dalla constatazione che il capitalismo ha
raggiunto uno stadio di sviluppo che lo spinge a creare
incessantemente nuovi bisogni. Questi meccanismi di
condizionamento psicologico tendono a imporre nuove forme di
alienazione, modellando in maniera conformistica le mentalità, in
servizio dell’apparato produttivo. L’uomo può affrancarsi da tale
sistema se non per mezzo di tale rivoluzione. Questa non può
limitare i propri obbiettivi al quadro giuridico dei rapporti di
produzione, ma deve piuttosto porre fine a una repressione
multiforme liberando l’uomo dai vincoli artificiali imposti dal
sistema produttivo. La grande concordanza fra gli apporti di
Marcuse e il repertorio politico del movimento del 1968 si
definisce attorno a vari temi principali: quello della società dei
consumi, con la critica dei meccanismi di manipolazione messi in
atto dalla pubblicità e da i media, quello di una rivoluzione che
fa appello nello stesso tempo al sovvertimento delle strutture
sociali e allo sforzo di ogni individuo per riconsiderare in tutte
le dimensioni le proprie scelte di vita. E’in parte per questo che
, a posteriori, Marcuse è stato considerato il profeta dei
movimenti del ’68. In realtà, ci sono altri influssi che hanno
concorso alla formulazione di una atmosfera di contestazione. Fra
questi c’è l’Internazionale situazionista, che deve la sua fortuna
alla diffusione estremamente rapida e ampia delle sue analisi e
delle sue formule, con le quali incide sui movimenti studenteschi
in Europa occidentale. I situazionisti si svolgono un’analisi
della condizione studentesca, ricollegandosi alla trama essenziale
della loro visione del mondo; la società è definita come
mercantile e spettacolare.
La sfiducia verso la
delega
Un accento liberatorio
risuona nella maggior parte dei movimenti del ’68. Al di là
dell’influenza anarchica vera e propria, esso rivela la
particolare natura dei gruppi sociali coinvolti nel conflitto, e
il carattere vulcanico e spontaneo delle mobilitazioni.
L’identificazione con dei leader è contrastata dal sentimento di
appartenenza e un collettivo egualitario, all’interno del quale
prendere la parola è una facoltà liberamente distribuita. Il
modello è tuttavia di difficile applicazione. L’esperienza
accumulata dai militanti politici in compiti tecnici, la loro
padronanza di sé quando si esprimono in pubblico, la loro
famigliarità con il discorso politico e ideologico, creano
inevitabili disuguaglianze, a vantaggio delle minoranze
politicizzate. Al contrario, laddove i gruppi politici, definiti
"gruppuscoli ", sono numerosi e in concorrenza fra loro, come in
Francia e in Italia, i portavoce del movimento vengono reclutati
prevalentemente al suo esterno. Fra le figure che incarnano questi
due tipi di situazioni emerge il nome di Daniel Cohn-Bendit,
ventunenne, nato in Francia da genitori ebrei tedeschi rifugiati.
Studente in sociologia all’università di Nanterre, è in stretto
contatto con gli studenti della SDS di Francoforte. E’ uno dei
fondatori del Movimento del 22 marzo. Egli acquisisce, grazie al
suo senso della provocazione e in seguito alle diverse misure
repressive alle quali viene sottoposto, una notorietà che lo
trasformerà nel portavoce privilegiato del Maggio francese
studentesco.La legittimità da lui acquistata scaturisce dalla
debolezza delle organizzazioni sindacali degli studenti e degli
insegnanti superiori,l’UNEF e lo SNESup,costretti per mantenere il
loro ruolo ad appellarsi ai rappresentanti del movimento spontaneo
della base. In questo contesto le risorse personali di Cohn-Bendit,
la sua vivacità, la sua combattività, il suo senso delle formule e
il legame con il movimento degli studenti tedeschi hanno
certamente il loro peso.
L’influenza delle
correnti di estrema sinistra
Le correnti di estrema
sinistra conoscono nel ’68 un intenso sviluppo,che rende
estremamente inquieti laddove esistono,i partiti comunisti
tradizionali e irrita quelli socialisti e progressisti. Queste
correnti anarchiche,trotzkiste e maoiste si presentano allo stesso
tempo e in modi diversi da paese a paese sotto forma di piccoli
partiti e gruppi o di correnti in formazioni pluraliste più ampie.
Nonostante le loro divergenze dottrinali, i militanti di sinistra
sono consapevoli di essere parte in causa di uno stesso movimento
rivoluzionario.
Quando si evocano i gruppi di estrema sinistra, il riferimento è
in primo luogo alle correnti più strutturate come trotzkismo e il
maoismo. Qualche anno prima del 1968, nella maggior parte dei
paesi occidentali fanno la loro comparsa, anche piccoli gruppi
marxisti-leninisti,usciti dai partiti comunisti ortodossi e dalle
loro organizzazioni giovanili, che si richiamano alla rivoluzione
culturale cinese e che verranno definiti (o si autodefiniranno)"
maoisti". Tale rivoluzione culturale, con la sua forza, con la sua
capacità di mettere in azioni milioni di giovani,è in primo luogo
di studenti, affascina molti studenti e intellettuali occidentali,
che ne danno una lettura da un’angolazione del tutto particolare,
fondata sulle affinità con le loro stesse aspirazioni di rivolta.
Il sostegno fornito dalla Cina ai movimenti di liberazione
nazionale e il suo impegno anti-imperialista contribuiscono a
rafforzare l’aura del maoismo. La specialità dell’Italia, anche in
questo caso rinvia il carattere esplosivo e frammentato qui
assunto dalla genesi dei movimenti di estrema sinistra e alla
longevità delle correnti di protesta nate negli anni 1966-1968. Le
organizzazioni di estrema sinistra scaturiscono da processi
evolutivi che hanno origine dal PCI, o dal PSI, e da successive
scissioni fra il 1968 e il 1973 anno i cui il movimento autonomo
emerge sulla base della critica e del rifiuto dei "partitini",
espressione con la quale vengono definiti i gruppi maoisti o
trotzkisti ritenuti eccessivamente rigidi, alienati, troppo chiusi
nella dimensione politica del culturale e del privato. Nel 1969,
vari gruppi sorti nel 1966-1967 in particolare "La Classe", Potere
Operaio di Pisa, una parte del movimento studentesco di Torino e
di Trento fondano Lotta Continua. Già qualche mese dopo, tuttavia,
i limiti di questo composito insieme appaiono evidenti;dalla presa
d’atto di questa situazione nascono due giornali, "Potere
Operaio", con Toni Negri e "Lotta Continua" con Adriano Sofri e
Guido Viale.
LE FORME E I CONTENUTI
DELLA CONTESTAZIONE
La contestazione, dal
carattere essenzialmente politico, investe anche la cultura e si
rivolge contro la morale comune, ricorrendo a forme di proteste
inedite e spettacolari.
Le attuali
rappresentazioni dei movimenti del 1968 privilegiano senza alcun
dubbio le forme e i contenuti della contestazione. A ciò
contribuiscono alcune immagini forti: i fiori degli hippies
di fronte alle armi dei soldati durante la grande manifestazione
contro la guerra del Vietnam davanti al Pentagono nel 1967, ma
anche l’immenso raduno di Woodstock nel 1969. La musica folk e
rock, le forme di misticismo ispirate dalle religioni orientali e
dalle droghe, la sovversione del linguaggio e dei canoni estetici
accompagnano, spesso ai margini i movimenti.
La controcultura:
un’apologia della marginalità e della rottura.
La guerra del Vietnam,
che ha agito da potente catalizzatore, e solo un elemento fra gli
altri della contestazione, ma assieme all’imperialismo americano e
al razzismo, essa costituisce il nemico comune della nuova
sinistra americana e dei sostenitori della nuova cultura. Quest’ultima
riguarda dapprima, più che gli studenti, i "drop-out", quelli che
rompono sia con gli studi che con la vita professionale. Dai
beatniks agli hippies la costante è rappresentata dalla
"strada" e dal fascino del misticismo orientale: i secondi sono
più infinitamente numerosi e formano comunità marginali,
soprattutto in California. La cultura "underground" è comunque
quella più diffusa, e alimenta forme artistiche come il "Living
Theatre" della musica pop che è d’altronde un elemento costitutivo
dell’atmosfera dell’epoca. Il Bob Dylan dei primi anni Sessanta
trasforma il folk in un veicolo della contestazione. Joan Baez
continuerà a cantare il pacifismo, mentre il rock duro dei Rolling
Stones, ma anche quello più tranquillo dei Beatles, con sono un
vasto pubblico. Il grande raduno di Woodstock dimostra quanto sia
importante questa specifica cultura giovanile.
La cultura come luogo
di elaborazione della sovversione politica
In Francia, in Italia,
e in Spagna il movimento studentesco si rivolgerà alla classe
operaia, cercando di portare la cultura al popolo per dare un
senso all’agitazione culturale. La contestazione si manifesta con
l’occupazione dell’Odèon a Parigi e con la creazione di un
Comitato rivoluzionario di agitazione culturale, da essa nascono
nuove opere, canzoni, film, concepiti con lo scopo di trasmettere
la cultura al popolo. Il festival di Cannes, investito dalla
contestazione, viene interrotto e trasformato nella Settimana
internazionale del cinema.
I manifesti del Maggio
francese
E’ l’Atelier des Beaux
Arts di Parigi, a partire dal 17 maggio, a produrre i manifesti
del Maggio francese, concepiti come opere in difesa della
creazione, come gesti di apertura verso il mondo e per
l’educazione del popolo. Essi hanno uno stile falsamente
trascurato, che spesso unisce manoscritti a immagini vigorosi. Il
contenuto è diretto innanzi tutto contro la figura simbolo di de
Gaulle:"il pagliaccio è lui". Durante lo sciopero generale, i
manifesti si orientano verso il mondo del lavoro, e sostengono le
aziende in sciopero, contro i ritmi di lavoro, la disoccupazione,
per la difesa degli immigrati e il "potere popolare". Utilizzando
per la prima volta la tecnica della serigrafia, i manifesti
diventano simili al giornale murale e invitano al dibattito
pubblico.
La contestazione
dell’ordine sociale e morale
L’ideologia dei
movimenti del 1968 viene spesso presentata, come un’utopia
libertaria che, contro ogni conservatorismo, ha prodotto una nuova
sensibilità politica, nella quale assume un ruolo inedito la
cultura, con nuove rivendicazioni riguardanti l’educazione, i
consumi, la sessualità, la gerarchia. Questo processo non
coinvolge soltanto il mondo studentesco, ma anche l’insieme della
gioventù operaia che smette di riferirsi esclusivamente al mondo
del lavoro. La liberazione sessuale è all’ordine del giorno, negli
Stati Uniti, in Francia, in Italia; così alla contestazione della
famiglia. Il femminismo si sviluppa nella contestazione avviata
dalle donne all’interno di movimenti i cui portavoce sono quasi
sempre uomini; esso sarà soprattutto un effetto del ’68 e
dell’impegno delle donne nell’azione rivendicativa e politica.
Un nuovo tipo di
gioventù operaia
Il vero spirito della
contestazione del 1968 non è da ricercarsi soltanto negli strati
intellettuali e studenteschi , in quanto coinvolge anche la
gioventù operaia, in particolare in Francia e in Italia. Alcuni
scioperi di giovani operai, poco sindacalizzati,qualificati e ciò
nonostante messi alla catena di montaggio, e di donne,anticipano
le caratteristiche delle lotte del maggio-giugno 1968. Inoltre
questa gioventù operaia proviene dalla campagna e si trova a dover
affrontare, nello stesso tempo, la fabbrica e la città. Questa
doppia realtà introduce nelle rivendicazioni alcuni elementi che
riguardano l’organizzazione della vita urbana, le condizioni di
vita della classe operaia, i trasporti. In Italia, sulla base di
motivi sostanzialmente equivalenti , le rivendicazioni comuni
degli studenti e degli operai saranno più strutturate e solide. Il
movimento studentesco si forma a partire dal 1966, fondandosi in
modo particolare sul problema della mancanza di sbocchi lavorativi
per i nuovi laureati.Il segno di questo incontro fra gli esclusi
dal "miracolo economico" italiano degli anni Sessanta è dato dalle
specifiche forme di organizzazione comune fra gli studenti e gli
operai, in particolare dai comitati unitari di base alla Pirelli
Bicocca di Pisa, alla FIAT di Torino e dalla comune partecipazione
ai cortei. Infatti al sentimento di ingiustizia che anima gli
studenti, incerti sul proprio avvenire risponde lo sradicamento di
una gioventù operaia proveniente dal Sud. La "gioventù" emerge
ovunque come categoria specifica, a metà strada fra una posizione
sociale di partenza e una di arrivo, incerta per le conseguenze
delle trasformazioni e del carattere di massa del sistema
scolastico.
... OMISSIS....
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BIBLIOGRAFIA:
M.C. LAVEBRE, H. REY, Il ’68 Una generazione in rivolta,
ED. GIUNTI, Firenze 1998
FRANCO CASTRONUOVO, ATLANTE della storia "E’ successo un ‘68",
ED.DEMETRA
a cura di Federica Ciracì 5^ E 2001
copyright by Ernesto Riva
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