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IL GIAPPONE E I SAMURAI
a cura di
Francesco Blanc 3^E
Il Giappone all'alba
del XII secolo
Tutta la storia del
Giappone dalla fine dell'epoca arcaica sino al periodo feudale del
medioevo, è la storia delle rivalità dei " Clan " intorno alla persona
dell'Imperatore, della conquista del nord del Paese e, soprattutto,
della lotta fra i nobili per il possesso della terra.
In Giappone non esisteva
allora alcun sentimento nazionale ma soltanto quello di appartenenza ad
un gruppo , ad una città , ad una regione.
I Giapponesi, nonostante
la ridottissima superficie dei terreni coltivabili, sono sempre stati
contadini , di conseguenza, il possesso della terra equivaleva al
possesso della ricchezza e quindi del potere. Nel Giappone del XII
secolo, la rarità della moneta imponeva un sistema di scambi basato soprattutto sui
prodotti della terra.
Ogni contadino riceveva
una superficie coltivabile dal Governo, il quale accordava a certi
monasteri ed a certi nobili, l'esenzione dalle tasse.
Questi ultimi, perciò
arrivarono presto a controllare, a loro vantaggio, i contadini che erano
andati a stabilirsi nei loro possedimenti e crearono così territori
praticamente autonomi dal Governo, chiamati SHOEN .
I più importanti di
questi nobili preferivano vivere a Kyoto e delegavano i loro poteri a
mandatari. Spesso a causa delle difficoltà di comunicazione tra la
capitale ( dove risiedevano i nobili) e le provincie lontane, succedeva
che molti loro mandatari finivano per dichiararsi a loro volta
indipendenti.Si crearono allora
rapporti di dipendenza e di vassallaggio tra i capi delle famiglie di
contadini-guerrieri ed i Signori.
Il Governo si vide
allora costretto a ricorrere alla forza per soffocare certe rivolte
locali , non disponendo più di un esercito sufficiente.
E non tardò l'arrivo
della competizione fra questi Clan per la conquista del potere; infatti,
il Clan dei MINAMOTO e quello dei TAIRA si affrontarono accanitamente
fino a che nel 1185 il capo del Clan dei MINAMOTO (
MINAMOTO-NO-YORITOMO) a seguito della vittoria nei confronti del Clan
rivale, creò a Kamakura un Governo militare o BAKUFU.
Medioevo Giapponese
Nel 1192 MINAMOTO - NO-
YORITOMO ricevette ricevette l'invidiato titolo di generale in capo (
Bakufu). Egli teneva già sotto il suo controllo la metà del Giappone e,
sfruttando la debolezza dell' Imperatore ( ridotto all'impotenza per
mancanza di denaro e di truppe), mirò ad imporre la sua dominazione a
tutto il Paese.
Nel corso dei quattro
secoli successivi vi fu il trionfo della classe dei SAMURAI . Il periodo
fu caratterizzato da lotte continue, grandi battaglie e sconvolgimenti
sociali e politici.
Questa era di disordini
può essere considerata come IL MEDIOEVO GIAPPONESE.
- Le tre fasi del
Medioevo Giapponese
Il periodo che va dal
1185 al 1333 fu caratterizzato dal Governo militare a partire da
YORITOMO con sede a Kamakura ( non lontana dall'attuale Tokyo).
In questa prima fase "pre-feudale"
vi furono due imponenti attacchi MONGOLI che sfibrarono enormemente le
forze del Paese, tanto che la corte Imperiale, con l'aiuto di Samurai
scontenti , ne approfittò per ribellarsi e abbattere il Bakufu di
Kamakura, ricostituendo un Governo imperiale. Governo che durò
relativamente poco tempo, dato che l'Imperatore fu cacciato da un
Samurai.
Nel 1336 iniziò quindi
la seconda fase caratterizzata da un altro Governo di tipo militare.
Nel secolo successivo
arrivò l'epoca del vero Feudalesimo senza più un Governo unitario, con
numerose guerre civili causate dalle continue lotte tra i grandi
Samurai.
Solo dopo che i Samurai
più potenti si imposero sugli altri , iniziò l'era dei DITTATORI
AMMINISTRATORI , fra cui TOYOTOMI HIDEYOSHI , il quale, a partire dal
1568 costituirà uno Shogunato stabile che durerà per quasi tre secoli
fino al 1868.
I Guerrieri del Medioevo
All'inizio del periodo
di Kamakura ( periodo feudale) i guerrieri ancora non costituivano che
una piccola parte della popolazione, per lo meno nelle province
centrali. Nelle province
settentrionali le cose andavano diversamente , perché i guerrieri del
Clan del Nord provenivano quasi tutti dalla classe contadina. I loro capi erano
chiamati allora Saburai ed erano vassalli diretti dello Shogun .
Dal XIV secolo in avanti
vennero chiamati col nome di
Saburai solamente i capi di guerra che
obbedivano al Bakufu, oltre che a certi nobili guerrieri al servizio
della Casa Imperiale.
Più tardi,
un'evoluzione fonetica portò alla pronuncia "
Samurai ".
Gli altri guerrieri
erano invece chiamati
Bushi e appartenevano alla gente comune.
Nel periodo successivo
alle due invasioni Mongole del 1274 e 1281, vi fu l'indebolimento
dell'autorità del Bakufu, conseguenza della sfibrante difesa del Paese
che caratterizzò uno " stato di guerra senza ricompensa". A questo seguì
la scomparsa dell'austerità dei costumi e quindi la guerra diventò una
mera opportunità per raccogliere ricompense e conquistare titoli di
gloria e ricchezza.
I guerrieri gareggiavano
allora in eleganza e in lusso, si profumavano e si truccavano prima di
andare a combattere ( perché, se fosse stata loro presa la testa dal
nemico, esso non avrebbe potuto farsi beffe del loro modo di vestire ).
Un'altra abitudine che
si diffuse tra i guerrieri fu quella di annerirsi i denti prima della
battaglia.
Gerarchia
dei Guerrieri
Accanto ai potenti capi
e Signori ( Samurai) c'erano numerosissimi guerrieri di fanteria ( ZUSA)forniti di armi più
leggere. Essi erano degli aiutanti e quasi servitori dei Samurai. Dalla fine del XIV
secolo in avanti, comparvero numerosi soldati a piedi, chiamati ASHIGARU
( dalle gambe agili), ingaggiati da capi di guerra di poca importanza, e
costoro si battevano più per i profitti del saccheggio che per l'onore
dei loro capi.
Alla guerra
partecipavano anche una moltitudine di individui a bassa condizione
sociale che svolgevano nella vita tutt'altro compito che combattere. Di
solito erano contadini più che militari ed erano chiamati KOMONO (
gente modesta ).
Di tutti i guerrieri,
gli ASHIGARU costituivano la classe più bassa ed erano un po'
disprezzati dagli altri ; ma con l'arrivo delle armi da fuoco in
Giappone, questa fanteria si dimostrò sempre più necessaria e finì
addirittura per diventare indispensabile.
Tra questi si contavano
spesso i briganti che avevano così trovato il modo di sfuggire alla loro
misera esistenza: Essi cambiarono completamente il carattere delle
guerre, che si trasformarono in vere e proprie battaglie con
schieramenti.
Qualche volta, i capi di
guerra si valevano dell'opera di specialisti, appartenenti a clan di
malfattori, i quali, a forza di esercitazioni, avevano acquisito
un'abilità straordinaria sia nel combattere e nel penetrare nelle case,
sia nel nascondersi. Venivano chiamati
Ninja.
Lo Shogun e i suoi
vassalli
Lo Shogun, essendo
spesso un delegato più potente addirittura di Sua Maestà ( che svolgeva
per lo più un ruolo meramente simbolico), trattava i suoi guerrieri più
come sudditi che come vassalli. Il Bakufu di Kamakura
pretendeva dai funzionari militari e dai vassalli un giuramento scritto,
sigillato mediante l'apposizione di un'impronta digitale fatta col
sangue. Gli obblighi del guerriero erano molti.
Riguardo a questo, nel
1191, Minamoto Yoritomo(il fondatore dello shogunato di Kamakura)dettò
alcune regole che rimarranno fondamentali nell'etica dei samurai: "I
samurai devono prestare la stessa cura nel servire il loro signore che i
sacerdoti mettono nel servire il Buddha. Tutti i sottoposti dello shogun
e i loro familiari dovranno servire i superiori con spirito di devozione
ed essere pronti a sacrificare la loro vita in ogni momento in cambio
dei favori ricevuti. Essi quindi dovranno ritenere la loro vita come
qualcosa che non appartiene più a loro. Il samurai deve prendere tutte
le precauzioni per non perdere la propria vita inutilmente, ma deve
sacrificarla soltanto per l'onore e la salvezza del proprio signore.
Da parte sua invece lo
Shogun doveva aiuto e protezione ai suoi vassalli. Nel corso di un
combattimento, poteva capitare che regalasse un cavallo, una sciabola o
una bandiera a coloro che desiderava onorare.
Dopo la caduta del
Bakufu di Kamakura ( 1336), l'unico capo riconosciuto dai guerrieri non
fu più né lo Shogun, né l'Imperatore, ma il capo di guerra che si era
saputo imporre nella sua provincia. Poteva succedere che certi guerrieri
passassero al campo opposto, attirati da una maggiore ricompensa. Così
tra i capi di guerra, che erano eletti legalmente dall'Imperatore,
risultò un notevole antagonismo, perché in definitiva era soltanto il
capo di guerra più forte che otteneva l'incarico dall'Imperatore.
Il Codice dei Guerrieri
Nonostante questa
continua rivalità, i guerrieri, Samurai e altri, conservavano nei
riguardi dei loro capi forti sentimenti di fedeltà e lealtà.
Per il guerriero, il
disprezzo della morte è certamente in rapporto con il suo modo di vedere
il futuro: I guerrieri credevano nel Karma , nella retribuzione degli
atti di questa vita, in una vita futura, quindi non rifiutavano di
morire. Il sacrificio volontario della vita nel compimento del proprio
dovere di guerriero è senza alcun dubbio il momento culminante della
grazia del Bushi(soldato semplice).
Questi guerrieri erano
anche molto religiosi. Dopo un'aspra battaglia, spesso si ritiravano in
in monastero, onde pregare per le anime di coloro che avevano ucciso.
Oltre a ciò il samurai
doveva essere saggio, possedere il valore, la benevolenza,il coraggio e
la forza, ma essere allo stesso tempo composto e magnanimo. Il coraggio
doveva essere l'elemento fondamentale. A proposito di ciò,un vecchio
samurai scrisse alcune regole per la propria classe, che costituiscono
un vero e proprio"codice" dei guerrieri.
1-Tutto é possibile
quando sei deciso.
2-Sii rispettoso e gentile ma mai indeciso e timido.
3-Il coraggio sovrasta tutto.
4-Non risparmiare gli speroni,neppure quando il cavallo é al
galoppo.
5-La vita di un uomo finisce, ma il suo nome rimane.
6-Metti una pelle di cane dentro la casa, ma di tigre fuori.
7-L'oro e l'argento si possono trovare sempre, ma non sempre si
trova un uomo buono o la verità.
8-Cercare informazioni anche quando sei informato è cortesia,
cercare informazioni quando non sei informato è saggezza.
Comunque l'essenza, la
ragion d'essere del Samurai del medioevo giapponese è il senso del
dovere, spesso nei confronti del suo signore o della sua famiglia.
Il Suicidio: Seppuku
Chiamato volgarmente
hara-kiri, era il modo più onorevole che il samurai sceglieva per morire
e diventava la dimostrazione finale del coraggio che aveva
caratterizzato tutta la sua vita. Veniva inoltre considerato
manifestazione di padronanza assoluta del proprio destino ed era un
privilegio riservato soltanto a lui.
"Hara"(il ventre) è
ritenuto la parte centrale dell'uomo, sede delle emozioni, della
volontà, il centro dell'essere fisico e spirituale, per cui compiere
hara-kiri significava uccidere totalmente l'essere. Non si conoscono le
origini di questo particolarissimo tipo di suicidio, ma sappiamo che
veniva usato dai samurai in occasioni diverse:
1- In caso di sconfitta,
per evitare di cadere nelle mani nemiche;
2- Per seguire la morte
del proprio signore;
3- Per contestare una
decisione del superiore;
4- Come sentenza imposta
dall'autorità;
5- Per colpe commesse
verso il superiore.
Il seppuku, iniziò
probabilmente come un atto di auto annientamento sul campo di battaglia,
compiuto per non essere catturato dal nemico, il seguito diventò una
vera e propria cerimonia in cui il samurai dimostrava la più alta
padronanza del suo destino.
Il seppuku era infatti
la dimostrazione di un coraggio inusitato. Esso è senz'altro uno degli
aspetti più sconcertanti del codice dei samurai, infatti la parola "bushido"
indica che la via del guerriero significa morte, per cui il samurai sarà
sempre preparato ad essa in quanto è abituato a pensare ad essa ogni
mattino così come ogni sera.
Era stato lo zen a
mettere la vita e la morte sullo stesso piano; la morte esiste in quanto
c'è la vita, quindi l'atteggiamento giapponese verso entrambe diventa
positivo, non negativo. Infatti viene imposto ai guerrieri di
raggiungere il vuoto mentale, chiudere la mente al troppo ragionamento
sul campo di battaglia in quanto esso, secondo lo zen , priva il
combattente della forza con la quale si può arrivare alla meta,
condizionandolo negativamente.
Abitazioni
dei Samurai
I Samurai erano
costretti a dimorare in abitazioni facili da difendere e con gli accessi
ben custoditi. La casa doveva quindi
essere di dimensioni modeste e possedere almeno una scuderia per i
cavalli e qualche dipendenza per alloggiare i vassalli e i semplici
guerrieri.
I Samurai più ricchi
dovevano anche prevedere spazi liberi, che permettessero ai loro
guerrieri di addestrarsi nel tiro con l'arco, nell'equitazione e
nell'impiego delle diverse armi.
Spesso l'abitazione era
circondata da palizzate e talvolta, all'interno del recinto sorgeva una
piccola cappella buddista. I corpi di guardia erano solitamente situati
presso le porte di accesso, ai cui lati si rizzavano torri di difesa o
di osservazione. In quanto all'abitazione
principale, invece non differiva molto da quella dei contadini ricchi.
Le Esercitazioni e la Guerra
Il giapponese,
combattente intrepido e coraggioso , che disprezza la morte, non è
tuttavia un vero uomo di guerra. Lo stato di guerra lo turba
profondamente, lo urta persino, non gli piace battersi per il semplice
piacere della battaglia: si batte solo ed esclusivamente per il senso
del dovere. Egli si preoccupa di rendere onore alla sua famiglia
compiendo grandi imprese militari.
L'esercitazione del
Samurai era molto ardua ed assidua. Infatti, ogni giorno, egli si
esercitava nel maneggio della sciabola ( Katana), dell'alabarda ed anche
nella lotta ( Sumo).
In tempo di pace i
guerrieri si dedicavano alla caccia degli uccelli e della selvaggina.
I guerrieri si
allenavano seguendo i durissimi addestramenti che imponeva lo studio
delle arti marziali. Con i termini "arti marziali" si indicano quelle
tecniche di combattimento individuali, usate soprattutto dai samurai,
che in Giappone vengono chiamate bujutsu, dalla somma di due ideogrammi
che significano militare (bu) e tecnica, metodo (jutsu) .
Queste arti, definite in
occidente marziali dal nome di Marte, Dio della guerra, possono essere
distinte in due gruppi principali:
- quelle praticate a
mani nude: aikido,kung fu, judo, jujutsu, karate, sumo ecc..
- quelle con le armi
(arco, lancia, spada, ...).
Il bujutsu, se
inizialmente era considerato una mera tecnica di combattimento, con il
tempo diventa una completa disciplina che coinvolgeva sia le doti
fisiche che quelle interiori dell'individuo.
Arti marziali e zen
Il buddismo zen iniziò a
poco a poco a influenzare la vita dei samurai insegnando che la
meditazione non serviva soltanto a conseguire l' "illuminazone" e quindi
a entrare nel nirvana (beatitudine eterna), ma poteva far acquisire
particolari tecniche, oltre a una certa indifferenza per la vita, che
avrebbero permesso ai samurai di diventare guerrieri perfetti.
I samurai iniziarono
perciò a frequentare i templi buddisti per imparare le discipline
mentali che i monaci zen potevano insegnar loro. Il rapporto
zen-guerriero si rivelò di primaria importanza; la semplicità dei
samurai trovò infatti nello zen la dottrina più congeniale: non era
necessaria l'erudizione appresa dai testi, ma ognuno poteva sviluppare
le proprie potenzialità nascoste attraverso le tecniche della
concentrazione, che si basavano essenzialmente su esercizi respiratori
centrati nel ventre (hara).
Attraverso la
respirazione addominale, infatti l'uomo cercava di mettere in relazione
la propria respirazione fisica con quella cosmica; più riusciva in
questo, più l'individuo si integrava con l'ambiente, sviluppava i suoi
poteri intuitivi e percettivi e quindi reagiva prontamente ai pericoli.
Lo zen insegnava
infatti a potenziare il coraggio, la prontezza, l'abilità, l'equilibrio
psicofisico, ecco perché diventa il credo dei samurai.
Lo zen predicava la
necessità di arrivare al "vuoto mentale" necessario per intraprendere
bene qualunque cosa.
Bibliografia
L.FREDERIC,La vita quotidiana in Giappone al tempo dei
samurai,Rizzoli libri,Milano
1987.
ALABISO,I samurai,Newton il sapere,
Roma 1997.
a cura di Francesco Blanc 3^ E
copyright by Ernesto Riva
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