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LA RIVOLUZIONE RUSSA
DEL 1917
Accanto allo zar Nicola II, inetto e incapace, la zarina aveva una parte
importante ma era succube di un monaco siberiano, GRIGORI RASPUTIN (la
zarina Alessandra Fedorovna aveva avuto da Rasputin speranze per la
guarigione dello Zarevic Alessio, affetto da emofilia). Nel dicembre
1916 Rasputin fu assassinato da tre aristocratici, ma la rivoluzione di
palazzo non si spinse oltre.
La rivoluzione scoppiò a PIETROGRADO (aveva preso questo nome nel 1914 e
lo cambierà in Leningrado nel 1924) in modo inaspettato. Una delle tante
manifestazioni di protesta contro il carovita degenerò facilmente. La
guarnigione di Pietrogrado, dapprima neutrale e poi col suo aperto
appoggio al movimento popolare, ne fu l'elemento decisivo. Dopo alcuni
giorni di disordini, iniziati il 7 Marzo 1917 (febbraio, per calendario
russo) dall’8 marzo (23 febbraio) al 12 marzo (27 febbraio) 1917,
l'assolutismo crollava.
La Duma formò un comitato provvisorio di governo: ma accanto ad essa
sorgeva il SOVIET dei deputati operai di Pietrogrado. Il 2 (15 marzo) lo
zar Nicola II abdicava a favore del Granduca Michele, il quale
rinunciava però al potere.
Il nuovo governo, formato dai maggiori esponenti della borghesia
liberale e industriale, era presieduto dal principe L'VOV; MILJUKOV,
capo del partito costituzionale democratico (detto dalla sigla KD, Kade,
cadetto) e tenace assertore della guerra, era ministro degli esteri;
KERENSKI, l'unico socialista entrato nel governo come ministro della
giustizia, accettò l'incarico nonostante il parere contrario del SOVIET.
Il Soviet infatti voleva la rivoluzione e quindi voleva avere le mani
libere di fronte al governo borghese. Tra governo provvisorio e SOVIET
iniziava quella "dualità di potere" che si risolverà solo nella
rivoluzione d'ottobre.
Il 18 Aprile (1° maggio) una nota diplomatica di MILJUKOV, che
riconfermava di fronte agli alleati tutti gli impegni militari e
diplomatici del vecchio regime, provocò grandi manifestazioni popolari
di protesta che condussero alle dimissione del governo. Le masse operaie
spingevano il Soviet al potere, ma questi esitava a prendersene la
responsabilità, e venne a compromessi con i partiti della borghesia
Vi fu un governo provvisorio: continuare la guerra e promuovere
l'occidentalizzazione del paese: (al governo partecipano cadetti,
menscevichi, social-rivoluzionari, Kerenski).
L'anno successivo, il 3 marzo 1918, la Russia firmò la pace di
BREST-LITOVSK e cedette alla Germania Polonia, Finlandia, Ucraina, le
provincie baltiche. La famiglia imperiale, per ordine del Soviet di
Mosca, fu uccisa a EKATERINENBURG il 16 luglio 1918.
Al potere legale del governo si era subito affiancato e sovrapposto il
potere di fatto SOVIET, soprattutto quello di Mosca. Quello che la
rivoluzione aveva messo in moto era un movimento di massa che respingeva
l’idea di un autorità centrale e voleva porre fine alla guerra.
Nell'aprile 1917 LENIN era ritornato in Russia dalla Svizzera. Giunto a
Pietrogrado, Lenin diffuse le "tesi di aprile" in cui poneva il problema
della presa del potere, rovesciando la teoria marxista ortodossa,
secondo cui la rivoluzione proletaria sarebbe scoppiata prima nei paesi
più sviluppati. Per l'immediato, l'obiettivo era quello di conquistare
la maggioranza nei Soviet e di volere la pace: terra ai contadini
poveri, controllo della produzione da parte dei consigli operai
(soviet).
Il 1° episodio di esplicita ribellione al nuovo governo si ebbe a
Pietrogrado a metà luglio 1917, quando soldati e operai armati scesero
in piazza per impedire la partenza per il fronte di alcuni reparti. Ma
l'insurrezione fallì per l'intervento di truppe fedeli al governo.
Alcuni leader bolscevichi furono arrestati, Lenin fu costretto a fuggire
.
A settembre 1917, un tentativo di colpo di stato militare fu represso
dal governo presieduto dal social-rivoluzionario KERENSKIJ, ma a uscire
rafforzati dalla vicenda furono i bolscevichi, conquistando la
maggioranza nei SOVIET di Pietrogrado a Mosca.
LA RIVOLUZIONE DI OTTOBRE (25 ottobre 1917, calendario russo)
Organizzatore del tentativo di rovesciare il governo KERENSKIJ fu
TROTZKIJ (LEV DAVIDOVIC BRONSTEIN), proveniente dalla sinistra
menscevica, eletto in settembre presidente del Soviet di Pietrogrado.
La mattina del 7 novembre 1917 (25 ottobre calendario russo) i soldati
rivoluzionari e le guardie rosse (=milizia operaie) circondarono il
Palazzo d'Inverno, già residenza dello zar e ora sede del governo
provvisorio e se ne impadronirono la sera stessa incontrando poca
resistenza.
A Pietroburgo si riuniva il Congresso panrusso dei Soviet, cioè
l'assemblea dei delegati dei Soviet di tutte le provincie. Come primo
atto il Congresso approvò due decreti proposti da Lenin: il 1° faceva
appello ai popoli belligeranti per una pace giusta e democratica; il 2°
stabiliva che la grande proprietà terriera era abolita del tutto e
subito. Vi fu un nuovo governo composto esclusivamente da bolscevichi e
di cui Lenin era presidente, che fu chiamato Consiglio (Soviet) dei
commissari del popolo.
I menscevichi, i cadetti, i socialrivoluzionari protestarono ma non
sabotarono apertamente la presa di potere e preferirono aspettare la
convocazione della Assemblea costituente, a fine novembre.
RIVOLUZIONE RUSSA 1917-1920
I risultati delle urne furono deludenti per i bolscevichi. I veri
trionfatori furono i socialrivoluzionari, con la maggioranza assoluta
(oltre 400 seggi mentre i bolscevichi ne ebbero 175 su 707). Ma i
bolscevichi sciolsero la Costituente appena formatasi nel gennaio 1918
con un atto di forza. Questo atto era coerente con quanto detto da
Lenin, che non credeva alle regole della democrazia "borghese" e
riconosceva al solo proletariato il diritto di guidare il processo
rivoluzionario, attraverso i SOVIET e il PARTITO da qui le basi per la
dittatura e totalitarismo.
FU DIFFICILE COMINCIARE AD AMMINISTRARE IL PAESE:
1° atto fu il Trattato di pace di Brest-Litovsk con la Germania il
3.3.1918
SCOPPIO’ LA GUERRA CIVILE (fomentata anche dalle potenze dell'Intesa che
videro nella pace un tradimento da parte della Russia): l’ammiraglio
zarista KOLCIAK riuscì a impadronirsi di vasti territori della Siberia
(in questa occasione ricordiamo che la famiglia imperiale fu trucidata a
Ekaterinenburg il 16 luglio 1918). Altri focolai di ribellione a Nord,
nella regione del Don, dove oltre alle truppe dei
monarchici-conservatori, i cosiddetti BIANCHI (guardie bianche), c'erano
i socialrivoluzionari.
Per contrastare tutto questo si instaurò la DITTATURA:
1) Nel dicembre 1917 creazione della polizia politica segreta (la CEKA)
2) Tribunale rivoluzionario centrale
3) giugno 1918: tutti i partiti di opposizione dichiarati fuorilegge
4) reintrodotta la pena di morte (che era stata abolita subito dopo la
rivoluzione d'ottobre);
5)riorganizzato l'esercito. Nasce l'Armata Rossa degli operai e dei
contadini (per opera di Trotskij.
Nella primavera del 1920 le armate bianche erano sconfitte.
Ma nell'aprile 1920 la Polonia attacca la Russia (perché non soddisfatta
dei confini definiti a Versailles). La Russia contrattacca e arriva fino
alle porte di Varsavia- a fine agosto controffensiva polacca - i Russi
si ritirarono - Armistizio e poi pace marzo 1921. La Polonia prese la
Bielorussia e zone dell'Ucraina.
La guerra accrebbe nella gente il senso di coesione nazionale
La 3^ Internazionale COMINTERN (internazionale comunista) nel marzo 1919
contro la socialdemocrazia (già nel 1918 i bolscevichi avevano assunto
la denominazione di Partito comunista bolscevico).
Nel 2° Congresso a Mosca nel luglio 1920, Lenin presentò un documento in
21 punti: creare in tutto il mondo una rete di partiti fedeli alle
direttive della Russia sovietica. Fu invece mancato l'obiettivo di
convogliare nei nuovi partiti la maggioranza della classe operaia dei
paesi più sviluppati: in tutta l’Europa occidentale i partiti comunisti
rimasero minoritari rispetto ai socialisti.
DAL COMUNISMO DI GUERRA ALLA NEP
Quando i comunisti presero il potere, l'economia russa era già in
gravissime condizioni. La socializzazione della terra si risolse nella
creazione di molte piccole aziende che producevano per l'autoconsumo e
non contribuivano all'approvvigionamento delle città. Molte industrie
furono lasciate in mano ai vecchi imprenditori, ma sotto la sorveglianza
dei Soviet; altre furono gestite dai lavoratori, altre poste sotto lo
Stato. Le banche furono nazionalizzate, i debiti con l'estero
cancellati. Ma non servì a molto e si tornò al sistema del baratto e le
stesse retribuzioni furono pagate in natura.
A partire dall'estate del 1918 il governo bolscevico attuò il COMUNISMO
DI GUERRA: in tutti i centri rurali furono istituiti comitati col
compito di provvedere all'ammasso e alla distribuzione delle derrate. Fu
incoraggiata la formazione di "fattorie collettive" (KOL-CHOZ) e anche
di "fattorie sovietiche" (SOV-CHOZ), gestite dallo Stato o dai Soviet
locali. In campo industriale furono nazionalizzati tutti i settori più
importanti.
Sul piano economico però l'iniziativa fu un fallimento. La crisi fu al
culmine nella primavera-estate 1921 quando ci fu la carestia nelle
campagne di Russia e Ucraina con 3 milioni di morti.
Nel marzo 1921 si ribellarono al governo i marinai della base di
Kronstadt, presso Pietroburgo; alle richieste dei ribelli, che volevano
maggiori libertà politiche e sindacali, il governo risposte con una dura
repressione.
Marzo 1921: 10° Congresso a Mosca del Partito comunista. Sul
piano politico, il congresso segnò la fine di ogni aperta dialettica
all'interno del partito, mentre in materia economica fu avviata una
parziale liberalizzazione nella produzione e negli scambi. La nuova
politica economica (NEP) voleva stimolare la produzione agricola e
favorire l'afflusso dei generi alimentari verso la città. Ai contadini
si consentiva ora di vendere al mercato le eccedenze, una volta che
avessero dato allo stato una quota fissa dei raccolti. La NEP fu
positiva in economia mentre in campo sociale produsse altri effetti:
nelle campagne riemerse il ceto dei contadini ricchi (KULAKI ) che
giunsero in breve a controllare il mercato agricolo; sorse una nuova
classe di trafficanti (i NEP-MEN), la cui ricchezza contrastava col
basso tenore di vita della maggioranza della popolazione urbana.
RIVOLUZIONE RUSSA FINO AL 1922
La prima Costituzione della Russia rivoluzionaria era stata varata nel
luglio 1918, in piena guerra civile. Essa proclamava che il potere
doveva appartenere alle masse lavoratrici e ai Soviet. Prevedeva inoltre
che lo Stato avesse carattere federale, rispetto per le minoranze
etniche e si aprisse all'unione con altre future repubbliche
"sovietiche". In realtà ciò che si attuò fra il '20 e il '22 fu l'unione
alla repubblica russa (che comprendeva anche la Siberia) delle altre
province dell'ex impero zarista (Ucraina, Bielorussia, Azerbaigian,
Armenia, Georgia). Nel Dicembre 1921 i congressi dei Soviet diedero vita
alla URSS (CCCP in russo), cioè alla unione delle repubbliche socialiste
sovietiche.
La nuova Costituzione del 1924 dava il potere supremo al Congresso dei
Soviet; il potere reale era però nelle mani del partito comunista che
controllava il governo, la polizia politica ecc. Il partito era
organizzato secondo un rigido centralismo.
RIVOLUZIONE E SOCIETA'. Vi fu la lotta contro la religione in generale
(ateismo di stato) e in particolare contro la chiesa ortodossa (scristianizzazione
del paese), riconoscimento del solo matrimonio civile; semplificazione
delle pratiche di divorzio; nel 1920 fu legalizzato l'aborto, fu
proclamata la parità tra sessi; i figli illegittimi furono equiparati a
quelli legittimi; liberalizzazione dei costumi in vista della scomparsa
della famiglia.
ISTRUZIONE: obbligatoria fino ai 15 anni, lotta contro l'analfabetismo,
collegamento tra scuola e mondo del lavoro, privilegiare l’istruzione
tecnica su quella umanistica, formare ideologicamente i giovani con lo
studio obbligatorio del marxismo e l'iscrizione in massa
nell'organizzazione giovanile del partito:
RIVOLUZIONE RUSSA DAL 1922 AL 1925
Nell'aprile 1922 STALIN (Josip Djugasvili, detto Stalin) fu
nominato segretario generale del partito comunista dell'URSS.
Finché era rimasto al potere, Lenin (che nel 1922 fu colpito da
un primo attacco che lo portò alla morte nel gennaio 1924) aveva
controllato saldamente il partito e aveva impedito che i contrasti nel
gruppo dirigenti degenerassero in veri e propri scontri. Con Stalin,
invece, i dissensi interni si fecero più aspri
Il primo grave scontro fu il problema della centralizzazione e
burocratizzazione del partito. TROTSKIJ, che era il più autorevole e
popolare dopo Lenin, era però anche il più isolato rispetto ad altri (ZINOVEV,
KAMENEV, BUCHARIN), i quali fecero blocco contro le sue critiche alla
gestione del partito e si unirono a Stalin. TROTSKIJ proponeva una
rivoluzione permanente: (accelerare l'industrializzazione dell'URSS e
favorire l'estendersi del processo rivoluzionario nell'Occidente
capitalistico), ma contro a questa tesi scese in campo STALIN stesso.
Stalin sosteneva invece la tesi del "socialismo in un solo paese", la
quale era in contrasto con quanto era stato sempre affermato dai
bolscevichi, ma aveva il vantaggio di adattarsi alla situazione reale,
che non consentiva illusioni su una rivoluzione mondiale e offriva al
paese un potente stimolo patriottico. Inoltre anche il riconoscimento
dell'Urss da parte delle potenze europee fra il 1924 e il 1925, finì per
favorire Stalin ed emarginare TROTSKIJ.
Un altro grave scontro fu sulla politica economica: dall'autunno del
1925 Zinovev e Kamenev, riprendendo le tesi di Trotskij, volevano
interrompere la NEP che, secondo loro, stava facendo rinascere il
capitalismo nelle campagne e favoriva l'industria a scapito dei
contadini. La tesi opposta, favorevole alla prosecuzione della NEP e
all'incoraggiamento della piccola impresa agricola, fu però sostenuta da
BUCHARIN e appoggiata da STALIN. Zinovev e Kamenev si riaccostarono a
Trotskij, e insieme a lui cercarono di organizzare un'opposizione, ma
nel 1927 furono espulsi dal partito. Trotskij fu dapprima deportato e
poi espulso dall'URSS (sarà ucciso nel 1940). Da qui la CRESCITA DEL
POTERE DITTATORIALE DI STALIN.
copyright by Ernesto Riva
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