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  TAPPE FONDAMENTALI
NELLA QUESTIONE INDIANA
  I NATIVI AMERICANI
 
 

1788: il governo aveva riconosciuto il diritto naturale degli indiani alla loro proprietà

1805: il capo degli indiani SHAWNEE, TECUUMSEH, cercò di dar vita a una confederazione indiana che facesse da argine ai pionieri bianchi, ma nel 1811 fu sconfitto

1830: Indian Removal Act: spostare Creek, Cherokee, Chichsaw, Choctow, Seminole

1851: Indian Appropriations Act: confinò gli Apaches e i Navajos in piccole riserve.

DA QUI SCONTRI TRA INDIANI E MILITARI tra 1860-1890

Nel 1874 fu scoperto l’oro, per cui nuova guerra contro i Sioux: il generale Custer fu ucciso nel 1876 da Cavallo Pazzo e Toro seduto. Ma nel 1886 fu catturato il capo Apache Geronimo, nel 1890 furono massacrati gli ultimi Sioux (dopo l'assassinio di Toro Seduto) a Wounded Knee.

Ma bisogna aspettare addirittura il 1934 perché vi sia l'Indian Reorganization Act : che restaurava e proteggeva la vita tribale nelle riserve.

 

L’impatto con l’uomo bianco

      Inizialmente l’indiano accoglie l’uomo bianco come un dio, ma un dio infelice: per aver lasciato la terra degli antenati doveva essere stato cacciato. Perciò gli lascia costruire la casa che lo nutre durante l’inverno: senza l’aiuto di questi primi indiani molti bianchi sarebbero morti di fame.

     Ma gli europei danno inizio alle guerre di sterminio e conquista e gli indiani  rispondono ai massacri molestando coloni isolati.

     Presto l’uomo bianco, avendo bisogno di alleati che conoscano il paese, coinvolge tribù vicine nei suoi conflitti. Sono proprio gli europei a introdurre l’abitudine dello scalpo come prova tangibile che l’indiano ha ucciso un nemico. In cambio della collaborazione, i guerrieri indiani si accontentano di alcolici e armi da fuoco. Gli odi così abilmente attizzati condurranno le tribù ad una perpetua lotta interna .

     La storia degli indiani a partire dal XVI secolo, non è che il racconto cento volte ripetuto della loro resistenza al maremoto bianco.

     Inoltre le comunità già duramente messe alla prova dagli scontri con i bianchi, dovranno affrontare anche le frequenti epidemie di tifo, vaiolo, tubercolosi e persino emicrania e raffreddore che porteranno a un calo catastrofico della popolazione.(Tali malattie erano state diffuse dai coloni; per gli indiani che non possedevano l’immunità necessaria, risultavano mortali).

     Il ricordo delle angherie degli europei, delle torture, dei villaggi bruciati, dello sterminio, resterà vivo e permarrà fino ai giorni nostri nell’animo degli indiani.

    

Dal genocidio all’etnocidio

      A partire dagli ultimi anni del diciannovesimo secolo, la politica adottata nei confronti degli indiani abbandona almeno in parte gli stermini di massa: questo perché ogni indiano ucciso costa comunque parecchi soldi ed inoltre gli eccessi commessi durante le operazioni militari iniziano a venire denunciati da giornalisti e scrittori.

     Così si pensa di poter risolvere il problema indiano in maniera molto meno dispendiosa ossia sradicandone la cultura; una volta perdute le tradizioni e l’etica tribale, l’indiano diventerà un bracciante o un proletario dell’Ovest e avrebbe adottato gli usi e i costumi europei.

     Viene così messa in pratica un’opera di assimilazione forzata, vengono costituite riserve in cui gli indiani sono obbligati a mutare il loro stile di vita e ad adeguarsi agli europei; in senatore del tempo dichiara: “o cambiare il loro modo di vivere o che muoiano.”

     I nativi d’America non possono disporre liberamente del loro territorio e poiché la riserva possiede il più delle volte poca selvaggina, essi si trovano totalmente dipendenti dai bianchi che li riforniscono di viveri.

     Nonostante tutto ciò, la maggior parte degli indiani cerca di adattarsi alla nuova situazione, poco alla volta iniziano a coltivare le aride terre delle riserve ma conservano la abitudini comunitarie e resistono all’insegnamento dei missionari.

     Nel 1887 viene votati il Dawes Act con il quale viene riconosciuta ad ogni famiglia indiana un lotto di terra ma in pratica nessuna tribù riesce ad ottenere un territorio indipendente: anche le riserve sono invase dai bianchi che finiscono per affittare o comprare i terreni migliori.         

           Votati all’inerzia e alla disperazione, molti indiani si lasciano andare all’alcolismo o trovano rifugio negli effetti di particolari piante allucinogene.

     A partire dagli inizi del XX secolo gli antropologi iniziano a denunciare questa politica di etnocidio; inoltre alcuni indiani diventati “uomini di legge” e “buoni cristiani”, si interessano alla sorte della loro gente rimasta nella riserve.

     Nel 1924 viene concessa la cittadinanza a tutti i componenti delle tribù rimaste, anche se alcuni stai come il Nuovo Messico e l’Arizona rifiuteranno loro il diritto di voto fino al 1948. in questo periodo il progresso delle scienze umane, in particolare la sociologia e l’antropologia, favoriscono la nascita di associazioni di difesa degli indiani, come l’Indian Rights association

     Grazie a questo cambiamento di tendenza alcune famiglie riescono a vivere un po’ meglio ma la maggior parte degli indiani resta povera e non conosce la ricchezza dell’americano bianco. Coloro che provano a trasferirsi nelle grandi città, si trovano a dover fare i conti con il sentimento razzista profondamente radicato nella mentalità europea; l’indiano resta comunque disprezzato e malpagato e la solitudine, la disoccupazione e l’alcolismo fanno spesso di lui un mendicante.

     La situazione negli ultimi anni è certamente migliorata ma la condizioni di vita degli indigeni nelle riserve rimangono comunque precarie e la vita media è sensibilmente inferiore a quella del resto della popolazione. Secondo un censimento del 1980 il numero degli indiani americani si aggira intorno a quasi un milione e mezzo di individui. Le riserve federali sono circa 300, per la maggior parte ad ovest del Mississipi. Alcune di queste sono limitate ad una sola tribù, mentre altre sono di proprietà comune. La più grande appartiene ai Navaho e comprende 14 milioni di acri di terreno; altre sono limitate a pochi acri.

 

 

 

 

 

  

 

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