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DA WASHINGTON A LINCOLN :
I PRIMI PRESIDENTI DEGLI USA
a cura di
Alessandro Cavallero 4^E
Sommario: Washington,
J. Adams, Jefferson, Madison, Monroe, J. Q. Adams,
Jackson, Van Buren, Harrison, Tyler, Knox Polk, Taylor, Fillmore,
Pierce,
Buchnan, Lincoln
George Washington
George Washington fu eletto presidente il 16 aprile del 1789 a
cinquantasette anni, non era però attratto dal nuovo prestigioso
incarico e anzi la nomina lo impensieriva molto. Aveva lasciato da sei
anni l'incarico di comandante supremo e si era ritirato a vita privata
nella sua casa di Mount Vernon, per rientrare nei panni del gentiluomo
di campagna. Quando la Convenzione si riunì a Filadelfia per redigere
la Costituzione era stato chiamato a presiedere l'Assemblea, perché,
mentre gli altri "padri della patria" erano invischiati nel dibattito
politico, il suo nome era rimasto l'unico al di sopra delle parti e al
di fuori della mischia. Il suo prestigio era indiscusso.
Si diresse verso la capitale, che allora era New York, e il 30 aprile
giurò sulla Bibbia (da allora tutti i presidenti l'avrebbero fatto).
La cerimonia si tenne in Wall Street, nel luogo oggi ricordato da una
sua statua.
Era nato nel 1732 a Bridges Creeck, in Virginia, ed era uno dei figli
di un agiato possedente terriero, morto quando egli aveva appena
dodici anni. Alla sua educazione provvidero sua madre e un suo
fratellastro e riuscì a conseguire un diploma di agrimensore, cioè di
geometra. Ben presto morì il fratellastro e egli ereditò la vasta
tenuta di Mount Vernon.
Avrebbe potuto limitarsi ad amministrare la piantagione ma il
desiderio di avventure, tipico dei giovani, lo spinse ad arruolarsi
come volontario nella milizia della Virginia, volta a difendere le
colonie americane dagli attacchi degli indiani e dei francesi del
Canada.
George dimostrò presto di essere più maturo di quanto l'età lasciasse
presumere: divenne rapidamente un esperto di guerriglia e un ottimo
conoscitore di uomini.
Questa esperienza gli fu utile soprattutto perché lo rese consapevole
della differenza del suo essere e sentirsi americano. Durante questo
periodo non poté non notare la presunzione e l'alterigia con la quale
gli inglesi trattavano i virginiani.
Terminata la guerra con la Francia, Washington tornò a Mount Vernon,
dove sposò una vedova di un ufficiale. Ella gli portò in dote due
figli e un'immensa proprietà terriera. Dal 1759 al 1775, l'ormai ex
colonnello si dedicò interamente all'agricoltura: coltivava tabacco,
granoturco e grano con l'aiuto di 900 braccianti. Dalle testimonianze
storiche emerge la sua abilità nelle vesti di uomo d'affari (alla
morte il suo patrimonio era di oltre un milione di dollari). Ma sapeva
godersi la vita altrettanto bene. Viene descritto come un gaudente, un
ottimo ballerino, un forte bevitore, giocatore d'azzardo. Si dice che
avesse dei figli illegittimi nati dalle schiave delle sue piantagioni.
Eletto al parlamento della Virginia ebbe modo di conoscere altre
persone (tra cui Thomas Jefferson) e di partecipare ai dibattiti sulla
crisi tra l'Inghilterra e le colonie d'America. Non era un politico e
non sapeva fare discorsi eloquenti, ma era deciso:"Nessuno deve farsi
scrupolo di usare le armi per difendere un bene tanto prezioso come la
libertà".
Nel 1774 cominciò la rivolta americana contro gli inglesi dopo che un
gruppo di coloni aveva gettato nelle acque del porto di Boston un
carico di tè giunto dall'Inghilterra. A Washington fu affidato
l'incarico di comandante in capo dell'esercito rivoluzionario. Rifiutò
ogni compenso e chiese soltanto un rimborso delle spese.
La realtà che dovette fronteggiare era disperante: il suo "esercito"
era privo di organizzazione e professionalità. Dovette cominciare
tutto da capo partendo dal costituire una linea per i rifornimenti. I
generali inglesi sottovalutarono l'esercito americano, convinti che
sarebbe stato facile sconfiggere quelle bande disordinate di insorti.
Egli evitò per quanto possibile i confronti in campo aperto e impiegò
i suoi uomini in agguati e attacchi di sorpresa.
Per sette anni riuscì a tenere insieme l'armata del popolo contro le
ben addestrate truppe del generale Cornwallis.
Il 19 ottobre del 1781, con l'aiuto di una squadra navale francese,
costrinse alla resa i generale inglesi: il popolo delle ex colonie
inglesi d'America era finalmente libero di governarsi da sé.
I padri della patria gli chiesero quindi un ultimo contributo cioè
quello di creare i governo federale. Ancora una volta doveva
organizzare tutto da capo e ogni sua decisione divenne un precedente
cui rifarsi. A cominciare dal titolo col quale ci si doveva rivolgere
a lui: disse che lo si doveva chiamare nella maniera più borghese,
semplicemente "Signor presidente".
Alla fine del mandato lo rielessero, ma rifiutò una terza rielezione
perché considerava pericoloso tenere il potere nelle mani del medesimo
uomo per troppo tempo.
Il 14 dicembre del 1799, dopo due giorni di laringite acuta, spirò in
perfetta coscienza. Aveva rifiutato lo stipendio che gli era stato
concesso come presidente e per mantenersi durante i due mandati aveva
venduto parte delle proprietà. Non volle vendere però nessuno schiavo,
così come non volle mai acquistarne uno: sperava che un giorno la
schiavitù sarebbe stata abolita.
In segno di riconoscenza gli americani dettero il suo nome alla nuova
capitale, che avrebbero costruito non lontano da Mount Vernon.
....OMISSIS
...
Bibliografia:
Francini,
Storia dei presidenti americani, Newton Compton
E per sapere quasi tutto su J. Adams, Jefferson, Madison, Monroe, J. Q.
Adams, Jackson, Van Buren, Harrison, Tyler, Knox Polk, Taylor,
Fillmore, Pierce, Buchnan e Lincoln... potete scaricare la ricerca
cliccando qui.
a cura di Alessandro Cavallero 4^E
copyright by Ernesto Riva
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