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 I PARTITI POLITICI DI SINISTRA

a cura di Alessandro Sorniotti, 5^ E  2001

 

Introduzione

Nel compiere questo approfondimento sull’attuale sinistra italiana ho deciso di distinguere tre grandi gruppi di partiti: quelli di sinistra propriamente detta (gruppo A), quelli di centro-sinistra (gruppo B) e quelli che si schierano a sinistra ma sono per così dire, partiti "Tematici" (gruppo C). Ora analizzerò singolarmente i tre gruppi, descrivendo i partiti che compongono il gruppo, la loro storia recente, i loro scopi e finalità. Nella scelta dei partiti di ciascun gruppo mi sono scontrato con la concreta impossibilità di menzionarli tutti. Ho scelto quelli più importanti e ho preferito dire molto su questi piuttosto che dire poco su tutti.

 

Gruppo A

Nel gruppo A troviamo principalmente Il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e i Democratici di Sinistra.

 

La Storia

Tutti questi partiti derivano dal Partito Socialista Italiano. Esso fu fondato a Genova nel 1892 con il nome di Partito dei lavoratori italiani, mutato nel 1893 in Partito socialista; raccolse componenti eterogenee sia dal punto di vista ideologico (marxismo, anarchismo, mazzinianesimo) sia organizzativo (leghe, circoli operai, società di mutuo soccorso). Nel 1912 abbiano prime lacerazioni interne, quando furono espulsi alcuni esponenti della corrente riformista che si erano schierati a favore della guerra di Libia, mentre allo scoppio della prima guerra mondiale, a differenza di altri partiti socialisti europei divenuti improvvisamente favorevoli alla guerra, scelse la linea: "Né aderire né sabotare". Ulteriori lacerazioni interne avvennero al Congresso di Livorno nel 1921 quando si ebbe la scissione dalla quale nacque il Partito comunista d'Italia. Decapitato dei suoi dirigenti dal regime fascista (Gramsci fra tutti, arrestato nel 1926 e condannato nel 1928 a vent'anni di reclusione, morì in carcere nel 1937) e messo fuori legge, il Pcd'I si organizzò nella clandestinità e, nonostante la repressione fascista riuscì a sopravvivere. Preponderante fu il contributo dei suoi militanti tra il 1943 e il 1945 nella guerra partigiana.

Preso il nome di Partito comunista italiano (PCI) nel 1943 dopo lo scioglimento del Comintern, con il rientro in Italia nel 1944 di Togliatti da Mosca passò a svolgere una funzione primaria nel processo politico italiano. Fortemente radicato tra gli strati operai e popolari, il PCI sviluppò una strategia riformista, affrancandosi progressivamente dall'influenza sovietica e perseguendo una "via italiana al socialismo". Tuttavia il suo isolamento continuò, e le uniche occasione di governo riguardarono le amministrazioni delle regioni dell'Italia centrale (Emilia, Toscana, Umbria), rette da coalizioni di sinistra.

Enrico Berlinguer, segretario del partito dal 1972 al 1984, stabilì maggiori distanze tra il PCI e Mosca facendosi portavoce e sostenitore dell'eurocomunismo, che fu il tentativo di elaborare un "terza via" tra il modello sovietico e quello delle grandi socialdemocrazie del Nord dell'Europa nell'esplicita accettazione delle regole del confronto democratico, ma anche esercitando una forte critica delle violazioni dei diritti umani nell'URSS. Inoltre Berlinguer formulò la strategia del "compromesso storico" tra PCI e Democrazia cristiana, fra comunisti e cattolici.

Sul piano elettorale il PCI registrò una crescita continua con un massimo del 34,5 dei voti nel 1976, ma la pregiudiziale anticomunista degli altri partiti e i vincoli internazionali dell'Italia all'interno della NATO non ne consentivano la partecipazione al governo del paese. Invece dell'alternanza governo-opposizione si sviluppò allora la pratica del consociativismo, ossia del tentativo di corresponsabilizzazione, su decisioni importanti per gli interessi della nazione, anche delle forze dell'opposizione; tale pratica, degenerata talvolta in accordi d'interesse puramente partitico, è all'origine dell'uso con valore negativo del termine "consociativismo" che viene fatto oggi in politica.

Un'ulteriore svolta è stata impressa al PCI fra il 1990 e il 1991 da Achille Occhetto, il quale decise, prendendo atto del crollo dei sistemi socialisti in URSS e nell'Europa dell'Est, di accelerare la trasformazione del PCI. Il Partito comunista italiano nel 1990 diede vita a una nuova formazione, il Partito democratico della sinistra, in cui confluì la maggioranza del gruppo dirigente e dei militanti, mentre una cospicua minoranza creò un nuovo partito, il Partito della rifondazione comunista, che si considera l'erede della tradizione comunista del PCI.

Il Partito dei Comunisti Italiani è invece nato nell’ottobre del 1998. Esso fa riferimento al marxismo e agli sviluppi della sua cultura, alla storia e all'esperienza dei comunisti italiani, ai principi della lotta antifascista e della Costituzione, e persegue il superamento del capitalismo e la trasformazione della società. Per comprendere il perché di questa nascita occorre necessariamente ripercorrere le fasi politiche che caratterizzarono la fine del 1997 e tutto il 1998. Il Partito della Rifondazione Comunista durante quel periodo fu infatti attraversato da un profondo dibattito sulla natura del partito e le sue prospettive. Questo dibattito aveva avuto inizio nell’autunno del 1997 quando per la prima volta si verificò la rottura del patto tra Ulivo e Rifondazione che aveva consentito di vincere le elezioni politiche nazionali del 1996. Di fronte alla prima crisi del Governo Prodi ci fu una grande mobilitazione del popolo della sinistra e rimane nella memoria la delegazione degli operai di Brescia che scesero con molti pullman a Roma per chiedere ad Ulivo e PRC di ricostruire l’unità. Alla fine la crisi fu risolta sulla base di un accordo che poteva rappresentare un nuovo inizio per l’alleanza tra PRC e Ulivo. Invece progressivamente divenne chiaro che il segretario di Rifondazione Bertinotti puntava a riproporre la rottura alla prima occasione per far passare il partito all’opposizione. Durante il 1998 infatti la polemica all’interno di Rifondazione Comunista divenne aspra, e culminò quando Bertinotti votò per la seconda volta nella legislatura contro la finanziaria del governo Prodi. All’interno del PRC vi fu quindi la scissione fra quelli che avrebbero mantenuto la loro fiducia al governo Prodi (che crearono poi il Partito dei Comunisti Italiani) e quelli che invece sarebbero rimasti fedeli a Bertinotti. Comunque, per un solo voto, di un deputato di Rifondazione, alla Camera il Governo di centrosinistra di Prodi fu sfiduciato. I voti delle destre, della Lega si erano sommati a quelli dei deputati che erano rimasti con Bertinotti.

 

I Programmi

Immigrazione

· DS: L’Italia ha sottoscritto in sede europea il trattato di Schengen, che detta norme molto precisi al riguardo della regolazione dei flussi migratori. Il partito intende far approvare un disegno di legge in materia di immigrazione che riprenda quelle norme. Vanno comunque tutelati i diritti fondamentali della persona, a prescindere dalla legalità del soggiorno. Agli immigrati regolari vanno riconosciuti anche i diritti civili. Biosgna disciplinare la materia dei permessi di soggiorno, in modo da consentire la convertibilità e da assicurare un giudizio capace di valutare la congruità dei provvedimenti. Vanno evidentemente definiti nuovi strumenti di lotta contro la criminalità e il traffico illegale di manodopera, di donne e di bambini.

· PRC: Il nostro paese deve promuovere un'adeguata politica di accoglienza che permetta di affrontare in modo non repressivo il problema dell'immigrazione dai paesi extracomunitari. All'illusione reazionaria della chiusura delle frontiere va invece contrapposto un governo democratico dei flussi d'ingresso, anche attraverso intese bilaterali con gli stati di provenienza, a partire dal problema del lavoro stagionale proteggendo i diritti dei lavoratori, a cominciare dalla immediata regolarizzazione di chi c'e' gia', sotto il profilo democratico, economico, previdenziale, sanitario e abitativo per raggiungere un'uguaglianza con i cittadini italiani. Va stabilita l'assoluta uguaglianza dei diritti della persona di fronte alla giustizia a prescindere dalla cittadinanza, eliminando le norme anticostituzionali sulle espulsioni contenute nel recente decreto. Va garantito il diritto al voto, attivo e passivo, agli immigrati nelle elezioni amministrative. Come pure vanno introdotte, nell'istruzione scolastica e in tutti i momenti della vita civile e culturale, elementi di multiculturalita'. Per i nostri concittadini emigrati all'estero va garantito il diritto ad una pensione equa e giusta, a partire dall'erogazione ai bisognosi di un assegno sociale equiparabile al valore della pensione sociale italiana. Per la scuola e la cultura italiana all'estero proponiamo la riforma degli istituti di cultura italiana, e la rivendicazione dell'insegnamento della lingua madre. Va realmente attuata la partecipazione democratica degli emigranti alla gestione dei loro problemi sociali, mediante l'elezione di comitati con reali poteri presso i consolati, mentre va riaperto il problema della partecipazione alle elezioni italiane, garantendo il principio che il voto deve essere libero, segreto, e personale.

 

Scuola

· DS: la società che vogliamo, più aperta, più libera, più coesa, comporta la diffusione dell’accesso al sapere, e quindi alla formazione, per tutti, in ogni fase della vita, secondo le esigenze e le caratteristiche di ognuno. La scuola che vogliamo ha dunque tre obiettivi fondamentali :

· lo sviluppo di una cultura dei diritti e delle responsabilità, per un esercizio libero e consapevole della cittadinanza da parte di tutti

· la diffusione, in tutta la popolazione di ogni ceto sociale ed età delle informazioni e delle conoscenze necessarie per misurarsi con le caratteristiche di una società moderna e complessa

· l’acquisizione delle competenze utili all’autorealizzazione di ognuno nell’attività lavorativa e professionale.

La realizzazione di questi obiettivi, in un contesto caratterizzato da rapidi mutamenti non solo tecnologici ed economici ma anche sociali e culturali, non è più affidabile a una formazione circoscritta in una sola fase della vita. Di qui il longlifelearning, l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.

· PRC: La politica di privatizzazione della scuola e dell'Università, cui si accoda la propaganda delle destre e di un liberismo volgare, punta al controllo degli strumenti di formazione delle coscienze, della mentalità e del senso comune della gente, seguendo un modello di cittadino passivo. La critica a questo disegno autoritario non può che essere radicale: deve affrontare non solo gli aspetti economici, tutt'altro che secondari, del diritto allo studio, ma anche le condizioni e i modi della formazione della moderna personalità umana. Deve riaffermare il diritto allo studio e al sapere come essenziale diritto democratico e il carattere socialmente utile del lavoro dell'insegnante, oggi materialmente attaccato e culturalmente deprezzato. Bisogna quindi riformare i tempi dell'istruzione, per mettere in una relazione diversa i tempi di vita dedicati alla formazione e quelli dedicati alle attività sociali e di produzione. Bisogna perciò innalzare l'obbligo scolastico (fino a 18 anni), progettare un sistema di formazione ricorrente nella vita, tra scuola e università, tra società, attività di cura e di lavoro. Bisogna riqualificare la ricerca scientifica, i contenuti culturali, le metodologie didattiche, perseguendo un recupero delle funzione educativa della storia e della memoria, dall'insegnamento delle materie letterarie a quelle scientifiche; un decentramento culturale dei contenuti, per favorire la reciproca comprensione tra i popoli e le loro culture, e la crescita di una dimensione di multiculturalità per i giovani; l'assunzione della non neutralità della scienza e dei limiti intrinseci allo sviluppo sostenibile dal pianeta; una conoscenza del sé personale, per puntare all'educazione integrale dell'uomo e della donna, sotto il profilo psicologico e sociale; l'acquisizione delle abilità fondamentali per comunicare nei diversi modi, sia linguistici che tecnologici. Su questa base acquista un nuovo senso la lotta per il carattere pubblico e gratuito dell'istruzione, che deve essere integrale almeno nella scuola dell'obbligo, contro i progetti di privatizzazione, di assoggettamento alle esigenze immediate dell'impresa, contro la reintroduzione della scuola confessionale. Su questa base, noi riproponiamo il grande tema della libertà della cultura, soffocata oggi dal dominio totalizzante del "pensiero unico", dalla concreta messa in discussione del pluralismo, dalla caduta del cemento antifascista della repubblica, di cui riaffermiamo la piena attualità.

 

Mezzogiorno

· DS: Accelerare il processo di cambiamento del Mezzogiorno. Con la consapevolezza di essere di fronte ad un’occasione storica, che si deve continuare a cambiare il Sud, impedire che questo progetto venga interrotto da tentazioni di secessione del Nord dall’Italia. I nostri obiettivi prioritari sono cinque:

· Potenziare le grandi reti di trasporto e comunicazione.

· Valorizzare le risorse naturali, ambientali, archeologiche e culturali del Mezzogiorno.

· Migliorare le città.

· Rafforzare le agglomerazioni imprenditoriali e promuovere nuova imprenditorialità.

· Ammodernare la pubblica amministrazione.

1. Potenziare le grandi reti di trasporto e comunicazione. Per lo sviluppo del Mezzogiorno è essenziale la comunicazione, la capacità di incontro, di scambio commerciale. La mobilità deve divenire un effettivo diritto per i Meridionali. Per questo occorre ammodernare gli aeroporti e moltiplicare i collegamenti aerei in un regime di piena concorrenza; potenziare i porti; modernizzare la rete ferroviaria, con interventi selettivi sui nodi e sulle reti più importanti; potenziare e manutenere il sistema stradale.

2. Valorizzare le risorse naturali, ambientali, archeologiche e culturali del Mezzogiorno. Vogliamo liberare il patrimonio unico di cui il Sud già dispone. Il Sud è ricco, ricchissimo. E’ tempo che ne prenda piena coscienza. Vogliamo che i giovani meridionali capiscano le possibilità enormi offerte dal turismo e dalla gestione dei beni culturali. Vogliamo che gli stranieri conoscano ciò che davvero offre il Mezzogiorno.

3. Continuare a migliorare la loro qualità della vita. Vogliamo ridare vivibilità alle grandi metropoli meridionali, ridare un senso alla nozione di comunità, migliorare l’educazione che ricevono i nostri figli, aumentare il livello di sicurezza delle nostre famiglie. Spezzeremo il legame tra degrado, incultura e criminalità. Rafforzeremo la capacità delle città meridionali la capacità di produrre reddito, di essere centri di interessi commerciali.

4. Rafforzare le agglomerazioni imprenditoriali e promuovere nuova imprenditorialità. La vitalità economica di alcune realtà del Mezzogiorno ha dimostrato che l’iniziativa e l’intelligenza dei meridionali sono straordinarie. Queste esperienze si debbono ripetere, per imitazione in tutto il territorio. Bisogna dare opportunità ai meridionali di perseguire i loro piani di vita. Continueremo a cambiare la logica dell’intervento pubblico, dimenticando per sempre il vecchio intervento pubblico nel Meridione. Vogliamo creare i contesti giusti affinché le intelligenze operino. Tutto il Sud deve essere capace di attrarre risorse dall’esterno per sostenere i progetti di trasformazione, le tecnologie le più avanzate.

5. Perché tutto questo avvenga occorre ammodernare la pubblica amministrazione . Il sistema amministrativo non deve essere più visto come un ostacolo ma come un partner dell’impresa, un suo facilitatore. Al Sud servono amministrazioni pubbliche ordinarie di straordinaria qualità: trasparenti, obiettive, affidabili.

· PRC: La nostra opzione contraria alle privatizzazioni non e' di carattere ideologico, ma risponde alla tutela di un interesse nazionale. Non e' infatti pensabile un programma di rinascita del mezzogiorno, senza una esaltazione e una profonda riforma dell'intervento pubblico. La fine dell'intervento straordinario nel Sud non ha ancora fatto posto ad una politica alternativa di sviluppo regionale. Anzi, le classi dominanti tentano di cancellare il Mezzogiorno come grande questione nazionale e di considerarlo come semplice terreno di conquista nelle strategie di decentramento produttivo o luogo per faraoniche, quanto devastanti, opere pubbliche. La nostra proposta e' invece fare, da subito, del mezzogiorno la questione chiave della politica economica dell'intero paese, anche nei suoi rapporti con il contesto europeo. Il sud non può vivere di solo turismo o di insediamenti industriali catapultati dal nord. C'e' bisogno di uno sviluppo autopropulsivo. La questione decisiva e' dunque la qualità dell'intervento pubblico, in modo da costruire le infrastrutture necessarie ad uno sviluppo industriale non desertificante, ma compatibile con le culture e il territorio, per aree e per distretti; liberare risorse finanziarie e umane dal circuito dell'assistenza; aiutare e promuovere l'organizzazione di luoghi e di soggetti per la cooperazione. A questo sforzo va connessa la lotta a tutte le forme di criminalità e di intermediazione mafiosa.

 

Giustizia

· DS:

 

Sicurezza più vicina

Far nascere la polizia "vicina" e di quartiere, rafforzando la rete decentrata delle caserme dei carabinieri e dei commissariati. E assicurando un più forte riconoscimento economico e professionale ai carabinieri e agli agenti impegnati nel lavoro in mezzo alla gente.
Sicurezza di tutti

Moltiplicare gli strumenti di tutela della sicurezza di tutti i cittadini. Pattuglie a piedi nei quartieri; punti di sorveglianza in scuole, mercati, fermate e uffici postali; centri di soccorso non solo per la repressione ma anche per l’assistenza alle vittime più indifese (cambio di serrature, sostituzione di documenti ecc...).

Certezza della pena

Assicurare la certezza della pena, limitando i benefici penitenziali per chi ha commesso i reati più odiosi e gravi e prevedendo una serie di effettive misure alternative al carcere per i reati minori.
Giustizia più rapida

Dimezzare la durata del processo penale. Non solo con più mezzi ma anche con nuove regole. In particolare la Cassazione deve attenersi ad una stretta funzione di legittimità, anche a garanzia della propria autorevolezza. Le sentenze di condanna confermate in appello vanno di norma eseguite.

Lotta al racket dell’immigrazione clandestina

Allargare e applicare gli accordi di riammissione con i paesi da cui proviene l’immigrazione. Questi accordi, assieme al crescente coordinamento delle polizie europee alle frontiere e nell’attività di intelligence, possono limitare fortemente l’immigrazione clandestina.

· PRC: Il collasso della giustizia e' uno dei nodi di fondo della crisi democratica. La lunghezza estenuante dei processi, il sovraffollamento dei penitenziari, la carenza degli organici ad ogni livello della giurisdizione, le scorciatoie emergenzialiste con cui si ferisce la certezza del diritto e la cultura delle garanzia, la permanenza di istituti obsoleti e barbarici come i manicomi criminali e le carceri minorili. In questo contesto diviene difficile organizzare un'efficace azione di contrasto a quei grandi poteri criminali, a partire da "Cosa nostra", che insidiano interi territori dell'Italia meridionale e condizionano pesantemente i modi dello sviluppo economico e la qualità della convivenza democratica. Proponiamo perciò il raddoppio della spesa per la giustizia (che attualmente copre meno dell'1% del bilancio statale), con il potenziamento e la modernizzazione degli uffici giudiziari. Si dovrà procedere ad una vasta depenalizzazione dei reati minori e ad una piena attuazione della legge Gozzini, nella direzione del superamento della esclusività del carcere come forma di pena. Vanno chiusi i reclusori psichiatrici e minorili e va abolito l'ergastolo. Vanno legalizzate le droghe leggere. E dunque va restituita all'azione penale la sua funzione precipua non di contenimento del disagio sociale, bensì di contrasto dei fenomeni criminali. Bisogna altresì rifondare la giustizia civile, a partire dalla messa a pieno regime dei giudici di pace. Inoltre bisogna potenziare la normativa antimafia, difendendo la legislazione sui pentiti e sul carcere differenziato per i boss mafiosi, e rendendo operative ed efficaci le norme contro il riciclaggio, l'usura e il recupero dei patrimoni criminali. In questo quadro non e' rituale ribadire il valore decisivo della autonomia e dell'indipendenza della magistratura, oggi messo in discussione dalle destre nel nome dell'impunita' delle classi dominanti.

 

Sanità

· DS: Lo Stato è garante del diritto del cittadino alla tutela della salute, ma rinuncia ad essere gestore esclusivo dei servizi sanitari. Il settore pubblico accredita, regola, correla le risorse pubbliche ai livelli assistenziali uniformi da garantire a tutti i cittadini ma, una volta fissato il principio della libertà del cittadino nell’accesso ai servizi, crea le condizioni per la pluralità e il pluralismo fra i soggetti erogatori che possono essere pubblici, privati e sociali. Il pubblico non "vende" i propri ospedali e le proprie strutture ma le aziendalizza e le pone nel mercato così stimolato e organizzato, quali strumenti fra gli altri, per garantire il diritto alla salute dei cittadini. Le Regioni e il sistema della autonomia locali devono ottenere, all’interno di una più generale riforma fiscale, la piena responsabilità sull’acquisizione e la distribuzione delle risorse per la sanità.

· PRC: L'attacco al diritto alla salute, il prevalere delle logiche di mercato nella sanità costituiscono uno degli elementi più evidenti del degrado di civiltà a cui porta il liberismo. I ticket inibiscono la possibilità per gli strati più deboli, e per gli anziani in particolare, di fruire di qualsiasi assistenza sanitaria, le logiche mercantili portano gli ospedali ad espellere i malati cronici, mentre si riduce lo spazio per l'attenzione al disagio psichico e all'handicap. Contemporaneamente i fenomeni di precarizzazione del lavoro e di abbandono di ogni serio intervento sull'ambiente di lavoro hanno enormemente aumentato il numero degli incidenti mortali sul lavoro (da 4 a 10 al giorno a seconda delle diverse rilevazioni) e delle malattie professionali. Perciò bisogna riprendere le fila delle battaglie degli anni '70 sulla salute, e quindi assicurare maggiori risorse alle regioni per la sanità; cancellare i ticket o circoscriverli rigorosamente ad una piccola quota diretta alla moderazione dei consumi superflui, ma in modo tale da ristabilire concretamente il principio della gratuità dell'assistenza; riorientare gli obiettivi del servizio sanitario ai bisogni di base, coinvolgendo le comunità locali; dare immediatamente integrale applicazione alla normativa europea sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. La difesa dello stato sociale e dei suoi istituti contro i tagli della spesa e la privatizzazione dei servizi va coniugata con la sua riforma , per eliminare sprechi, inefficienze, burocratizzazioni. Come pure va sostenuto, con un'adeguata legislazione, anche fiscale, il settore del volontariato e dell' attività senza ricerca di profitto. Questo può diventare un importante momento di autorganizzazione popolare e di contrasto alle logiche di privatizzazione, se viene salvaguardata la funzione programmatoria dello stato e impedita ogni precarizzazione del lavoro.

 

Gruppo B

Il più importante partito di centro alleato con lo schieramento di sinistra è il Partito Popolare Italiano.

 

La Storia

Il partito della Democrazia Cristiana salvo brevi interruzioni, ha governato dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’80. Con il collasso improvviso del Comunismo russo (concretatosi visivamente in Europa con la caduta del muro di Berlino, nell'89) è venuta meno anche la paura del comunismo: in seguito a ciò l'attenzione della gente, e anzitutto della magistratura, ha cominciato a fissarsi sulla corruzione dei partiti politici democratici, prima intoccabili perché costituivano appunto un baluardo contro di esso. Tale corruzione si e rivelata di gran lunga maggiore di quanto tutti avessero fino allora sospettato. La DC si trovò molto implicata in questo vortice di processi e arresti eccellenti per corruzione (la famosa tangentopoli) che coinvolsero anche importanti dirigenti del partito. Questi fatti che sconvolsero i primi anni ’90 causarono la fuga in massa degli elettori di centro. Risultato: la D. C., che dal 1953 al 1979 aveva ottenuto intorno ai 40% dei consensi dell'elettorato, e dal 1983 al 1992 intorno al 33%, nelle elezioni di fine marzo 1994 ha visto i propri consensi precipitare all'11,1%, e di lì a poco, il 12 giugno 1994 al 10%: più di due terzi dei suoi voti cioè si sono travasati dapprima nella Lega di Bossi, poi (abbandonando questa) nel più recente e più affidabile movimento moderato di Berlusconi: le due formazioni che sono venute a occupare, al centro della scena politica, il posto insensatamente abbandonato dalla Democrazia Cristiana. Nel corso dell’anno 1995 è intervenuta una spaccatura nell'appena nato Partito Popolare Italiano, che l'11 marzo si è scisso in due monconi: uno d'indirizzo moderato al seguito del segretario in carica Rocco Buttiglione, l'altro d'indirizzo progressista, che dopo avere eletto segretario Gerardo Bianco, si è subito schierato col P. D. S.; questa ultima formazione costituisce l’attuale Partito Popolare Italiano.

 

 

Il Programma

Immigrazione

Il Partito popolare non condivide i toni apocalittici che alcune forze politiche utilizzano quando si tratta di valutare l’impatto che i flussi migratori hanno nel nostro Paese. Bisogna combattere con la forza della legge l’immigrazione clandestina, ma anche approntare valide politiche di accoglienza e di programmazione per un flusso migratorio sostenibile. Il caso albanese, che recentemente ha riguardato il nostro Paese, ha provato che l’Italia è in grado di fronteggiare con fermezza e spirito costruttivo anche emergenze che avrebbero piegato altre realtà. Con uno spirito di solidarietà di fondo che non va mai accantonato.

 

Scuola

Autonomia, parità, programmi, riordino dei cicli, esami di maturità,organi collegiali sono altrettante tessere del mosaico"riforma scolastica". Anzi, con l'approvazione della legge sull'autonomia il processo è stato avviato per cui sarebbe ora difficilissimo non solo tornare indietro ma anche solo fermarsi a mezza strada. La riforma infatti è concepita in modo tale per cui ha senso solo se la si affronta in tutte le sue parti. Ora non sfuggirà a nessuno che per un cambiamento così profondo di tutto il sistema scolastico e formativo sono indispensabili due condizioni precise: da un lato una seria campagna culturale con adeguata preparazione dei dirigenti e degli operatori scolastici e dall'altra una sostanziosa destinazione di risorse finanziarie. Senza una convinta adesione dei docenti infatti nessuna riforma potrà mai avere successo ma questo si otterrà solo se essi avvertiranno che il loro ruolo sarà diventato importante e se constateranno nei fatti che il loro lavoro sarà adeguatamente remunerato. Riteniamo che sarebbe più opportuno il finanziamento della funzione docente: ma vi devono essere contributi Statali riconosciuti solo a chi frequenta scuole che accettano di far parte del servizio intergrato;in secondo luogo l'accreditamento alle singole scuole da parte dello Stato deve avvenire con le stesse identiche procedure che si seguono per le scuole statali. Sono condizioni indispensabili per realizzare la parità prevista dalla Costituzione nel rispetto del concetto di sussidiarietà. Quando una scuola,nel pieno rispetto del proprio progetto culturale, accetta le regole generali sull’istruzione dettata dalla Repubblica diventa una istituzione che svolge un servizio pubblico a tutti gli effetti e quindi ha titolo ad essere interlocutore dello Stato come le altre autonomie territoriali.

 

Bioetica

I temi della bioetica sono molto cari al Partito popolare italiano. Il movimento del cattolicesimo democratico italiano e internazionale è sempre stato in prima fila nella difesa del diritto alla vita, fin dal suo concepimento. Ora nuove e tremende sfide si aprono davanti a chi intende mettersi, come insegna Giovanni Paolo II, dalla parte della cultura della vita contro la cultura barbara della morte. Il ministro popolare Rosy Bindi, per primo, ha posto un argine a quella che poteva essere la deriva psicotica della ricerca scientifica: ci riferiamo alla clonazione, posta ufficialmente fuorilegge. Si sono verificati poi casi di deviazione in alcuni operatori della fecondazione assistita. Sui giornali di annunci economici si compravano e vendevano ovuli e gameti maschili. I Popolari hanno detto no a questo commercio e immediatamente il ministro Bindi ha emesso un’ordinanza che vieta questo disumano commercio. Insomma, le battaglia da combattere su questo fronte sono molte e il Partito popolare italiano non intende certamente tirarsi indietro.

 

Mezzogiorno

I tempi dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, ricchi di contorni ambigui e di errori fin troppo evidenti, si è definitivamente concluso. Questo però non può voler dire che sia finito il tempo dell’intervento nel Mezzogiorno, del lavoro per far sì che una parte così rilevante del Paese non sia in preda alla disperazione. Alcuni dati non possono non allarmare noi popolari. Al Sud tre ragazzi su cinque sono senza lavoro. Alcuni sono addirittura privi della speranza di poterlo trovare. I consumi sono ai minimi storici e davvero si trovano sacche di miseria. I primi interventi che noi Popolari abbiamo sollecitato riguardano l’occupazione. Vareremo provvedimenti importanti, primo fra tutti le cosiddette borse di lavoro, impiegando a questo fino oltre mille miliardi. Per i giovani meridionali sarà l’occasione di avvicinarsi al mondo del lavoro o anche di avviare una piccola impresa individuale. Bene funziona la Società per l’Imprenditorialità Giovanile, presieduta da Carlo Borgomeo, più nota come "legge 44", che finanzia progetti imprenditoriali al Sud. Un modo per dare speranza e progettualità in una zona del nostro Paese che deve assolutamente riprendersi.

 

Giustizia

Mafia è una parola che i Popolari, i cattolici democratici, non possono non detestare. Sono caduti sotto i colpi della mafia uomini troppo importanti per il nostro Paese: Falcone e Borsellino, Mattarella e Chinnici. Poi migliaia di cittadini, uccisi dalla paura e dalla propria ribellione civile. I temi della criminalità riguardano la giustizia prima di qualsiasi altra considerazione. Le guerre tra magistratura e politica, presunte o reali, sono una spettacolarizzazione che a noi Popolari non è mai piaciuta. Noi siamo per la giustizia che si occupa del crimine, che lo combatte e lo debella, a partire dalla criminalità organizzata. Resta quella la vera prima battaglia di ogni magistrato onesto. Certo non saremo noi Popolari a sottovalutare il ruolo svolto dall’inchiesta Mani Pulite nel rendere più civile e più onesta l’amministrazione della Cosa pubblica. Ora però il tempo di quell’emergenza è finito, mentre altre emergenze, allora come oggi, restano tali. Basta con lo scontro tra i poteri dello Stato: collaboriamo con spirito di fratellanza per estirpare quanto rischia ancora di soffocare lo sviluppo e l’onore del Paese.

 

Fisco

Il prelievo fiscale si è fatto davvero pesante per cittadini e aziende. E’ il prezzo che ciascuno di noi ha pagato al risanamento della finanza pubblica nel nostro Paese, che è in corsa per un obiettivo che noi Popolari consideriamo assolutamente primario: l’ingresso nella moneta unica europea con il primo gruppo di Paesi. Abbiamo pagato a questo fine la Tassa per l’Europa, che rappresenta però un una tantum. Questo sta a significare che a partire dal prossimo anno la pressione fiscale inevitabilmente scenderà, proprio perché la Tassa per l’Europa non dovrà più essere pagata. Resta però un problema più ampio, quello del riordino complessivo del quadro del prelievo fiscale. Il lavoro svolto dal ministro Visco, soprattutto sul versante della semplificazione degli adempimenti fiscali, è giudicato assai positivamente dal Partito popolare italiano. Ore c’è bisogno di un riordino in termini di maggiore equità, su due versanti: il primo è quello delle famiglie, in particolare delle famiglie numerose. Il secondo riguarda le piccole e medie imprese, che da un alleggerimento del carico fiscale trarrebbero benefici che sicuramente incentiverebbero la creazione di nuova occupazione.

 

Gruppo C

Fra i partiti che ho chiamato tematici includo la Federazione dei Verdi, che ho definito tematico perché, pur non dimenticando il resto, dedica la sua attenzione principalmente alla cura e difesa dell’ambiente.

 

La Storia

Il 16 novembre 1986 a Finale Ligure nasce la Federazione delle Liste Verdi, raggruppando in un unico soggetto politico tutte le Liste Verdi esistenti fino ad allora sul territorio nazionale. I Verdi si danno, per la prima volta, un’organizzazione nazionale con uno statuto comune, un regolamento e organi nazionali esecutivi. Il simbolo che viene adottato è il Sole che Ride, già presentato alle elezioni amministrative del 1985 in 8 regioni, e mutuato direttamente dal Movimento antinuclearista danese.

Nel 1987 i Verdi si presentano per la prima volta a una competizione politica nazionale, ottenendo il 2,6 per cento ed eleggendo così 13 Deputati e 1 Senatore. Nel 1989 la Federazione delle Liste Verdi concorre per la prima volta alle elezioni europee, ottenendo il 3,8 per cento ed eleggendo 3 eurodeputati. Nel dicembre 1990, all’Assemblea dei Verdi tenutasi a Castrocaro, avviene l’unificazione tra la Federazione delle Liste Verdi e i Verdi Arcobaleno, che dà vita all’attuale Federazione dei Verdi. Alle politiche del 1992 i Verdi ottengono il 2,8 per cento eleggendo 16 deputati e 4 senatori. Nel marzo 1993, a Montegrotto, viene eletto il primo Portavoce dei Verdi nella persona di Carlo Ripa di Meana. Alle elezioni del 1994, le prime con il sistema misto maggioritario-proporzionale i Verdi si presentano nella coalizione di sinistra dei Progressisti, eleggendo 11 deputati e 7 senatori. Nel 1995, a Forte dei Marmi, Carlo Ripa di Meana viene riconfermato Portavoce Nazionale dei Verdi, carica che manterrà fino a novembre del 1996. Nella seconda metà del 1995 viene varata la prima campagna di adesione ai Verdi.

Nel 1996 i Verdi, per quel che riguarda la quota maggioritaria, sono presenti nella coalizione di centro-sinistra dell’Ulivo, eleggendo 14 deputati e 14 senatori. Al proporzionale i verdi ottengono il 2,5 per cento. In termini di seggi conquistati si tratta del miglior risultato mai ottenuto dal Sole che Ride. Nel maggio dello stesso anno i Verdi partecipano per la prima volta ad un governo nazionale, con un ministro e quattro sottosegretari.

Dal 21 al 23 gennaio del 2000, si svolge a Chianciano Terme l’Assemblea Costituente, alla quale aderiscono oltre diecimila persone. Grazia Francescato viene eletta Presidente della Federazione dei Verdi.

 

Il Programma

Nell'estate del 1992 centosettantotto paesi hanno partecipato alla conferenza di Rio sottoscrivendo due trattati sul clima e sulla biodiversità e adottando "l'Agenda 21", un documento" non vincolante" che avrebbe dovuto guidare i paesi verso la protezione dell' ambiente globale e verso lo sviluppo economico.Cinque anni dopo l' euforia e ormai spenta. A breve al Palazzo di Vetro le Nazioni Unite valuteranno i progressi compiuti per poi discutere le nuove misure. Il primo vero dato dei lavori di New York è che dopo Rio sono pochissimi i dati positivi e nell' insieme, invece, lo stato del pianeta è peggiorato. La maggiore eccezione viene dal fronte della demografia. Infatti, grazie alla contraccezione e alla cresciuta consapevolezza delle donne, i tassi di fertilità iniziano a declinare lentamente. Le proiezioni dell'Onu indicano che la popolazione mondiale tra una o due generazioni si stabilizzerà intorno ai 10 miliardi. L'attuale popolazione è di 6 miliardi. Verso la fine del XXI secolo dovrebbe iniziare una lenta riduzione. Aumentano complessivamente i raccolti alimentari e la durata media di vita si allunga. Diminuiscono, però, l' acqua e le terre arabili e produttive. Le Nazioni Unite segnalano che già oggi che un terzo della popolazione mondiale non ha sufficiente acqua potabile che senza azioni adeguate per il 2010 i due terzi dell umanità fronteggeranno la scarsità del rifornimento idrico. Circa il 30% dei suoli coltivati è impoverito e degradato dall'erosione. Nonostante alcune riforestazioni nei paesi occidentali e un rallentamento della deforestazione globale rispetto al passato ogni anno il pianeta perde un' area forestale pari al Nepal. L' inquinamento degli oceani minaccia la salute dei due terzi dell' umanità che vive vicino alle coste. Il 60% delle risorse ittiche degli oceani è esposto alla "pesca selvaggia", un sovrasfruttamento così intensivo da far temere entro alcuni decenni la fine del pescato nei mari del pianeta. I progressi sui due trattati vincolanti, (quello sulla biodiversità sottoscritto da 161 paesi, ma con la clamorosa assenza degli Stati Uniti) e quello sul clima (firmato da 166 paesi inclusi gli Stati Uniti), sono scarsi. Il Segretario della Conferenza di Rio, presieduto dall' uomo di affari canadese Maurice Strongs, aveva redatto una relazione il cui succo era che i paesi in via di sviluppo, da soli, avrebbero avuto bisogno durante l'arco degli anni 90 di 600 miliardi di dollari l'anno per raggiungere gli obiettivi fissati dall' Agenda 21 e che di tale importo almeno 125 miliardi annui sarebbero stati versati, sotto forma di aiuti, dai paesi del Nord. L'accordo proposto alla Conferenza di Rio prevedeva dunque il seguente patto: l' impegno del Sud del mondo a partecipare attivamente alla soluzione dei problemi ambientali e il Nord impegnato in un massiccio sforzo finanziario per contribuire allo sviluppo economico del Sud. In termini concreti, invece l' aiuto allo sviluppo è venuto diminuendo negli ultimi anni. Appare chiaro che il Nord è venuto meno alle promesse di Rio di versare al Sud almeno lo 0,7% del proprio Pil. Il Parlamento Europeo nella relazione di Dybkjaer è giunto alla conclusione che "il Nord non ha fatto la sua parte". Il Piano Marshall Strong non si è dunque realizzato. Il problema del giusto rapporto tra commercio e ambiente non è stato risolto e al commercio è stata data assoluta priorità a sapito dell' ambiente con il passaggio dal Gatt all'Organizzazione Mondiale del Commercio, Wto. Ne consegue un progressivo indebolimento di una serie di misure di protezione ambientale quali, cito ad esempio, il divieto di sperimentazione animale nell' industria cosmetica . Uno dei due risultati positivi di Rio è stata la firma del trattato sui cambiamenti climatici: ma il nord è venuto meno alla promessa di stabilizzare entro il 2000 le emissioni di gas nocivi entro gli anni 2005 e 2010. Questa sarà la questione chiave a Kyoto in Giappone nel prossimo dicembre, quando si incontreranno le parti contraenti al loro terzo round (dopo il fallimento della Conferenza di Berlino nel 1995). La Commissione europea ha appena pubblicato la sua terza proposta di tassa sull' energia e sulle emissioni. Poichè tale proposta deve essere adottata all' umanità, sarà difficilissimo conseguire progressi decisivi. Per quanto riguarda la biodiversità il Wwf stima che ogni giorno si estinguono 70 specie. Tre quarti dell'avifauna mondiale sono in declino e quasi un quarto delle 4600 specie di mammiferi sono minacciati di estinzione. La Convenzione per il Commercio internazionale di specie in pericolo (Cites), operante dal 1973, si focalizza su alcune delle speci maggiormente minacciate. Per altre la Conferenza di Rio ha dato luogo alla Convenzione sulla diversità biologica. Più di 160 pesi hanno sottoscritto tale convenzione.Nell'ambito della prima Conferenza delle parti contraenti (Bahamas 1994) il Brasile si è impegnato ha proteggere la sua biodiversità.Tuttavia tra le promesse e i fatti c'è un abisso: ad esempio, in quel paese il tasso di deforestazione sta addirittura aumentando. Né di meglio si può dire dell'Unione europea: la direttiva sull' habitat, mirante a tutelare il patrimonio ambientale, passa in secondo piano allorchè, come spesso avviene, i governi invocano l' intersse nazionale per realizzare nuove strade attraverso le zone sottoposte a tutela. Le zone sottoposte a tutela dovrebbero aumentare su scala mondiale almeno del 10%. Nel retsante 90% delle terre è necessario ripristinare un equilibrio tra urbanizzazione, agricoltura e altre attività economiche, da un lato e, dall' altro, l' esigenza di conservare la biodiversità. E' inoltre necessario sviluppare e realizzare rifugi ecologici per consentire la sopravvivenza delle speci minacciate di estinzione. Il che richiede un adattamento della Convenzione slla diversità biologica. In passato, metà della superficie terrestre era coperta di foreste e terreni boschivi. Tutta questa superficie si è ridotta al 35% e quanto ne è rimasto ha subito una forte riduzione della sua biodiversità. Ogni anno continuano a sparire 17 milioni di ettari di foreste. Di questo passo entro il 2015 rimarrà solo un quarto delle foreste antiche. Serve un piano d'azione per identificare e vietare il commercio di alcuni legnami e di altri prodotti forestali ormai rarissimi. A cinque anni da Rio de Janeiro le sfide ambientali sono ancora più pressanti. Il risparmio delle risorse comuni è di per se un compito enorme. I primi trattati mondiali relativi all' ambiente sono ormai operativi. Alcuni funzionano bene come gli accordi di Montreal sulla riduzione dello strato d' ozono e la Convenzione di Basilea che porrà termine al flusso di rifiuti tossici dal nord e al sud a partire dagli inizi del 1998. Altri stanno prendendo avvio proprio ora. Quello contro la desertificazione è recentissimo. La settimana entrante, dal 23 al 27 giugno 1997, l' Assemblea generale delle Nazioni Unite valuterà la situazione a cinque anni da Rio. Il Sud giustamente protesterà si per i mancati impegni e il Nord cercherà di sottrarsi alle sue responsabilità. Se la riunione di New York si concluderà con altre parole vuote quali "La Carta Per La Terra" e non, invece, con accordi vincolanti allora lo spirito di Rio de Janeiro sarà morto per sempre.

 

Il candidato - premier

Francesco Rutelli

Sindaco di Roma dal dicembre del 1993, Francesco Rutelli è il primo Sindaco della capitale eletto direttamente dai cittadini. E’ diventato estremamente importante sulla scena politica odierna in quanto è stato scelto come candidato premier dell’Ulivo per le elezioni politiche del maggio 2001. Ha 46 anni, è sposato con la giornalista Barbara Palombelli ed ha due figli. Giornalista e attivista politico, nel 1981 è diventato segretario del Partito Radicale. E' stato eletto deputato al Parlamento italiano nel 1983, e nuovamente nel 1987 e nel 1992. Nominato nell'aprile 1993 Ministro dell'Ambiente e delle Aree Urbane nel Governo Ciampi, si è dimesso dopo un solo giorno a seguito del voto parlamentare che negava l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi. Tra i fondatori dei Democratici, è attualmente Presidente dell'Assemblea delle Regioni, l'organo deliberativo del movimento. Nel giugno 1999 è stato eletto deputato al Parlamento europeo, dove siede nel gruppo dei Liberali e Democratici e fa parte della Commissione Affari Esteri. Eletto Sindaco di Roma al ballottaggio con 955.000 voti nelle elezioni del 1993, è stato confermato dai romani nel novembre 1997 al primo turno elettorale con il più alto consenso del Dopoguerra (oltre il 60% dei suffragi, pari a 985.000 voti). Il Governo Prodi ha nominato Francesco Rutelli Commissario Straordinario per il Coordinamento del Grande Giubileo dell'anno Duemila. Nel suo impegno internazionale, è stato per due legislature Presidente del Comitato per i Diritti Umani presso la Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, e Presidente dal 1994 al 1997 della Commissione Politiche Urbane del Comitato delle Regioni dell'Unione Europea a Bruxelles. E' stato designato Consigliere Speciale per i problemi urbani dal Segretario Generale dell'Onu Boutros Ghali ed è membro dell'Urban Partnership Board della Banca Mondiale e Presidente della rete delle città mediterranee Medcities.

 

 

  a cura di Alessandro Sorniotti, 5^ E 2001

 

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