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I
PARTITI POLITICI DI SINISTRA
a
cura di Alessandro Sorniotti, 5^ E 2001
Introduzione
Nel
compiere questo approfondimento sull’attuale sinistra italiana ho
deciso di distinguere tre grandi gruppi di partiti: quelli di
sinistra propriamente detta (gruppo A), quelli di centro-sinistra
(gruppo B) e quelli che si schierano a sinistra ma sono per così
dire, partiti "Tematici" (gruppo C). Ora analizzerò singolarmente
i tre gruppi, descrivendo i partiti che compongono il gruppo, la
loro storia recente, i loro scopi e finalità. Nella scelta dei
partiti di ciascun gruppo mi sono scontrato con la concreta
impossibilità di menzionarli tutti. Ho scelto quelli più
importanti e ho preferito dire molto su questi piuttosto che dire
poco su tutti.
Gruppo A
Nel
gruppo A troviamo principalmente Il Partito della Rifondazione
Comunista, il Partito dei Comunisti Italiani e i Democratici di
Sinistra.
La
Storia
Tutti questi partiti derivano dal Partito Socialista Italiano.
Esso fu fondato a Genova nel 1892 con il nome di Partito dei
lavoratori italiani, mutato nel 1893 in Partito socialista;
raccolse componenti eterogenee sia dal punto di vista ideologico
(marxismo, anarchismo, mazzinianesimo) sia organizzativo (leghe,
circoli operai, società di mutuo soccorso). Nel 1912 abbiano prime
lacerazioni interne, quando furono espulsi alcuni esponenti della
corrente riformista che si erano schierati a favore della guerra
di Libia, mentre allo scoppio della prima guerra mondiale, a
differenza di altri partiti socialisti europei divenuti
improvvisamente favorevoli alla guerra, scelse la linea: "Né
aderire né sabotare". Ulteriori lacerazioni interne avvennero al
Congresso di Livorno nel 1921 quando si ebbe la scissione dalla
quale nacque il Partito comunista d'Italia. Decapitato dei suoi
dirigenti dal regime fascista (Gramsci fra tutti, arrestato nel
1926 e condannato nel 1928 a vent'anni di reclusione, morì in
carcere nel 1937) e messo fuori legge, il Pcd'I si organizzò nella
clandestinità e, nonostante la repressione fascista riuscì a
sopravvivere. Preponderante fu il contributo dei suoi militanti
tra il 1943 e il 1945 nella guerra partigiana.
Preso il nome di Partito comunista italiano (PCI) nel 1943 dopo lo
scioglimento del Comintern, con il rientro in Italia nel 1944 di
Togliatti da Mosca passò a svolgere una funzione primaria nel
processo politico italiano. Fortemente radicato tra gli strati
operai e popolari, il PCI sviluppò una strategia riformista,
affrancandosi progressivamente dall'influenza sovietica e
perseguendo una "via italiana al socialismo". Tuttavia il suo
isolamento continuò, e le uniche occasione di governo riguardarono
le amministrazioni delle regioni dell'Italia centrale (Emilia,
Toscana, Umbria), rette da coalizioni di sinistra.
Enrico Berlinguer, segretario del partito dal 1972 al 1984,
stabilì maggiori distanze tra il PCI e Mosca facendosi portavoce e
sostenitore dell'eurocomunismo, che fu il tentativo di elaborare
un "terza via" tra il modello sovietico e quello delle grandi
socialdemocrazie del Nord dell'Europa nell'esplicita accettazione
delle regole del confronto democratico, ma anche esercitando una
forte critica delle violazioni dei diritti umani nell'URSS.
Inoltre Berlinguer formulò la strategia del "compromesso storico"
tra PCI e Democrazia cristiana, fra comunisti e cattolici.
Sul
piano elettorale il PCI registrò una crescita continua con un
massimo del 34,5 dei voti nel 1976, ma la pregiudiziale
anticomunista degli altri partiti e i vincoli internazionali
dell'Italia all'interno della NATO non ne consentivano la
partecipazione al governo del paese. Invece dell'alternanza
governo-opposizione si sviluppò allora la pratica del
consociativismo, ossia del tentativo di corresponsabilizzazione,
su decisioni importanti per gli interessi della nazione, anche
delle forze dell'opposizione; tale pratica, degenerata talvolta in
accordi d'interesse puramente partitico, è all'origine dell'uso
con valore negativo del termine "consociativismo" che viene fatto
oggi in politica.
Un'ulteriore svolta è stata impressa al PCI fra il 1990 e il 1991
da Achille Occhetto, il quale decise, prendendo atto del crollo
dei sistemi socialisti in URSS e nell'Europa dell'Est, di
accelerare la trasformazione del PCI. Il Partito comunista
italiano nel 1990 diede vita a una nuova formazione, il Partito
democratico della sinistra, in cui confluì la maggioranza del
gruppo dirigente e dei militanti, mentre una cospicua minoranza
creò un nuovo partito, il Partito della rifondazione comunista,
che si considera l'erede della tradizione comunista del PCI.
Il
Partito dei Comunisti Italiani è invece nato nell’ottobre del
1998. Esso fa riferimento al marxismo e agli sviluppi della sua
cultura, alla storia e all'esperienza dei comunisti italiani, ai
principi della lotta antifascista e della Costituzione, e persegue
il superamento del capitalismo e la trasformazione della società.
Per comprendere il perché di questa nascita occorre
necessariamente ripercorrere le fasi politiche che
caratterizzarono la fine del 1997 e tutto il 1998. Il Partito
della Rifondazione Comunista durante quel periodo fu infatti
attraversato da un profondo dibattito sulla natura del partito e
le sue prospettive. Questo dibattito aveva avuto inizio
nell’autunno del 1997 quando per la prima volta si verificò la
rottura del patto tra Ulivo e Rifondazione che aveva consentito di
vincere le elezioni politiche nazionali del 1996. Di fronte alla
prima crisi del Governo Prodi ci fu una grande mobilitazione del
popolo della sinistra e rimane nella memoria la delegazione degli
operai di Brescia che scesero con molti pullman a Roma per
chiedere ad Ulivo e PRC di ricostruire l’unità. Alla fine la crisi
fu risolta sulla base di un accordo che poteva rappresentare un
nuovo inizio per l’alleanza tra PRC e Ulivo. Invece
progressivamente divenne chiaro che il segretario di Rifondazione
Bertinotti puntava a riproporre la rottura alla prima occasione
per far passare il partito all’opposizione. Durante il 1998
infatti la polemica all’interno di Rifondazione Comunista divenne
aspra, e culminò quando Bertinotti votò per la seconda volta nella
legislatura contro la finanziaria del governo Prodi. All’interno
del PRC vi fu quindi la scissione fra quelli che avrebbero
mantenuto la loro fiducia al governo Prodi (che crearono poi il
Partito dei Comunisti Italiani) e quelli che invece sarebbero
rimasti fedeli a Bertinotti. Comunque, per un solo voto, di un
deputato di Rifondazione, alla Camera il Governo di centrosinistra
di Prodi fu sfiduciato. I voti delle destre, della Lega si erano
sommati a quelli dei deputati che erano rimasti con Bertinotti.
I
Programmi
Immigrazione
·
DS: L’Italia ha sottoscritto in sede europea
il trattato di Schengen, che detta norme molto precisi al riguardo
della regolazione dei flussi migratori. Il partito intende far
approvare un disegno di legge in materia di immigrazione che
riprenda quelle norme. Vanno comunque tutelati i diritti
fondamentali della persona, a prescindere dalla legalità del
soggiorno. Agli immigrati regolari vanno riconosciuti anche i
diritti civili. Biosgna disciplinare la materia dei permessi di
soggiorno, in modo da consentire la convertibilità e da assicurare
un giudizio capace di valutare la congruità dei provvedimenti.
Vanno evidentemente definiti nuovi strumenti di lotta contro la
criminalità e il traffico illegale di manodopera, di donne e di
bambini.
·
PRC: Il nostro paese deve promuovere un'adeguata politica di
accoglienza che permetta di affrontare in modo non repressivo il
problema dell'immigrazione dai paesi extracomunitari.
All'illusione reazionaria della chiusura delle frontiere va invece
contrapposto un governo democratico dei flussi d'ingresso, anche
attraverso intese bilaterali con gli stati di provenienza, a
partire dal problema del lavoro stagionale proteggendo i diritti
dei lavoratori, a cominciare dalla immediata regolarizzazione di
chi c'e' gia', sotto il profilo democratico, economico,
previdenziale, sanitario e abitativo per raggiungere
un'uguaglianza con i cittadini italiani. Va stabilita l'assoluta
uguaglianza dei diritti della persona di fronte alla giustizia a
prescindere dalla cittadinanza, eliminando le norme
anticostituzionali sulle espulsioni contenute nel recente decreto.
Va garantito il diritto al voto, attivo e passivo, agli immigrati
nelle elezioni amministrative. Come pure vanno introdotte,
nell'istruzione scolastica e in tutti i momenti della vita civile
e culturale, elementi di multiculturalita'. Per i nostri
concittadini emigrati all'estero va garantito il diritto ad una
pensione equa e giusta, a partire dall'erogazione ai bisognosi di
un assegno sociale equiparabile al valore della pensione sociale
italiana. Per la scuola e la cultura italiana all'estero
proponiamo la riforma degli istituti di cultura italiana, e la
rivendicazione dell'insegnamento della lingua madre. Va realmente
attuata la partecipazione democratica degli emigranti alla
gestione dei loro problemi sociali, mediante l'elezione di
comitati con reali poteri presso i consolati, mentre va riaperto
il problema della partecipazione alle elezioni italiane,
garantendo il principio che il voto deve essere libero, segreto, e
personale.
Scuola
·
DS: la società che vogliamo, più aperta, più
libera, più coesa, comporta la diffusione dell’accesso al sapere,
e quindi alla formazione, per tutti, in ogni fase della vita,
secondo le esigenze e le caratteristiche di ognuno. La scuola che
vogliamo ha dunque tre obiettivi fondamentali :
· lo
sviluppo di una cultura dei diritti e delle responsabilità, per un
esercizio libero e consapevole della cittadinanza da parte di
tutti
· la
diffusione, in tutta la popolazione di ogni ceto sociale ed età
delle informazioni e delle conoscenze necessarie per misurarsi con
le caratteristiche di una società moderna e complessa
·
l’acquisizione delle competenze utili all’autorealizzazione di
ognuno nell’attività lavorativa e professionale.
La
realizzazione di questi obiettivi, in un contesto caratterizzato
da rapidi mutamenti non solo tecnologici ed economici ma anche
sociali e culturali, non è più affidabile a una formazione
circoscritta in una sola fase della vita. Di qui il longlifelearning,
l’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.
·
PRC: La politica di privatizzazione della scuola e
dell'Università, cui si accoda la propaganda delle destre e di un
liberismo volgare, punta al controllo degli strumenti di
formazione delle coscienze, della mentalità e del senso comune
della gente, seguendo un modello di cittadino passivo. La critica
a questo disegno autoritario non può che essere radicale: deve
affrontare non solo gli aspetti economici, tutt'altro che
secondari, del diritto allo studio, ma anche le condizioni e i
modi della formazione della moderna personalità umana. Deve
riaffermare il diritto allo studio e al sapere come essenziale
diritto democratico e il carattere socialmente utile del lavoro
dell'insegnante, oggi materialmente attaccato e culturalmente
deprezzato. Bisogna quindi riformare i tempi dell'istruzione, per
mettere in una relazione diversa i tempi di vita dedicati alla
formazione e quelli dedicati alle attività sociali e di
produzione. Bisogna perciò innalzare l'obbligo scolastico (fino a
18 anni), progettare un sistema di formazione ricorrente nella
vita, tra scuola e università, tra società, attività di cura e di
lavoro. Bisogna riqualificare la ricerca scientifica, i contenuti
culturali, le metodologie didattiche, perseguendo un recupero
delle funzione educativa della storia e della memoria,
dall'insegnamento delle materie letterarie a quelle scientifiche;
un decentramento culturale dei contenuti, per favorire la
reciproca comprensione tra i popoli e le loro culture, e la
crescita di una dimensione di multiculturalità per i giovani;
l'assunzione della non neutralità della scienza e dei limiti
intrinseci allo sviluppo sostenibile dal pianeta; una conoscenza
del sé personale, per puntare all'educazione integrale dell'uomo e
della donna, sotto il profilo psicologico e sociale;
l'acquisizione delle abilità fondamentali per comunicare nei
diversi modi, sia linguistici che tecnologici. Su questa base
acquista un nuovo senso la lotta per il carattere pubblico e
gratuito dell'istruzione, che deve essere integrale almeno nella
scuola dell'obbligo, contro i progetti di privatizzazione, di
assoggettamento alle esigenze immediate dell'impresa, contro la
reintroduzione della scuola confessionale. Su questa base, noi
riproponiamo il grande tema della libertà della cultura, soffocata
oggi dal dominio totalizzante del "pensiero unico", dalla concreta
messa in discussione del pluralismo, dalla caduta del cemento
antifascista della repubblica, di cui riaffermiamo la piena
attualità.
Mezzogiorno
·
DS: Accelerare il processo di cambiamento
del Mezzogiorno. Con la consapevolezza di essere di fronte ad
un’occasione storica, che si deve continuare a cambiare il Sud,
impedire che questo progetto venga interrotto da tentazioni di
secessione del Nord dall’Italia. I nostri obiettivi prioritari
sono cinque:
·
Potenziare le grandi reti di trasporto e comunicazione.
·
Valorizzare le risorse naturali, ambientali, archeologiche e
culturali del Mezzogiorno.
·
Migliorare le città.
·
Rafforzare le agglomerazioni imprenditoriali e promuovere nuova
imprenditorialità.
·
Ammodernare la pubblica amministrazione.
1.
Potenziare le grandi reti di trasporto e comunicazione. Per
lo sviluppo del Mezzogiorno è essenziale la comunicazione, la
capacità di incontro, di scambio commerciale. La mobilità deve
divenire un effettivo diritto per i Meridionali. Per questo
occorre ammodernare gli aeroporti e moltiplicare i collegamenti
aerei in un regime di piena concorrenza; potenziare i porti;
modernizzare la rete ferroviaria, con interventi selettivi sui
nodi e sulle reti più importanti; potenziare e manutenere il
sistema stradale.
2.
Valorizzare le risorse naturali, ambientali, archeologiche e
culturali del Mezzogiorno. Vogliamo liberare il patrimonio
unico di cui il Sud già dispone. Il Sud è ricco, ricchissimo. E’
tempo che ne prenda piena coscienza. Vogliamo che i giovani
meridionali capiscano le possibilità enormi offerte dal turismo e
dalla gestione dei beni culturali. Vogliamo che gli stranieri
conoscano ciò che davvero offre il Mezzogiorno.
3.
Continuare a migliorare la loro qualità della vita.
Vogliamo ridare vivibilità alle grandi metropoli meridionali,
ridare un senso alla nozione di comunità, migliorare l’educazione
che ricevono i nostri figli, aumentare il livello di sicurezza
delle nostre famiglie. Spezzeremo il legame tra degrado, incultura
e criminalità. Rafforzeremo la capacità delle città meridionali la
capacità di produrre reddito, di essere centri di interessi
commerciali.
4.
Rafforzare le agglomerazioni imprenditoriali e promuovere nuova
imprenditorialità. La vitalità economica di alcune realtà del
Mezzogiorno ha dimostrato che l’iniziativa e l’intelligenza dei
meridionali sono straordinarie. Queste esperienze si debbono
ripetere, per imitazione in tutto il territorio. Bisogna dare
opportunità ai meridionali di perseguire i loro piani di vita.
Continueremo a cambiare la logica dell’intervento pubblico,
dimenticando per sempre il vecchio intervento pubblico nel
Meridione. Vogliamo creare i contesti giusti affinché le
intelligenze operino. Tutto il Sud deve essere capace di attrarre
risorse dall’esterno per sostenere i progetti di trasformazione,
le tecnologie le più avanzate.
5.
Perché tutto questo avvenga occorre ammodernare la pubblica
amministrazione . Il sistema amministrativo non deve essere
più visto come un ostacolo ma come un partner dell’impresa, un suo
facilitatore. Al Sud servono amministrazioni pubbliche ordinarie
di straordinaria qualità: trasparenti, obiettive, affidabili.
·
PRC: La nostra opzione contraria alle privatizzazioni non e' di
carattere ideologico, ma risponde alla tutela di un interesse
nazionale. Non e' infatti pensabile un programma di rinascita del
mezzogiorno, senza una esaltazione e una profonda riforma
dell'intervento pubblico. La fine dell'intervento straordinario
nel Sud non ha ancora fatto posto ad una politica alternativa di
sviluppo regionale. Anzi, le classi dominanti tentano di
cancellare il Mezzogiorno come grande questione nazionale e di
considerarlo come semplice terreno di conquista nelle strategie di
decentramento produttivo o luogo per faraoniche, quanto
devastanti, opere pubbliche. La nostra proposta e' invece fare, da
subito, del mezzogiorno la questione chiave della politica
economica dell'intero paese, anche nei suoi rapporti con il
contesto europeo. Il sud non può vivere di solo turismo o di
insediamenti industriali catapultati dal nord. C'e' bisogno di uno
sviluppo autopropulsivo. La questione decisiva e' dunque la
qualità dell'intervento pubblico, in modo da costruire le
infrastrutture necessarie ad uno sviluppo industriale non
desertificante, ma compatibile con le culture e il territorio, per
aree e per distretti; liberare risorse finanziarie e umane dal
circuito dell'assistenza; aiutare e promuovere l'organizzazione di
luoghi e di soggetti per la cooperazione. A questo sforzo va
connessa la lotta a tutte le forme di criminalità e di
intermediazione mafiosa.
Giustizia
·
DS:
Sicurezza più vicina
Far
nascere la polizia "vicina" e di quartiere, rafforzando la rete
decentrata delle caserme dei carabinieri e dei commissariati. E
assicurando un più forte riconoscimento economico e professionale
ai carabinieri e agli agenti impegnati nel lavoro in mezzo alla
gente.
Sicurezza di tutti
Moltiplicare gli strumenti di tutela della sicurezza di tutti i
cittadini. Pattuglie a piedi nei quartieri; punti di sorveglianza
in scuole, mercati, fermate e uffici postali; centri di soccorso
non solo per la repressione ma anche per l’assistenza alle vittime
più indifese (cambio di serrature, sostituzione di documenti
ecc...).
Certezza della pena
Assicurare la certezza della pena, limitando i benefici
penitenziali per chi ha commesso i reati più odiosi e gravi e
prevedendo una serie di effettive misure alternative al carcere
per i reati minori.
Giustizia più rapida
Dimezzare la durata del processo penale. Non solo con più mezzi ma
anche con nuove regole. In particolare la Cassazione deve
attenersi ad una stretta funzione di legittimità, anche a garanzia
della propria autorevolezza. Le sentenze di condanna confermate in
appello vanno di norma eseguite.
Lotta al racket dell’immigrazione clandestina
Allargare e applicare gli accordi di riammissione con i paesi da
cui proviene l’immigrazione. Questi accordi, assieme al crescente
coordinamento delle polizie europee alle frontiere e nell’attività
di intelligence, possono limitare fortemente l’immigrazione
clandestina.
·
PRC: Il collasso della giustizia e' uno dei nodi di fondo della
crisi democratica. La lunghezza estenuante dei processi, il
sovraffollamento dei penitenziari, la carenza degli organici ad
ogni livello della giurisdizione, le scorciatoie emergenzialiste
con cui si ferisce la certezza del diritto e la cultura delle
garanzia, la permanenza di istituti obsoleti e barbarici come i
manicomi criminali e le carceri minorili. In questo contesto
diviene difficile organizzare un'efficace azione di contrasto a
quei grandi poteri criminali, a partire da "Cosa nostra", che
insidiano interi territori dell'Italia meridionale e condizionano
pesantemente i modi dello sviluppo economico e la qualità della
convivenza democratica. Proponiamo perciò il raddoppio della spesa
per la giustizia (che attualmente copre meno dell'1% del bilancio
statale), con il potenziamento e la modernizzazione degli uffici
giudiziari. Si dovrà procedere ad una vasta depenalizzazione dei
reati minori e ad una piena attuazione della legge Gozzini, nella
direzione del superamento della esclusività del carcere come forma
di pena. Vanno chiusi i reclusori psichiatrici e minorili e va
abolito l'ergastolo. Vanno legalizzate le droghe leggere. E dunque
va restituita all'azione penale la sua funzione precipua non di
contenimento del disagio sociale, bensì di contrasto dei fenomeni
criminali. Bisogna altresì rifondare la giustizia civile, a
partire dalla messa a pieno regime dei giudici di pace. Inoltre
bisogna potenziare la normativa antimafia, difendendo la
legislazione sui pentiti e sul carcere differenziato per i boss
mafiosi, e rendendo operative ed efficaci le norme contro il
riciclaggio, l'usura e il recupero dei patrimoni criminali. In
questo quadro non e' rituale ribadire il valore decisivo della
autonomia e dell'indipendenza della magistratura, oggi messo in
discussione dalle destre nel nome dell'impunita' delle classi
dominanti.
Sanità
·
DS: Lo Stato è garante del diritto del
cittadino alla tutela della salute, ma rinuncia ad essere gestore
esclusivo dei servizi sanitari. Il settore pubblico accredita,
regola, correla le risorse pubbliche ai livelli assistenziali
uniformi da garantire a tutti i cittadini ma, una volta fissato il
principio della libertà del cittadino nell’accesso ai servizi,
crea le condizioni per la pluralità e il pluralismo fra i soggetti
erogatori che possono essere pubblici, privati e sociali. Il
pubblico non "vende" i propri ospedali e le proprie strutture ma
le aziendalizza e le pone nel mercato così stimolato e
organizzato, quali strumenti fra gli altri, per garantire il
diritto alla salute dei cittadini. Le Regioni e il sistema della
autonomia locali devono ottenere, all’interno di una più generale
riforma fiscale, la piena responsabilità sull’acquisizione e la
distribuzione delle risorse per la sanità.
·
PRC: L'attacco al diritto alla salute, il prevalere delle logiche
di mercato nella sanità costituiscono uno degli elementi più
evidenti del degrado di civiltà a cui porta il liberismo. I ticket
inibiscono la possibilità per gli strati più deboli, e per gli
anziani in particolare, di fruire di qualsiasi assistenza
sanitaria, le logiche mercantili portano gli ospedali ad espellere
i malati cronici, mentre si riduce lo spazio per l'attenzione al
disagio psichico e all'handicap. Contemporaneamente i fenomeni di
precarizzazione del lavoro e di abbandono di ogni serio intervento
sull'ambiente di lavoro hanno enormemente aumentato il numero
degli incidenti mortali sul lavoro (da 4 a 10 al giorno a seconda
delle diverse rilevazioni) e delle malattie professionali. Perciò
bisogna riprendere le fila delle battaglie degli anni '70 sulla
salute, e quindi assicurare maggiori risorse alle regioni per la
sanità; cancellare i ticket o circoscriverli rigorosamente ad una
piccola quota diretta alla moderazione dei consumi superflui, ma
in modo tale da ristabilire concretamente il principio della
gratuità dell'assistenza; riorientare gli obiettivi del servizio
sanitario ai bisogni di base, coinvolgendo le comunità locali;
dare immediatamente integrale applicazione alla normativa europea
sulla sicurezza sui luoghi di lavoro. La difesa dello stato
sociale e dei suoi istituti contro i tagli della spesa e la
privatizzazione dei servizi va coniugata con la sua riforma , per
eliminare sprechi, inefficienze, burocratizzazioni. Come pure va
sostenuto, con un'adeguata legislazione, anche fiscale, il settore
del volontariato e dell' attività senza ricerca di profitto.
Questo può diventare un importante momento di autorganizzazione
popolare e di contrasto alle logiche di privatizzazione, se viene
salvaguardata la funzione programmatoria dello stato e impedita
ogni precarizzazione del lavoro.
Gruppo B
Il
più importante partito di centro alleato con lo schieramento di
sinistra è il Partito Popolare Italiano.
La
Storia
Il
partito della Democrazia Cristiana salvo brevi interruzioni, ha
governato dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’80. Con il
collasso improvviso del Comunismo russo (concretatosi visivamente
in Europa con la caduta del muro di Berlino, nell'89) è venuta
meno anche la paura del comunismo: in seguito a ciò l'attenzione
della gente, e anzitutto della magistratura, ha cominciato a
fissarsi sulla corruzione dei partiti politici democratici, prima
intoccabili perché costituivano appunto un baluardo contro di
esso. Tale corruzione si e rivelata di gran lunga maggiore di
quanto tutti avessero fino allora sospettato. La DC si trovò molto
implicata in questo vortice di processi e arresti eccellenti per
corruzione (la famosa tangentopoli) che coinvolsero anche
importanti dirigenti del partito. Questi fatti che sconvolsero i
primi anni ’90 causarono la fuga in massa degli elettori di
centro. Risultato: la D. C., che dal 1953 al 1979 aveva ottenuto
intorno ai 40% dei consensi dell'elettorato, e dal 1983 al 1992
intorno al 33%, nelle elezioni di fine marzo 1994 ha visto i
propri consensi precipitare all'11,1%, e di lì a poco, il 12
giugno 1994 al 10%: più di due terzi dei suoi voti cioè si sono
travasati dapprima nella Lega di Bossi, poi (abbandonando questa)
nel più recente e più affidabile movimento moderato di Berlusconi:
le due formazioni che sono venute a occupare, al centro della
scena politica, il posto insensatamente abbandonato dalla
Democrazia Cristiana. Nel corso dell’anno 1995 è intervenuta una
spaccatura nell'appena nato Partito Popolare Italiano, che l'11
marzo si è scisso in due monconi: uno d'indirizzo moderato al
seguito del segretario in carica Rocco Buttiglione, l'altro
d'indirizzo progressista, che dopo avere eletto segretario Gerardo
Bianco, si è subito schierato col P. D. S.; questa ultima
formazione costituisce l’attuale Partito Popolare Italiano.
Il
Programma
Immigrazione
Il
Partito popolare non condivide i toni apocalittici che alcune
forze politiche utilizzano quando si tratta di valutare l’impatto
che i flussi migratori hanno nel nostro Paese. Bisogna combattere
con la forza della legge l’immigrazione clandestina, ma anche
approntare valide politiche di accoglienza e di programmazione per
un flusso migratorio sostenibile. Il caso albanese, che
recentemente ha riguardato il nostro Paese, ha provato che
l’Italia è in grado di fronteggiare con fermezza e spirito
costruttivo anche emergenze che avrebbero piegato altre realtà.
Con uno spirito di solidarietà di fondo che non va mai
accantonato.
Scuola
Autonomia, parità, programmi, riordino dei cicli, esami di
maturità,organi collegiali sono altrettante tessere del
mosaico"riforma scolastica". Anzi, con l'approvazione della legge
sull'autonomia il processo è stato avviato per cui sarebbe ora
difficilissimo non solo tornare indietro ma anche solo fermarsi a
mezza strada. La riforma infatti è concepita in modo tale per cui
ha senso solo se la si affronta in tutte le sue parti. Ora non
sfuggirà a nessuno che per un cambiamento così profondo di tutto
il sistema scolastico e formativo sono indispensabili due
condizioni precise: da un lato una seria campagna culturale con
adeguata preparazione dei dirigenti e degli operatori scolastici e
dall'altra una sostanziosa destinazione di risorse finanziarie.
Senza una convinta adesione dei docenti infatti nessuna riforma
potrà mai avere successo ma questo si otterrà solo se essi
avvertiranno che il loro ruolo sarà diventato importante e se
constateranno nei fatti che il loro lavoro sarà adeguatamente
remunerato. Riteniamo che sarebbe più opportuno il finanziamento
della funzione docente: ma vi devono essere contributi Statali
riconosciuti solo a chi frequenta scuole che accettano di far
parte del servizio intergrato;in secondo luogo l'accreditamento
alle singole scuole da parte dello Stato deve avvenire con le
stesse identiche procedure che si seguono per le scuole statali.
Sono condizioni indispensabili per realizzare la parità prevista
dalla Costituzione nel rispetto del concetto di sussidiarietà.
Quando una scuola,nel pieno rispetto del proprio progetto
culturale, accetta le regole generali sull’istruzione dettata
dalla Repubblica diventa una istituzione che svolge un servizio
pubblico a tutti gli effetti e quindi ha titolo ad essere
interlocutore dello Stato come le altre autonomie territoriali.
Bioetica
I
temi della bioetica sono molto cari al Partito popolare italiano.
Il movimento del cattolicesimo democratico italiano e
internazionale è sempre stato in prima fila nella difesa del
diritto alla vita, fin dal suo concepimento. Ora nuove e tremende
sfide si aprono davanti a chi intende mettersi, come insegna
Giovanni Paolo II, dalla parte della cultura della vita contro la
cultura barbara della morte. Il ministro popolare Rosy Bindi, per
primo, ha posto un argine a quella che poteva essere la deriva
psicotica della ricerca scientifica: ci riferiamo alla clonazione,
posta ufficialmente fuorilegge. Si sono verificati poi casi di
deviazione in alcuni operatori della fecondazione assistita. Sui
giornali di annunci economici si compravano e vendevano ovuli e
gameti maschili. I Popolari hanno detto no a questo commercio e
immediatamente il ministro Bindi ha emesso un’ordinanza che vieta
questo disumano commercio. Insomma, le battaglia da combattere su
questo fronte sono molte e il Partito popolare italiano non
intende certamente tirarsi indietro.
Mezzogiorno
I
tempi dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, ricchi di
contorni ambigui e di errori fin troppo evidenti, si è
definitivamente concluso. Questo però non può voler dire che sia
finito il tempo dell’intervento nel Mezzogiorno, del lavoro per
far sì che una parte così rilevante del Paese non sia in preda
alla disperazione. Alcuni dati non possono non allarmare noi
popolari. Al Sud tre ragazzi su cinque sono senza lavoro. Alcuni
sono addirittura privi della speranza di poterlo trovare. I
consumi sono ai minimi storici e davvero si trovano sacche di
miseria. I primi interventi che noi Popolari abbiamo sollecitato
riguardano l’occupazione. Vareremo provvedimenti importanti, primo
fra tutti le cosiddette borse di lavoro, impiegando a questo fino
oltre mille miliardi. Per i giovani meridionali sarà l’occasione
di avvicinarsi al mondo del lavoro o anche di avviare una piccola
impresa individuale. Bene funziona la Società per
l’Imprenditorialità Giovanile, presieduta da Carlo Borgomeo, più
nota come "legge 44", che finanzia progetti imprenditoriali al
Sud. Un modo per dare speranza e progettualità in una zona del
nostro Paese che deve assolutamente riprendersi.
Giustizia
Mafia è una parola che i Popolari, i cattolici democratici, non
possono non detestare. Sono caduti sotto i colpi della mafia
uomini troppo importanti per il nostro Paese: Falcone e
Borsellino, Mattarella e Chinnici. Poi migliaia di cittadini,
uccisi dalla paura e dalla propria ribellione civile. I temi della
criminalità riguardano la giustizia prima di qualsiasi altra
considerazione. Le guerre tra magistratura e politica, presunte o
reali, sono una spettacolarizzazione che a noi Popolari non è mai
piaciuta. Noi siamo per la giustizia che si occupa del crimine,
che lo combatte e lo debella, a partire dalla criminalità
organizzata. Resta quella la vera prima battaglia di ogni
magistrato onesto. Certo non saremo noi Popolari a sottovalutare
il ruolo svolto dall’inchiesta Mani Pulite nel rendere più civile
e più onesta l’amministrazione della Cosa pubblica. Ora però il
tempo di quell’emergenza è finito, mentre altre emergenze, allora
come oggi, restano tali. Basta con lo scontro tra i poteri dello
Stato: collaboriamo con spirito di fratellanza per estirpare
quanto rischia ancora di soffocare lo sviluppo e l’onore del
Paese.
Fisco
Il
prelievo fiscale si è fatto davvero pesante per cittadini e
aziende. E’ il prezzo che ciascuno di noi ha pagato al risanamento
della finanza pubblica nel nostro Paese, che è in corsa per un
obiettivo che noi Popolari consideriamo assolutamente primario:
l’ingresso nella moneta unica europea con il primo gruppo di
Paesi. Abbiamo pagato a questo fine la Tassa per l’Europa, che
rappresenta però un una tantum. Questo sta a significare che a
partire dal prossimo anno la pressione fiscale inevitabilmente
scenderà, proprio perché la Tassa per l’Europa non dovrà più
essere pagata. Resta però un problema più ampio, quello del
riordino complessivo del quadro del prelievo fiscale. Il lavoro
svolto dal ministro Visco, soprattutto sul versante della
semplificazione degli adempimenti fiscali, è giudicato assai
positivamente dal Partito popolare italiano. Ore c’è bisogno di un
riordino in termini di maggiore equità, su due versanti: il primo
è quello delle famiglie, in particolare delle famiglie numerose.
Il secondo riguarda le piccole e medie imprese, che da un
alleggerimento del carico fiscale trarrebbero benefici che
sicuramente incentiverebbero la creazione di nuova occupazione.
Gruppo C
Fra
i partiti che ho chiamato tematici includo la Federazione dei
Verdi, che ho definito tematico perché, pur non dimenticando il
resto, dedica la sua attenzione principalmente alla cura e difesa
dell’ambiente.
La
Storia
Il
16 novembre 1986 a Finale Ligure nasce la Federazione delle Liste
Verdi, raggruppando in un unico soggetto politico tutte le Liste
Verdi esistenti fino ad allora sul territorio nazionale. I Verdi
si danno, per la prima volta, un’organizzazione nazionale con uno
statuto comune, un regolamento e organi nazionali esecutivi. Il
simbolo che viene adottato è il Sole che Ride, già presentato alle
elezioni amministrative del 1985 in 8 regioni, e mutuato
direttamente dal Movimento antinuclearista danese.
Nel
1987 i Verdi si presentano per la prima volta a una competizione
politica nazionale, ottenendo il 2,6 per cento ed eleggendo così
13 Deputati e 1 Senatore. Nel 1989 la Federazione delle Liste
Verdi concorre per la prima volta alle elezioni europee, ottenendo
il 3,8 per cento ed eleggendo 3 eurodeputati. Nel dicembre 1990,
all’Assemblea dei Verdi tenutasi a Castrocaro, avviene
l’unificazione tra la Federazione delle Liste Verdi e i Verdi
Arcobaleno, che dà vita all’attuale Federazione dei Verdi. Alle
politiche del 1992 i Verdi ottengono il 2,8 per cento eleggendo 16
deputati e 4 senatori. Nel marzo 1993, a Montegrotto, viene eletto
il primo Portavoce dei Verdi nella persona di Carlo Ripa di Meana.
Alle elezioni del 1994, le prime con il sistema misto
maggioritario-proporzionale i Verdi si presentano nella coalizione
di sinistra dei Progressisti, eleggendo 11 deputati e 7 senatori.
Nel 1995, a Forte dei Marmi, Carlo Ripa di Meana viene
riconfermato Portavoce Nazionale dei Verdi, carica che manterrà
fino a novembre del 1996. Nella seconda metà del 1995 viene varata
la prima campagna di adesione ai Verdi.
Nel
1996 i Verdi, per quel che riguarda la quota maggioritaria, sono
presenti nella coalizione di centro-sinistra dell’Ulivo, eleggendo
14 deputati e 14 senatori. Al proporzionale i verdi ottengono il
2,5 per cento. In termini di seggi conquistati si tratta del
miglior risultato mai ottenuto dal Sole che Ride. Nel maggio dello
stesso anno i Verdi partecipano per la prima volta ad un governo
nazionale, con un ministro e quattro sottosegretari.
Dal
21 al 23 gennaio del 2000, si svolge a Chianciano Terme
l’Assemblea Costituente, alla quale aderiscono oltre diecimila
persone. Grazia Francescato viene eletta Presidente della
Federazione dei Verdi.
Il
Programma
Nell'estate del 1992 centosettantotto paesi hanno partecipato alla
conferenza di Rio sottoscrivendo due trattati sul clima e sulla
biodiversità e adottando "l'Agenda 21", un documento" non
vincolante" che avrebbe dovuto guidare i paesi verso la protezione
dell' ambiente globale e verso lo sviluppo economico.Cinque anni
dopo l' euforia e ormai spenta. A breve al Palazzo di Vetro le
Nazioni Unite valuteranno i progressi compiuti per poi discutere
le nuove misure. Il primo vero dato dei lavori di New York è che
dopo Rio sono pochissimi i dati positivi e nell' insieme, invece,
lo stato del pianeta è peggiorato. La maggiore eccezione viene dal
fronte della demografia. Infatti, grazie alla contraccezione e
alla cresciuta consapevolezza delle donne, i tassi di fertilità
iniziano a declinare lentamente. Le proiezioni dell'Onu indicano
che la popolazione mondiale tra una o due generazioni si
stabilizzerà intorno ai 10 miliardi. L'attuale popolazione è di 6
miliardi. Verso la fine del XXI secolo dovrebbe iniziare una lenta
riduzione. Aumentano complessivamente i raccolti alimentari e la
durata media di vita si allunga. Diminuiscono, però, l' acqua e le
terre arabili e produttive. Le Nazioni Unite segnalano che già
oggi che un terzo della popolazione mondiale non ha sufficiente
acqua potabile che senza azioni adeguate per il 2010 i due terzi
dell umanità fronteggeranno la scarsità del rifornimento idrico.
Circa il 30% dei suoli coltivati è impoverito e degradato
dall'erosione. Nonostante alcune riforestazioni nei paesi
occidentali e un rallentamento della deforestazione globale
rispetto al passato ogni anno il pianeta perde un' area forestale
pari al Nepal. L' inquinamento degli oceani minaccia la salute dei
due terzi dell' umanità che vive vicino alle coste. Il 60% delle
risorse ittiche degli oceani è esposto alla "pesca selvaggia", un
sovrasfruttamento così intensivo da far temere entro alcuni
decenni la fine del pescato nei mari del pianeta. I progressi sui
due trattati vincolanti, (quello sulla biodiversità sottoscritto
da 161 paesi, ma con la clamorosa assenza degli Stati Uniti) e
quello sul clima (firmato da 166 paesi inclusi gli Stati Uniti),
sono scarsi. Il Segretario della Conferenza di Rio, presieduto
dall' uomo di affari canadese Maurice Strongs, aveva redatto una
relazione il cui succo era che i paesi in via di sviluppo, da
soli, avrebbero avuto bisogno durante l'arco degli anni 90 di 600
miliardi di dollari l'anno per raggiungere gli obiettivi fissati
dall' Agenda 21 e che di tale importo almeno 125 miliardi annui
sarebbero stati versati, sotto forma di aiuti, dai paesi del Nord.
L'accordo proposto alla Conferenza di Rio prevedeva dunque il
seguente patto: l' impegno del Sud del mondo a partecipare
attivamente alla soluzione dei problemi ambientali e il Nord
impegnato in un massiccio sforzo finanziario per contribuire allo
sviluppo economico del Sud. In termini concreti, invece l' aiuto
allo sviluppo è venuto diminuendo negli ultimi anni. Appare chiaro
che il Nord è venuto meno alle promesse di Rio di versare al Sud
almeno lo 0,7% del proprio Pil. Il Parlamento Europeo nella
relazione di Dybkjaer è giunto alla conclusione che "il Nord non
ha fatto la sua parte". Il Piano Marshall Strong non si è dunque
realizzato. Il problema del giusto rapporto tra commercio e
ambiente non è stato risolto e al commercio è stata data assoluta
priorità a sapito dell' ambiente con il passaggio dal Gatt
all'Organizzazione Mondiale del Commercio, Wto. Ne consegue un
progressivo indebolimento di una serie di misure di protezione
ambientale quali, cito ad esempio, il divieto di sperimentazione
animale nell' industria cosmetica . Uno dei due risultati positivi
di Rio è stata la firma del trattato sui cambiamenti climatici: ma
il nord è venuto meno alla promessa di stabilizzare entro il 2000
le emissioni di gas nocivi entro gli anni 2005 e 2010. Questa sarà
la questione chiave a Kyoto in Giappone nel prossimo dicembre,
quando si incontreranno le parti contraenti al loro terzo round
(dopo il fallimento della Conferenza di Berlino nel 1995). La
Commissione europea ha appena pubblicato la sua terza proposta di
tassa sull' energia e sulle emissioni. Poichè tale proposta deve
essere adottata all' umanità, sarà difficilissimo conseguire
progressi decisivi. Per quanto riguarda la biodiversità il Wwf
stima che ogni giorno si estinguono 70 specie. Tre quarti
dell'avifauna mondiale sono in declino e quasi un quarto delle
4600 specie di mammiferi sono minacciati di estinzione. La
Convenzione per il Commercio internazionale di specie in pericolo
(Cites), operante dal 1973, si focalizza su alcune delle speci
maggiormente minacciate. Per altre la Conferenza di Rio ha dato
luogo alla Convenzione sulla diversità biologica. Più di 160 pesi
hanno sottoscritto tale convenzione.Nell'ambito della prima
Conferenza delle parti contraenti (Bahamas 1994) il Brasile si è
impegnato ha proteggere la sua biodiversità.Tuttavia tra le
promesse e i fatti c'è un abisso: ad esempio, in quel paese il
tasso di deforestazione sta addirittura aumentando. Né di meglio
si può dire dell'Unione europea: la direttiva sull' habitat,
mirante a tutelare il patrimonio ambientale, passa in secondo
piano allorchè, come spesso avviene, i governi invocano l'
intersse nazionale per realizzare nuove strade attraverso le zone
sottoposte a tutela. Le zone sottoposte a tutela dovrebbero
aumentare su scala mondiale almeno del 10%. Nel retsante 90% delle
terre è necessario ripristinare un equilibrio tra urbanizzazione,
agricoltura e altre attività economiche, da un lato e, dall'
altro, l' esigenza di conservare la biodiversità. E' inoltre
necessario sviluppare e realizzare rifugi ecologici per consentire
la sopravvivenza delle speci minacciate di estinzione. Il che
richiede un adattamento della Convenzione slla diversità
biologica. In passato, metà della superficie terrestre era coperta
di foreste e terreni boschivi. Tutta questa superficie si è
ridotta al 35% e quanto ne è rimasto ha subito una forte riduzione
della sua biodiversità. Ogni anno continuano a sparire 17 milioni
di ettari di foreste. Di questo passo entro il 2015 rimarrà solo
un quarto delle foreste antiche. Serve un piano d'azione per
identificare e vietare il commercio di alcuni legnami e di altri
prodotti forestali ormai rarissimi. A cinque anni da Rio de
Janeiro le sfide ambientali sono ancora più pressanti. Il
risparmio delle risorse comuni è di per se un compito enorme. I
primi trattati mondiali relativi all' ambiente sono ormai
operativi. Alcuni funzionano bene come gli accordi di Montreal
sulla riduzione dello strato d' ozono e la Convenzione di Basilea
che porrà termine al flusso di rifiuti tossici dal nord e al sud a
partire dagli inizi del 1998. Altri stanno prendendo avvio proprio
ora. Quello contro la desertificazione è recentissimo. La
settimana entrante, dal 23 al 27 giugno 1997, l' Assemblea
generale delle Nazioni Unite valuterà la situazione a cinque anni
da Rio. Il Sud giustamente protesterà si per i mancati impegni e
il Nord cercherà di sottrarsi alle sue responsabilità. Se la
riunione di New York si concluderà con altre parole vuote quali
"La Carta Per La Terra" e non, invece, con accordi vincolanti
allora lo spirito di Rio de Janeiro sarà morto per sempre.
Il
candidato - premier
Francesco Rutelli
Sindaco di Roma dal dicembre del 1993, Francesco Rutelli è il
primo Sindaco della capitale eletto direttamente dai cittadini. E’
diventato estremamente importante sulla scena politica odierna in
quanto è stato scelto come candidato premier dell’Ulivo per le
elezioni politiche del maggio 2001. Ha 46 anni, è sposato con la
giornalista Barbara Palombelli ed ha due figli. Giornalista e
attivista politico, nel 1981 è diventato segretario del Partito
Radicale. E' stato eletto deputato al Parlamento italiano nel
1983, e nuovamente nel 1987 e nel 1992. Nominato nell'aprile 1993
Ministro dell'Ambiente e delle Aree Urbane nel Governo Ciampi, si
è dimesso dopo un solo giorno a seguito del voto parlamentare che
negava l'autorizzazione a procedere nei confronti di Bettino Craxi.
Tra i fondatori dei Democratici, è attualmente Presidente
dell'Assemblea delle Regioni, l'organo deliberativo del movimento.
Nel giugno 1999 è stato eletto deputato al Parlamento europeo,
dove siede nel gruppo dei Liberali e Democratici e fa parte della
Commissione Affari Esteri. Eletto Sindaco di Roma al ballottaggio
con 955.000 voti nelle elezioni del 1993, è stato confermato dai
romani nel novembre 1997 al primo turno elettorale con il più alto
consenso del Dopoguerra (oltre il 60% dei suffragi, pari a 985.000
voti). Il Governo Prodi ha nominato Francesco Rutelli Commissario
Straordinario per il Coordinamento del Grande Giubileo dell'anno
Duemila. Nel suo impegno internazionale, è stato per due
legislature Presidente del Comitato per i Diritti Umani presso la
Commissione Affari Esteri della Camera dei Deputati, e Presidente
dal 1994 al 1997 della Commissione Politiche Urbane del Comitato
delle Regioni dell'Unione Europea a Bruxelles. E' stato designato
Consigliere Speciale per i problemi urbani dal Segretario Generale
dell'Onu Boutros Ghali ed è membro dell'Urban Partnership Board
della Banca Mondiale e Presidente della rete delle città
mediterranee Medcities.
a cura di Alessandro Sorniotti, 5^ E 2001
copyright by Ernesto Riva
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