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I PARTITI POLITICI |
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Il partito è un'associazione volontaria che si costituisce con l'obiettivo di conquistare il potere, in ogni caso di influire sulla gestione della politica statale. La scienza politica sostiene che il partito politico è qualcosa di squisitamente moderno, nato non prima del 19° secolo, e affermatosi definitivamente nel 20°secolo. L' ordine equestre e l'oligarchia senatoria nella Roma repubblicana, i guelfi e i ghibellini, i Borgognoni e gli Armagnacchi (Guerra dei Cento Anni, i Borgognomi rappresentavano il popolo, gli Armagnacchi la nobiltà) ecc. non erano partiti ma fazioni, consorterie, cricche. Per fare un partito bisogna che le" parti" siano organizzate, cioè abbiano direzione, programma a medio-lungo termine, quadri dirigenti e intermedi, diffusione territoriale ecc. Inoltre, il partito si afferma per coordinare e orientare la partecipazione al potere politico; in altre parole, il contesto storico in cui nasce è quello che ha riconosciuto la sovranità popolare e il governo rappresentativo. Fu quindi solo nel corso del 19° secolo che l'esistenza dei parlamentari per un verso, talune spinte sociali per un altro, portarono alla costituzione dei primi partiti. Il precedente che più si avvicina al partito moderno sembra essere stato la Giovine Italia di Mazzini. Comunque, solo dopo il 1848 si formeranno veri e propri partiti in Francia e in Germania (Inghilterra sarà poco prima della metà del secolo, nel 1832), mentre per l'Italia bisogna aspettare l'unificazione. I partiti sono dunque nati come raggruppamenti di cittadini che si riconoscono in un'idea politica di fondo e su questa articolano un programma d'azione da sottoporre al giudizio dell'elettorato. Oggi i partiti costituiscono un filtro tra la massa degli elettori e il parlamento. Il cittadino esprime la propria posizione politica scegliendo tra i partiti presenti nella competizione elettorale . Normalmente, a seconda sei sistemi politici ed elettorali tipici di ogni singola nazione, ne sono presenti da due a molti di più. Da tutto questo segue la centralità del ruolo dei partiti nei sistemi democratici. Se si pensa che l'elaborazione delle linee politiche del paese e la gestione del potere pubblico sia a livello centrale che locale è di fatto affidata ai partiti, si comprende come questa centralità possa rappresentare qualche pericolo, benché sia vitale per garantire ordine e razionalità al sistema. C'è il rischio, segnalato in Italia negli ultimi anni, di una vera e propria partitocrazia, cioè di un eccesso della concentrazione del potere nelle mani dei partiti. Procedendo per schemi, le democrazie occidentali presentano due diversi tipi di sistemi politici: il sistema bipartitico e il sistema pluripartitico. A) Sistema bipartitico. Alcuni paesi, come gli USA, hanno solo due grandi partiti,che si alternano alla guida del paese. Essendo solo due, l'uno necessariamente ottiene la maggioranza, assoluta dei voti e dei seggi in parlamento, l'altro va all'opposizione. Ovviamente questo sistema, sviluppatosi per motivi storici in diversi paesi, non è adatto a far emergere le diverse sfumature della pubblica opinione politica: queste devono trovare altre vie per esprimersi. Però consente una maggiore governabilità del paese: Infatti, dopo un'elezione si formano sempre una maggioranza e una minoranza chiaramente delineate, e il partito al potere ha la garanzia di poter governare per tutta la durata della legislatura. Si ritiene, in altre parole, un bene primario la governabilità, cioè la certezza che il paese sia guidato con mano ferma per un certo periodo di tempo. B) Sistema pluripartitico. In molti paesi, fra cui l'Italia, vi è un gran numero di partiti. Questo stato di cose è in parte dovuto alla struttura politica delle singole nazioni, e in parte è il frutto della loro storia. Per quel che riguarda l'Italia, le cause storiche sono da ricercarsi nelle tormentate vicende del nostro Risorgimento e poi del periodo prefascista e fascista. Naturalmente questo sistema ha caratteristiche opposte al precedente. Com'è ovvio, un parlamento in cui siedano uomini di una pluralità di partiti rispecchia con maggiore fedeltà le opinioni politiche del popolo; tuttavia, si pongono facilmente seri problemi di governabilità. Infatti, in presenza di un gran numero di partiti è improbabile che un solo di essi ottenga la maggioranza assoluta dei seggi, e possa cosi da solo una maggioranza parlamentare. Normalmente vi è solo partito di maggioranza relativa , che può costituire una maggioranza parlamentare solo alleandosi con altri partiti. Queste alleanze alla prova dei fatti si rivelano spesso precarie così che rischiano di cambiare con una certa facilità. L'esperienza italiana ci dice che dalla fine della guerra ad oggi la vita media dei governi è stata di circa un anno, mentre una legislatura dovrebbe durare cinque. Esistono moltissimi modelli di sistemi elettorali (la teoria politica ne registra circa 300). Schematizzando, anche in questo caso, li possiamo ricondurre a due, i sistemi maggioritari e i sistemi proporzionali. A) Sistema maggioritario: ciascun collegio elegge uno o più candidati semplicemente a maggioranza: Sembrerebbe un sistema semplice ma non è così: E' importante notare che per ciascun collegio contano solo i voti della maggioranza: Gli altri sono perduti. Questo sistema non permette una proporzione reale tra i voti espressi e i seggi assegnati. Per ovviare a questo sistema sono stati escogitati molti correttivi, fra cui il seguente : l'elezione avviene in due turni, a due settimane di distanza l'uno dall'altro: Nel primo turno si vota per i diversi partiti e candidati in competizione, eliminando tutti i candidati tranne due, quello che hanno ottenuto più voti; al secondo turno si vota solo per uno dei due candidati rimasti in lizza: In questo modo risulta maggiore la rappresentatività degli eletti. B) Sistema proporzionale . Volendo ottenere la maggiore corrispondenza possibile tra la volontà degli elettori e la distribuzione dei seggi in parlamento , in modo che anche le piccole forze politiche siano rappresentate, occorre utilizzare il sistema proporzionale. L'obiettivo è questo : in ciascun collegio i candidati eletti devono essere proporzionali ai voti ottenuti da ciascun partito. Ai partiti saranno assegnati tanti seggi quanti sono i quozienti elettorali ottenuti da ciascuno. Questo sistema ha però l'effetto di non favorire la formazione di maggioranze stabili, perché è difficile che un solo partito abbia a livello nazionale più del 50% dei voti; In questi casi la maggioranza in parlamento vanno formate attraverso alleanze fra i partiti: ed è infatti questa la situazione italiana. Qualunque sia il sistema elettorale adottato, va tenuto presente che nessuno di essi è comunque perfetto e che quasi tutti hanno bisogno di opportuni correttivi in relazione anche alla situazione particolare di ogni singolo paese: Per concludere si può ancora ricordare che esistono dei sistemi a partito unico, il quale si identifica con chi detiene il potere: è dunque il sistema in vigore generalmente nelle dittature e nei regimi totalitari.
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