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I PARTITI POLITICI
DI DESTRA E
CENTRO DESTRA
a cura di Laura
Gastaldo, 5^E 2001
Sommario:
Alleanza Nazionale; Forza Italia; Lega Nord; Partito Radicale;
Forza Nuova
ALLEANZA
NAZIONALE EX MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO (M.S.I.)
STORIA DEL PARTITO
Fondata da Gianfranco
Fini (che ne divenne il presidente) in occasione delle elezioni
del 1994, assorbì nel 1995 il Movimento Sociale Italiano (MSI),
che si sciolse abbandonando i riferimenti ideologici al fascismo e
assumendo i tratti di un moderno partito di destra europea.
Alleato con Forza Italia, la Lega Nord e partiti minori nel Polo
delle libertà e del buon governo, vinse le elezioni del 1994 e
partecipò al governo Berlusconi. Caduto il governo Berlusconi, con
il polo di centrodestra fu all’opposizione durante i governi Dini
(1995), Prodi (1996), D’Alema (1998) e Amato (2000). Dopo la
sconfitta del Polo alle elezioni politiche del 1996, AN ebbe un
discreto successo alle regionali del 2000, quando suoi esponenti
conquistarono la presidenza di regioni importanti (come Storace
nel Lazio).
FINALITA’/ PROGRAMMA
POLITICO
Alleanza Nazionale è
un Movimento politico che ha il fine di garantire la dignità
spirituale e le aspirazioni economiche e sociali del popolo
italiano, nel rispetto delle sue tradizioni di civiltà e di unità
nazionale, nella coerenza con i valori di libertà personale e di
solidarietà generale, nella costante adesione ai principi
democratici ed alle regole delle istituzioni rappresentative.
Alleanza Nazionale si riconosce nella cultura occidentale ed
europea, e sviluppa il suo impegno politico promuovendo la
pacifica convivenza di popoli, Stati, etnie, razze e confessioni
religiose.
Alleanza Nazionale crede nella partecipazione popolare quale
condizione prioritaria per l' incontro fecondo tra competenze,
interessi, culture e professionalità. .
L' emblema di Alleanza Nazionale è costituito dalla scritta bianca
Alleanza Nazionale su fondo azzurro e da una Fiamma Tricolore
(verde, bianco, rosso) su base trapezoidale contenete la sigla MSI
in giallo-oro su fondo rosso.
IL LEADER: Gianfranco
Fini
(Bologna 1952, viv.)
Successore di Almirante alla guida del MSI dal 1987, attuò la
transizione del partito dall’originaria identità neofascista alla
collocazione nella destra europea moderna. Il segno dell’avvenuta
trasformazione fu lo scioglimento del partito, che confluì nel
1995 in Alleanza Nazionale, formazione costituita nel 1994 in
occasione delle elezioni politiche. Fini divenne il leader del
nuovo partito, alleato con Forza Italia e partiti minori in un
polo di centrodestra nell’ottica dell’affermazione in Italia di un
sistema politico bipolare. Caldeggiò le riforme costituzionali in
direzione del presidenzialismo.
FORZA ITALIA
STORIA DEL PARTITO
La formazione politica
di Forza Italia fu promossa e organizzata nel 1994
dall’imprenditore milanese Silvio Berlusconi, in vista delle
elezioni del 27-28 marzo. L’intento dichiarato di Forza Italia era
quello di intervenire nella profonda ristrutturazione del sistema
italiano dei partiti seguita alla crisi di Tangentopoli e segnata
dal tracollo della Democrazia cristiana e del Partito socialista
italiano: da un lato per impedire l’avvento al potere delle
sinistre – presentato come assai probabile -, dall’altro per
creare le premesse di un nuovo miracolo economico attraverso una
politica di radicale liberismo economico e di privatizzazione
degli enti pubblici. Nonostante alcune perplessità dovute alla
posizione di monopolio nel campo dell’informazione di Berlusconi,
proprietario delle tre reti televisive private a diffusione
nazionale e di alcuni importanti giornali, il leader del movimento
decise di "scendere in campo" in prima persona e di candidarsi
alle elezioni politiche. Alla luce della necessità di costituire
grandi alleanze per vincere una competizione con un sistema
elettorale sostanzialmente maggioritario, Berlusconi cercò di
coalizzare le forze di centrodestra e di destra, ma l’eterogeneità
dei partiti alleati gli impedì di creare un blocco organico.
Riuscì invece a costituire due diverse alleanze elettorali: al
nord il Polo delle libertà con la Lega Nord di Umberto
Bossi, al centro-sud il Polo del buongoverno con Alleanza
nazionale di Gianfranco Fini. Nei due poli confluirono anche il
Centro cristiano democratico e l’Unione di centro. Durante la
campagna elettorale Forza Italia prospettò – oltre alla promessa
di "un milione di posti di lavoro" – un’audace riforma fiscale,
oggetto di grandi discussioni e numerose perplessità. Gli
schieramenti di centrodestra e di destra furono i grandi vincitori
della competizione elettorale: un risultato straordinario per un
partito con appena pochi mesi di vita. Silvio Berlusconi fu
unanimemente considerato il trionfatore delle elezioni e ottenne
la presidenza del Consiglio, ma già nel dicembre dello stesso
1994, dopo il ritiro della Lega Nord dal governo, dovette
rassegnare le dimissioni. Da allora Forza Italia, che pure gode di
ampi consensi nel paese, è rimasta all’opposizione: durante il
governo Dini (1995) e, dopo le elezioni del 1996, in cui fu
sconfitta se pur di misura dai partiti della coalizione di
centrosinistra, durante i governi Prodi (1996-98), D’Alema
(1998-2000) e Amato (2000). Ricucita l’alleanza con la Lega Nord,
essa ha tuttavia riportato una netta vittoria alle elezioni
regionali dell’aprile del 2000, che è stata all’origine della
caduta del governo D’Alema .
FINALITA’/ PROGRAMMA
POLITICO
Il Movimento Politico
Forza Italia è una associazione di cittadini che si riconoscono
negli ideali propri delle tradizioni democratiche liberali,
cattolico liberali, laiche e riformiste europee. Essi ispirano la
loro azione politica ai valori universali di libertà, giustizia e
solidarietà concretamente operando a difesa del primato della
persona in ogni sua espressione, per lo sviluppo di una moderna
economia di mercato e per una corretta applicazione del principio
di sussidiarietà.
(dal discorso di
apertura di Silvio Berlusconi al Primo Congresso Nazionale di
Forza Italia, Forum di Assago - Milano, 16 aprile 1998):
"Se si dovesse
definire questo nostro partito come lo definirebbero gli studiosi
di politica, dovremmo chiamarlo un partito di valori e di
programma.
Se volessimo collocarlo 'geograficamente' diremmo che è
assolutamente un partito di centro, il centro del sistema politico
italiano.
E' un partito liberale ma non elitario, anzi un partito
liberaldemocratico popolare;
e' un partito cattolico ma non confessionale;
e' un partito laico, ma non intollerante o laicista;
e' un partito nazionale ma non centralista.
E' un partito che vuole darsi un nome molto semplice: il
partito della gente, della gente di buon senso, di buona
volontà, il partito degli italiani che portano nel cuore un grande
amore per gli altri e per il proprio Paese, il partito degli
italiani che amano la libertà. Forza Italia, forza di libertà.
(…)
"Noi non siamo certo tra quelli che pensano che la storia della
nostra Repubblica sia una storia negativa, una storia di
criminalità. E non siamo neppure tra quelli che criticano coloro
che hanno portato la libertà, la democrazia, il senso di
appartenenza all'Occidente, nel nostro Paese.
Noi, al contrario, ricordiamo con gratitudine i protagonisti di
quell'evento, di quella storia, che hanno garantito a tutti noi
cinquant'anni di libertà nella democrazia, nel progresso e nel
benessere. I nomi li conosciamo Alcide De Gasperi, Giuseppe
Saragat, Luigi Einaudi, Randolfo Pacciardi, Ugo La Malfa.
Quelle sono le nostre radici e per questo, per ricongiungerci al
punto sano e forte delle origini della libertà e della democrazia
in Italia, abbiamo voluto celebrare questa festa, i cinquant'anni
dal 18 aprile 1948, come la nostra festa.
I democristiani hanno detto che e' soltanto la loro festa. Non e'
vero. Nel voto del 18 aprile si riconobbero tutte le posizioni
politiche e culturali che non erano social-comuniste, e lo stesso
De Gasperi interpretò quel voto come non come la vittoria del
partito democristiano ma come la vittoria di tutto il governo di
centro. Il 18 aprile fu l'unità dei liberi e forti, degli italiani
che non volevano i comunisti al governo. Se il 25 aprile del '45
segna la fine del nazifascismo, il 18 aprile del '48 e' la data in
cui nascono in Italia la democrazia e la libertà.
Noi, nel '94 e nel '96, e ancora oggi, abbiamo ritrovato e
rappresentiamo il popolo del 18 aprile, quel popolo che si e'
riconosciuto e si riconosce in noi per i medesimi valori del '48:
la democrazia, la libertà, l'Occidente.
Ho scelto di scendere
in campo e di occuparmi della cosa pubblica perché non voglio
vivere in un Paese illiberale, governato da forze immature e da
uomini legati a doppio filo a un passato politicamente ed
economicamente fallimentare."
PAROLE CHIAVE e PRINCIPI FONDAMENTALI
LIBERTA',in tutte le sue forme molteplici e vitali: libertà di
pensiero e di opinione, di espressione, di culto, di associazione,
libertà di impresa e di mercato, regolata da norme certe, chiare e
uguali per tutti.
PERSONA,intesa come il
diritto di ciascuno di realizzare se stesso,di aspirare al
benessere e alla felicità, di costruirsi con le proprie mani il
futuro e di poter educare i figli liberamente.
FAMIGLIA,individuata
come nucleo fondamentale della nostra società e centro dei nostri
affetti principali.
IMPRESA,che è istituto
principe cui è demandato il grande valore sociale della creazione
del lavoro, del benessere e della ricchezza.
VALORI DELLA CULTURA
ITALIANA,che tutto il mondo ammira e ci invidia.
VALORI DELLA
TRADIZIONE CRISTIANA, che sono i valori irrinunciabili della vita,
del bene comune, della libertà di educazione e di apprendimento,
della pace, della solidarietà, della giustizia e della tolleranza
verso tutti, inclusi gli avversari politici.
RISPETTO E AMORE PER
CHI E' PIU' DEBOLE,come gli ammalati, i bambini, gli anziani, gli
emarginati.
IL LEADER: Silvio
Berlusconi
(Milano 1936, viv.)Laureato
in legge, iniziò la carriera imprenditoriale in campo edilizio,
ottenendo la concessione per la costruzione di grandi complessi
multifunzionali. Già proprietario della testata "Il Giornale"
(1976), nel 1978 avviò l’attività nel campo dell’emittenza
televisiva privata, in cui conseguì la maggior quota di mercato.
Alla fine del 1993 fondò il movimento politico Forza Italia, col
quale vinse nel 1994 le elezioni politiche alleandosi con la Lega
Nord e Alleanza Nazionale. Capo del governo dal maggio al dicembre
dello stesso anno, fu però costretto a dimettersi per l’uscita
della Lega Nord dal governo stesso e dalla maggioranza
parlamentare. Fu quindi il leader dell’opposizione durante i
governi Dini (1995), Prodi (1996-98), D’Alema (1998-2000) e Amato
(2000).
LE LEGHE
Movimenti politici
sorti e sviluppatisi nell’Italia centrosettentrionale, a carattere
regionale (ma dal 1989 quasi tutti associati nella Lega Nord),
ispirati all’ideale federalistico e profondamente ostili al
centralismo dello stato unitario. Al centro dei programmi delle
leghe si trova la proposta dell’autonomia fiscale regionale,
per cui le tasse raccolte in ogni regione dovrebbero rimanere a
disposizione della stessa, tranne una quota, stabilita da un
accordo interregionale, da destinare alle poche funzioni (difesa,
politica estera, coordinamento economico, lotta alla criminalità)
che continuerebbero a essere riservate al governo centrale. Una
delle critiche più aspre mosse dalle leghe allo stato unitario
italiano è di aver trasferito, nel secondo dopoguerra, ingenti
risorse dal nord produttivo al sud, dove una politica scriteriata
avrebbe consentito l’impiego assistenzialistico,
clientelare e parassitario del denaro pubblico. Massimi
responsabili di questa strategia sarebbero i partiti che hanno
governato il paese nel periodo della "prima repubblica", e insieme
ad essi l’opposizione di sinistra, complice dell’eccesso di
statalismo e di assistenzialismo della politica italiana. Per tali
ragioni le leghe auspicano la nascita di una "seconda repubblica",
ispirata al federalismo. Le leghe hanno approvato l’opera
dei giudici milanesi, i quali, a partire dal 1992, hanno
intrapreso una decisa battaglia contro la corruzione politica,
svelando agli italiani l’enorme entità dei guasti politici ed
economici prodotti dal sistema di Tangentopoli e contribuendo, in
tal modo, a porre fine alla prima repubblica. Spesso le leghe
hanno proposto un modello di società fondato sull’autogoverno di
piccole comunità e incentrato sul dinamismo di una sana piccola
imprenditoria, non compromessa, come la grande industria, con lo
statalismo. Talvolta la volontà di tutelare le comunità locali
le ha indotte a proporre misure antinazionali come il diritto di
precedenza dei residenti nelle assunzioni e nei pubblici concorsi,
nella concessione di case popolari e in altre occasioni di
erogazione di servizi. L’ostilità nei confronti dell’immigrazione
non regolamentata si è manifestata in forme non prive di
venature razziste, nonostante i dirigenti dei movimenti escludano
con decisione qualsiasi legame tra il razzismo e la propria
ideologia e i propri programmi. La politica economica delle leghe
si fonda su un radicale liberismo, favorevole alla privatizzazione
degli enti pubblici e all’abbandono di ogni intervento dello stato
in campo economico.
Nel 1979 vi fu la
comparsa delle leghe sulla scena politica, quando la Liga veneta
si presentò alle elezioni europee e la Lega autonomista di Umberto
Bossi si candidò alle amministrative di Varese, in entrambi i casi
con scarso successo.
1980: nacque l’UNOLPA
(Unione nord-occidentale lombarda per l’autonomia) di Bossi ’.
Nacque l’"Arnassita Piemonteisa", fondata da Roberto Gremmo;
1984: si costituì,
sempre per iniziativa di Bossi, la Lega lombarda, che entrò nelle
amministrazioni comunali di Varese e di Gallarate in seguito alle
amministrative del 1985 e, nelle politiche del 1987, ottenne il
2,9% in Lombardia, con punte del 6-7% a Varese e a Bergamo,
conquistando un seggio alla Camera e uno al Senato. Alle europee
del 1989 divenne il quarto partito in Lombardia con l’8,1% dei
voti.
1989: per iniziativa
di Bossi nacque la Lega Nord
LEGA NORD: STORIA DEL
PARTITO
La Lega Nord nacque
nel 1989 dall’associazione di numerosi movimenti regionali, come
la Lega lombarda, quella emiliano-romagnola, l’Alleanza toscana di
Tommaso Fragassi, l’Union ligure di Bruno Ravera, la Liga veneta
di Franco Rocchetta, Piemont autonomista di Gipo Farassino.
Accanto alla leadership politica di Bossi, si affermò
l’influenza ideologica di Gianfranco Miglio, sostenitore
della divisione dell’Italia in una confederazione di tre
macroregioni (settentrionale, centrale e meridionale). La Lega
Nord divenne in breve tempo una protagonista del panorama politico
nazionale: alle elezioni amministrative del 1990, pur
presentandosi solo in alcune regioni, ottenne l’ingresso di un
migliaio di leghisti nei consigli comunali. Alle politiche del 5
aprile 1992 diventò la quarta forza politica nazionale e la prima
in numerose aree del nord. Alle amministrative parziali del 1993
si confermò il primo partito in quasi tutte le città e le realtà
importanti del nord. Riuscì a conquistare l’amministrazione
comunale di Milano (dove divenne sindaco Marco Formentini), ma non
riuscì invece a trionfare nelle altre grandi città (Torino,
Genova, Trieste, Venezia), nelle quali vinsero i candidati
progressisti. Il contrasto tra l’esser diventato il partito di
maggioranza relativa e la sconfitta nella lotta per
l’amministrazione locale in molte realtà, convinse la Lega, in
occasione delle politiche del 27-28 marzo 1994 (le prime della
storia repubblicana tenutesi con un sistema elettorale
semi-maggioritario), a stringere un patto di alleanza con il
movimento Forza Italia di Silvio Berlusconi, nonostante le
numerose differenze ideologiche e programmatiche tra le due
formazioni: nacque così il Polo delle libertà. La Lega, presente
solo al nord ottenne 56 senatori e 106 deputati. Entrata a far
parte del governo Berlusconi, la Lega uscì dal governo stesso dopo
pochi mesi (dicembre 1994), determinandone la caduta. Isolata
all’opposizione, prese a teorizzare la secessione delle regioni
dal Nord dal resto dell’Italia, proclamando nel settembre del 1996
l’indipendenza della Padania. In calo di consensi alle elezioni
del 1996, rimase all’opposizione durante i governi Prodi
(1996-98), D’Alema (1998-2000) e Amato (2000), stringendo poi un
nuovo patto con il polo di centrodestra alle elezioni regionali
dell’aprile del 2000 e ottenendo con questo una netta vittoria
rispetto alla coalizione di centrosinistra. Da ultimo fu
importante la rinuncia al secessionismo.
PAROLE CHIAVE/PRINCIPI
FONDAMENTALI
"Un principio
fondamentale che sta alla base di tutte le Costituzioni, è quello
della resistenza che i cittadini e i popoli hanno il diritto di
fare nei confronti di uno Stato quando commette ingiustizie, e nei
confronti della Padania di ingiustizie, a mio parere, ne sono
state fatte un'infinità". U.BOSSI
L’ITALIA E’
UN’IMPOSIZIONE ARTIFICIOSA, perché l'Italia è stata fatta senza e
contro la volontà popolare, con una azione militare organizzata e
voluta da una minoranza di persone per demagogia, per interessi
economici e per spirito di sopraffazione. L'Italia non è mai
esistita nella storia. Essa è stata unita prima del 1860 solo
sotto l'oppressione di Roma antica che aveva però anche
conquistato e tenuto sotto il proprio dominio tutti i paesi
mediterranei e gran parte dell'Europa occidentale: quella lontana
esperienza non può costituire in ogni caso un precedente storico
né una giustificazione per l'unità politica. L'unità
risorgimentale è stata fatta militarmente ai danni di stati
antichissimi basati su autonomie e libertà che risalivano a molti
secoli addietro. Essa è stata formalmente legittimata con i
Plebisciti di annessione al Regno di Sardegna: a questi però ha
partecipato una percentuale irrisoria della popolazione e sono
stati una tragica farsa per mancanza di libertà e di segretezza.
Per completare e per cementare la così detta unità si è poi
combattuta una guerra che ha procurato quasi 650.000 morti
innocenti. Guai a quel paese che per giustificare o formare una
coscienza unitaria deve ricorrere a guerre, sangue e sofferenze
per il suo popolo
LA PADANIA ESISTE,
perché esiste da sempre una comunità padana dalle forti
connotazioni storiche, culturali ed etno-linguistiche. Perché essa
ha avuto lunghi periodi di unità, con i Longobardi, all'interno
dell'Impero Rornano-Germanico, con la Repubblica Cisalpina, e poi
con il napoleonico Regno d'Italia che comprendeva solo la parte
settentrionale della penisola. Essa ha vissuto importanti momenti
di forte aspirazione unitaria con i Visconti e con la Serenissima
Repubblica di Venezia, che sono andati vicinissimi al
conseguimento dell'unificazione padana, e con il Piemonte che
aveva strutturato tutta la sua politica per raggiungere tale fine
INDIPENDENZA PADANA
PER COMBATTERE LA CRIMINALITA’.La mafia, la camorra e tutte le
altre strutture di criminalità organizzata sono fenomeni
tipicamente italiani del tutto estranei alla cultura della Padania
che non ha mai generato niente del genere neppure nei momenti
economicamente e socialmente più difficili della sua lunghissima
storia. Fenomeni come il racket e i rapimenti sono del tutto
sconosciuti alla nostra mentalità. La criminalità organizzata è
penetrata nei nostri paesi solo dopo l'unità d'Italia e grazie
alla connivenza e alla complicità del potere politico romano. Essa
sta oggi soffocando le nostre comunità distruggendone le capacità
economiche e imponendo con la violenza metodi di oppressione
contro cui la nostra società non può difendersi perché è stata
privata di ogni strumento: la magistratura, la polizia e il potere
politico sono infatti in mano a gente foresta che proviene dalle
stesse aree geografiche che hanno generato e tollerato i fenomeni
malavitosi e che deve la sua posizione (e i suoi privilegi)
all'esistenza stessa dello stato italiano di cui sono anche nel
caso degli uomini più onesti - costretti ad accettare ogni
inefficienza e compromissione. Solo l'indipendenza della Padania
potrà liberare la nostra gente dall'abbraccio mortale dei
tentacoli della malavita attraverso l'opera di magistrati e
gendarmi padani, di cultura padana e impermeabili a ogni
infiltrazione mafiosa e tendenza alla collusione. Le stesse
organizzazioni mafiose se non si troveranno più a operare
all'interno della stessa struttura statale cui sono legate da un
patto di mutua sopravvivenza ma saranno lontane dai loro covi di
origine, separate da una barriera ancora prima culturale che
giuridica e dovranno muoversi in un ambiente ostile, fra gente
nemica dei loro metodi e lontana dalla mentalità che le ha
generate e fatte crescere.
IL PROBLEMA DEGLI
EXTRACOMUNITARI: L'Italia non ha nessun interesse a risolvere il
problema dell'immigrazione clandestina le cui nefaste conseguenze
sono in larga parte scaricate sui popoli padano-alpini. Il regime
catto-mafio-comunista che la governa vede nell'invasione
extracomunitaria l'occasione di loschi affari economici, di
rivalse elettorali anti-padane (il voto degli stranieri), di
perturbazioni sociali da cui ha sempre sperato di trarre vantaggi
politici; in particolare gli stranieri (meglio se irregolari) sono
la scusa per il mantenimento in vita di organizzazioni di
assistenza sovvenzionate con denaro pubblico, sono fonte di
reclutamento di manovalanza per la criminalità organizzata e sono
l'occasione per saldare vecchi debiti politici (contratti con i
vecchi regimi comunisti o con i paesi islamici) nati da poco
chiare transazioni e mediazioni economiche o da appoggi di vario
genere. Nell'invasione straniera, le forze politiche anti-padane e
unitariste vedono una forma di edulcoramento delle identità
popolari e la distruzione di tessuti sociali antichi e vitali. La
società multirazziale che caldeggiano non è che la naturale
continuazione della criminale politica di annullamento delle
culture locali a vantaggio di una identità italiana artificiale e
innaturale. La Padania indipendente si baserà sul fondamentale
riconoscimento delle identità locali che dovranno essere difese da
ogni tentativo di disgregazione. Saranno da noi benvenuti e
tutelati tutti gli stranieri che metteranno a disposizione della
comunità la loro voglia di lavorare. In Padania entrerà però solo
chi sarà in regola con le disposizioni di legge e se ce ne sarà
effettivo bisogno. Infatti finchè ci sarà un solo padano senza
lavoro non dovrà entrare nessuno straniero.
Perché la Padania?
Lega Nord offre
numerose ragioni per giustificare la necessità della creazione
dello stato padano, appellandosi ai principi di giustizia e
libertà politica, economica e antropologica, promettendo
l’indipendenza amministrativa e ideologica da Roma, scagliandosi
contro la Stato, gli immigrati e la mafia, e tentando di fare leva
sui sentimenti regionalisti e di appartenenza etnica della
popolazione:
1)Perché la Padania
esiste, perché parliamo le nostre lingue e abbiamo gli stessi
antenati. 2)Per preservare le nostre forme di espressione
artistica e architettonica. 3) Per ripristinare la qualità
dell’ambiente e per salvaguardare la nostra agricoltura e i nostri
prodotti. 4)Per una giustizia migliore. 5)Per garantire la
libertà. 6)Per disporre di forze armate efficienti. 7)Per pensioni
eque e scuole efficienti. 8)Per mettere fine a ogni forma di
razzismo contro i padani. 9)Per dare la precedenza ai padani.
10)Perché non ci piace essere chiamati mafiosi. 11)Per eliminare
ogni violenza di stato. 12)Per liberarci dalle pantegane di
regime. 13) Per non dover piu’ dare soldi a Roma.
ELENCO delle
PRINCIPALI PROPOSTE STATALI e REGIONALI( ambito familiare)
-Norme
in favore dei soggetti non autosufficienti
-Nuove norme per il
diritto al lavoro dei disabili
-Modifiche alla
legge 23 Dicembre 1978, n°833 concernenti l'istituzione della
figura del geriatra di base nel -Servizio Sanitario Nazionale,
-Regolamentazione del
divieto di fumare nei locali pubblici
-Modifiche al codice
penale in materia di sfruttamento a scopo sessuale dei minori
-Norme
per garantire il diritto alla casa per le giovani coppie
-Nuove norme fiscali a
tutela della famiglia
IL LEADER: Umberto
Bossi
(Cassano Magnago,
Varese, 1941, viv.). Fondò nel 1979 la Lega Lombarda e, nel 1989,
la Lega Nord, di cui divenne il leader. Entrò in parlamento come
senatore nel 1987. Nel 1994 formò con Forza Italia e Alleanza
Nazionale la coalizione elettorale del Polo delle libertà, che
vinse le elezioni e governò il paese, ma nel dicembre dello stesso
anno, staccandosi dalla coalizione, attuò il "ribaltone" che fece
cadere il governo Berlusconi. Nel 1996 proclamò la nascita della
nazione padana, con un proprio parlamento a Mantova, dando al suo
progetto federalista un carattere secessionistico. All’opposizione
durante i governi Prodi (1996-98), D’Alema (1998-2000) e Amato
(2000), riallacciò i rapporti con il polo del centrodestra al
principio del 2000.
IL PARTITO RADICALE
STORIA DEL PARTITO
Un nuovo Partito
radicale (inizialmente Partito radicale dei liberali democratici
italiani, PRLDI) fu costituito nel 1956 dalla sinistra
scissionista del Partito liberale italiano, da Mario Pannunzio e
dagli intellettuali che ruotavano intorno alla rivista "Il Mondo",
in disaccordo col segretario del PLI Malagodi, che conduceva una
politica ostile a ogni riformismo e all’apertura nei confronti del
Partito socialista italiano. Nei primi anni di vita si
caratterizzò prevalentemente per l’opera di formazione di
un’opinione pubblica laica e aperta attraverso le riviste "Il
Mondo" e "L’Espresso". Si collocò politicamente nell’area della
sinistra liberaldemocratica e partecipò alle elezioni talvolta
con il Partito repubblicano italiano (1958), talvolta con il
Partito socialista italiano (1960) . Fu sostenitore del riformismo
che si sarebbe dovuto realizzare con il centrosinistra. Dalla fine
degli anni Sessanta, sotto la guida di Marco Pannella, acquistò
notevole dinamismo, partecipando a numerose battaglie per i
diritti civili e per la tutela delle minoranze. Si
diede una struttura "federativa", accogliendo movimenti come la
LID (Lega per l’istituzione del divorzio), il MLD (Movimento per
la liberazione della donna), il FUORI (Fronte unitario omosessuale
rivoluzionario italiano), la LIAC (Lega italiana per l’abolizione
del concordato), la LOC (Lega obiettori di coscienza).
Fu in prima linea nella difesa della legge sul divorzio in
occasione del referendum del 1974 e, negli anni successivi,
sostenne la legalizzazione dell’aborto. Vivacizzò per anni la vita
politica del paese, ingaggiando numerose battaglie contro la
scorrettezza del sistema dell’informazione, soprattutto
televisiva; contro la partitocrazia; contro il militarismo, in
nome dell’ideale della non violenza; contro l’energia nucleare;
per la solidarietà attiva con i paesi colpiti dalla fame. Utilizzò
spesso lo strumento del referendum come istituto di
democrazia diretta, ma non mancò di esercitare pressione
sull’opinione pubblica anche con altri mezzi, come gli scioperi
della fame. In parlamento adottò a volte la tattica
dell’ostruzionismo contro le leggi considerate lesive dei diritti
civili (come la legge antiterrorismo del 1980). Sempre nel
contesto della scelta garantista si collocò la decisione del PR di
candidare nelle proprie liste per le elezioni del 1983 Toni Negri,
imputato nel processo ad "Autonomia operaia", e per le europee del
1984 Enzo Tortora, imputato in un processo per camorra. Nella
seconda metà degli anni Ottanta prese corpo nel PR l’intenzione di
diventare un partito "transnazionale", attento e partecipe
ai grandi problemi mondiali, come la guerra e la fame. Negli anni
Novanta si impegnò direttamente nell’ex Iugoslavia sconvolta dalla
guerra civile, per favorire il ritorno della pace. Alle elezioni
politiche del 1992 si presentò come "Lista Pannella", ottenendo
l’1,2% dei voti e 7 seggi alla Camera. La vittoria del Polo
assicurò sei seggi ai radicali, mentre la Lista Pannella (3,5%)
rimase al di sotto della soglia del 4%, necessaria per partecipare
al recupero proporzionale, con l’esclusione, tra gli altri, del
leader storico Marco Pannella. Nelle elezioni politiche del 1996
il PR – che ha avuto un ruolo propulsore decisivo anche nelle
ripetute consultazioni referendarie che hanno segnato la storia
italiana per tutto il corso degli anni Novanta fino all’ultima del
maggio del 2000 – si schierò nuovamente con i partiti di
centrodestra del Polo, riportando tuttavia risultati nel complesso
deludenti. Esso ebbe altresì una rilevante affermazione come
"Lista Bonino" alle elezioni europee del giugno 1999. Nei primi
mesi del 2000 iniziò a prendere le distanze dai partiti del Polo
di centrodestra.
PAROLE CHIAVE e
PROGRAMMA
INTERNET: NOMI A
DOMINIO
Per difendere la libertà d'impresa nella rete
ABORTO E
CONTRACCEZIONE
Per introdurre in Italia pillola abortiva RU486
FREE SOFTWARE
Petizione europea contro la brevettabilità del software
LEGALIZZAZIONE DROGHE
Sostegno a Pannella e ai radicali sotto processo per disobbedienza
civile
FIRMA DIGITALE E VOTO
ELETTRONICO
Richiesta al Governo per la legalità delle elezioni politiche
CONTRO LA TELEVISIONE
DI STATO
Per abolire la concessione unica radiotelevisiva
CONTRO IL SINDACATO DI
STATO
Per l’abolizione del sistema di rinnovo automatico dell’iscrizione
sindacale
LIBERALIZZAZIONE
TELECOMUNICAZIONI
Per l’abolizione del canone Telecom
FORZA NUOVA
PROGRAMMA POLITICO
FORZANUOVA, preso atto
del contesto drammatico in cui versa il paese e dell’urgenza di
un’inversione di rotta, individua nei seguenti otto punti la base
di una chiamata alla ricostruzione nazionale.
FORZANUOVA non intende
essere un nuovo partito politico nè intende delineare un programma
di governo. Piuttosto, mira a gettare le basi per una reale e
decisa ricostruzione del diritto, della stabilità e della
giustizia nel nostro paese, rafforzandone cosi l’indebolita fibra
e garantendo il futuro del nostro popolo.
FORZANUOVA traccia una
linea oltre la quale è il caos e la resa definitiva delle nostre
libertà ad un nemico sempre più anonimo e lontano; oltre tale
linea è la morte dell’Italia.Uomo per uomo, famiglia per famiglia,
comunità per comunità, senza attendere improbabili vittorie
elettorali, va iniziata la ricostruzione di quell’Italia che è
"eletta dal cielo a quel religioso impero dell’umanità, che non le
può essere tolto fino a tanto che sull’umane vicissitudini
risplenda il sole".
Negli otto punti, intesi come impegno programmatico di azione,
FORZANUOVA chiede che aderiscano uomini e associazioni decisi a
combattere le battaglie fondamentali dell’Onore e della Civiltà
nei prossimi cruciali anni e che soprattutto intendano operare per
ricostruire dove è stato distrutto e per sanare ciò che è stato
ferito
a cura di
Laura Gastaldo, 5^ E 2001
copyright by Ernesto Riva
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