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CHE COS'E' UNA NAZIONE?

   a cura di Mauro Leonardo, 5^ E 2001

 Sommario: concetto di nazione; le nationes medioevali; dal rinascimento alle
  rivoluzioni borghesi; le nazioni e l'idea di nazione; la nazione antica e moderna;
  la nazione oggi

 

 Introduzione

Negli ultimi dieci anni si è sviluppata un’imponente attività di ricerca e di riflessione teorica sul nazionalismo e sullo stato nazionale.

Questo straordinario sviluppo non ha solo una dimensione accademica, anzi, con la caduta dei regimi comunisti dell’Europa cento orientale, con la riunificazione delle due germane, con la disintegrazione dell’Unione Sovietica e con la conseguente fine di quell’assetto bipolare della potenza mondiale, che aveva dominato per cinquant’anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’andamento della politica internazionale.

Da allora, infatti, i problemi della nazione, del nazionalismo e dello stato nazionale sono tornati ad essere problemi del nostro tempo.

Dalla fine del Settecento ad oggi si andato costruendo su scala mondiale " un senso comune" della cosiddetta "epoca del nazionalismo".

Si può voler essere una nazione in modi molto diversi.

 

 

Concetto di nazione

Sul concetto di nazione vi sono due argomenti fondamentali.

Il primo è che la fisionomia delle nazioni è determinata da molteplici fattori quali la razza, l’etnia, il territorio, la lingua, la religione, le istituzioni politiche o una comune storia politica. Il secondo è che ogni nazione costituisce sempre il prodotto di circostanze uniche, di uno sviluppo storico in cui alcuni dei diversi elementi sopra indicati operano in modi con diversi esiti.

La storia delle singole nazionalità dimostra tuttavia che nessuna di queste circostanze è indispensabile o sufficiente per se stessa in senso assoluto.

Ogni nazione presenta dei lati individuali.

Più si osserva la storia, più si vede come ogni nazione abbia il proprio concetto di nazione chiaramente distinto da ogni altro.

Dunque non esiste un senso nazionale che valga per tutti i popoli ma diversi sensi nazionali. Il fatto che ogni nazione costituisca una natura storica singolare non esclude che esse siano per qualche verso riconducibili a una classe relativamente omogenea di nazioni sociali. Non si può dunque escludere che si possa parlare di una comune delle nazioni. Pur avendo una singolare storia, sono tre le variabili riconducibili alla loro specifica struttura.

La variabile naturale, in virtù della quale la nazione si definisce attraverso la razza, l’etnia, la stirpe e la consanguineità.

La variabile culturale che comprende la lingua, la tradizione e la religione.

La variabile politica che pone al centro della nazione l’appartenenza a un sistema di istituzioni politico-territoriale comune, oppure a una volontà politica.

Naturalmente è molto difficile che una nazione si formi con una sola di queste variabili, anzi sono molto omogenee tra loro anche se in molti casi emerge nettamente uno solo di questi caratteri.

La nazione americana ad esempio è sorta e continua a configurarsi come nazione politica che si riconosce in un complesso di istituzioni, forme di governo, leggi e valori politici.

L’Italia e la Germania invece L’una fino al 1864, l’altra fino al 1871 ma anche oltre la loro unità politica, furono nazioni in prevalenza culturali.

Nelle sue varianti estreme, la nazione si è tentato di identificarlo con la razza, come accadde nel Mein Kampf (1925-’27) di Adolf Hitler, dove si legge che la nazione o meglio la razza non consiste nella lingua ma nel sangue.

 

 

Le nationes medioevali

Il consolidarsi dei primi regni latino-germanici diedero il segnale del collasso delle strutture imperiali in Occidente, lasciando spazio ad un gran numero di formazioni politiche.

L’impero bizantino, deciso a ricostruire l’antica unità dell’impero, riconquistò la penisola italiana con le guerre greco- gotiche (535-53), ebbe una storia a sé, che durò circa un millennio e cessò con la conquista ottomana.

Nell’immaginario collettivo, vi fu la distinzione fra "tre Europe" occidentale, centrale e orientale, assai diverse sotto il profilo politico, sociale, economico e culturale.

Tre Europe che per lungo periodo ebbero diversi ritmi di crescita delle nazioni e dei nazionalismi.

Ciò avvenne molto lentamente per lo più sulla scorta di grandi trasformazioni politiche.

Fu la Guerra dei Cent’anni (1337-1453) - al principio conflitto feudale che si caricò in seguito a valenze nazionali- a trasformare l’Inghilterra e la Francia in moderni stati nazionali.

Lo stesso effetto, per motivi analoghi, lo ebbe la Spagna che oppose i regno cristiani della penisola iberica al dominio musulmano.

 

 

Dall’età del Rinascimento e della Riforma alla vigilia delle "rivoluzioni borghesi"

Il processo delle trasformazioni delle nazioni si ebbe tra il sedicesimo ed il diciottesimo secolo con le sollecitazioni di molteplici cambiamenti e grandi trasformazioni.

Attraverso la riscoperta dei classici, si ebbe una concezione laica della vita pubblica e di quella privata, ma più matura sensibilità per il passato e la nascita di una storiografia moderna più orientata verso il politico- nazionale, l’Umanesimo ed il rinascimento contribuirono a diffondere fra i ceti colti, interessi nazionali.

Anche la Riforma protestante oltre a creare una frattura irreversibile che indeboliva l’universalismo della chiesa cattolica, accelerò il formarsi di chiese nazionali sempre più controllate dal potere politico.

La colonizzazione del Nuovo mondo offrì grandi potenze atlantiche.

E ancora la diffusione della stampa e l’affermazione delle borghesie cittadine del commercio, delle banche e delle professioni, diedero l’idea di una comunità nazionale.

La formazione dello stato moderno non coinvolse allo stesso modo e con gli stessi esiti l’intera Europa.

Svolgendosi in tempi e modi diversi in alcuni casi non realizzandosi affatto finì per creare distanze tra modelli di sviluppo e modernizzazione politica.

L’insieme di queste trasformazioni e di questi sviluppi ebbe un ruolo cruciale nello sviluppo delle nazioni, infatti, per vari aspetti tra cui: la geografia, e la storia condizionarono i ritmi della formazione delle identità nazionali ma anche la complessa morfologia di tale identità e dell’idea di nazione che ad esse diede espressione.

Fu in questo quadro che vennero a definirsi due grandi categorie: la nazione territoriale e quella culturale.

Da queste due categorie prese in considerazione dai paesi dell’Europa occidentale e centro orientale sono nate diverse concezioni di identità nazionale e di idea di nazione.

Un primo modello è carico di valori politici e destinato col tempo ad intrecciarsi alle teorie della sovranità popolare e della democrazia nel concetto sostanzialmente universalistico della nazione sovrana ed un secondo modello prevalentemente etnico e culturale fondato sulla storia e la filologia.

Nonostante ciò bisogna sottolineare che l’età moderna rimase l’epoca degli stati più che delle nazioni, che nasceranno, o meglio, acquisteranno una fisiologia definita, o quasi, solo alla fine del diciannovesimo secolo.

Per contrasto alla fine di questo si formeranno le nazioni aristocratiche che sostenevano l’assoluta supremazia dell’aristocrazia.

Questa idea persistette fino all’età illuministica in cui Voltaire ed altri suoi pari teorizzarono l’ideale del cittadino per giungere, in seguito, ad una nazione cittadina che è quella che si cerca di far valere ancora oggi.

 

 

Le nazioni e l’idea di nazione

Come si è già precedentemente detto, l’idea che la nazione non si basi tanto su principi oggettivi o materiali quali la razza, la lingua o il territorio, quanto piuttosto sulla coscienza e sulla volontà di essere nazione ricorre più volte nella storia del pensiero politico ottocentesco e poi novecentesco.

Vi furono anche altre idee ma di minore importanza rispetto a quella di Ernest Renan, la cui tesi riscosse straordinari consensi.

In sintesi il suo ragionamento consiste nel non considerare i principi sopra citati come basi per formare una nazione, infatti, lui, vede questa come un’anima, un principio spirituale fondato per un verso sul comune possesso di una ricca eredità di ricordi, per un altro sul desiderio di vivere insieme.

Coscienza e volontà, su ciò si basa, per Renan, una nazione. Ma Hans Kohn ha progressivamente riconosciuto ed ampliato questo principio con due particolari considerazioni: una relativamente moderna modernistica secondo cui nei tempi moderni è stata la potenza di un’idea, non il richiamo del sangue, che ha costituito e plasmato la nazionalità, l’altro, più meccanico, secondo cui il nazionalismo, in quanto ideologia dello stato nazionale, a reggere un ruolo essenziale nella costruzione delle nazioni.

La teoria di Renan, allora, è la fisionomia della "idea" che fonda la fisionomia della nazione del nazionalismo ma ci sono, al contrario, tesi che affermano che sia la nazione a dare vita al nazionalismo.

 

 

Nazioni degli antichi e nazioni dei moderni

Le nazioni si manifestarono nella loro grandezza a partire dal 18° secolo.

Radicali furono in Europa le trasformazioni nel corso della Rivoluzione francese e dell’era napoleonica.

A giudizio di Ernest Renan le nazioni sono abbastanza nuove nella storia. Nell’età medioevale le maggiori trasformazioni si ebbero dalle grandi migrazioni dei popoli che sconvolsero l'Europa tra il 5° ed il 10°secolo.

Ad introdurre nel mondo le basi di nazionalità sarebbe stata l’invasione germanica.

In un primo periodo le nazioni crescevano con esistenza piuttosto vegetativa poi la volontà cosciente della nazione diventò sempre più forte in chi la guidava. Naturalmente si tratto di un cambiamento graduale che li portò da uno stato vegetativo ad una consapevolezza di sé.

Fondamentale la distinzione tra nazioni culturali come la Germania e l’Italia, e tra nazioni territoriali come la Francia e l’Inghilterra, nazioni fondate sul possesso culturale conquistato con comune sforzo e nazioni che si fondano innanzi tutta sull’unificazione politica.

Sono gli stati del diciannovesimo e ventesimo secolo che attraverso le politiche di alfabetizzazione, il servizio militare, l’estensione del diritto di voto e le ideologie nazionalistiche, hanno prodotto un effetto di nazionalizzazione delle masse, creando quindi la nazione culturale.

Per distinguere le differenze strutturali tra: le nazioni degli antichi e le nazioni dei moderni, è necessario riferirsi a tre trasformazioni di carattere generale.

La prima riguarda la nascita della società industriale che si consolidò grazie anche a una prepotente esplosione demografica, dall’incremento dell’agricoltura, dalla rivoluzione industriale e dai massicci fenomeni di migrazione e urbanizzazione.

La seconda trasformazione per alcuni aspetti correlata alla prima, riguarda il trionfo dei principi della sovranità popolare e della democrazia.

La terza trasformazione si riferisce a una nuova idea di nazione che la cultura europea iniziò nella seconda metà del diciottesimo secolo, che i nazionalismi trasformarono in un’ideologia di massa.

Le nazioni antiche si fondarono su dinastie o aristocrazie e dal punto di vista politico furono del tutto inerti.

Mentre le nazioni moderne in ragione del loro carattere popolare furono nazioni sovrane o potenzialmente tali, le quali iniziarono ad avere rapporti problematici con la politica.

 

 

L'idea di nazione nell’età contemporanea

La nazione viene comunemente identificata con il gruppo politico.

Questo significato, più propriamente politico, si era già andato affermando in Francia all’epoca di Luigi XIV ma nel contesto di dinastia o nobiltà della nazione.

Si era poi andato specificando, in senso democratico, nella riflessione dei fisiocrati, la nazione non si definisce tanto per le sue tradizioni, per le lingue o la sua cultura, bensì in primo luogo in quanto nazione popolare e al tempo stesso sovrana, fondata su obbligazione reciproca.

Rousseau affermava che non esistono più né Francesi, né Tedeschi, né Spagnoli ma solo europei.

Tutti hanno gli stessi gusti, le stesse passioni, gli stessi costumi perché nessuno ha ricevuto un’impronta nazionale attraverso un’educazione che gli sia propria.

Ma questa era una visione pessimistica e peggiorativa della nazione che era subordinata in Rousseau.

Nonostante ciò è vero che l’educazione nazionale non è in tutti gli Stati uguale e si riscontra nel patriottismo. Un esempio di ciò è il popolo americano che con il suo profondo nazionalismo scavalca tutti i paesi europei.

 

  

    a cura di Mauro Leonardo, 5^ E 2001

 

 

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