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Le cosmologie antiche
La cosmologia greco-medievale, sistematizzata da Aristotele, concepiva
il mondo come unico, in quanto pensato come il solo universo esistente;
chiuso perché immaginato come una sfera limitata dal cielo delle stelle
fisse, oltre il quale non c’era nulla, neppure il vuoto (Aristotele
diceva che ogni cosa è nell’universo, mentre l’universo non è in nessun
luogo, visto che vi è spazio e luogo solo in relazione ai corpi);
essendo chiuso, l’universo era concepito anche come finito, in quando
l’infinito era solo una idea, aristotelicamente parlando. L’universo era
fatto di sfere concentriche, intese come qualcosa di solido e di reale,
su cui erano “incastonate” le stelle e i pianeti. Si aveva così, oltre
alla sfera delle stelle fisse, i cieli di Saturno, Giove, Marte,
Mercurio, Venere, Sole e Luna. Al di sotto di quest’ultima, stava la
zona dei quattro elementi con la Terra immobile e al centro di tutto. Il
mondo era diviso in due zone ben distinte : una perfetta, che era quella
dei cieli, formata da un elemento, l’etere, incorruttibile, perenne, il
cui unico movimento era circolare e uniforme, eternamente ritornante su
se stesso; la seconda zona era quella del mondo sublunare, imperfetta,
formata dai quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco), aventi
ciascuno un luogo naturale e dotato di moto rettilineo, che avendo un
inizio ed una fine dava origine ai processi di generazione e corruzione.
La rivoluzione scientifica
La Rivoluzione scientifica va alla pubblicazione del capolavoro di
Copernico, Le rivoluzioni dei corpi celesti (1543), all’opera di
Newton, i Principi matematici della filosofia naturale (1687).
Dalla rivoluzione scientifica in genere e dalla metodologia galileiana
in particolare emerge : 1) la concezione della natura come ordine
oggettivo e causalmente strutturato di relazioni governate da leggi; 2)
la concezione della scienza come sapere sperimentale, matematico e
valido intersoggettivamente, che ha come scopo la conoscenza progressiva
del mondo e il suo dominio a vantaggio dell’uomo (da qui lo sviluppo
della tecnica e della tecnologia). Vediamo meglio i vari punti.
La natura è un ordine oggettivo perché non si riferisce a fini o bisogni
umani.
Solo disantropomorfizzando la natura risulta possibile studiare la
realtà effettiva del mondo circostante.
La natura è un ordine causale, intendendo per causalità un rapporto
costante ed univoco fra due o più fatti, dei quali dato l’uno è dato
anche l’altro. L’unico tipo di causa ammessa è quella efficiente: alla
scienza non interessa il perché finale o lo scopo dei fatti, ma solo le
loro cause efficienti cioè le forze che li producono.
La natura è un insieme di relazioni perché il ricercatore indaga le
relazioni causali riconoscibili che legano i fatti. I fatti sono
governati da leggi, che rappresentano i modi necessari o i principi
invarianti (i codici) con cui opera la natura.
La scienza è un sapere sperimentale perché si fonda sull’osservazione
dei fatti e le sue ipotesi vengono giustificate su base empirica e non
puramente teorica o razionale. L’esperienza di cui parla la scienza è
una costruzione complessa, su basi matematiche, che mette capo
all’esperimento, cioè ad una procedura appositamente costruita per la
verifica delle ipotesi.
La scienza è un sapere matematico che si fonda sul calcolo e sulla
misura : la quantificazione è una delle condizioni imprescindibili dello
studio della natura.
La scienza è un sapere intersoggettivo perché i suoi procedimenti
vogliono essere pubblici, cioè accessibili a tutti, e le sue scoperte
pretendono di essere valide, ossia controllabili, da chiunque. In tal
senso essa vuole distinguersi dalla magia e dalle scienze occulte che
considerano la conoscenza un patrimonio di una cerchia ristretta di
individui.
La scienza ha come fine la conoscenza oggettiva del mondo e delle sue
leggi. Conoscere le leggi naturali vuol dire poter controllare e
dirigere a nostro vantaggio la natura. “Sapere è potere” (diceva già
Bacon). In tal modo si profila quella alleanza tra tecnici e scienziati
che porta al superamento dell’abisso tra scienza pura e le sue
applicazioni pratiche.
D’ora in poi la scienza apparirà come il prototipo del sapere rigoroso e
universale. Sul piano pratico, la scienza apparirà come socialmente
utile, capace di migliorare le condizioni dell’uomo.
L’idea della scienza come sapere vero ed utile sarà alla base,
nell’Illuminismo, della lotta contro l’ignoranza, la superstizione e le
ingiustizie sociali. Nell’Ottocento, col Positivismo, vi sarà l’idea di
una civiltà scientifica planetaria in cui l’uomo possa soddisfare tutti
i suoi bisogni e realizzare se stesso. Nel Novecento si è invece assunto
un atteggiamento più cauto : infatti la scienza è apparsa ben lontana
dal poter spiegare tutto e non è più valida l’uguaglianza tra scienza e
progresso.
COPERNICO

(1473-1543)
Il suo sistema è descritto nel
capitolo 10 della prima delle sei parti dell’opera De
revolutionibus orbium caelestium. Al centro dell’universo sta
immobile il Sole, attorno al Sole ruotano i pianeti; la Terra è uno di
questi ed essa gira anche su se stessa, dando origine al moto apparente,
attorno ad essa, del Sole, dei pianeti, delle stelle. La Luna ruota
attorno alla Terra; infine, lontano dal Sole e dai pianeti stanno fisse
le stelle.
Per Copernico dunque l’universo era ancora sferico, unico e chiuso dal
cielo delle stelle fisse; egli accettava inoltre il principio della
perfezione dei moti circolari uniformi delle sfere cristalline, pensate
ancora come entità reali e incorruttibili.
TYCHO BRAHE

(1546-1601)
Fu l’ideatore del sistema
ticonico, a metà fra Tolomeo e Copernico. Egli infatti sosteneva che i
pianeti girano attorno al Sole, mentre il Sole gira a sua volta attorno
alla Terra, che rimane al centro dell’universo.
KEPLERO

(1571-1630)
Scoprì le leggi che determinano
il movimento dei pianeti. Le prime due leggi furono pubblicate nella
Astronomia nova(1609) : 1)le orbite descritte dai pianeti intorno al
Sole sono ellissi di cui il Sole occupa uno dei fuochi; 2) le aree
descritte dal raggio vettore (=segmento che unisce il pianeta col Sole)
sono proporzionali al tempo impiegato a descriverle. La terza legge
apparve invece nell’opera Harmonices mundi(1619) : i quadrati dei
tempi impiegati dai pianeti a percorrere la loro orbita stanno tra loro
come i cubi degli assi maggiori delle ellissi descritte dai pianeti.
Le scoperte di Keplero furono dirompenti soprattutto per un aspetto : i
movimenti dei corpi celesti non erano più circoli perfetti ma ellissi !
Quest’idea mandava a monte migliaia di anni di certezze astronomiche (Galilei
per esempio non l'accettò)!
FRANCIS BACON

(1561-1626)
Bacon ebbe un’idea altissima del
valore e dell’utilità della scienza a servizio degli uomini. Egli intese
la scienza come una ricerca sperimentale ed una tecnica che consenta
all’uomo di dominare la realtà (sapere è potere). Bacon progettò
una sorta di enciclopedia delle scienze che a differenza della
tripartizione aristotelica in scienze teoretiche, pratiche e produttive
(o poietiche), si basi sulle facoltà umane. Ecco quindi le scienze che
si fondano sulla memoria (la storia, intesa sia come storia della natura
che come storia civile), sulla fantasia ( la poesia, la narrativa,
l’arte drammatica e parabolica, cioè che illustra delle verità) e sulla
ragione (la filosofia – scienza universale – e le varie scienze
particolari).
Il Novum Organum è un’opera che vorrebbe innovare la logica
aristotelica (ricordate l’Organon, cioè l’insieme degli scritti
di logica di Aristotele?). Bacon dice che la scienza e la potenza
dell’uomo sono la stessa cosa: tanto più conosco tanto più posso.
Il primo libro dell’opera è dedicato a liberare l’uomo dai pregiudizi
radicati nella sua mente. Gli IDOLA TRIBUS sono quegli errori comuni a
tutti gli uomini, mentre gli IDOLA SPECUS sono quelli proprio di
ciascuno. I primi denunciano che l’intelletto umano è impaziente,
pretende di adattare la natura alle sue esigenze, è portato a supporre
nella natura una armonia maggiore di quella reale ecc. I secondi
dipendono invece dalla educazione, dalle abitudini, dai casi fortuiti,
dai gusti personali. Ma non basta: ci sono altri tipi di errori in cui
l’uomo cade. Vi sono gli IDOLA FORI, i quali derivano dal linguaggio: o
sono nomi di cose che in realtà non esistono oppure sono nomi di cose
che esistono ma sono confusi. Infine, gli IDOLA THEATRI che derivano da
dottrine filosofiche del passato a cui uno da ancora credito oppure da
dimostrazioni errate. Bacon dice invece che la verità è figlia del
tempo, non della autorità. Essa si rivela gradualmente all’uomo,
attraverso sforzi e ricerca incessante.
La ricerca scientifica si basa sia sui sensi che sull’intelletto. L’induzione
(=il passaggio dal particolare all’universale), com’è intesa da Bacon,
si fonda sulla scelta e sulla eliminazione dei casi particolari; scelta
ed eliminazione ripetute più volte sotto il controllo dell’esperimento.
Bisogna dunque in primo luogo raccogliere e descrivere i fatti
particolari. Bacon chiama questa raccolta e descrizione la storia
naturale e sperimentale. Vi sono a questo riguardo le tavole di presenza
(in cui un fenomeno si presenta), di assenza (lo stesso fenomeno non è
presente), comparative (il fenomeno si presenta in gradi decrescenti) e
infine tavole esclusive (che escludono il verificarsi di un fenomeno).
Le tavole permettono di elaborare una prima ipotesi (prima
vindemiatio), che guiderà la ricerca successiva. Con successivi
esperimenti l’induzione metterà alla prova l’ipotesi fatta (istanze
prerogative). E quindi si giungerà alla istanza cruciale: essa
permetterà di riconoscere la causa vera del fenomeno studiato. La causa
che ha provocato un determinato fenomeno viene chiamata da Bacon
forma, la quale riguarda sia l’essenza del fenomeno che la legge che
ha prodotto il fenomeno stesso. È interessante notare come nella
induzione baconiana non vi sia posto per la matematica! Strano a dirsi,
ma egli non riconobbe ad essa nessuna funzione efficace per la ricerca
scientifica. Questo probabilmente perché in fondo il presunto
sperimentalismo di Bacon si mantiene invece ancora negli ambiti della
metafisica aristotelica e dunque non riesce a dare alla scienza un
migliore organo di ricerca, anche se la scienza dell’epoca è ancora fra
tradizione e innovazione, baconiana e galileiana.
La Nuova Atlantide. Bacon scrisse anche un’opera di carattere
utopistico o, se vogliamo, fantascientifico, in cui racconta l’incontro
con un’altra civiltà, molto più evoluta, nell’isola di Bensalem. Tra
l’altro, vi è nell’isola una fondazione o ordine o società chiamata Casa
di Salomone, dedicata alla “conoscenza delle cause e dei segreti
movimenti delle cose per allargare i confini del potere umano verso la
realizzazione di ogni possibile obiettivo”. Bacon immagina che questa
civiltà sia stata in grado di costruire oggetti come la radio, il
telescopio, il microscopio, l’aereo e il sottomarino.
NOTA BIOBIBLIOGRAFICA
Francis Bacon nasce a Londra il 22 gennaio 1561 da sir Nicholas Bacon,
Lord guardasigilli della Regina Elisabetta. Studia a Cambridge e si
laurea in legge. Si dedica sia alla carriera politica che allo scrivere.
Nel 1597 pubblica la prima edizione dei Saggi. Nel 1603 viene
nominato cavaliere. Nel 1606 si sposa a 44 anni, senza nessuna simpatia
per il matrimonio, con la quattordicenne Alice Barnham. Nel 1617 viene
nominato Lord Keeper, la stessa carica di suo padre, e l’anno dopo Lord
cancelliere, oltre che Barone di Verulamio (città romana sulle cui
rovine fu fondata la città di St. Albans, nello Hertfordshire). Nel 1620
pubblica il Novum Organum. All’apice della sua potenza, viene
accusato di irregolarità in una inchiesta riguardante il monopolio della
fabbricazione dei fili d’oro e d’argento e degli alberghi. Bacon
riconosce la sua negligenza e la sua confessione meraviglia i membri
della Camera. Viene condannato ad una multa di 40.000 sterline, la quale
verrà più tardi condonata. Bacon si ritira nella sua casa di campagna.
Muore di bronchite il 9 aprile 1626. Postuma appare la Nuova
Atlantide.
GALILEO GALILEI

(1564-1642)
L’importanza di Galileo come
scienziato sta tutta nella storia della fisica : il suo contributo
all’astronomia è stato praticamente nullo. Nell’Italia
controriformistica, la teoria copernicana era tranquillamente insegnata
accanto a quella tolemaica : in assenza di prove certe, l’una valeva
l’altra. Vedremo nell’appendice che cosa era in realtà successo. A parte
questo, Galilei può essere considerato il fondatore della scienza
moderna perché ridestò l’uomo da una acritica accettazione dell’autorità
di Aristotele; tracciò le linee di un metodo sperimentale in cui
l’esperienza sensibile e la ragione venivano a trovarsi insieme
congiunte nel comune sforzo di ricerca; e dimostrò egli stesso la
validità e l’efficacia inventiva di tale metodo con la verifica
sperimentale delle teorie proposte e con la costruzione di strumenti
utili al sapere e alla tecnica degli uomini. In particolare, Galilei è
il fondatore della dinamica (studia le leggi sui movimenti dei corpi in
relazione alle forze ad essi applicate). I risultati da lui raggiunti
nel campo della meccanica favorirono l’accettazione del sistema
copernicano da parte del mondo scientifico ed aprirono la strada allo
sviluppo della meccanica celeste.
Ma la teoria copernicana era da molti guardata con sospetto, andando
contro in apparenza ad alcune affermazioni contenute nella Bibbia (cfr.
Giosué, 10,12-13; Ecclesiaste, 1,4). Galilei, dal canto suo,
distinse una rivelazione positiva, data nelle Scritture, ed una
rivelazione naturale o eterna, data nel gran Libro della Natura. Alla
prima deve attenersi la teologia, alla seconda la scienza. Due
rivelazioni divine, due verità non possono contraddirsi : nelle cose
naturali, quindi, prima ci si deve accertare come stiano le cose, e poi
ritrovare il vero senso delle Scritture. in altre parole, dette dal
Cardinal Baronio e citate da Galilei, “L’intento dello Spirito Santo,
nell’ispirare la Bibbia, era insegnarci come si va al cielo, non come va
il cielo”.
La speculazione galileiana ebbe anzitutto un significato polemico nei
riguardi della cultura peripatetica, dominante nelle università e negli
ambienti ufficiali. Galilei fu un innovatore ma, affinché si affermasse
il nuovo concetto di scienza, occorreva sgombrare il campo dall’antica,
e questo doveva avvenire da due punti di vista : per il metodo della
ricerca e poi per il contenuto dottrinario del sapere.
Il centro della scienza galileiana è dato dal concetto di esperimento,
che si riferisce in sintesi alla stessa esperienza nel suo significato
attivo, in quanto procede costruttivamente, interrogando i fenomeni
della natura ed elevandosi da essi progressivamente alle leggi che li
governano. Fondamento della ricerca galileiana è l’esperienza sensibile
congiunta con la ragione perché il processo induttivo (=dal particolare
all’universale) comporta la formulazione di ipotesi, la critica del dato
e quindi la verifica delle ipotesi proposte, per poter infine pensare
all’enunciato della legge o forma dei fenomeni. Il compito della ragione
non è però solo quello di interpretare l’apparenza sensibile e di
correggere i possibili errori del senso, bensì anche quello di fornire
alla scienza i concetti e le categorie che rendono i fenomeni pensabili
e suscettibili di leggi universali.
Il fondamento della scienza galileiana vuole poi essere assolutamente
oggettivo. In altre parole, la scienza si pone come concatenazione
causale dei fatti perché già l’ordine della natura rivela la costanza e
la necessità del rapporto causale. La scienza ha per Galilei possibilità
di successo perché la natura, cioè il complesso dei fatti e delle cose
sperimentabili, è immutabile. La natura è un ordine oggettivo e
causalmente strutturato di relazioni governate da leggi e la scienza è
un sapere sperimentale-matematico valido per tutti. Ciò vale anche per
un altro concetto molto importante per Galilei, quello di quantità. Nel
mondo vi è una “immanente geometria” perché i caratteri con cui Dio ha
scritto il grande Libro della Natura sono fatti – dice Galilei – di
triangoli, cerchi e altre figure geometriche. Per il resto la natura è
vista come movimento, e tutte le modificazioni dei sensi, soggettive nel
loro apparire, sono, in ultima analisi, prodotte dalla posizione e dal
movimento delle particelle minime della materia. Tali presupposti
permettono a Galilei di fare a meno del qualitativismo medievale e dei
presupposti metafisici a cui era legato. La scienza galileiana è perciò
scienza della quantità, ossia delle determinazioni fenomeniche della
realtà in quanto sono sperimentabili coi sensi e misurabili col calcolo
matematico. Quando Galilei parla di “sensate esperienze e certe
dimostrazioni” vuole proprio ribadire che la scienza deve basarsi sia
sull’osservazione che sulla teoria.
La scienza galileiana vuole in ultimo essere realistica e non
metafisica. Galilei dice chiaramente che voler penetrare l’essenza vera
delle sostanze naturali è impresa impossibile ed impresa vana, mentre
l’uomo deve accontentarsi di venire a conoscenza delle affezioni dei
corpi naturali, cioè dei fenomeni stessi. La concezione galileiana mise
così in crisi i concetti millenari di essenza e di causa finale, senza
che però gli venisse mai in mente il problema di un eventuale in sé che
stia dietro i fatti e di cui i fatti stessi siano l’apparire.
APPENDICE : IL PROCESSO A GALILEI
Galileo era un genio, ma fu fin troppo conscio di esserlo, un genio, e
fu questo lato del suo carattere che lo portò ad impegolarsi in alcune
penose situazioni che gli costarono parecchio. Tutto il favore che lo
scienziato pisano godeva presso la corte romana gli valse le invidie di
molti, che lui, del resto, non smorzava affatto ma anzi rafforzava.
Occorreva dunque mettere Galileo in urto con il clero, suo principale
protettore. I suoi avversari fecero circolare certe sue lettere in cui
egli diceva apertamente che la Chiesa doveva ormai decidersi ad
ammettere che il passo dell’Antico Testamento in cui Giosuè ferma il
Sole era sbagliato (Giosuè, 10, 12-13). Si arrivò al punto che la
Chiesa, non potendo più tacere, fece intervenire il cardinale Roberto
Bellarmino, il quale, dopo una accurata ricerca, lasciò cadere l’accusa
di eresia (in fondo erano lettere private) e pregò semplicemente Galileo
di non sostenere il sistema copernicano come fatto accertato, ma solo in
quanto seria ipotesi alternativa. (Si noti, en passant, che la
rotazione della Terra verrà dimostrata dal famoso pendolo di Foucault
nel 1851; che Cartesio non credeva nel sistema copernicano; che Laplace
osservava che detto sistema non era provato; Poncaré lo giudicava ancora
una congettura). A Galileo venne dunque richiesto di occuparsi di
scienza e non di teologia. Egli accettò di riportare il proprio
insegnamento “copernicano” nel suo ambito naturale, quello delle teorie
scientifiche. Roma indorò la pillola raddoppiandogli gli appannaggi e
organizzando un ricevimento a Corte in suo onore. Galileo per il momento
abbozzò, ma non demorse. Poco dopo, infatti, egli credette di aver
trovato la prova della rotazione terrestre nelle maree: Keplero stesso
gli scrisse facendogli presente che la cosa non reggeva ma Galileo si
intestardì (a proposito, Galilei non accettò mai la teoria di Keplero
delle orbite ellittiche dei pianeti). Pubblicò così il Dialogo dei
massimi sistemi(1632) in cui esalta la teoria copernicana come
l’unica assolutamente certa. Questo era davvero troppo per la pazienza
della Chiesa. L’Inquisizione convocò Galileo. Dapprima egli cercò di
prendere tempo, mandando certificati medici (aveva ormai 68 anni!), ma
poi dovette andare. Gli fu risparmiata la prigione, anzi fu alloggiato
prima in un appartamento di cinque stanze, con servitore e vista sui
giardini vaticani e poi, dopo la condanna, nella villa dei Medici al
Pincio. La condanna fu espressa a risicata maggioranza. Galilei
l’accettò e abiurò ringraziando i giudici per la loro clemenza e potè
ritornare nella sua vita di Arcetri a continuare i suoi studi. L’unico
obbligo fu quello di recitare una volta la settimana i sette salmi
penitenziali (pena che decadde dopo tre anni ma che Galileo, da buon
cristiano, continuò di sua volontà)
Galilei si spense nel 1642 e al suo capezzale giunse da Roma
l’indulgenza plenaria e la solenne benedizione apostolica.
ISAAC NEWTON

(1643-1727)
Una leggenda diffusa da Voltaire
racconta che l’idea della gravitazione è venuta in mente a Newton
osservando la caduta di una mela : egli si sarebbe allora domandato che
cosa sarebbe accaduto se la mela fosse caduta da un albero alto quanto
la Luna. In realtà la scoperta di Newton non nacque tanto da una
illuminazione improvvisa quanto piuttosto dal perfezionamento di
tentativi anteriori. Già Copernico aveva riconosciuto la gravità come
una forza che attrae tra loro i corpi celesti. Huygens aveva dato la
formula della forza centrifuga (nell’opera De vi centrifuga, del
1659, ma pubblicata postuma nel 1703) e aveva formulato la prima teoria
ondulatoria della luce (nel Trattato sulla luce, 1678). Inoltre
l’italiano Giovanni Alfonso Borelli aveva già osservato nel 1666 che,
per mantenere i pianeti nelle loro orbite, deve corrispondere alla forza
centrifuga un’altra forza, centripeta o attrattiva. Nel 1682 il francese
Picard, in una seduta della Royal Society di Londra, fornì l’esatta
misura del raggio della Terra.
Newton fece i suoi calcoli e trovò allora la conferma definitiva della
sua legge. Solo dopo questa conferma egli si decise a comunicare al
mondo la sua scoperta, dapprima con le Proposizioni sul moto
(1684) e poi nel suo capolavoro, i Principi matematici della
filosofia naturale (1687). La sua legge della gravitazione
universale sostiene che i corpi si attraggono proporzionalmente al
prodotto delle masse e in ragione inversa del quadrato delle distanze.
La teoria della gravitazione di Newton si fonda sulle leggi di Keplero
ma essa permette di correggere quelle leggi stesse: vi sarà infatti
attrazione non solo tra il Sole e i pianeti e tra pianeti e satelliti,
ma anche tra i pianeti stessi. Newton poté così riconoscere che la Terra
non descrive intorno al sole un’ellisse, ma una curva più complicata,
una ellisse perturbata dalla azione degli altri pianeti che le sono
intorno. La dottrina di Newton non riesce tuttavia a spiegare il fatto
che il pianeta abbia una velocità iniziale. Da dove gli deriva questa
velocità? Newton ammette qui come causa l’atto creativo di Dio, che
avrebbe comunicato ai corpi celesti l’impulso iniziale.
Nel campo della dinamica, Newton ha distinto la massa dal peso : la
massa è la quantità di materia che non cambia mai, mentre il peso è una
forza che varia a seconda della regione del globo dove il corpo si
trova. Per primo, Newton ha enunciato inoltre il principio secondo cui
ad ogni azione segue una reazione uguale e contraria. Ha così stabilito
i tre principi fondamentali della dinamica : il principio di inerzia;
quello della proporzionalità tra la forza e l’accelerazione; quello di
azione e reazione.
Alla meccanica di Newton è fondamentale il principio del moto
assoluto, che suppone a sua volta quello di uno spazio e di un tempo
assoluti . Infine, per quanto riguarda la luce, egli sostenne la
teoria corpuscolare della luce (si ricordi che tali concetti saranno
messi in crisi solo con la teoria della relatività di Einstein).
L’ideale di Newton, secondo quanto detto nei Principia, è una scienza
puramente descrittiva ( hypotheses non fingo, non invento
ipotesi). Egli afferma che vi sono quattro regole del metodo scientifico
o, meglio, del “filosofare” : 1) si devono ammettere solo quelle cause
che sono necessarie per spiegare i fenomeni, giacché la natura non va
nulla invano; 2) effetti dello stesso genere devono sempre essere
attribuiti alla stessa causa; 3) le qualità che appartengono ai corpi di
cui si può fare esperienza possono essere considerate come appartenenti
a tutti i corpi in generale : è il principio della induzione scientifica
(che sarà ad es. criticato dal filosofo Karl Popper, nel suo Logica
della scoperta scientifica); 4) le proposizioni raggiunte mediante
induzioni devono essere considerate vere fino al momento in cui altri
fenomeni le confermino interamente (cfr. Principi matematici della
filosofia naturale, trad. it. Torino, UTET, 1989, libro III,pp.609-613).
BIBLIOGRAFIA
F. Bacon, Opere filosofiche, UTET
G. Galilei, Opere, ed. Ricciardi
I. Newton, Principi matematici della filosofia naturale, UTET
Westfall, Newton, Einaudi
T. Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi
A. Koyre, Studi newtoniani, Einaudi
C. Webster, Magia e scienza da Paracelso a Newton, Il Mulino
copyright
by Ernesto Riva
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