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LA NASCITA DELLA SCIENZA MODERNA


Sommario: le cosmologie antiche; la rivoluzione scientifica;
Copernico, Keplero, Ticho Brahe; Bacon, Galilei, Newton

 
 
 


Le cosmologie antiche
La cosmologia greco-medievale, sistematizzata da Aristotele, concepiva il mondo come unico, in quanto pensato come il solo universo esistente; chiuso perché immaginato come una sfera limitata dal cielo delle stelle fisse, oltre il quale non c’era nulla, neppure il vuoto (Aristotele diceva che ogni cosa è nell’universo, mentre l’universo non è in nessun luogo, visto che vi è spazio e luogo solo in relazione ai corpi); essendo chiuso, l’universo era concepito anche come finito, in quando l’infinito era solo una idea, aristotelicamente parlando. L’universo era fatto di sfere concentriche, intese come qualcosa di solido e di reale, su cui erano “incastonate” le stelle e i pianeti. Si aveva così, oltre alla sfera delle stelle fisse, i cieli di Saturno, Giove, Marte, Mercurio, Venere, Sole e Luna. Al di sotto di quest’ultima, stava la zona dei quattro elementi con la Terra immobile e al centro di tutto. Il mondo era diviso in due zone ben distinte : una perfetta, che era quella dei cieli, formata da un elemento, l’etere, incorruttibile, perenne, il cui unico movimento era circolare e uniforme, eternamente ritornante su se stesso; la seconda zona era quella del mondo sublunare, imperfetta, formata dai quattro elementi (acqua, aria, terra e fuoco), aventi ciascuno un luogo naturale e dotato di moto rettilineo, che avendo un inizio ed una fine dava origine ai processi di generazione e corruzione.
 


La rivoluzione scientifica
La Rivoluzione scientifica va alla pubblicazione del capolavoro di Copernico, Le rivoluzioni dei corpi celesti (1543), all’opera di Newton, i Principi matematici della filosofia naturale (1687). Dalla rivoluzione scientifica in genere e dalla metodologia galileiana in particolare emerge : 1) la concezione della natura come ordine oggettivo e causalmente strutturato di relazioni governate da leggi; 2) la concezione della scienza come sapere sperimentale, matematico e valido intersoggettivamente, che ha come scopo la conoscenza progressiva del mondo e il suo dominio a vantaggio dell’uomo (da qui lo sviluppo della tecnica e della tecnologia). Vediamo meglio i vari punti.
La natura è un ordine oggettivo perché non si riferisce a fini o bisogni umani.
Solo disantropomorfizzando la natura risulta possibile studiare la realtà effettiva del mondo circostante.
La natura è un ordine causale, intendendo per causalità un rapporto costante ed univoco fra due o più fatti, dei quali dato l’uno è dato anche l’altro. L’unico tipo di causa ammessa è quella efficiente: alla scienza non interessa il perché finale o lo scopo dei fatti, ma solo le loro cause efficienti cioè le forze che li producono.
La natura è un insieme di relazioni perché il ricercatore indaga le relazioni causali riconoscibili che legano i fatti. I fatti sono governati da leggi, che rappresentano i modi necessari o i principi invarianti (i codici) con cui opera la natura.
La scienza è un sapere sperimentale perché si fonda sull’osservazione dei fatti e le sue ipotesi vengono giustificate su base empirica e non puramente teorica o razionale. L’esperienza di cui parla la scienza è una costruzione complessa, su basi matematiche, che mette capo all’esperimento, cioè ad una procedura appositamente costruita per la verifica delle ipotesi.
La scienza è un sapere matematico che si fonda sul calcolo e sulla misura : la quantificazione è una delle condizioni imprescindibili dello studio della natura.
La scienza è un sapere intersoggettivo perché i suoi procedimenti vogliono essere pubblici, cioè accessibili a tutti, e le sue scoperte pretendono di essere valide, ossia controllabili, da chiunque. In tal senso essa vuole distinguersi dalla magia e dalle scienze occulte che considerano la conoscenza un patrimonio di una cerchia ristretta di individui.
La scienza ha come fine la conoscenza oggettiva del mondo e delle sue leggi. Conoscere le leggi naturali vuol dire poter controllare e dirigere a nostro vantaggio la natura. “Sapere è potere” (diceva già Bacon). In tal modo si profila quella alleanza tra tecnici e scienziati che porta al superamento dell’abisso tra scienza pura e le sue applicazioni pratiche.
D’ora in poi la scienza apparirà come il prototipo del sapere rigoroso e universale. Sul piano pratico, la scienza apparirà come socialmente utile, capace di migliorare le condizioni dell’uomo.
L’idea della scienza come sapere vero ed utile sarà alla base, nell’Illuminismo, della lotta contro l’ignoranza, la superstizione e le ingiustizie sociali. Nell’Ottocento, col Positivismo, vi sarà l’idea di una civiltà scientifica planetaria in cui l’uomo possa soddisfare tutti i suoi bisogni e realizzare se stesso. Nel Novecento si è invece assunto un atteggiamento più cauto : infatti la scienza è apparsa ben lontana dal poter spiegare tutto e non è più valida l’uguaglianza tra scienza e progresso.
 

 

 


COPERNICO

(1473-1543)

 

Il suo sistema è descritto nel capitolo 10 della prima delle sei parti dell’opera De revolutionibus orbium caelestium. Al centro dell’universo sta immobile il Sole, attorno al Sole ruotano i pianeti; la Terra è uno di questi ed essa gira anche su se stessa, dando origine al moto apparente, attorno ad essa, del Sole, dei pianeti, delle stelle. La Luna ruota attorno alla Terra; infine, lontano dal Sole e dai pianeti stanno fisse le stelle.
Per Copernico dunque l’universo era ancora sferico, unico e chiuso dal cielo delle stelle fisse; egli accettava inoltre il principio della perfezione dei moti circolari uniformi delle sfere cristalline, pensate ancora come entità reali e incorruttibili.


 



TYCHO BRAHE

(1546-1601)

 

Fu l’ideatore del sistema ticonico, a metà fra Tolomeo e Copernico. Egli infatti sosteneva che i pianeti girano attorno al Sole, mentre il Sole gira a sua volta attorno alla Terra, che rimane al centro dell’universo.



 

 

KEPLERO

(1571-1630)

 

Scoprì le leggi che determinano il movimento dei pianeti. Le prime due leggi furono pubblicate nella Astronomia nova(1609) : 1)le orbite descritte dai pianeti intorno al Sole sono ellissi di cui il Sole occupa uno dei fuochi; 2) le aree descritte dal raggio vettore (=segmento che unisce il pianeta col Sole) sono proporzionali al tempo impiegato a descriverle. La terza legge apparve invece nell’opera Harmonices mundi(1619) : i quadrati dei tempi impiegati dai pianeti a percorrere la loro orbita stanno tra loro come i cubi degli assi maggiori delle ellissi descritte dai pianeti.
Le scoperte di Keplero furono dirompenti soprattutto per un aspetto : i movimenti dei corpi celesti non erano più circoli perfetti ma ellissi ! Quest’idea mandava a monte migliaia di anni di certezze astronomiche (Galilei per esempio non l'accettò)!


 

 


FRANCIS BACON

(1561-1626)

 

Bacon ebbe un’idea altissima del valore e dell’utilità della scienza a servizio degli uomini. Egli intese la scienza come una ricerca sperimentale ed una tecnica che consenta all’uomo di dominare la realtà (sapere è potere). Bacon progettò una sorta di enciclopedia delle scienze che a differenza della tripartizione aristotelica in scienze teoretiche, pratiche e produttive (o poietiche), si basi sulle facoltà umane. Ecco quindi le scienze che si fondano sulla memoria (la storia, intesa sia come storia della natura che come storia civile), sulla fantasia ( la poesia, la narrativa, l’arte drammatica e parabolica, cioè che illustra delle verità) e sulla ragione (la filosofia – scienza universale – e le varie scienze particolari).
Il Novum Organum è un’opera che vorrebbe innovare la logica aristotelica (ricordate l’Organon, cioè l’insieme degli scritti di logica di Aristotele?). Bacon dice che la scienza e la potenza dell’uomo sono la stessa cosa: tanto più conosco tanto più posso.
Il primo libro dell’opera è dedicato a liberare l’uomo dai pregiudizi radicati nella sua mente. Gli IDOLA TRIBUS sono quegli errori comuni a tutti gli uomini, mentre gli IDOLA SPECUS sono quelli proprio di ciascuno. I primi denunciano che l’intelletto umano è impaziente, pretende di adattare la natura alle sue esigenze, è portato a supporre nella natura una armonia maggiore di quella reale ecc. I secondi dipendono invece dalla educazione, dalle abitudini, dai casi fortuiti, dai gusti personali. Ma non basta: ci sono altri tipi di errori in cui l’uomo cade. Vi sono gli IDOLA FORI, i quali derivano dal linguaggio: o sono nomi di cose che in realtà non esistono oppure sono nomi di cose che esistono ma sono confusi. Infine, gli IDOLA THEATRI che derivano da dottrine filosofiche del passato a cui uno da ancora credito oppure da dimostrazioni errate. Bacon dice invece che la verità è figlia del tempo, non della autorità. Essa si rivela gradualmente all’uomo, attraverso sforzi e ricerca incessante.
La ricerca scientifica si basa sia sui sensi che sull’intelletto. L’induzione (=il passaggio dal particolare all’universale), com’è intesa da Bacon, si fonda sulla scelta e sulla eliminazione dei casi particolari; scelta ed eliminazione ripetute più volte sotto il controllo dell’esperimento.
Bisogna dunque in primo luogo raccogliere e descrivere i fatti particolari. Bacon chiama questa raccolta e descrizione la storia naturale e sperimentale. Vi sono a questo riguardo le tavole di presenza (in cui un fenomeno si presenta), di assenza (lo stesso fenomeno non è presente), comparative (il fenomeno si presenta in gradi decrescenti) e infine tavole esclusive (che escludono il verificarsi di un fenomeno). Le tavole permettono di elaborare una prima ipotesi (prima vindemiatio), che guiderà la ricerca successiva. Con successivi esperimenti l’induzione metterà alla prova l’ipotesi fatta (istanze prerogative). E quindi si giungerà alla istanza cruciale: essa permetterà di riconoscere la causa vera del fenomeno studiato. La causa che ha provocato un determinato fenomeno viene chiamata da Bacon forma, la quale riguarda sia l’essenza del fenomeno che la legge che ha prodotto il fenomeno stesso. È interessante notare come nella induzione baconiana non vi sia posto per la matematica! Strano a dirsi, ma egli non riconobbe ad essa nessuna funzione efficace per la ricerca scientifica. Questo probabilmente perché in fondo il presunto sperimentalismo di Bacon si mantiene invece ancora negli ambiti della metafisica aristotelica e dunque non riesce a dare alla scienza un migliore organo di ricerca, anche se la scienza dell’epoca è ancora fra tradizione e innovazione, baconiana e galileiana.
La Nuova Atlantide. Bacon scrisse anche un’opera di carattere utopistico o, se vogliamo, fantascientifico, in cui racconta l’incontro con un’altra civiltà, molto più evoluta, nell’isola di Bensalem. Tra l’altro, vi è nell’isola una fondazione o ordine o società chiamata Casa di Salomone, dedicata alla “conoscenza delle cause e dei segreti movimenti delle cose per allargare i confini del potere umano verso la realizzazione di ogni possibile obiettivo”. Bacon immagina che questa civiltà sia stata in grado di costruire oggetti come la radio, il telescopio, il microscopio, l’aereo e il sottomarino.
 


NOTA BIOBIBLIOGRAFICA

Francis Bacon nasce a Londra il 22 gennaio 1561 da sir Nicholas Bacon, Lord guardasigilli della Regina Elisabetta. Studia a Cambridge e si laurea in legge. Si dedica sia alla carriera politica che allo scrivere. Nel 1597 pubblica la prima edizione dei Saggi. Nel 1603 viene nominato cavaliere. Nel 1606 si sposa a 44 anni, senza nessuna simpatia per il matrimonio, con la quattordicenne Alice Barnham. Nel 1617 viene nominato Lord Keeper, la stessa carica di suo padre, e l’anno dopo Lord cancelliere, oltre che Barone di Verulamio (città romana sulle cui rovine fu fondata la città di St. Albans, nello Hertfordshire). Nel 1620 pubblica il Novum Organum. All’apice della sua potenza, viene accusato di irregolarità in una inchiesta riguardante il monopolio della fabbricazione dei fili d’oro e d’argento e degli alberghi. Bacon riconosce la sua negligenza e la sua confessione meraviglia i membri della Camera. Viene condannato ad una multa di 40.000 sterline, la quale verrà più tardi condonata. Bacon si ritira nella sua casa di campagna. Muore di bronchite il 9 aprile 1626. Postuma appare la Nuova Atlantide.

 

 



GALILEO GALILEI

(1564-1642)
 

L’importanza di Galileo come scienziato sta tutta nella storia della fisica : il suo contributo all’astronomia è stato praticamente nullo. Nell’Italia controriformistica, la teoria copernicana era tranquillamente insegnata accanto a quella tolemaica : in assenza di prove certe, l’una valeva l’altra. Vedremo nell’appendice che cosa era in realtà successo. A parte questo, Galilei può essere considerato il fondatore della scienza moderna perché ridestò l’uomo da una acritica accettazione dell’autorità di Aristotele; tracciò le linee di un metodo sperimentale in cui l’esperienza sensibile e la ragione venivano a trovarsi insieme congiunte nel comune sforzo di ricerca; e dimostrò egli stesso la validità e l’efficacia inventiva di tale metodo con la verifica sperimentale delle teorie proposte e con la costruzione di strumenti utili al sapere e alla tecnica degli uomini. In particolare, Galilei è il fondatore della dinamica (studia le leggi sui movimenti dei corpi in relazione alle forze ad essi applicate). I risultati da lui raggiunti nel campo della meccanica favorirono l’accettazione del sistema copernicano da parte del mondo scientifico ed aprirono la strada allo sviluppo della meccanica celeste.
Ma la teoria copernicana era da molti guardata con sospetto, andando contro in apparenza ad alcune affermazioni contenute nella Bibbia (cfr. Giosué, 10,12-13; Ecclesiaste, 1,4). Galilei, dal canto suo, distinse una rivelazione positiva, data nelle Scritture, ed una rivelazione naturale o eterna, data nel gran Libro della Natura. Alla prima deve attenersi la teologia, alla seconda la scienza. Due rivelazioni divine, due verità non possono contraddirsi : nelle cose naturali, quindi, prima ci si deve accertare come stiano le cose, e poi ritrovare il vero senso delle Scritture. in altre parole, dette dal Cardinal Baronio e citate da Galilei, “L’intento dello Spirito Santo, nell’ispirare la Bibbia, era insegnarci come si va al cielo, non come va il cielo”.

La speculazione galileiana ebbe anzitutto un significato polemico nei riguardi della cultura peripatetica, dominante nelle università e negli ambienti ufficiali. Galilei fu un innovatore ma, affinché si affermasse il nuovo concetto di scienza, occorreva sgombrare il campo dall’antica, e questo doveva avvenire da due punti di vista : per il metodo della ricerca e poi per il contenuto dottrinario del sapere.
Il centro della scienza galileiana è dato dal concetto di esperimento, che si riferisce in sintesi alla stessa esperienza nel suo significato attivo, in quanto procede costruttivamente, interrogando i fenomeni della natura ed elevandosi da essi progressivamente alle leggi che li governano. Fondamento della ricerca galileiana è l’esperienza sensibile congiunta con la ragione perché il processo induttivo (=dal particolare all’universale) comporta la formulazione di ipotesi, la critica del dato e quindi la verifica delle ipotesi proposte, per poter infine pensare all’enunciato della legge o forma dei fenomeni. Il compito della ragione non è però solo quello di interpretare l’apparenza sensibile e di correggere i possibili errori del senso, bensì anche quello di fornire alla scienza i concetti e le categorie che rendono i fenomeni pensabili e suscettibili di leggi universali.

Il fondamento della scienza galileiana vuole poi essere assolutamente oggettivo. In altre parole, la scienza si pone come concatenazione causale dei fatti perché già l’ordine della natura rivela la costanza e la necessità del rapporto causale. La scienza ha per Galilei possibilità di successo perché la natura, cioè il complesso dei fatti e delle cose sperimentabili, è immutabile. La natura è un ordine oggettivo e causalmente strutturato di relazioni governate da leggi e la scienza è un sapere sperimentale-matematico valido per tutti. Ciò vale anche per un altro concetto molto importante per Galilei, quello di quantità. Nel mondo vi è una “immanente geometria” perché i caratteri con cui Dio ha scritto il grande Libro della Natura sono fatti – dice Galilei – di triangoli, cerchi e altre figure geometriche. Per il resto la natura è vista come movimento, e tutte le modificazioni dei sensi, soggettive nel loro apparire, sono, in ultima analisi, prodotte dalla posizione e dal movimento delle particelle minime della materia. Tali presupposti permettono a Galilei di fare a meno del qualitativismo medievale e dei presupposti metafisici a cui era legato. La scienza galileiana è perciò scienza della quantità, ossia delle determinazioni fenomeniche della realtà in quanto sono sperimentabili coi sensi e misurabili col calcolo matematico. Quando Galilei parla di “sensate esperienze e certe dimostrazioni” vuole proprio ribadire che la scienza deve basarsi sia sull’osservazione che sulla teoria.
La scienza galileiana vuole in ultimo essere realistica e non metafisica. Galilei dice chiaramente che voler penetrare l’essenza vera delle sostanze naturali è impresa impossibile ed impresa vana, mentre l’uomo deve accontentarsi di venire a conoscenza delle affezioni dei corpi naturali, cioè dei fenomeni stessi. La concezione galileiana mise così in crisi i concetti millenari di essenza e di causa finale, senza che però gli venisse mai in mente il problema di un eventuale in sé che stia dietro i fatti e di cui i fatti stessi siano l’apparire.


APPENDICE : IL PROCESSO A GALILEI

Galileo era un genio, ma fu fin troppo conscio di esserlo, un genio, e fu questo lato del suo carattere che lo portò ad impegolarsi in alcune penose situazioni che gli costarono parecchio. Tutto il favore che lo scienziato pisano godeva presso la corte romana gli valse le invidie di molti, che lui, del resto, non smorzava affatto ma anzi rafforzava. Occorreva dunque mettere Galileo in urto con il clero, suo principale protettore. I suoi avversari fecero circolare certe sue lettere in cui egli diceva apertamente che la Chiesa doveva ormai decidersi ad ammettere che il passo dell’Antico Testamento in cui Giosuè ferma il Sole era sbagliato (Giosuè, 10, 12-13). Si arrivò al punto che la Chiesa, non potendo più tacere, fece intervenire il cardinale Roberto Bellarmino, il quale, dopo una accurata ricerca, lasciò cadere l’accusa di eresia (in fondo erano lettere private) e pregò semplicemente Galileo di non sostenere il sistema copernicano come fatto accertato, ma solo in quanto seria ipotesi alternativa. (Si noti, en passant, che la rotazione della Terra verrà dimostrata dal famoso pendolo di Foucault nel 1851; che Cartesio non credeva nel sistema copernicano; che Laplace osservava che detto sistema non era provato; Poncaré lo giudicava ancora una congettura). A Galileo venne dunque richiesto di occuparsi di scienza e non di teologia. Egli accettò di riportare il proprio insegnamento “copernicano” nel suo ambito naturale, quello delle teorie scientifiche. Roma indorò la pillola raddoppiandogli gli appannaggi e organizzando un ricevimento a Corte in suo onore. Galileo per il momento abbozzò, ma non demorse. Poco dopo, infatti, egli credette di aver trovato la prova della rotazione terrestre nelle maree: Keplero stesso gli scrisse facendogli presente che la cosa non reggeva ma Galileo si intestardì (a proposito, Galilei non accettò mai la teoria di Keplero delle orbite ellittiche dei pianeti). Pubblicò così il Dialogo dei massimi sistemi(1632) in cui esalta la teoria copernicana come l’unica assolutamente certa. Questo era davvero troppo per la pazienza della Chiesa. L’Inquisizione convocò Galileo. Dapprima egli cercò di prendere tempo, mandando certificati medici (aveva ormai 68 anni!), ma poi dovette andare. Gli fu risparmiata la prigione, anzi fu alloggiato prima in un appartamento di cinque stanze, con servitore e vista sui giardini vaticani e poi, dopo la condanna, nella villa dei Medici al Pincio. La condanna fu espressa a risicata maggioranza. Galilei l’accettò e abiurò ringraziando i giudici per la loro clemenza e potè ritornare nella sua vita di Arcetri a continuare i suoi studi. L’unico obbligo fu quello di recitare una volta la settimana i sette salmi penitenziali (pena che decadde dopo tre anni ma che Galileo, da buon cristiano, continuò di sua volontà)
Galilei si spense nel 1642 e al suo capezzale giunse da Roma l’indulgenza plenaria e la solenne benedizione apostolica.




 

 


ISAAC NEWTON

(1643-1727)
 

Una leggenda diffusa da Voltaire racconta che l’idea della gravitazione è venuta in mente a Newton osservando la caduta di una mela : egli si sarebbe allora domandato che cosa sarebbe accaduto se la mela fosse caduta da un albero alto quanto la Luna. In realtà la scoperta di Newton non nacque tanto da una illuminazione improvvisa quanto piuttosto dal perfezionamento di tentativi anteriori. Già Copernico aveva riconosciuto la gravità come una forza che attrae tra loro i corpi celesti. Huygens aveva dato la formula della forza centrifuga (nell’opera De vi centrifuga, del 1659, ma pubblicata postuma nel 1703) e aveva formulato la prima teoria ondulatoria della luce (nel Trattato sulla luce, 1678). Inoltre l’italiano Giovanni Alfonso Borelli aveva già osservato nel 1666 che, per mantenere i pianeti nelle loro orbite, deve corrispondere alla forza centrifuga un’altra forza, centripeta o attrattiva. Nel 1682 il francese Picard, in una seduta della Royal Society di Londra, fornì l’esatta misura del raggio della Terra.
Newton fece i suoi calcoli e trovò allora la conferma definitiva della sua legge. Solo dopo questa conferma egli si decise a comunicare al mondo la sua scoperta, dapprima con le Proposizioni sul moto (1684) e poi nel suo capolavoro, i Principi matematici della filosofia naturale (1687). La sua legge della gravitazione universale sostiene che i corpi si attraggono proporzionalmente al prodotto delle masse e in ragione inversa del quadrato delle distanze.
La teoria della gravitazione di Newton si fonda sulle leggi di Keplero ma essa permette di correggere quelle leggi stesse: vi sarà infatti attrazione non solo tra il Sole e i pianeti e tra pianeti e satelliti, ma anche tra i pianeti stessi. Newton poté così riconoscere che la Terra non descrive intorno al sole un’ellisse, ma una curva più complicata, una ellisse perturbata dalla azione degli altri pianeti che le sono intorno. La dottrina di Newton non riesce tuttavia a spiegare il fatto che il pianeta abbia una velocità iniziale. Da dove gli deriva questa velocità? Newton ammette qui come causa l’atto creativo di Dio, che avrebbe comunicato ai corpi celesti l’impulso iniziale.
Nel campo della dinamica, Newton ha distinto la massa dal peso : la massa è la quantità di materia che non cambia mai, mentre il peso è una forza che varia a seconda della regione del globo dove il corpo si trova. Per primo, Newton ha enunciato inoltre il principio secondo cui ad ogni azione segue una reazione uguale e contraria. Ha così stabilito i tre principi fondamentali della dinamica : il principio di inerzia; quello della proporzionalità tra la forza e l’accelerazione; quello di azione e reazione.
Alla meccanica di Newton è fondamentale il principio del moto assoluto, che suppone a sua volta quello di uno spazio e di un tempo assoluti . Infine, per quanto riguarda la luce, egli sostenne la teoria corpuscolare della luce (si ricordi che tali concetti saranno messi in crisi solo con la teoria della relatività di Einstein).
L’ideale di Newton, secondo quanto detto nei Principia, è una scienza puramente descrittiva ( hypotheses non fingo, non invento ipotesi). Egli afferma che vi sono quattro regole del metodo scientifico o, meglio, del “filosofare” : 1) si devono ammettere solo quelle cause che sono necessarie per spiegare i fenomeni, giacché la natura non va nulla invano; 2) effetti dello stesso genere devono sempre essere attribuiti alla stessa causa; 3) le qualità che appartengono ai corpi di cui si può fare esperienza possono essere considerate come appartenenti a tutti i corpi in generale : è il principio della induzione scientifica (che sarà ad es. criticato dal filosofo Karl Popper, nel suo Logica della scoperta scientifica); 4) le proposizioni raggiunte mediante induzioni devono essere considerate vere fino al momento in cui altri fenomeni le confermino interamente (cfr. Principi matematici della filosofia naturale, trad. it. Torino, UTET, 1989, libro III,pp.609-613).
 

 

 


BIBLIOGRAFIA

F. Bacon, Opere filosofiche, UTET
G. Galilei, Opere, ed. Ricciardi
I. Newton, Principi matematici della filosofia naturale, UTET
Westfall, Newton, Einaudi
T. Kuhn, La rivoluzione copernicana, Einaudi
A. Koyre, Studi newtoniani, Einaudi
C. Webster, Magia e scienza da Paracelso a Newton, Il Mulino
 

 

 

 

 

 

 

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