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MUSSOLINI

a
cura di Noemi Girardi 5^E 2001
l'infanzia e l'adolescenza
Il
1874 è un anno di serie preoccupazioni per la classe dirigente
italiana. La destra ha ben amministrato, ma ha dovuto imporre
pesanti sacrifici, soprattutto alle classi più deboli e al
Mezzogiorno. La sinistra, facendo leva sul malcontento che ne è
derivato, si va rafforzando, soprattutto nelle regioni
meridionali: a novembre otterrà, alle elezioni politiche, un
successo che sarà la prima tappa verso la conquista del governo.
Il
giorno di Capodanno del 1874 è proclamata la guerra contro la
borghesia, contro la monarchia, contro lo Stato e la Chiesa,
contro tutto. Ma la polizia è stata messa in allarme e ha
intensificato la sorveglianza. Alcuni riescono a scappare, altri,
invece, sono sorpresi e subito arrestati; tra questi troviamo
Alessandro Mussolini, un fabbro ventenne (è nato a Predappio l'11
settembre 1854), ateo e convinto di poter cambiare la società.
Nel
1882 sposa Rosa Maltoni,maestra di scuola elementare, cattolica e
cristianamente rassegnata. Si raggiunge un compromesso: nella loro
stanza da letto vengono appesi un'immagine della Madonna di Pompei
e il ritratto di Garibaldi.
Il
29 luglio 1883 nasce Benito, il nome gli viene dato in onore del
rivoluzionario messicano Benito Juarez. Anche il fratello, nato
nel 1885, riceverà il nome di un rivoluzionario, Arnaldo da
Brescia, ma non lo sarà: non ha preso dal padre, ma dalla madre di
cui diventa il prediletto. E' tranquillo - così lo ricorderà il
fratello, alla sua morte - mite e riflessivo. E, soprattutto, è
credente e praticante.
Invece Benito cresce, come dirà lui stesso "irrequieto e manesco".
I rapporti col padre non sono facili. Alessandro adotta metodi
educativi duri e lo alleva, quando gli sembra necessario, a
cinghiate. La violenza è un po' ovunque, nelle famiglie, nelle
scuole, negli scontri politici. Anche questo è un elemento
importante per comprendere certi atteggiamenti giovanili di
Benito, che influenzeranno il suo carattere e la sua concezione
dei rapporti umani.
Anche la definizione che Alessandro Mussolini darà al Socialismo:
"la gran meta del bello , del giusto e del vero", costituirà una
svolta profonda per il figlio.
La
madre vuole farlo diventare un " bravo giovinetto" e lo farà
entrare nel collegio dei salesiani a Faenza. Benito non riesce ad
abituarsi alla vita di un collegio clericale: si sente"schiacciato
dalla disciplina". Nella sua memoria questi anni rimarraNno tra i
peggiori della sua vita.
L'educazione cattolica che riceve in collegio contribuisce ad
inasprirgli il carattere. Infatti un giorno Mussolini scaglia
contro un suo compagno un calamaio, ed è severamente punito.
L'anno seguente, invece, colpisce con un coltello la mano di un
ragazzo. E' proprio tra le mura del collegio che nasce in lui
l'anticlericalismo.
Così
non divenne un bravo ragazzo come la mamma desiderava, infatti nel
1894 i genitori sono costretti a riportarlo a casa.
Continua gli studi a Forlimpopoli in un altro collegio, questa
volta laico, diretto da Carducci, fratello del poeta. Il suo
rapporto con la scuola migliora:" è sembrato di passare
dall'inferno al paradiso". Ma anche qui venne espulso per aver
colpito un compagno col temperino.
Sul
piano politico Benito sente molto l'influenza del padre:" Il
Socialismo è la ribellione aperta contro l'inumano ordine di cose
attualmente costituite".
... OMISSIS ....
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Bibliografia:
Aurelio Lepre, Mussolini l'italiano, Mondadori
Enciclopedia, ed. Zanichelli
Detti-Gallerano-Gozzini-Greco-Piccinni, Profilo di storia
moderna e contemporanea, vol. 3°, edizioni scolastiche Bruno
Mondadori
a
cura di Noemi Girardi 5^ E 2001
copyright
by Ernesto Riva
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