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LIBERALISMO E FEDERALISMO |
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LIBERALISMO Il termine liberalismo entra nel linguaggio politico nel secolo scorso, ma le idee liberali sono molto più antiche. Risalgono almeno al sec. 17° (si pensi alle rivoluzioni inglesi del '600) e per alcuni storici ancora più indietro, al Rinascimento italiano. Esiste una concezione liberale dello Stato (liberalismo politico), una visione liberale dell'economia (liberismo) e una teoria liberale della società e dei comportamenti umani (liberismo etico); può accadere perciò che un liberale in politica possa non esserlo in economia o in etica, e viceversa, senza apparente contraddizione . Il liberalismo nella storia si è fatto portatore della rivalutazione dell'individuo. Esso esalta il diritto di ciascuno di godere della propria libertà. Ma vi è subito un conflitto: per essere libero ho bisogno degli altri, ma la libertà degli altri limita la mia. Ora, secondo il liberalismo, tutti siamo portatori di un originario valore morale, cioè tutti siamo persone. E questo vuol dire che ciascuno di noi ha una coscienza capace di elaborare dei valori: essi sono le idee-guida di cui ciascun uomo è responsabile di fronte alla sua coscienza. Orbene, secondo la concezione liberale, nessuno può imporre i valori degli altri Se un uomo domina un altro impedendogli di esprimersi e di essere se steso, distrugge i valori dell'altro e gli nega il diritto di essere "persona". Come dice John Stuart Mill nel Saggio sulla libertà: "Su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano". Non è certo possibile costruire una società in cui la libertà dei singoli sia del tutto intoccabile, visto che la libertà dell'uno implica la non libertà dell'altro. E' però possibile costruire un organismo politico, lo Stato, le cui decisioni abbiano valore vincolante per tutti e che fissi un limite preciso alla libertà di ciascuno, permettendo con questo la più alta libertà possibile per ciascun uomo. Tale limite è definito da Stuart Mill in questo modo: "La sola libertà che meriti questo nome è quella di perseguire il nostro bene a nostro modo, purché non cerchiamo di privare gli altri del loro o li ostacoliamo nella loro ricerca". Dunque, anche se una società interamente libera non può essere costituita, si può costruire una società in cui vi sia rispetto profondo per l'autonomia dell'uomo e in cui le leggi operino solo limitando quegli atti che possono recare danno al prossimo. La società non può non darsi delle leggi che limitino la libertà, ma non deve darsi leggi che in positivo impongano modelli di comportamento. Se si accetta questo obiettivo politico, secondo i liberali, si otterranno grandi benefici. C'è una condizione di fondo: imparare a rispettare l'altro come persona. Senza a questa acquisizione, una società non può diventare liberale. IL LIBERALISMO POLITICO: Nella storia moderna europea, il liberalismo di è affermato tra la fine del '700 e la metà dell'800, con la nascita del cosiddetto Stato liberale. In generale, sono Stati liberali quelli fondati su una costituzione, tra i cui principi vi siano quelli di cui si è fatto portavoce il liberalismo. In altri termini, uno Stato è liberale quando vige il principio della divisione dei poteri e in potere legislativo risiede in un parlamento liberamente eletto; quando è assicurata la tutela delle minoranze e i diritti civili sono garantiti dalla legge. Vediamone meglio alcuni: 1°) Gli uomini sono eguali davanti alla legge. Se infatti tutti gli uomini vanno considerati come persone e come portatori di un originario valore morale, non è possibile che le leggi valgano solo per alcuni e non per altri o che si instaurino differenze che pongano gli uomini in scala fra loro(per razza, regione, sesso o altro). 2°) il potere risiede nei singoli uomini ed è legittimato solo dalla loro volontà. Nessun uomo può avere , per diritto, assoluto potere su un altro uomo, proprio in forza dell'eguaglianza delle persone. D'altra parte, è necessario che la società sia regolata di un potere accettato dalla generalità degli uomini, perché altrimenti essi non possono trarre reciproco vantaggio gli uni degli altri. Il potere dunque può essere esercitato in molti modi, ma la sua fonte resta sempre la volontà dei singoli: non si dà nessuna fonte del potere che sia indipendente dagli uomini, a cui essi debbano per natura sottostare. 3°) i cittadini devono poter esprimere la loro volontà politica attraverso libere e periodiche elezioni. Il governo deve essere espressione della maggioranza politica presente nel paese. Se non vi fossero forme strutturate e periodiche di controllo della volontà popolare , qualsiasi governo - anche liberamente eletto finirebbe col diventare dispotico, perché la volontà politica dei cittadini può liberamente variare, se gli uomini sono persone e dunque creatori di libere scelte. 4°) Lo Stato garantisce e rispetta la libertà di stampa , di parola, di pensiero, di associazione dei cittadini. Compito dello Stato è di gestire la cosa pubblica lasciando liberi gli individui di agire privatamente come meglio credono, finché non vengono lesi i diritti altrui. Nel corso dei secoli sono state combattute durissime battaglie per la libertà di coscienza e di religione. Da tutto ciò è nato lo Stato laico moderno , così chiamato perché in quanto Stato non è confessionale, cioè non appartiene ad alcuna religione e le rispetta tutte. Solo gli uomini pubblicamente o privatamente, professano una fede; lo Stato non deve farlo, perché altrimenti va contro la libertà di coscienza. Inoltre, lo Stato deve garantire anche la libertà di associarsi, poiché le associazioni appartengono alla sfera dei rapporti privati. Non si ha dunque uno Stato liberale quando la libertà di associazione venga negata e un cittadino venga punito perché appartenente ad una di esse - partito, sindacato ecc. 5°) la concezione liberale è competitiva, in quanto volta a mettere gli individui nella condizione massimale di autorealizzazione, perché da questo deriva un bene per tutta la società . 6°) Dopo quanto si è detto, è bene sottolineare che la società liberale non è affatto egualitaria. Eguaglianza di fronte alla legge, garanzia di eguale opportunità di realizzazione dei singoli, rispetto della coscienza dell'altro: tutto questo non significa affatto eliminare le disuguaglianze. Al contrario, la tradizione liberale esalta le disuguaglianze o, meglio, quel particolare tipo di disuguaglianza che nasce dalla libera competizione tra individui indipendenti. Evidentemente, in condizioni di libertà, secondo il liberalismo, i migliori prevarranno, e questo si tramuterà in un vantaggio per tutta la società. Solo nella gara tra gli uomini, per tale concezione, si potenziano le capacità dei singoli. Lo Stato non deve intervenire in questa lotta, se non impedendo che vengano lesi i diritti di ciascun cittadino. Ad es. caratteristica dello Stato liberale è il sistema politico parlamentare, basato sulla gara fra i partiti per ottenere la maggioranza dei voti dei cittadini. Lo Stato deve rimanere neutrale nella lotta fra i partiti, garantendo solo il rispetto della legge. Si deve poi distinguere tra il liberalismo come concezione politica generale e il liberalismo dei partiti liberali. In Inghilterra come in Germania, il liberalismo indica una posizione di centro; negli Stati uniti il termine liberal indica quelle posizioni favorevoli a una sempre maggiore estensione dei diritti civili, con attenzione alla fasce sociali più povere e emarginate. In Italia il partito liberale era l'erede della tradizione risorgimentale, ma è da collocarsi tra i partiti conservatori, anche se si tratta di un partito molto attento ai diritti civili (ad es. era contro il suffragio universale). Il liberismo economico. Le teorie liberiste sono legate allo sviluppo dell'economia industriale avviatosi nella seconda metà del '700 in Inghilterra. I principi liberisti possono essere così sintetizzati: A) All'interno dello Stato deve essere garantita la massima libertà economica per tutti gli individui; lo Stato non deve intervenire nel libero gioco del mercato. Di particolare rilievo è la libertà imprenditoriale, cioè il diritto di ciascuno di intraprendere senza vincoli una attività di impresa. La proprietà privata è giustificata dal bisogno dell'uomo di realizzarsi attraverso le cose e il proprio intervento sulla natura. B) La società più prospera quanto più lo sono i suoi membri. L'egoismo produce , con apparente paradosso, una società migliore. Il sistema liberalista produce vincitori e perdenti, ricchi e poveri, e dunque una forte disuguaglianza sociale ed economica. Ciò accade però in rapporto alla capacità di ciascuno, in netto contrasto con le società basate sui privilegi nobiliari o di casta; inoltre, i più poveri saranno sempre stimolati a lavorare per salire nella scala sociale e ottenere successi. Una società retta di principi liberisti è caratterizzata da una forte mobilità sociale. C) Supremo regolatore dell'economia è il mercato. Lo Stato deve lasciare che la legge della libera concorrenza permetta ai migliori di prevalere attraverso una permanente conflittualità economica. A tutti deve essere offerta eguale opportunità. Il mercato è capace di selezionare i migliori senza alcun intervento da parte del potere politico o di altri poteri. Il principio si applica anche al confronto fra datori di lavoro ed i lavoratori. Per i liberisti, lo Stato deve essere neutrale anche in questo conflitto, svolgendo solo la funzione di "gendarme", garante del rispetto della legge, ma non implicato in alcun modo nel conflitto stesso. il livello dei salari e i contratti di lavoro devono essere determinati dal libero confronto fra le parti. Si badi comunque che, nei fatti , lo Stato non è rimasto che raramente neutrale in modo rigoroso, perché la componente politica non poté essere separata in modo netto della sfera sociale ed economica. Il liberalismo etico. Le teorie liberali hanno sempre sostenuto che responsabile delle scelte etiche è il singolo, e a lui debbono essere lasciate integralmente le responsabilità della sua vita privata. Il liberalismo nega che sia lecito imporre la propria morale agli altri. Da questo punto di vista, vi è però una contraddizione di fondo in ambito morale: se, come scriveva Stuart Mill, "ciascuno è l'unico autentico guardiano della propria salute, sia fisica sia mentale sia spirituale", non si sfocia in un relativismo dei valori, per cui le opinioni degli uni e degli altri non si possono commisurare ad una verità oggettiva? Non si rischia di sfociare nell' individualismo e nell'indifferentismo? FEDERALISMO Col termine federalismo si indica l'unione di più Stati, capace di garantire ad essi una loro autonomia,in senso lato "federalismo" indica anche l'autogoverno di uno stato decentrato rispetto ad uno stato accentrato e burocratico. L'idea federalista fu particolarmente viva nel nostro risorgimento. Vi furono sopratutto due famose correnti: una che fece a capo a Gioberti, il quale nel Primato auspicò la lega dei principi con a capo il pontefice; alle sue idee aderirono Cesare Balbo e Massimo d'Azeglio, e furono chiamati anch'essi neoguelfi, sebbene perseguissero piuttosto un federalismo liberale moderato. L'altra corrente fu rappresentata da Cattaneo e Giuseppe Ferrari, i quali affermavano la necessità di una confederazione di Stati repubblicani, in cui la funzione del Papa fosse limitata all'esercizio del potere spirituale. L'idea federalista declinò con lo scoppio della prima guerra di indipendenza. Un nuovo elemento si inserì nel campo della lotta idee: la forza espansionistica del Piemonte, con cui l'Italia raggiunse la sua unità . Dopo la prima, e specialmente dopo la seconda guerra mondiale, l'ideale federalista in Europa riprese forma: esso nasceva, da un lato, dalla consapevolezza di una comune civiltà, da una rinnovata coscienza europea e, dall'altro, dalla necessità di superare i mercati nazionali, ormai divenuti un ostacolo al pieno sviluppo delle forze produttive del nostro continente. Con ciò si è diffuso l'europeismo. La lotta al principio dello stato nazionale, al mito della sua sovranità, si è venuta indirizzando in due diverse ma complementari direzioni, volendo affidare il potere sottratto agli stati, da un lato ad un organo sovra-nazionale e dall'altro a organi decentrati e periferici. Federazione europea, autonomia regionali, democrazia articolata: sono questi gli attuali temi liberali sviluppati contro l'anonimo stato burocratico e accentratore del secolo 20°, sui quali sono confluite le correnti politiche più diverse: laiche, cattoliche, socialiste. Quando si parla di Europa si deve però chiarire una ambiguità di fondo: dalla fine degli anni Quaranta alla fine degli anni Ottanta con questa espressione ci si riferiva, dal punto di vista economico e politico, all'Europa occidentale. Solo nel 1989 si è potuto guardare più avanti, ad una Europa dall'Atlantico agli Urali. Sin dall'inizio era chiaro che il processo di unificazione sarebbe stato lento, complesso e laborioso. Nacque così l'idea di costruire l'Europa gradualmente. Nel 1951 nasceva la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) tra sei paesi. Nel 1957 si diede vita alla CEE e all'Euratom. Negli anni successivi aderirono via via altri paesi europei. Il 1° gennaio 1993 segna il momento della completa apertura delle frontiere e della libera circolazione di uomini, merci e capitali. In ultimo, ricordo che il federalismo propugnato da alcuni partiti politici italiani è un'ideologia a sé, che non ha molto a che vedere con gli ideali del federalismo.
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