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L’educazione del genere umano
Un aspetto particolarmente interessante dell'illuminismo di Lessing è il
senso della tensione e della ricerca. Lessing pone infatti il valore
dell'uomo più che nella verità raggiunta, nello sforzo per raggiungerla.
Celebre è il suo detto che il piacere della caccia è bene superiore al
piacere di possedere la preda. a cui possono servire da commento le non
meno celebri parole di uno scritto del 1778 (Eine Duplik,1): "Se
Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il
solo tendere verso la verità con la condizione di errare eternamente
smarrito e mi dicesse: Scegli -, io mi precipiterei con umiltà alla sua
sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per te”.
L'educazione del genere umano (1780) segna una fase significativa
dell'elaborazione che il concetto della storia ha avuto
nell'Illuminismo. Ad essa Lessing giunse dopo lunghe ricerche. Leibniz
aveva distinto le verità di ragione, universali e necessarie, dalle
verità di fato, particolari e contingenti. Lessing parte appunto da
questa distinzione per domandarsi a quale delle due specie di verità
appartengono le verità religiose. Queste sono sempre fondate su fatti
particolari, quali il miracolo e la rivelazione; come possono tali fatti
particolari costituire il fondamento di verità eterne e universali,
quali sono quelle che la religione insegna? A questi interrogativi
risponde appunto l'Educazione del genere umano. Il concetto fondamentale
di questo scritto è che la rivelazione è educazione. L'umanità nella sua
storia ha un suo sviluppo esattamente come l'individuo. Essa si educa
attraverso la rivelazione, la quale le comunica quelle verità che essa
non è ancora in grado di intendere, in attesa che diventi capace di
raggiungerle e possederle in modo autonomo. Da questo punto di vista, la
rivelazione stessa si storicizza giacché non cade in un punto singolo
della storia ma accompagna l'intero corso di essa, preannunciando e
precorrendo gli sviluppi autonomi della ragione. Come la natura è una
continua creazione,così la religione è una continua rivelazione. Ogni
religione positiva è un grado di questa rivelazione, che comprende in se
stessa tutte le religioni e le unifica nel corso della sua storia
progressiva. La coincidenza totale della rivelazione con la ragione,
della religione positiva colla religione colla religione naturale, è il
termine ultimo cui l'umanità è destinata dalla provvidenza. Poiché la
religione cristiana è la più alta religione positiva, i suoi dogmi -
incarnazione, trinità, redenzione - si trasformeranno da ultimo in
verità di ragione. E la ragione del cristianesimo si chiarirà infine
come il cristianesimo della ragione. Se non che, "come possiamo, ormai,
per la dottrina dell'unità di Dio, fare a meno del Vecchio Testamento,
come cominciamo, a poco a poco, per la dottrina dell'immortalità
dell'anima, a poter fare a meno anche del Nuovo, non potrebbero essere
fatte balenare, in quest'ultimo molte altre verità che ci tocca
riguardare ammirati come rivelazioni finché la ragione non abbia
imparato a dedurle dalle altre sue verità ritrovate e a collegarle ad
esse?"(par. 72). L'educazione mira a che l'uomo sia posto finalmente in
grado di capire e di fare da sé, "nel pieno rischiaramento di se
stesso"(par. 88). Lessing è anche convinto che “la strada su cui il
genere umano giunge alla perfezione, ogni singolo uomo (chi prima e chi
dopo) deve averla percorsa per suo conto”. Essendo però impossibile che
“in un’unica vita” l’individuo riesca a percorrere tutte le tappe del
proprio perfezionamento, gli sembrò imperativo ammettere l’ipotesi “che
ogni singolo uomo sia esistito su questo mondo più di una volta” (par.
94). Sull’idea della metempsicosi, egli giunse assai tardi, forse anche
in seguito alle proprie personali amarezze (perdita di moglie e figlio).
Il problema religioso
L'ispirazione degli scritti di Lessing è certo prevalentemente
religiosa, ma di una religiosità tutta illuministica, che diffida delle
religione positive e vorrebbe da esse depurare una religione naturale
universale. In uno scritto Sullo sviluppo della religione rivelata,
egli dice: "la migliore religione rivelata è quella che contiene il
minor numero di aggiunte alla religione naturale". Così pure, ne Il
cristianesimo della ragione (1753), egli tenta una completa
razionalizzazione del dogma, partendo dall'idea di un essere
perfettissimo, per il quale il pensare fa tutt'uno col creare: nel
pensare la propria perfezione, l'Essere genera un Figlio, e con esso si
unifica e si armonizza nello Spirito. Nel pensare invece le proprie
perfezioni come staccate da sé, l'Essere crea il mondo delle singole
individualità, anch'esso unitario e armonico,in cui ciascuna
individualità ha il compito di agire quanto più può nella direzione
segnata dalla propria perfezione. Ne La religione di Cristo,
Lessing scinde nettamente la religione della tradizione cristiana dalla
religione che professò lo stesso Cristo vivente. Mentre nella prima egli
trova incertezza e ambiguità, e non approva l'adorazione di un Cristo
ritenuto più che uomo e identificato colla seconda persona della
Trinità.
Questa scissione di un cristianesimo del Cristo vero da un cristianesimo
della tradizione sta però in contrasto con un'altra veduta di Lessing,
secondo cui la verità della religione non può essere provata da un
qualsiasi fatto storico come tale. Egli si vale della distinzione
leibniziana tra verità di fatto e verità di ragione per ascrivere alle
prime argomentazioni quali per es. i miracoli, la cui notizia, egli
dice, anzitutto non si sa se risponda a verità e, in secondo luogo,
quand'anche rispondesse a verità, non proverebbe la verità di una
religione che appartiene all'altra categoria delle verità di ragione.
"La religione dei Vangeli non è vera perché gli Apostoli l'hanno
insegnata ma al contrario questi l'hanno insegnata perché vera: la
verità interna è la prova della tradizione scritturale, non viceversa”.
La Bibbia va interpretata, secondo Lessing, secondo lo spirito e non
secondo la lettera. La verità del cristianesimo non si fonda
sull'autenticità storica degli scritti biblici. La sua posizione è in
fondo quella di un sostanziale disinteresse per tutte le religioni
rivelate. Lo si constata anche nel dramma Nathan il saggio che riprende
l'antica parabola dei tre anelli (raccolta già dal Boccaccio nella
novella di Melchisedech giudeo e il Saladino): un padre, morendo, aveva
distribuito ai suoi tre figli tre anelli (simbolizzanti le religioni
cristiana, ebraica e maomettana), uno dei quali rendeva il possessore
bene accetto a Dio; ma pretendendo ognuno dei tre di essere il vero
possessore dell'anello, il Saladino sentenzia che gli anelli devono
essere tutti falsi, poiché chi possiede il vero dovrebbe, almeno lui,
essere in pace con gli altri. Poco prima di morire, Lessing avrebbe
riconosciuto esplicitamente l'esito panteistico della sua concezione
religiosa. Si ricordi, a tale proposito, la nera fama che godeva la
figura di Spinoza nei tempi passati, per capire lo scandalo che circondò
la figura di Lessing presso i suoi contemporanei.
Le idee estetiche
Lessing ha considerevole importanza anche per la storia dell'estetica.
La sua opera Laocoonte, ovvero sui confini tra poesia e pittura,
trattava dei confini che la tradizione da Orazio in poi aveva
cancellato, identificando la pittura (nel senso di arti figurative in
genere) con la poesia, secondo il vecchio motto ut pictura poesis
(=La poesia è uguale alla pittura); mentre quei confini invece Lessing
ristabilisce. La teoria non era una novità in assoluto. Ne avevano già
parlato gli inglesi Richardson e Harris, e poi Diderot e Klopstock.
Merito di Lessing fu di aver sviluppato la teoria fino ad una rottura
radicale con la confusionaria commistione delle arti, fino ad un
manifesto di battaglia. Il Laocoonte pone il problema intorno a cui si
eserciterà l'estetica tedesca di mezzo secolo.
Il mito greco di Laocoonte narrava come costui, sacerdote troiano di
Apollo, morisse soffocato, insieme a due figli, nelle spire di serpenti
mandati dal dio rivale Poseidone. L’episodio, oltre ad aver trovato una
descrizione letteraria in Virgilio (Eneide, II, 199-224), venne
raffigurato in una celebre scultura ritrovata a Roma nel 1506 e datata
alla tarda età ellenistica. Quel gruppo marmoreo aveva suggerito
riflessione di teoria, nel 1755, allo storico dell’arte antica
Winckelmann (1717-1768). Secondo quest’ultimo, la raffigurazione
plastica del dolore fisico nel volto di Laocoonte, gli sembrò una
conferma della nobile semplicità e quieta grandezza d’animo che
costituirebbero l’essenza della eticità greca. Alla tesi di Winckelmann,
Lessing oppose un argomento tecnico-materiale. Secondo lui, “lo scultore
dovette mitigare le grida in gemiti non perché il gridare indica un
animo non nobile, ma perché deforma il volto in modo ripugnante…La
semplice grande apertura della bocca…è in pittura una macchia e in
scultura un incavo che producono un’impressione spiacevolissima. Né
regge l’assioma che, non facendo gridare il suo eroe, lo scultore si sia
conformato a un ideale morale greco. Di alte grida di dolore, in bocca a
eroi e persino a divinità, la letteratura greca è piena, dai poemi
omerici alle tragedie sofoclee. Sicché restano soltanto, per spiegare il
semplice gemere del Laocoonte marmoreo, anzitutto il motivo della
materia (marmo, tela) con cui l’artista figurativo ha da fare, e poi
l’altro, complementare, che è la regola generale delle arti figurative:
la regola che impone di rendere nel marmo (o sulla tela) sempre il
momento più pregnante e quindi vieta che vi si fissi un fenomeno così
transitorio come il gridare. Nel Laocoonte Lessing mette in evidenza la
differenza tra pittura e poesia. I corpi e le loro qualità visibili sono
gli oggetti propri della pittura, mentre le azioni sono gli oggetti
propri della poesia. In altre parole, la prima non può rappresentare che
i corpi, la seconda le azioni. La poesia si serve delle azioni anche per
rendere i corpi da cui le azioni scaturiscono; la pittura quando si
trova alle prese con un'azione, cerca di coglierne il momento supremo.
La poesia utilizza segni semantici arbitrari, cioè suoni verbali
condizionati non dalla natura ma dal convenzionale sistema linguistico,
i quali sono articolati in successione temporale ed esprimono azioni. La
pittura opera invece con segni imitativi naturali (figure e colori) che
hanno una collocazione contigua nello spazio e possono rappresentare
soltanto le proprietà sensibili dei corpi. Certo, una rappresentazione
di azioni è possibile anche in pittura, ma l’arte figurativa può
utilizzare solo un unico momento dell’azione, il più pregnante; mentre i
segni verbali consentono al poeta di rappresentarcene il divenire.
Ma le regole fondamentali della poesia e della pittura sono identiche
perché entrambe sono arti imitatrici. L'estetica e la poetica
filosofica, nel Lessing, non sono fine a se stesse, e devono essere
costantemente valutate in relazione alla sua attività di artista.
Lessing si rendeva conto dei pericoli di un teorizzare astratto che
perdesse i contatti con la realtà della produzione e della critica
d'arte.
Riassunto di Nathan il saggio
Il munifico sultano di una Gerusalemme favolosa e pervasa da una sottile
aura massonica, Saladino, tollerante fino a desiderare l’imparentamento
con un regnante cristiano, durante una tregua nella III Crociata, grazia
un templare, perché rassomigliante al fratello di cui ha perso le tracce
da lungo tempo. Nathan, saggio e ricco mercante ebreo, di ritorno da un
viaggio apprende che la figlia Recha è stata salvata da un incendio dal
medesimo templare. Il fanatico cavaliere tedesco, dopo lunga diffidenza,
accetta il ringraziamento e l’amicizia dell’ebreo: quando però ne chiede
la figlia in sposa, Nathan si oppone chiedendo tempo. Intanto messo alla
prova da Saladino con una domanda su qual sia la vera religione, il
saggio mercante espone la parabola dei tre anelli identici,
simboleggianti le tre grandi religioni monoteistiche, copie dell’unico
vero anello andato smarrito (vedi Boccaccio, Decameron, I,3).
Giustificando così un umanesimo universalista Nathan si conquista anche
l’amicizia del sultano. Ma il templare, smarrito nel suo innamoramento e
ferito dal rifiuto, apprende che Recha è in realtà solo figlia adottiva
di Nathan, cristiana e per di più ignara della verità su se stessa. Egli
potrebbe perciò ottenere con la costrizione ciò che desidera, anche a
costo della rovina dell’ebreo, ma ne è trattenuto dal Saladino. A un
colloquio tra Nathan e il buon frate Bonafides può ora scoprirsi
l’antefatto e maturarsi lo scioglimento della vicenda. Recha fu
affidata, bimba, dallo stesso frate a Nathan, dopo che l’intera famiglia
di quest’ultimo era stata arsa dai crociati. Il frate consegna all’ebreo
un libricino in suo possesso in cui sono annotate in arabo due
genealogie rivelatrici. Tutti convengono nel palazzo di Saladino. È lo
stesso Nathan che palesa a Recha di essere solo suo padre adottivo, ma
le fa sapere anche che ella ha un fratello. Questi è lo stesso templare
che, dopo l’immediata delusione, accetta con gioia la nuova sorella.
Nathan accoglie entrambi come figli e aggiunge l’ultima rivelazione. Il
vero padre dei due giovani, suo amico, non era tedesco, ma solo marito
di una tedesca. La scrittura delle annotazioni nel libricino rivelatore,
appartenutogli, testimonia infatti che altri non era se non il fratello
scomparso di Saladino; quest’ultimo aggiunge con gioia alla rinnovata
famiglia sé e la sorella Sittah, in qualità di secondo padre adottivo e
madre adottiva.
NOTE BIOGRAFICHE
Lessing è considerato la più geniale figura dell'illuminismo tedesco.
Gotthold Ephraim Lessing nasce il 22 gennaio 1729 a Kamenz, nell'alta
Lusazia, territorio slavo-tedesco. E' il secondo di 12 figli; il padre è
il primo pastore del paese. Nel 1746 si iscrive alla facoltà di teologia
di Lipsia. Scrive la sua prima commedia, Il giovane erudito e un'attrice
amica ne cura l'allestimento un anno dopo. Si trasferisce quindi a
Berlino e un suo cugino gli procura un lavoro di recensioni presso la
Vossische Zeitung. Nel 1755 viene rappresentato con successo il
dramma Miss Sara Sampson, espressione del realismo sentimentale allora
di moda. Verso la fine del 1760 accetta l'incarico di segretario presso
il governatore di Breslavia, dove si trasferisce per rimanervi cinque
anni, dedicati allo studio di Spinoza e dei Padri della Chiesa. Pubblica
nel 1766 il Laoocoonte,o dei confini tra pittura e poesia,
in cui espone la sua teoria estetica. Nel 1767 si rappresenta
Minna von Barnheim, un'eco della guerra dei sette anni. Lessing
diventa direttore della rivista Drammaturgia d'Amburgo, legata al
teatro nazionale di Amburgo, che lasciò però nel 1770 per ricoprire la
carica di bibliotecario ducale a Wolfenbüttel. Nel 1772 pubblica il
dramma Emilia Galotti. Nel 1775 parte per un viaggio in Italia che lo
porterà a Milano, Venezia, Firenze, Roma, Napoli. L'anno successivo, a
47 anni, si sposa in ottobre con la vedova Eva Konig, che gli muore
l’anno dopo. La denuncia dell'intolleranza religiosa ha il culmine col
suo capolavoro drammatico, Nathan il saggio (1779). infine
pubblica L'educazione del genere umano (1780). Muore il 15
febbraio 1781 all'età di 52 anni a Wolfenbüttel presso Brunswick dopo
aver lasciato alla sua epoca un’impronta letteraria tale da consentire
di parlare di una “età di Lessing”, come pochi anni dopo di parlerà di
una “età di Goethe”.
BIBLIOGRAFIA
G. E. Lessing, Nathan il saggio,Minna, Emilia Galotti,, TEA
G. E. Lessing, La religione dell’umanità, BUL Laterza
G. E. Lessing, Laocoonte, BUR L 933
Merker, Introduzione a Lessing, “gli scrittori” , Laterza
G. E. Lessing, Opere filosofiche, UTET
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by Ernesto Riva
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