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Dal 1870 al 1876 c'era ancora la Destra al potere. Ma già negli ultimi
tempi si venne avvertendo la necessità di una politica più democratica,
per cui il potere passò alla Sinistra dal 1876. La Sinistra
sosteneva:
- allargamento del suffragio
- abolizione tassa sul macinato
- istruzione elementare obbligatoria e gratuita. .
Intanto morì Vittorio Emanuele II (1878), che fu sepolto nel Pantheon a
Roma con la moglie Maria Adelaide. Nuovo re d'Italia fu Umberto I
(1844-1900), sposato con Margherita di Savoia.
LA SINISTRA AL POTERE
DEPRETIS (1876-87)
POLITICA INTERNA: istruzione elementare obbligatoria e gratuita (1879),
graduale abolizione tassa macinato (1880); allargamento del suffragio
elettorale (1882), che portò gli elettori da 600.000 a oltre 2 milioni (
maschi, terre) col sistema elettorale maggioritario.
TRASFORMISMO: trasformazione di Destra e Sinistra in un generico
partito di appoggio al governo Depretris (1883-5): però tale sistema
condusse a maggiore corruzione, opportunismo, clientelismo (=
aggregazione clientelare delle classi dirigenti attorno ad un centro
costituito dal partito ministeriale).
POLITICA ESTERA (1881): l’occupazione della Tunisia da parte della
Francia, indusse il Depretis a uscire dall'isolamento e ad avvicinarsi a
Germania e Austria stipulando con esse il trattato della
TRIPLICE ALLEANZA (1882).
Sembrava una rinuncia a Trento e Trieste (proprio nel 1882 il patriota
triestino Guglielmo Oberdan progettò un attentato contro
l'imperatore Francesco Giuseppe, ma fu preso e impiccato a Trieste),
mentre in realtà fu un vantaggio per l'Italia che, entrando in alleanza
con Germania e Austria, prese il suo posto di potenza internazionale.
Il Trattato, valido per 5 anni, fu rinnovato nel 1887 (in quell'occasione
il conte di Robilant, ministro degli esteri, stabilì che nessun
mutamento territoriale sarebbe avvenuto nei Balcani a vantaggio del'Austria
senza dare all'Italia adeguati compensi) e di cinque in cinque fu
rinnovato fino al 1912.
CRISPI (1887-1896)
Francesco Crispi, siciliano, dopo la morte di Depretis (1887), volle
inaugurare un governo forte, autoritario, in modo da dedicarsi alla
politica estera. Tali propositi ovviamente ebbero contrari la maggior
parte degli italiani.
Inoltre si diffondeva il socialismo (già introdotto in Italia tra
il 1865 e il 1870 dal russo MIKAIL BAKUNIN) ma solo ora
organizzato in PARTITO SOCIALISTA ITALIANO (dal 1892 a
Genova Andrea Costa, Antonio Labriola, Filippo Turati, Kuliscioff).
Esso venendo incontro alle masse popolari, e anche a causa della gravi
crisi agricola e industriale provocata dalla "guerra commerciale" con la
Francia (guerra delle tariffe,1889) fece numerosi proseliti tra
contadini e operai.
Scoppiarono dei MOTI IN SICILIA (Fasci siciliani,1893,
organizzazioni di protesta con cui i contadini rivendicavano
miglioramenti salariali, spartizione del latifondo tra i contadini); nel
1893 vi furono scioperi ovunque e intervenne addirittura l’esercito in
LUNIGIANA (Toscana) per una protesta dei minatori.
POLITICA ESTERA: rafforzamento della Triplice alleanza con Germania e
Austria per combattere la Francia e appoggiare l'espansione italiana nel
Mediterraneo e in Africa.
GUERRA D’AFRICA. GLI ANTECEDENTI
L’ITALIA IN AFRICA. Fin dal 1869
la Società Rubattino (compagnia di navigazione) aveva acquistato la
baia di Assab, sulle coste del Mar Rosso, per farne uno scalo.
Essendo sorte contestazioni col governo egiziano che vantava diritti su
quella costa, aveva ceduto la baia al governo italiano (1882). Nel 1885
Depretis aveva fatto occupare il porto di Massaua considerandolo
una base per la nostra penetrazione in Abissinia. Ma l'ostilità
del Negus Giovanni portò all'eccidio di DOGALI (1887) in cui una
nostra colonna di 500 uomini, agli ordini del colonnello De Cristoforis,
fu sterminato da Ras Alula.
Crispi, salito al potere, inviò a Massaua un forte corpo di spedizione
al comando del Generale San Marzano e aiutò il Ras dello Scioa,
Menelik, a impadronirsi del trono di Abissinia.
Nel 1889 tra Italia e Menelik fu firmato il TRATTATO DI UCCIALLI
per cui l'Italia riconosceva Menelik imperatore di Abissinia e lui
accettava il protettorato italiano. Ma essendo sorte contestazioni nella
interpretazione del Trattato (il testo italiano diceva che l'imperatore
avrebbe dovuto servirsi della diplomazia italiana per trattare i suoi
affari con le potenze europee, mentre il testo in lingua amarica diceva
che avrebbe potuto), ne deriverà poi la guerra d'Africa del 1895-96. Poi
Crispi uscirà per sempre dalla vita politica.
Nel 1891, a causa delle troppe spese militari e per la crisi del sistema
creditizio, cadde il primo governo Crispi; nel 1892 ci fu il ministero
con a capo ANTONIO DI RUDINI’, poi GIOLITTI (1892-93), e nel 1893 di
nuovo CRISPI
GUERRA
D'AFRICA (1895-96)
Sotto il comando del Generale
Baratieri, le truppe italiane vincono e occupano tutto il Tigrè; ma
Menelik con 100.000 abissini rimonta. Il Maggiore Toselli, inviato all'Amba
Alagi (1895) con 2.500 soldati e 1.500 ascari (=soldati
eritrei) per fermare il nemico, fu massacrato. Il Maggiore Galliano,
insediato con 1.200 uomini nel forte di Macallè (1895-96) fu costretto a
ritirarsi; il resto dell'esercito fu sconfitto ad Adua (1.3.1896).
Il generale Baldissero riusciva a liberare Kassala e Adigrat, ma viste
le nostre sconfitte, Crispi fu costretto a dimettersi e uscì dalla
politica (9.3.1896).
MINISTERO DI RUDINI’ (1896-98), marchese conservatore, iniziò una
politica conciliante sia con Menelik (Pace del 1896, rinuncia al
protettorato sull'Abissinia e al possesso del Tigrè), sia in politica
interna (= amnistia per i condannati politici del 1893 in seguito
ai Fasci siciliani e alle rivolte in Lunigiana).
Nel 1898, essendo aumentato il
prezzo del pane a causa della GUERRA ISPANO- AMERICANA (una nave
americana era saltata in aria, da qui la guerra contro Spagna, a l’Avana
e Cuba), si ebbero tumulti a Milano (6-9 maggio 1899). Il generale
BAVA BECCARIS represse brutalmente i tumulti spara sulla folla con i
cannoni: vi furono ben 100 civili morti, e Di Rudinì fu costretto a
dimettersi (giugno 1898).
PELLOUX (1898-1900): il generale Pelloux, conservatore, fu fautore di
una politica reazionaria, e propose una serie di LEGGI ECCEZIONALI
che limitavano la libertà di stampa, di associazione e simili. La
Sinistra inaugurò allora l'OSTRUZIONISMO per impedire lo
svolgimento della discussione parlamentare (durò circa un anno). Il
Pelloux sciolse il Parlamento ma rimase in minoranza e fu costretto a
dimettersi (giugno 1900).
Vi furono nuove elezioni politiche e fu nominato primo ministro
SARACCO (1900-1901): Giuseppe Saracco, liberale moderato, volle tornare
ad una politica conciliante, ma il 29 Luglio 1900 il re Umberto I,
vittima di due anni di politica impopolare, fu assassinato da Gaetano
Bresci, anarchico, a Monza.
Dopo di lui salì al governo ZANARDELLI (1901-1903) con Giolitti agli
Interni. Infine vi fu il ministero GIOLITTI (1903-1914).
CENNI AL CASO
DREYFUS IN FRANCIA (1898)
Un ufficiale ebreo, Alfred
Dreyfus, accusato di alto tradimento, era stato condannato all’ergastolo
nel 1894. L’infondatezza delle accuse e il fatto che la questione si
presentava sia come un problema di coscienza, sia come un problema
politico (la destra reazionaria e antisemita contro la sinistra
libertaria), divisero la Francia in due schieramenti, il fronte
innocentista e il fronte colpevolista. Alla lunga, anche grazie
all’impegno diretto di alcuni intellettuali come Emile Zola
(J’accuse, 1898) e Anatole France, prevalse la tesi che assolveva
Dreyfus, ma gli episodi di antisemitismo e di razzismo si
moltiplicarono.
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