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LA QUESTIONE IRLANDESE

 
 

Il dominio diretto degli Inglesi sull’Irlanda ebbe inizio con i Tudor (secolo XVI), decisi ad introdurre nel paese il protestantesimo in luogo del cattolicesimo, e continuò con gli Stuart e con Cromwell.

Le terre irlandesi furono confiscate e assegnate a coloro che simpatizzavano per gli Inglesi o a protestanti "trapiantati", come gli Scozzesi che Giacomo I fece trasferire nell’Ulster.

Nonostante la concessione di un Parlamento indipendente, nel 1782, ottenuta grazie all’attività del leader protestante Henry Grattan, l’insoddisfazione degli Irlandesi non si placò. Nel 1798, Wolfe Tone e i suoi Irlandesi Uniti si ribellarono contro il dominio inglese. Quale conseguenza diretta della rivolta di Tone – repressa brutalmente – l’Inghilterra e l’Irlanda furono unificate nel 1800.

A metà dell’Ottocento vi fu una grande carestia che costrinse molti Irlandesi ad emigrare, soprattutto verso gli USA. Dopo la grande carestia, il malcontento irlandese verso Londra si faceva sempre più acceso. Ormai gli Irlandesi volevano l’autonomia come primo passo verso la totale indipendenza. Nel 1861 nacque il partito nazionalista Sinn Fein e poco dopo si organizzò l’IRA (Irish Republican Army), un esercito segreto di liberazione che iniziò la guerriglia contro le truppe britanniche.

Dopo molti rinvii, il governo britannico accettò nel 1914 l’introduzione della Home Rule, l’autonomia. Ma la sua attuazione fu spostata alla fine della guerra, appena iniziata. D’altra parte, la provincia settentrionale dell’Ulster, a maggioranza protestante, rifiutò la Home Rule e, sotto la guida di Edward Carson, si dichiarò pronta a combatterla anche con le armi.

Nelle elezioni del 1918, si registrò un trionfo dell’indipendentista Sinn Fein, guidato da Eamon De Valera. Il 21 gennaio 1919 questi proclamò la repubblica. Per due anni divampò una guerriglia senza quartiere, cui rimase estraneo solo il protestante e britannico Ulster.

Infine il premier inglese Lloyd George approvò la costituzione dello Stato Libero d’Irlanda, comprendente tutta l’Irlanda salvo le sei contee dell’Irlanda del Nord (Ulster).


Il governo inglese impose tuttavia alcune condizioni, tra cui la presenza di un governatore generale (visto che l’Irlanda diventava un Dominion), la rinuncia alle contee dell’Ulster, il presidio dei porti da parte di truppe britanniche.

Queste condizioni furono causa di una sanguinosa spaccatura fra i seguaci di Michael Collins, soddisfatti di quanto era stato ottenuto, e quelli di Eamon De Valera, repubblicani e decisi ad ottenere la piena indipendenza per tutta l’isola. Collins fu assassinato.

De Valera, eletto presidente nel 1932, rescisse tutti i legami con Londra: soppresso il governatore generale e il senato di nomina regia, l’Irlanda ebbe il diritto di stabilire rapporti diplomatici con gli altri Paesi.

La piena indipendenza fu ufficialmente sancita nel 1937, anno in cui lo Stato Libero mutò la propria denominazione in quello di Eire. Nel 1949 divenne la Repubblica d’Irlanda. Nel 1973 è entrata nella Comunità Europea. Le richieste di unificazione dell’intera isola continuano comunque e sono alla base degli scontri periodici tra protestanti e cattolici.





 

 

 



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