Inserire testo   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 

L'IRAQ E LE DUE GUERRE DEL GOLFO
1^: 1990-91
2^:20 marzo-14 aprile 2003

 
   


In Iraq nacque una delle più antiche civiltà, quella dei Sumeri, a cui seguirono Assiri e Babilonesi. Vari secoli dopo, il paese cadde sotto il dominio degli arabi e acquistò molta importanza quando Baghdad diventò il centro della civiltà islamica. Nel 1534 il paese fu conquistato dai Turchi ottomani, che lo dominarono per quattro secoli.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, L'Inghilterra invase nel 1915 l'Iraq meridionale e nel 1917 conquistò Baghdad. Nel 1927 nel sottosuolo fu scoperto il petrolio. Dopo aver ottenuto l'indipendenza nel 1932, l'Iraq continuò tuttavia a mantenere stretti rapporti con l'Inghilterra, una politica invisa a molti nazionalisti iracheni.



LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO (1990-91)

Col nome di Guerra del Golfo si intende lo scontro bellico che ebbe inizio nel golfo Persico il 2.8. 1990 e che si concluse il 27 febbraio 1991.

Alla fine degli anni Settanta, la vita politica dell'Iraq era dominata dal partito socialista islamico del Baath, che nel luglio 1979 espresse quale nuovo presidente, in sostituzione del precedente Hassan, Saddam Hussein.
La brutale invasione del piccolo emirato del Kuwait da parte dell'Iraq scatenò una crisi internazionale dai molteplici aspetti.

Le pretese territoriali dell'Iraq nei confronti del Kuwait avevano profonde radici storiche: i destini dei due paesi erano stati uniti fino alla fine del secolo XIX dalla comune appartenenza all'impero ottomano. Nel 1899, alla vigilia del definitivo sfaldamento dell'impero turco, un accordo segreto aveva fatto entrare il Kuwait nella sfera di influenza della Gran Bretagna, la quale si era posta a garante dell'indipendenza del piccolo stato. Col tempo, l'organizzazione politica e sociale dei due stati si differenziò notevolmente: mentre l'Iraq diventava nel 1958 una repubblica d'orientamento autoritario e socialista, il Kuwait cominciava ad arricchirsi con i proventi del petrolio.
La riunificazione non era quindi più proponibile per i kuwaitiani, attaccati tanto alle loro istituzioni tradizionali quanto alla ricchezza recentemente acquisita, e sarebbe stata possibile solo da un'operazione di conquista da parte dell'Iraq.

Le pretese irachene si concretizzarono in una serie di richieste che portarono alla luce le vere intenzioni del governo di Baghdad: l'annullamento dei debiti di guerra (guerra Iran-Iraq nel 1980, in cui il Kuwait si era schierato con l'Iraq) nei confronti dei Kuwait, un risarcimento di 2,4 miliardi di dollari per il petrolio che il Kuwait aveva - illegalmente, secondo Baghdad - estratto da pozzi petroliferi iracheni situati lungo il confine, e il controllo delle isole kuwaitiane di Bubiyan e al-Warba nel golfo Persico.

Il 2 agosto 1990 l'Iraq passò alle vie di fatto: le sue truppe invasero il Kuwait e ne vinsero le deboli resistenze. Molto probabilmente l'obiettivo era quello di far diventare il Kuwait una sorta di stato-satellite dell'Iraq, disposto ad accordargli un accesso al mare e a finanziarne generosamente la ricostruzione. Se questo non avvenne fu perché gli emiri del Kuwait riuscirono a mettersi in salvo in Arabia Saudita e perché l'opposizione nazionalista e democratica scelse di opporsi piuttosto che di collaborare con Baghdad.

Sotto la spinta di Stati Uniti e della Unione Sovietica l'ONU votò il ritiro immediato e incondizionato dell'esercito invasore iracheno e il 6 agosto votò una prima risoluzione per l'embargo contro l'Iraq. Nei mesi seguenti, dal settembre 1990 al gennaio 2991, proseguirono i negoziati. Il 29 novembre, il consiglio di sicurezza dell'ONU approvò la risoluzione che approvava, a partire dal 15 gennaio 1991, l'uso di tutti i mezzi necessari per costringere l'Iraq al ritiro. Due giorni dopo la data indicata da tale risoluzione, il 17 gennaio 1991, ampiamente annunciate dai mass media occidentali, iniziarono le operazioni di guerra.

Guidate dal generale americano Norman Scharzkopf sotto l'egida dell'ONU, le truppe alleate (composte per la maggior parte di soldati USA) diedero vita ad una offensiva aerea, navale e missilistica, denominata Desert Storm (tempesta del deserto). L'inferiorità di Saddam fu subito evidente. L'unica risposta di qualche effetto fu il ripetuto lancio da parte irachena di missili Scud su località saudite e israeliane: sebbene, infatti, solo due dei 47 missili lanciati non venissero intercettati dal missili Patriot americani, essi rischiarono di coinvolgere direttamente nel conflitto Israele. Tuttavia, in base ad un accordo militare segreto del 22 gennaio tra Israele e Stati Uniti, anch la difesa del territorio israeliano venne assunta dagli USA che privarono così Saddam Hussein di un ulteriore elemento di ricatto.

Le gravissime perdite subite indussero finalmente gli iracheni ad accettare la risoluzione dell'ONU che imponeva loro il ritiro dal Kuwait (22 febbraio 1991). Si ricorse comunque ancora ad un attacco terrestre come atto risolutivo. Il 24 febbraio, un'offensiva terrestre alleata investiva lo stesso Kuwait e apriva una seria breccia nell'Iraq meridionale nei pressi di Bassora. Gli alleati si erano aperti la via verso Baghdad; gli iracheni dovettero quindi annunciare la cessazione delle ostilità il 27 dello stesso mese. Cominciò così lo sgombero del Kuwait, devastato dai saccheggi e con molti dei suoi pozzi petroliferi incendiati dalle truppe in ritirata. In Occidente, tutte le operazioni vennero seguite minuto per minuto dai mezzi di informazione: milioni di telespettatori ebbero l'impressione di poter vivere in diretta gli eventi bellici. Gli esiti della guerra sono stati ambigui: se da un lato l'intervento delle truppe dell'ONU è valso a ottenere la liberare del Kuwait, esso non è stato sufficiente per far cadere il regime di Saddam Hussein. Comunque, la sconfitta subita ha certamente ridimensionato le ambizioni di egemonia regionale dell'Iraq.



LA SECONDA GUERRA DEL GOLFO (MARZO-APRILE 2003)


Le vicende precedenti

Dopo l'11 settembre 2001 e l'attentato alle torri gemelle di New York, continua la resa dei conti degli Usa contro gli “Stati canaglia”, accusati di sostenere il terrorismo internazionale. L'Iraq di Saddam Hussein è, dopo l'Afganistan, il secondo della lista. Per gli americani è un pericolo per l'equilibrio geopolitico dell'area mediorientale, detiene armi di distruzione di massa e avrebbe rapporti coi terroristi legati a Osama Bin Laden. Ecco quindi, dopo mesi trascorsi in un drammatico braccio di ferro, l'attacco Usa, partito il 20 marzo 2003, a un anno e mezzo dall'attentato di New York.

Ecco le tappe che hanno portato alla drammatica decisione Usa.
12 settembre 2002: all'indomani del primo anniversario delle stragi dell'11 settembre, il presidente George Bush all'assemblea delle Nazioni Unite tiene un lungo discorso sull'Iraq davanti alla Assemblea delle Nazioni Unite in cui chiede l'appoggio della comunità internazionale per ottenere il disarmo di Saddam Hussein.
8 novembre: il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approva all'unanimità la risoluzione 1441 che offre all'Iraq l'ultima occasione per il disarmo, rafforza il regime di ispezioni e avverte Baghdad del rischio di serie conseguenze a seguito delle violazioni dei suoi obblighi.
27 novembre: gli ispettori della Commissione Onu per la Verifica, il Monitoraggio e le Ispezioni (Unmovic) e dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea) tornano al lavoro in Iraq dopo quattro anni.
7 dicembre: l'Iraq presenta all'Onu un rapporto di 12 mila pagine sul proprio programma di armamenti, secondo quanto richiesto dalla risoluzione 1441.
16 gennaio 2003: gli ispettori Onu trovano dodici testate chimiche di missili vuote non dichiarate in un deposito di munizioni 120 chilometri a sud di Baghdad. Gli ispettori conducono la prima perquisizione di residenze private, visitando le case di due scienziati. Vengono trovate 3mila pagine di documenti che sarebbero collegati a tecnologie nucleari.
5 febbraio: il segretario di Stato americano Colin Powell presenta al Consiglio di Sicurezza un dossier statunitense sulle violazioni irachene della 1441 e sui legami fra Baghdad e la rete terroristica di al Qaeda.
8 febbraio: Blix ed el Baradei arrivano a Baghdad per un nuovo round di incontri con i vertici iracheni prima del successivo rapporto al Consiglio di Sicurezza, previsto per il 14 febbraio. In quell'occasione ricevono dalle autorita' irachene nuovi documenti sulle armi proibite.
9 febbraio: gli Stati Uniti respingono un piano di pace presentato da Germania e Francia che prevede di triplicare in numero degli ispettori nel Paese.
10 febbraio: e' crisi alla Nato. Francia, Germania e Belgio si oppongono alla richiesta di sostengo alla Turchia, nel caso di guerra contro l'Iraq e di un'eventuale rappresagli di Baghdad contro il Paese.
12 febbraio: gli ispettori delle Nazioni Unite annunciano che i missili Al Samoud 2 di cui l'Iraq e' in possesso violano la gittata massima consentita di 150 chilometri.
14 febbraio: nuovo rapporto degli ispettori al Consiglio di sicurezza: Blix cita molti esempi della collaborazione di Baghdad, anche se ricorda che mancano le prove sulla distruzione di antrace e gas nervino e altre armi non convenzionali. Gli ispettori chiedono piu' tempo. Blix mette in imbarazzo Colin Powell, giudicando poco convincenti le prove di intelligence presentate davanti al Consiglio sugli armamenti proibiti dell'Iraq e sui collegamenti tra Saddam e Al Qaeda.
15 febbraio: milioni di persone protestano nelle città di tutto il mondo contro l'intervento militare in Iraq.
24 febbraio: Russia, Francia e Germania presentano una controproposta alla bozza di risoluzione di Stati Uniti e Gran Bretagna: un programma per il disarmo fatto di diverse fasi.
27 febbraio: Saddam Hussein dà il via libera alla distruzione dei missili Al Samoud 2.
5 marzo: i ministri degli Esteri di Francia, Russia e Germania stendono una dichiarazione congiunta a Parigi nella quale assicurano che ''non permetteranno'' che una nuova risoluzione che autorizzi l'uso della forza venga approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
7 marzo: nuovo resoconto del capo degli ispettori Hans Blix sulla cooperazione irachena. Al rapporto fa seguito una discussione molto tesa al Consiglio di Sicurezza, nel corso della quale il ministro degli Esteri britannico Jack Straw espone la proposta di Londra, Washington e Madrid di assegnare l'ultimatum del 17 marzo a Saddam Hussein per dimostrare l'immediata e piena collaborazione al disarmo.
16 marzo: al termine del vertice delle Azzorre tra i leader di Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna chiedono alle Nazioni Unite di lanciare un ultimatum ''credibile'' all'Iraq. In caso contrario avvertono che l'uso della forza e' legittimato della Risoluzione 1441, approvata all'unanimita' dal Consiglio di sicurezza.
17 marzo: Usa e Gran Bretagna ordinano ai propri cittadini in Kuwait di abbandonare il Paese. La sera del 17 marzo, alle 20 ora locale (le 2 di notte in Italia) il presidente George Bush parla alla Nazione: denuncia il fallimento delle trattative diplomatiche, si dice molto deluso dall'Onu e lancia un ultimatum a Saddam e a tutta la sua famiglia: lasci l'Iraq entro 48 ore o sarà guerra.
18 marzo: il Parlamento britannico vota per l'appoggio all'uso della forza in Iraq. Il segretario di Stato Usa Colin Powell diffonde una lista di 45 nazioni pronte ad appoggiare Stati Uniti e Gran Bretagna: tra queste c'e' anche l'Italia. Da Baghdad Saddam Hussein respinge l'ultimatum. Gli ispettori delle Nazioni Unite raggiungono Cipro. La Casa Bianca dichiara che anche se il Rais lascerà il paese le forze USA entreranno ugualmente.
20 marzo: quando in Italia è notte e sono passate da poco le 3, scatta l'attacco missilistico americano (ore 5.35 a Baghdad). Baghdad cadrà il 9 aprile 2003. La guerra dura fino al 14 aprile 2003.

Il regime di Saddam termina con la seconda guerra del Golfo, ma Saddam Hussein riesce a sfuggire agli americani e più volte lancia messaggi audio da televisioni arabe incitando la popolazione alla rivolta.
I figli Uday e Qusay sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con gli americani, le figlie Rana e Raghad si sono rifugiate in Giordania, mentre Hala è rimasta in Iraq (Nel 1995 le prime due erano già fuggite una volta ad Amman assieme ai mariti. Saddam aveva convinto i generi a tornare con le famiglie promettendo loro il perdono, ma poi li aveva costretti al divorzio e uccisi). Saddam Hussein è catturato il 2 febbraio 2004 (è stato presidente dell'Iraq dal 16 luglio 1979) ed è stato giustiziato in seguito ad una decisione del tribunale iracheno nel 2007.


Quali differenze vi sono tra la prima e la seconda guerra del Golfo?

La prima guerra del Golfo aveva una giustificazione sia sostanziale che formale, dal punto di vista del diritto internazionale così come configurato dalla Carta delle Nazioni Unite. Il Kuwait, aggredito e invaso, chiese espressamente l’aiuto degli altri Paesi per restaurare la sua sovranità e ristabilire la propria indipendenza e integrità territoriale. Sulla base della Carta delle Nazioni Unite, qualunque Stato sarebbe stato legittimato a intervenire, anche indipendentemente da una delibera specifica del Consiglio di Sicurezza, nell’ambito del diritto di legittima difesa, che non è solo individuale ma anche collettiva, e che è valida nei riguardi di qualsiasi Stato, membro o non membro, dell’Onu. Ma vi fu anche idonea, anche se non chiarissima, delibera del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in tal senso. E l’Italia aderì a quella che allora si chiamò “la Coalizione”, cioè all’insieme degli Stati che decisero di intervenire militarmente per liberare il Kuwait. Vi furono alcuni Stati che, pur non inviando soldati, offrirono comunque un sostegno indiretto, ad esempio concedendo il diritto di passaggio o di sorvolo del proprio territorio nazionale, o come i neerlandesi che dislocarono in Israele alcune batterie di missili anti-aerei Patriot, per concorrere a evitare che il governo israeliano effettuasse ritorsioni a seguito degli attacchi degli Scud iracheni. Anche la Germania e il Giappone i decisero di sostenere la coalizione, contribuendo a parte delle spese dell’intervento, cui peraltro non presero militarmente parte.

Quella che è stata subito chiamata la seconda guerra del Golfo si differenzia sostanzialmente e formalmente dalla prima. Essa si pone, infatti, - almeno fino a che non ci sia una risoluzione del Consiglio di Sicurezza - al di fuori dei casi previsti dal diritto internazionale vigente. Questa guerra verrebbe infatti giustificata, da un lato, dalla nozione - difficilmente configurabile - di “guerra contro il terrorismo”. In essa almeno uno dei due contendenti non è uno Stato, neanche di fatto, ma un’entità non statuale che neppure aspira a essere o diventare tale. Basti pensare ad Al Qaeda e in generale al terrorismo di matrice islamica. Dall’altro lato, non potrebbe essere legittimata dal concetto americano di difesa preventiva, pre-emptive self-defence, che estende - secondo taluni indebitamente - il concetto di autodifesa, attivabile solo da un attacco effettivo o dall’inequivocabile imminenza dell’inizio di un attacco

 

 

 

 

 

BIBLIOGRAFIA MINIMA

si veda ad es. v. Guerra del Golfo a cura di P. Bianchini, in Grande Dizionario Enciclopedico. Appendice 1997, UTET, Torino 1997, pp. 279-280.


 

 

 

 

 


copyright by Ernesto Riva
 

 
 

C) 1999-2007 Ernesto Riva.
E' vietata la riproduzione parziale o totale dei contenuti qui pubblicati,
salvo esplicita autorizzazione per iscritto da parte del proprietario.
Scrivete a
ernestoriva@filosofiaedintorni.net