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In Iraq nacque una delle più antiche civiltà, quella dei Sumeri, a cui
seguirono Assiri e Babilonesi. Vari secoli dopo, il paese cadde sotto il
dominio degli arabi e acquistò molta importanza quando Baghdad diventò
il centro della civiltà islamica. Nel 1534 il paese fu conquistato dai
Turchi ottomani, che lo dominarono per quattro secoli.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, L'Inghilterra invase nel 1915
l'Iraq meridionale e nel 1917 conquistò Baghdad. Nel 1927 nel sottosuolo
fu scoperto il petrolio. Dopo aver ottenuto l'indipendenza nel 1932,
l'Iraq continuò tuttavia a mantenere stretti rapporti con l'Inghilterra,
una politica invisa a molti nazionalisti iracheni.
LA PRIMA GUERRA DEL GOLFO (1990-91)
Col nome di Guerra del Golfo si intende lo scontro bellico che ebbe
inizio nel golfo Persico il 2.8. 1990 e che si concluse il 27 febbraio
1991.
Alla fine degli anni Settanta, la vita politica dell'Iraq era dominata
dal partito socialista islamico del Baath, che nel luglio 1979
espresse quale nuovo presidente, in sostituzione del precedente Hassan,
Saddam Hussein.
La brutale invasione del piccolo emirato del Kuwait da parte dell'Iraq
scatenò una crisi internazionale dai molteplici aspetti.
Le pretese territoriali
dell'Iraq nei confronti del Kuwait avevano profonde radici storiche: i
destini dei due paesi erano stati uniti fino alla fine del secolo XIX
dalla comune appartenenza all'impero ottomano. Nel 1899, alla vigilia
del definitivo sfaldamento dell'impero turco, un accordo segreto aveva
fatto entrare il Kuwait nella sfera di influenza della Gran Bretagna, la
quale si era posta a garante dell'indipendenza del piccolo stato. Col
tempo, l'organizzazione politica e sociale dei due stati si differenziò
notevolmente: mentre l'Iraq diventava nel 1958 una repubblica
d'orientamento autoritario e socialista, il Kuwait cominciava ad
arricchirsi con i proventi del petrolio.
La riunificazione non era quindi più proponibile per i kuwaitiani,
attaccati tanto alle loro istituzioni tradizionali quanto alla ricchezza
recentemente acquisita, e sarebbe stata possibile solo da un'operazione
di conquista da parte dell'Iraq.
Le pretese irachene si concretizzarono in una serie di richieste che
portarono alla luce le vere intenzioni del governo di Baghdad:
l'annullamento dei debiti di guerra (guerra Iran-Iraq nel 1980, in cui
il Kuwait si era schierato con l'Iraq) nei confronti dei Kuwait, un
risarcimento di 2,4 miliardi di dollari per il petrolio che il Kuwait
aveva - illegalmente, secondo Baghdad - estratto da pozzi petroliferi
iracheni situati lungo il confine, e il controllo delle isole kuwaitiane
di Bubiyan e al-Warba nel golfo Persico.
Il 2 agosto 1990 l'Iraq passò alle vie di fatto: le sue truppe invasero
il Kuwait e ne vinsero le deboli resistenze. Molto probabilmente
l'obiettivo era quello di far diventare il Kuwait una sorta di
stato-satellite dell'Iraq, disposto ad accordargli un accesso al mare e
a finanziarne generosamente la ricostruzione. Se questo non avvenne fu
perché gli emiri del Kuwait riuscirono a mettersi in salvo in Arabia
Saudita e perché l'opposizione nazionalista e democratica scelse di
opporsi piuttosto che di collaborare con Baghdad.
Sotto la spinta di Stati Uniti e della Unione Sovietica l'ONU votò il
ritiro immediato e incondizionato dell'esercito invasore iracheno e il 6
agosto votò una prima risoluzione per l'embargo contro l'Iraq. Nei mesi
seguenti, dal settembre 1990 al gennaio 2991, proseguirono i negoziati.
Il 29 novembre, il consiglio di sicurezza dell'ONU approvò la
risoluzione che approvava, a partire dal 15 gennaio 1991, l'uso di tutti
i mezzi necessari per costringere l'Iraq al ritiro. Due giorni dopo la
data indicata da tale risoluzione, il 17 gennaio 1991, ampiamente
annunciate dai mass media occidentali, iniziarono le operazioni di
guerra.
Guidate dal generale americano Norman Scharzkopf sotto l'egida dell'ONU,
le truppe alleate (composte per la maggior parte di soldati USA) diedero
vita ad una offensiva aerea, navale e missilistica, denominata Desert
Storm (tempesta del deserto). L'inferiorità di Saddam fu subito
evidente. L'unica risposta di qualche effetto fu il ripetuto lancio da
parte irachena di missili Scud su località saudite e israeliane:
sebbene, infatti, solo due dei 47 missili lanciati non venissero
intercettati dal missili Patriot americani, essi rischiarono di
coinvolgere direttamente nel conflitto Israele. Tuttavia, in base ad un
accordo militare segreto del 22 gennaio tra Israele e Stati Uniti, anch
la difesa del territorio israeliano venne assunta dagli USA che
privarono così Saddam Hussein di un ulteriore elemento di ricatto.
Le gravissime perdite subite indussero finalmente gli iracheni ad
accettare la risoluzione dell'ONU che imponeva loro il ritiro dal Kuwait
(22 febbraio 1991). Si ricorse comunque ancora ad un attacco terrestre
come atto risolutivo. Il 24 febbraio, un'offensiva terrestre alleata
investiva lo stesso Kuwait e apriva una seria breccia nell'Iraq
meridionale nei pressi di Bassora. Gli alleati si erano aperti la via
verso Baghdad; gli iracheni dovettero quindi annunciare la cessazione
delle ostilità il 27 dello stesso mese. Cominciò così lo sgombero del
Kuwait, devastato dai saccheggi e con molti dei suoi pozzi petroliferi
incendiati dalle truppe in ritirata. In Occidente, tutte le operazioni
vennero seguite minuto per minuto dai mezzi di informazione: milioni di
telespettatori ebbero l'impressione di poter vivere in diretta gli
eventi bellici. Gli esiti della guerra sono stati ambigui: se da un lato
l'intervento delle truppe dell'ONU è valso a ottenere la liberare del
Kuwait, esso non è stato sufficiente per far cadere il regime di Saddam
Hussein. Comunque, la sconfitta subita ha certamente ridimensionato le
ambizioni di egemonia regionale dell'Iraq.
LA SECONDA GUERRA DEL GOLFO (MARZO-APRILE 2003)
Le vicende precedenti
Dopo l'11 settembre 2001 e l'attentato alle torri gemelle di New
York, continua la resa dei conti degli Usa contro gli “Stati
canaglia”, accusati di sostenere il terrorismo internazionale. L'Iraq di
Saddam Hussein è, dopo l'Afganistan, il secondo della lista. Per gli
americani è un pericolo per l'equilibrio geopolitico dell'area
mediorientale, detiene armi di distruzione di massa e avrebbe rapporti
coi terroristi legati a Osama Bin Laden. Ecco quindi, dopo mesi
trascorsi in un drammatico braccio di ferro, l'attacco Usa, partito
il 20 marzo 2003, a un anno e mezzo dall'attentato di New York.
Ecco le tappe che hanno portato alla drammatica decisione Usa.
12 settembre 2002: all'indomani del primo anniversario delle
stragi dell'11 settembre, il presidente George Bush all'assemblea delle
Nazioni Unite tiene un lungo discorso sull'Iraq davanti alla Assemblea
delle Nazioni Unite in cui chiede l'appoggio della comunità
internazionale per ottenere il disarmo di Saddam Hussein.
8 novembre: il Consiglio di Sicurezza dell'Onu approva
all'unanimità la risoluzione 1441 che offre all'Iraq l'ultima occasione
per il disarmo, rafforza il regime di ispezioni e avverte Baghdad del
rischio di serie conseguenze a seguito delle violazioni dei suoi
obblighi.
27 novembre: gli ispettori della Commissione Onu per la Verifica,
il Monitoraggio e le Ispezioni (Unmovic) e dell'Agenzia Internazionale
per l'Energia Atomica (Aiea) tornano al lavoro in Iraq dopo quattro
anni.
7 dicembre: l'Iraq presenta all'Onu un rapporto di 12 mila pagine
sul proprio programma di armamenti, secondo quanto richiesto dalla
risoluzione 1441.
16 gennaio 2003: gli ispettori Onu trovano dodici testate
chimiche di missili vuote non dichiarate in un deposito di munizioni 120
chilometri a sud di Baghdad. Gli ispettori conducono la prima
perquisizione di residenze private, visitando le case di due scienziati.
Vengono trovate 3mila pagine di documenti che sarebbero collegati a
tecnologie nucleari.
5 febbraio: il segretario di Stato americano Colin Powell
presenta al Consiglio di Sicurezza un dossier statunitense sulle
violazioni irachene della 1441 e sui legami fra Baghdad e la rete
terroristica di al Qaeda.
8 febbraio: Blix ed el Baradei arrivano a Baghdad per un nuovo
round di incontri con i vertici iracheni prima del successivo rapporto
al Consiglio di Sicurezza, previsto per il 14 febbraio. In quell'occasione
ricevono dalle autorita' irachene nuovi documenti sulle armi proibite.
9 febbraio: gli Stati Uniti respingono un piano di pace
presentato da Germania e Francia che prevede di triplicare in numero
degli ispettori nel Paese.
10 febbraio: e' crisi alla Nato. Francia, Germania e Belgio si
oppongono alla richiesta di sostengo alla Turchia, nel caso di guerra
contro l'Iraq e di un'eventuale rappresagli di Baghdad contro il Paese.
12 febbraio: gli ispettori delle Nazioni Unite annunciano che i
missili Al Samoud 2 di cui l'Iraq e' in possesso violano la gittata
massima consentita di 150 chilometri.
14 febbraio: nuovo rapporto degli ispettori al Consiglio di
sicurezza: Blix cita molti esempi della collaborazione di Baghdad, anche
se ricorda che mancano le prove sulla distruzione di antrace e gas
nervino e altre armi non convenzionali. Gli ispettori chiedono piu'
tempo. Blix mette in imbarazzo Colin Powell, giudicando poco convincenti
le prove di intelligence presentate davanti al Consiglio sugli armamenti
proibiti dell'Iraq e sui collegamenti tra Saddam e Al Qaeda.
15 febbraio: milioni di persone protestano nelle città di tutto
il mondo contro l'intervento militare in Iraq.
24 febbraio: Russia, Francia e Germania presentano una
controproposta alla bozza di risoluzione di Stati Uniti e Gran Bretagna:
un programma per il disarmo fatto di diverse fasi.
27 febbraio: Saddam Hussein dà il via libera alla distruzione dei
missili Al Samoud 2.
5 marzo: i ministri degli Esteri di Francia, Russia e Germania
stendono una dichiarazione congiunta a Parigi nella quale assicurano che
''non permetteranno'' che una nuova risoluzione che autorizzi l'uso
della forza venga approvata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni
Unite.
7 marzo: nuovo resoconto del capo degli ispettori Hans Blix sulla
cooperazione irachena. Al rapporto fa seguito una discussione molto tesa
al Consiglio di Sicurezza, nel corso della quale il ministro degli
Esteri britannico Jack Straw espone la proposta di Londra, Washington e
Madrid di assegnare l'ultimatum del 17 marzo a Saddam Hussein per
dimostrare l'immediata e piena collaborazione al disarmo.
16 marzo: al termine del vertice delle Azzorre tra i leader di
Stati Uniti, Gran Bretagna e Spagna chiedono alle Nazioni Unite di
lanciare un ultimatum ''credibile'' all'Iraq. In caso contrario
avvertono che l'uso della forza e' legittimato della Risoluzione 1441,
approvata all'unanimita' dal Consiglio di sicurezza.
17 marzo: Usa e Gran Bretagna ordinano ai propri cittadini in
Kuwait di abbandonare il Paese. La sera del 17 marzo, alle 20 ora locale
(le 2 di notte in Italia) il presidente George Bush parla alla Nazione:
denuncia il fallimento delle trattative diplomatiche, si dice molto
deluso dall'Onu e lancia un ultimatum a Saddam e a tutta la sua
famiglia: lasci l'Iraq entro 48 ore o sarà guerra.
18 marzo: il Parlamento britannico vota per l'appoggio all'uso
della forza in Iraq. Il segretario di Stato Usa Colin Powell diffonde
una lista di 45 nazioni pronte ad appoggiare Stati Uniti e Gran
Bretagna: tra queste c'e' anche l'Italia. Da Baghdad Saddam Hussein
respinge l'ultimatum. Gli ispettori delle Nazioni Unite raggiungono
Cipro. La Casa Bianca dichiara che anche se il Rais lascerà il paese le
forze USA entreranno ugualmente.
20 marzo: quando in Italia è notte e sono passate da poco le 3,
scatta l'attacco missilistico americano (ore 5.35 a Baghdad). Baghdad
cadrà il 9 aprile 2003. La guerra dura fino al 14 aprile 2003.
Il regime di Saddam termina con la seconda guerra del Golfo, ma Saddam
Hussein riesce a sfuggire agli americani e più volte lancia messaggi
audio da televisioni arabe incitando la popolazione alla rivolta.
I figli Uday e Qusay sono stati uccisi in uno scontro a fuoco con gli
americani, le figlie Rana e Raghad si sono rifugiate in Giordania,
mentre Hala è rimasta in Iraq (Nel 1995 le prime due erano già fuggite
una volta ad Amman assieme ai mariti. Saddam aveva convinto i generi a
tornare con le famiglie promettendo loro il perdono, ma poi li aveva
costretti al divorzio e uccisi). Saddam Hussein è catturato il 2
febbraio 2004 (è stato presidente dell'Iraq dal 16 luglio 1979) ed è
stato giustiziato in seguito ad una decisione del tribunale iracheno nel
2007.
Quali differenze vi sono tra la prima e la seconda guerra del Golfo?
La prima guerra del Golfo aveva una giustificazione sia sostanziale che
formale, dal punto di vista del diritto internazionale così come
configurato dalla Carta delle Nazioni Unite. Il Kuwait, aggredito e
invaso, chiese espressamente l’aiuto degli altri Paesi per restaurare la
sua sovranità e ristabilire la propria indipendenza e integrità
territoriale. Sulla base della Carta delle Nazioni Unite, qualunque
Stato sarebbe stato legittimato a intervenire, anche indipendentemente
da una delibera specifica del Consiglio di Sicurezza, nell’ambito del
diritto di legittima difesa, che non è solo individuale ma anche
collettiva, e che è valida nei riguardi di qualsiasi Stato, membro o non
membro, dell’Onu. Ma vi fu anche idonea, anche se non chiarissima,
delibera del Consiglio di Sicurezza dell’Onu in tal senso. E l’Italia
aderì a quella che allora si chiamò “la Coalizione”, cioè all’insieme
degli Stati che decisero di intervenire militarmente per liberare il
Kuwait. Vi furono alcuni Stati che, pur non inviando soldati, offrirono
comunque un sostegno indiretto, ad esempio concedendo il diritto di
passaggio o di sorvolo del proprio territorio nazionale, o come i
neerlandesi che dislocarono in Israele alcune batterie di missili
anti-aerei Patriot, per concorrere a evitare che il governo israeliano
effettuasse ritorsioni a seguito degli attacchi degli Scud iracheni.
Anche la Germania e il Giappone i decisero di sostenere la coalizione,
contribuendo a parte delle spese dell’intervento, cui peraltro non
presero militarmente parte.
Quella che è stata subito chiamata la seconda guerra del Golfo si
differenzia sostanzialmente e formalmente dalla prima. Essa si pone,
infatti, - almeno fino a che non ci sia una risoluzione del Consiglio di
Sicurezza - al di fuori dei casi previsti dal diritto internazionale
vigente. Questa guerra verrebbe infatti giustificata, da un lato, dalla
nozione - difficilmente configurabile - di “guerra contro il
terrorismo”. In essa almeno uno dei due contendenti non è uno Stato,
neanche di fatto, ma un’entità non statuale che neppure aspira a essere
o diventare tale. Basti pensare ad Al Qaeda e in generale al terrorismo
di matrice islamica. Dall’altro lato, non potrebbe essere legittimata
dal concetto americano di difesa preventiva, pre-emptive self-defence,
che estende - secondo taluni indebitamente - il concetto di autodifesa,
attivabile solo da un attacco effettivo o dall’inequivocabile imminenza
dell’inizio di un attacco
BIBLIOGRAFIA MINIMA
si veda ad es. v. Guerra del Golfo a cura di P. Bianchini, in
Grande Dizionario Enciclopedico. Appendice 1997, UTET, Torino 1997,
pp. 279-280.
copyright by Ernesto Riva
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