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BREVE STORIA DELLA GUERRA
a
cura di Lucia Quadrelli, 5^E 2001
PREMESSA
La
guerra è il conflitto violento tra società e gruppi umani
organizzati. La sua influenza è enorme nell’evoluzione sociale,
politica, geografica e economica.
Quando si parla di guerra è immediato focalizzare il termine
violenza, che però ormai sempre più sovente si verifica tra
individui, tra famiglie (come le faide familiari ancora in uso nel
Meridione italiano o guerre di gangster) e comunità per riuscire a
prevalere "sull'altro". Questo accade quando due gruppi umani
diversi per tratti razziali, socio-culturale, vengono a contatto,
ma dietro vi sono molti interessi politici e soprattutto
economici. Certamente vi sono casi di convivenza tra i due stati,
il "vinto" e il "vincitore", ma ogni legge, ogni rapporto sociale,
economico e politico, e soprattutto i ruoli si basano sulla forza
del vincitore.
Da
ciò si può capire come la definizione di società si basi sul
monopolio della violenza legittimata, come già aveva osservato Max
Weber, e come per i Sofisti 2500 anni fa.
Questo è il caso di molti paesi del Sud del mondo, quali possono
essere i paesi dell’Africa nera, piuttosto che quelli dell’America
centrale o latina, in cui lo sfruttamento e la sottomissione è
iniziata nel 1492 con la scoperta dell’America e oggi è un
problema troppo evitato, e forse è arrivato il momento di
interrogarsi con quale diritto, noi uomini bianchi tanto
"civilizzati" ci imponiamo su altri popoli, quando tutti
apparteniamo alla stessa specie.
Tuttavia questa ferocia viene legittimata in tempo di guerra,
l’uso della forza armata diviene il modo di interazione sociale da
parte delle due o più fazioni.
I
sociologi hanno ricercato società pacifiste, ma si sono
riscontrati solo gruppi molto piccoli e isolati, in cui la
mancanza di istituzioni belliche è segno di un quadro
socio-culturale primitivo. La guerra oggigiorno appartiene a
quelle società che si definiscono "civili" e "evolute", dove
vengono difesi i diritti di pochi a svantaggio dei più deboli.
Sono
state individuate alcune funzioni della guerra:
GIUDIZIARIA
La
funzione più generale è quella già individuata da Hegel, di
"giudice della storia" odi meccanismo di risoluzione dei conflitti
tra gruppi.
ECONOMICA
Questa funzione è variata nel corso della storia, infatti nelle
società agricole tale aspetto consisteva nel conquistare sempre
maggiori territori , poiché la potenza di uno stato si basava
sull’estensione del proprio territorio, per ottenere manodopera
gratuita, gli schiavi.
I
Romani dei primi secoli appartenevano a quelle società che
basavano le proprie ricchezze sul saccheggio di altri popoli.
Ma
la guerra non finita con l’avvento di stati "civili", cioè basati
sullo sfruttamento del territorio e sul concentramento dei
capitali nelle città; infatti oggi nonostante siano ben visibili i
danni catastrofici per l’umanità si continua a combattere, o
meglio gli stati più ricchi primeggiano su quelli più poveri o
cercano il primato tra quelli cosiddetti del Primo Mondo.
Un
chiaro esempio è la "guerra fredda", Stati Uniti e Russia tengono
puntate le bombe nucleari pronte ad esplodere, o paesi quali
l’India dove regna la fame e la malattia sono comunque muniti di
armi nucleari.
LE
CAUSE DELLA GUERRA
Numerosi studi hanno portato alla conclusione che l’individuo
violento è la principale causa di minaccia alla norma di
cooperazione, su cui si basano le società; il gruppo violento è la
causa fondamentale da spaccatura della società in generale.
L’aggressività è regolata da una regione cerebrale nota come
sistema limbico, contenente tre gruppi di cellule, l’ipotalamo, il
setto e l’amigdala. E’ provato scientificamente che lavorando su
queste cellule vi siano cambiamenti comportamentali.
Ad
esempio un danno ad una parte dell’ipotalamo nei topi maschi
riduce la loro aggressività e sopprime l’attività sessuale; danni
all’amigdala delle scimmie possono diminuire la paura nei riguardi
di oggetti nuovi ma accresce il timore delle altre scimmie,
causando una perdita di rango dell'animale. Per quanto riguarda
l’uomo secondo A.J.Herbert, i lobi frontali sono responsabili
della " regolamentazione e del ricorso al comportamento
aggressivo". Inoltre la genetica ha riscontrato una forma rara di
costituzione genetica che è collegata ad una aggressività
esagerata: è il modello XYY di cromosomi nei maschi dell’uomo.
ALCUNI POPOLI PRIMITIVI E LA LORO GUERRA
Gli
yanomamo
Gli
yanomamo, un popolo di circa 10.000 anime vivono in una regione
dalla fitta foresta tropicale che si estende per circa 155.000
chilometri quadrati sul corso superiore del fiume Orinoco, a
cavallo del confine tra Brasile e Venezuela. Napoleon e Chagnon,
che nel 1964 vi trascorse sedici mesi, fu uno dei primi estranei a
entrare in contatto con questo popolo, che non aveva ricevuto
quasi nessun manufatto del mondo moderno. Gli yanomamo sono
agricoltori che adottano la tecnica del taglio e bruciatura che
ricavano nella foresta orti temporanei, coltivano banani e quando
la fertilità del terreno diminuisce disboscavano nuovi tratti. I
loro villaggi, che ospitano gruppi di 40-250 individui
strettamente imparentati, sorgono ad un giorno di cammino gli uni
dagli altri, ma a una distanza superiore quando i vicini sono
nemici e, le ostilità, che sono frequenti determinano spesso
trasferimenti. Tipico è quello di un piccolo villaggio che si
allontana da uno più grande e ostile in direzione di un forte
villaggio alleato.
Gli
yanomano sono stati definiti "popolo feroce" e in effetti il loro
comportamento lo è in grado estremo : hanno un codice della
ferocia (waiteri ) con cui i singoli uomini manifestano la loro
aggressività, e interi villaggi cercano di convincere gli altri
dei pericoli che correrebbero se li attaccassero. I bambini sono
incoraggiati a prendere parte ai giochi crudeli per mostrarsi
spietati fin dalla tenera età , e si insegna loro ad essere molto
violenti con le donne. Sebbene queste siano l’oggetto principale
degli scambi e degli scontri, gli uomini che le possiedono le
trattano male : la picchiano, la bruciano o addirittura le
trafiggono con le frecce, spesso inscenando la collera per
dimostrare il waiteri ; le mogli possono sperare in una posizione
solo se nel villaggio hanno qualche fratello la cui fama di
ferocia sia superiore a quella dei loro tormentatori.
Nonostante il waiteri l’evento che i yanamamo attendono con ansia
è la stagione di festeggiamenti nei villaggi. Durante la stagione
umida i loro abitanti si occupano degli orti; quando arriva la
stagione secca si preparano ad ospitare o a essere ospitati da un
villaggio vicino per le feste. Il commercio costituisce la base
della fiducia, da cui ha origine l’accordo di festeggiare;
quantunque la cultura materiale yanomamo sia estremamente rozza (
fabbricano quasi esclusivamente amache, vasi di argilla, frecce e
canestri) non tutti producono le stesse cose, e sono quindi
dipendenti dagli altri per colmare le deficienze. I festeggiamenti
riusciti possono quindi sfociare nella forma più importante di
scambio, quello delle donne.
Lo
scambio delle donne, pur mitigando la ferocia che sia i singoli
yanomamo sia i loro villaggi mostrano gli uni contro gli altri,
non elimina gli scoppi di violenza. Gli uomini tentano
continuamente di sedurre le donne degli altri, ciò che scatena la
violenza all’interno del villaggio, portando anche all’emigrazione
di un gruppo per insediare un proprio villaggio indipendente e ora
ostile. Un grande villaggio, nel rapporto di scambio delle donne
con uno più piccolo, può esigere una proporzione non equa o una
donna trattata troppo crudelmente dal marito può essere reclamata
da un parente del suo villaggio originale.
In
queste circostanze il " popolo feroce" diventa violento, e la
violenza degli yanomamo assume in genere una forma stilizzata. Si
ritiene che il combattimento tra popoli primitivi sia per lo più
rituale, una convinzione esatta che va però precisata.
La
pratica della violenza tra questo popolo tende ad intensificarsi
in una successione stabilita, i cui livelli sono il duello in cui
ci si colpisce al petto, lo scontro con le mazze, il combattimento
con le lance e le incursioni contro altri villaggi. I duelli, che
si svolgono generalmente durante le feste, sono sempre condotti
tra individui di villaggi diversi e nascono dalle accuse di
codardia o i risposta a richieste eccessive di prodotti, cibo o
donne negli scambi. La procedura è sempre la stessa: dopo che i
convitati hanno assunto droghe allucinogene per alimentare l’umore
bellicoso, un uomo si fa avanti e si batte il petto. Un
rappresentante dell’altro villaggio che accetta la sfida si fa
avanti e gli sferra un violento colpo al torace. Colui che ha
subito il colpo generalmente non reagisce per dimostrare la sua
robustezza, e può ricevere fino a quattro colpi prima di chiedere
di poterli restituire. Continuano a colpirsi sino a che uno dei
due si arrende o entrambi sono troppo indolenziti per proseguire.
Gli
scontri con la mazza solitamente spontanei sono più duri ma
comunque ritualizzati. Generalmente scoppiano a causa di un
adulterio. Il querelante munitosi di un palo si reca al centro del
villaggio e insulta il colpevole, se la sfida è accolta aspetta di
essere colpito alla testa per poi replicare; alla vista del sangue
scoppia uno scontro generale in cui gli uomini si schierano armati
di bastoni rischiando di essere feriti o di morire. In seguito
interviene il capo-villaggio a placare gli alibi, nel caso in cui
vi siano dei feriti gli assassini fuggono in villaggi vicini
sfociando comunque in una guerra di scorrerie.
Changnon spiega il modo di combattere degli yanomamo come una
risposta culturale alle condizioni ambientali. Secondo lui cercano
di esaltare quella che egli definisce "sovranità", misurata in
base alla capacità di un villaggio di difendere le proprie donne e
i propri diritti.
Gli
Aztechi
Nella storia della guerra dei popoli precolombiani dell’America
settentrionale e centrale gli Aztechi si dedicavano alla tortura
dei prigionieri, seguita dal cannibalismo o meno.
Per
questo popolo il sacrificio umano era una necessità religiosa, la
guerra lo strumento principale per ottenere vittime sacrificali e
gli stessi e gli stessi prigionieri di guerra, fedeli complici del
culto che richiedeva la loro prolungata agonia prima della morte.
Gli
Aztechi erano guerrieri formidabili che tra il secolo XIII e XVI
riuscirono ad impadronirsi della valle del Messico centrale e a
creare la più grandiosa civiltà materiale di tutte le culture
orali precedenti al metallo; i suoi splendori, secondo i resoconti
dei conquistadores erano superiori a quelli della Spagna natia .
Tuttavia per gli storici militari il fascino della civiltà azteca
risiede nelle imitazioni straordinarie alla capacità bellica che
essi imposero a se stessi in virtù delle convinzioni religiose e
dei vincoli che tali convinzioni imponevano ai guerrieri in
battaglia.
Gli
Aztechi in origine giunsero nella valle centrale del Messico
semplicemente alla ricerca di mezzi di sussistenza, divenendo
soldati dei Tepanec, una delle tre potenze riconosciute della
valle, trovando in seguito un’isola nel lago Texcoco rimasta fino
ad allora sconosciuta l’esercito azteco era assai ben organizzato
ed equipaggiato, consono ad una cultura fortemente burocratizata,
diviso in unità di 8000 uomini, portando con se razioni per una
campagna di otto giorni. Riuscirono quindi a trasformarsi in una
potenza per diritto proprio; coloro che ne accettarono la
supremazia furono associati al loro impero quelli che si opposero
costretti a fuggire.
La
società azteca era fortemente gerarchizzata, a "ranghi" non in
base all’età ma alla condizione sociale. Al gradino più basso
c’erano gli schiavi, i disgraziati, precipitati al fondo del
sistema economico, poi i cittadini comuni, gli agricoltori,
artigiani e mercanti ordinari della campagna e della città; quindi
i nobili, i preti e infine il monarca. Tutti i maschi quando
nascevano erano guerrieri potenziali e avevano la possibilità di
innalzarsi all’alto rango di guerrieri nelle scuole di tirocinio
del loro quartiere cittadino, i calpulli , che erano un po’ un
circolo un po’ monastero un po’ corporazione. Alcuni novizi
diventavano sacerdoti ma la maggior parte tornava alla vita
quotidiana mantenendo l’obbligo di prestare servizio militare,
mentre una minoranza proveniente da casati nobiliari, aveva
l’obbligo di portare avanti la tradizione familiare.
Il
monarca non era solo un militare ma anche divino; quando saliva al
trono veniva riconosciuto, con una formula agghiacciante , come
"il nostro signore, il nostro carnefice , il nostro nemico",
espressione che rappresentava fedelmente il potere che esercitava
sui suoi sudditi, alcuni bambini comprati o schiavi venivano
sacrificati cruentemente in sua presenza.
La
battaglia era l’atto centrale della guerra azteca usavano arco e
freccia, lancia e atlat, il prepulsore che permette di scagliare
più lontano la lancia. L’arma preferita era la spada di legno
costellata lungo il filo della lama di schegge di ossidiana o
scaglie di pietra, fatta per ferire ma non per uccidere. I
guerrieri indossavano una corazza di cotone imbottito in grado di
fermare le frecce, e portavano piccoli scudi rotondi; obbiettivo
del guerriero era arrivare al corpo a corpo con un avversario per
colpirlo alle gambe al di sotto dello scudo, mettendolo fuori
combattimento.
Presso gli Aztechi l’esercito era gerarchizzato come la società,
la maggior parte dei soldati erano novizi appena finito gli
addestramenti suddivisi in gruppi per imparare a fare prigionieri.
Combattevano a coppie e se uno abbandonava il compagno veniva a
sua volta ucciso.
La
battaglia cominciava con uno scambio di frecce per seminare la
confusione in cui avvenivano i duelli individuali e si concludeva
con il trasferimento dei prigionieri nella grande città di
Tenochtitlan. Le battaglie potevano produrre molte migliaia di
prigionieri se alla vittoria seguiva la conquista, questi potevano
anche venire conservati per le grandi ritualità annuali.
Nella prima, la "festa dello scorticamento degli uomini",
un gruppo scelto di vittime veniva trucidato riassumendo la forma
e la filosofia della guerra azteca.
Per
la "striatura" veniva scelto uno dei quattrocento
prigionieri fatti da ciascuna scuola guerriera nel periodo di
preparazione, prima dell’esecuzione la vittima era trattata come
un ospite di riguardo, adornato e fatto oggetto di ammirazione,
sebbene gli venisse ricordato il suo terribile destino: nel giorno
scelto l’ho legavano su una roccia posta in alto munito di quattro
clave e di una spada munita, sul filo della lama, di piume invece
che di pietre; con queste armi doveva difendersi da quattro
guerrieri i quali dovevano aprirgli il torace per strappargli il
cuore ancora pulsante.
Il
suo catturatore non prendeva parte a questa mutilazione tuttavia
portava a casa il cadavere dove lo smembrava e lo scorticava e con
la sua famiglia consuma un pasto rituale di stufato di mais e un
frammento della carne del morto.
L’AVVENTO DEL CAVALLO
Nella preistoria il cavallo veniva cacciato dall’Homo Sapiens,
si preferiva usare l’asino per i trasporti perché, nonostante
non potesse sopportare un grande perso, ben resisteva alle
fatiche, alla frusta e allo sperone. L’uomo utilizzo molto la
mucca, e il bue per il lavoro nei campi e solo in seguito montò il
cavallo. Tale usanza divenne comune nei territori tra la steppa e
i territori fluviali civilizzati, infatti il territorio stepposo
favoriva il pascolo di questi animali, mentre i territori fluviali
favorivano l’estrazione dei metalli per la costruzione di carri.
L’uomo via via allevò cavalli da combattimento, riuscendo così a
compiere azioni bellicose più rapide. Alcuni popoli divennero veri
e propri "specialisti" quali Unni, Mongoli, famosi per le
loro razzie e crudeltà. I popoli a cavallo combattevano per
vincere, massacrava senza rimorsi, senza una sorta si cerimoniere
o rituale; non vi erano atti eroici, completamente evitati da
questi popoli.
PERFEZIONAMENTO DELL’ARTE DELLA GUERRA
La
pietra, il bronzo, il cavallo furono gli strumenti fondamentali
per lo svolgimento delle guerre ma comportavano numerose
limitazioni. La pietra è laboriosa da lavorare, il bronzo è una
lega di metalli che scarseggino, il cavallo può essere allevato in
zone limitrofe alle montagne, se questi fossero rimasti gli
strumenti di guerra l’evoluzione sociale sarebbe rimasta a stadi
primitivi.
L’uomo scoprì il ferro metallo portatore di innovazioni sia nel
campo militare ma anche in quello tecnologico; infatti si poterono
costruire utensili più resistenti, lame più taglienti che
sveltirono la produzione di beni.
Inoltre essendo che il ferro è più diffuso il prezzo diminuì, e le
armi non rimasero priorità dei ricchi, che potevano permettersi
numerose spese di pedaggi e costruzione.
Dagli studi risulta che la prima fusione avvenne nel 2300 a.C.
dai fabbri della Mesopotamia ( i fabbri erano un gruppo chiuso
che lavorava sotto la diretta protezione dei guerrieri utilizzando
un’arte misteriosa); in seguito ai flussi migratori quest’arte
giunse sino al Vicino Oriente.
La
fusione e la forgiatura ebbero diversi riscontri in campo bellico,
fornirono agli esempi mazzi più resistenti ed efficaci per
sferrare un attacco.
Le
armi più impressionanti ritrovate sono le spade della cosiddetta
cultura Hallstatt del 950 a.C., molto affilate capaci di uccidere
con un solo netto taglio,costruite sui modelli bronzei, ma
assunsero dimensioni sempre maggiori a dimostrazione dell’argo
impiego del ferro più economico ed abbondate rispetto al bronzo.
LA
GRECIA
La
Grecia è un paese montuoso che si presta alla coltivazione di
olivi e viti lungo i pendii, di grano nelle zone pianeggianti
lungo tutta la costa occidentale e nel Peloponneso settentrionale.
Il cittadino-soldato dai raccolti non solo ricavava il
sostentamento ma anche la sua condizione di libero cittadino. E’
facile dunque comprendere quali interessi aveva nel difendere i
campi.
Victor Hanson, classicista americano, ha svolto degli studi e ha
fatto notare che sia gli ulivi che le viti per essere distrutti
devono essere completamente sradicati e quindi non sono
vulnerabili dal fuoco, dalla potatura. Quindi solo i campi di
grano erano a rischio, a prima vista facilmente distruttibili; in
realtà le messi potevano essere bruciate solo nell’arco di poche
settimane in maggio, poiché per il rimanente tempo o erano nei
campi recintati, o nei granai nascosti.
Ciò
comportava un rapido attacco da parte del nemico ma se si trattava
di attacchi vicini non era possibile tenere nascosto un piano di
guerra; comunque il territorio greco era facilmente difendibile
con uno sforzo comune grazie alle numerose recinzioni.
LE
FALANGI IN GRECIA
I
guerrieri greci si disponevano in campo spalla a spalla in una
massa compatta, di solito disposti su otto file. Dopo l’VIII
secolo erano equipaggiati in modo uniforme, con armi e corazze
pagate dal singolo soldato, il costo dell’elmo in bronzo, della
corazza e dei gambali rappresentava una cospicua somma sostenibile
solo dai ceti più ricchi. Questa disposizione tattica era anche
dovuta all’incapacità del territorio di ospitare la cavalleria.
La
protezione era fondamentale per i combattenti della falange (
letteralmente "rullo", "cilindro", affine a quella che designa il
dito ); infatti doveva respingere l’attacco di una spessa
punta di ferro posta su di una lancia, brandita dal braccio del
nemico.
L’uomo della falange si difendeva anche da uno scudo chiamato
hoplon, da cui deriva la parola oplite, colui che combatte nella
falange, Esso era fatto di legno rinforzato con ferro, di diametro
poco inferiore al metro, che si portava appeso alla spalla con una
striscia di cuoio, era munito di un’impugnatura per la mano
sinistra, lasciando la mano destra libera di brandire l’arma.
L’incontro tra due falangi non avveniva senza i dovuti
preliminari, tra cui il sacrificio. "per i Greci nessuna azione
era priva del suo rituale, che dava la certezza, l’approvazione,
allontanava l’ostilità da parte delle potenze sovrannaturali…".
Per
queste ragioni un esercito in marcia non era mai sprovvisto di
agnelli sacrificali per i riti propiziatori "sphagia"; questi
erano accompagnati da abbondanti colazioni con alcolici e vino, i
soldati ascoltavano gli incitamenti dei comandanti e avanzavano
poi "ululando" "eleleleu".
Non
è certa la posizione assunta dai comandanti, assumevano il posto
in prima fila nella falange spartana, come Omero pone i suoi eroi
in prima fila, sottolineando la forza dell’etica guerriera
esercitata in tale società. In Atene, essendo che le cariche
militari come quelle pubbliche erano elettive non era conveniente
dal punto di vista tattico che i capi si posizionassero nella
prima fila.
Sempre Hanson ricostruì il modo di combattere in modo dettagliato,
minimizza l’importanza della scaramucce della fanteria leggera
formata dai nullatenenti, impossibilitati nel pagarsi una corazza.
Gli
oploti correvano sotto il peso dell’armatura sino a trovarsi di
fronte a un nemico, infatti i duello avveniva tra due avversari,
che tentavano di colpire il nemico in una parte lasciata scoperta
dalla corazza ad esempio il linguine o l’ascella. E’ evidente che
alcuni uomini cadessero sotto il peso di questo impatto,
obbligando compagni della file anteriori ad avanzare. L’altro
metodo era quello dell’othismos, "la spinta con gli scudi", che
serviva per tentare di allargare la falange nemica colpendo le
gambe dei nemici. Questo metodo spesso conduce al panico delle
retrovie che tentavano la fuga abbandonando i compagni, pararrexis;
in questo modo il nemico si faceva strada più facilmente colpendo
sia i fuggiaschi che coloro che rimanevano sul campo.
La
fuga era assai difficile per un oplite soprattutto quando
intervenivano la cavalleria e la fanteria leggera, infatti erano
privi dell’enorme peso dell’armatura difficilmente abbandonabile.
E’
stato calcolato che una falange perdeva il 15% dei suoi effettivi
in caso di sconfitta, uccisi direttamente, morti in seguito delle
ferite, generalmente si trattava di peritonite a seguito della
perforazione degli intestini, o nel massacro che seguiva la fuga.
Ma queste sarebbero potute essere superiori se il vincitore avesse
sfruttato a pieno la sua posizione; infatti questo non infieriva
sul vinto, bisogna infatti tenere conto che i partecipanti erano
proprietari terreni, che volevano evitare la guerra e perciò
limitavano il tutto a piccoli scontri anche se violenti e
sanguinari.
Doveroso e sacro per i Greci era dare sepoltura ai morti per
permettergli il riposo eterno, ed è per questo che durante alcune
tregue gli eserciti andavano sul campi di battaglia per ricercare
i cadaveri.
ROMA,
MADRE DEGLI ESERCITI MODERNI
Roma da quando era semplicemente un piccolo villaggio a sempre
usufruito della guerra all’inizio sotto forma di saccheggio , ma
con la Repubblica Roma cominciò a estendere le sue zone di
influenza, dapprima scontrandosi con i vicini Etruschi, poi con i
Galli dell’Italia Settentrionale e infine a sud con i Sanniti e
con le colonie della Magna Grecia.
A
quel punto l’organizzazione dell’esercito romano era seriamente
cambiato dalla falange greca. I Romani osservavano molto le
tecniche nemiche appropriandosene per migliorare, un esempio è
l’osservazione dell’ordine sparso ma dinamico dei Galli. I
comandanti romani avevano notato come invece i loro soldati erano
in condizioni di svantaggio e di conseguenza avevano introdotto
dei sottogruppi, i manipoli, gruppi con maggiore libertà di
manovra in cui l’uso della lancia veniva sostituito il pilum, che
il soldato scagliava per poi lanciarsi all’attacco con la spada. I
soldati della
Legione così fu infatti definito il gruppo di manipoli che
costituivano una divisione durante il IV sec., si disfecero
progressivamente anche del pesante equipaggiamento dell’oplite
adottando uno scudo più leggero e rettangolare e in seguito una
corazza uguale per tutti e molto leggera, cerchiata di ferro, che
era sufficiente a deviare i colpi di spada e le punte dei
proiettili. Acanto a ciò va ricordato il nuovo metodo di
reclutamento, cioè di tipo mercenario, in periodi più tardi si
accetteranno anche soldati stranieri.
Ciò
che distingueva la guerra romana da quelle dei contemporanei era
la ferocia, infatti non vi era una forte motivazione prerogativa
dei Greci, caparbi e individualisti. Come i Mongoli prendevano a
pretesto la resistenza delle città assediate, per giustificare il
massacro degli sconfitti. Polibio, il più grande scrittore romano
dell’antica storia militare scrive durante la seconda guerra
punica: " come è costume dei romani, mandò la maggior parte contro
i cittadini, con l’ordine di uccidere chiunque incontrassero senza
risparmiare alcuni e di non iniziare il bottini prima che egli ne
avesse dato il comando."
Eppure i Romani non toccò mai l’inumanità dei Mongoli e dei
Timuridi; anzi operavano annettendo e consolidando pezzo per pezzo
un territorio, i cittadini romani popolavano di buon grado nuovi
territori e non si sostituirono alle popolazioni locali, né le
cacciarono, come fecero Mongoli, Turchi e infine i Russi. Eppure
tale esercito fu poi preso a modello nel Rinascimento, grazie alla
sua struttura legionaria, il centuriato. I centurioni
costituiscono il primo gruppo di militari di carriera di ufficiali
di lunga esperienza venuti dalle file di soldati semplici.
Erano loro la spina della legione, coloro che trasferivano di
generazione in generazione il codice disciplinare e l’esperienza
tattica.
PERIODO PRIVO DI ESERCITI
Con
la caduta dell’Impero incomincia un periodo di decadimento in cui
dominatori dei mari divengono i Vichinghi
(da viking, cioè pirateria) capaci di affrontare lunghe
traversate , furono tra i guerrieri più duri e bellicosi, e
avevano una propensione nel lanciarsi nel corpo a corpo.
Dopo
l’avvento del feudalesimo incominciarono lotte con il Papato per
le investiture ma riuscendo a distogliere lo sguardo da tale
situazione, puntando lo sguardo su un nemico non cristiano. I papa
incitavano a partecipare alle crociate guadagnandosi la salvezza;
cosi partirono migliaia di persone spinte dalla fede " ma li
spingeva anche la fama di terre".
Sul
piano militare le crociate ci forniscono il quadro più preciso sia
della cultura sia della natura della guerra europea tra la fine
dell’impero e la comparsa di nuove forze statali del XVI sec..
Queste contrapposero la tradizione nordeuropea dello scontro
faccia a faccia alle tattiche evasive dei cavalieri della steppa.
I comandanti fecero sforzi enormi per accrescere l’efficacia delle
loro tecniche contro metodi militari sconosciuti, in particolare
affiancando alla cavalleria ingenti contingenti di fanti. Alla
fine del XII secolo furono fondati numerosi ordini monastici che
accanto alle opere pie tradizionali quali la costruzione di
ospedali assunsero una nuova funzione: combattevano per difendere
la Terra Santa. Gli Ospitalieri, i Templari, diventarono
rapidamente sia un fondamento delle iniziative delle crociate sia
potenze di per sé, edificatori di castelli in Palestina e Siria.
In tali ordini possiamo riscontrare le origini degli eserciti
formati da reggimenti, sorti in Europa nel XVI secolo.
IL
FUOCO
Questa è un’arte antichissima. Veniva usato negli attacchi navali
come agente incendiario e lanciato in forma liquida, con una
specie di siringa verso le strutture in legno; ma non era "fuoco "
nel senso moderno della parola, cioè un esplosivo o un
propellente.
La
polvere da sparo era connessa al fuoco greco, oggi si ritiene che
alla base di ciò vi fosse la nafta, un’infiltrazione dei depositi
superficiali di petrolio grezzo cui essi non seppero dare
utilizzazione pratica. In Cina invece si scoprì intorno al XI sec.
Che mescolando con il salnitro le sostanze a base di nafta si
otteneva un composto con proprietà sia esplosive che incendiarie.
Ma esse non trovarono applicazione in campo bellico. La polvere da
sparo arrivò anche in Europa dove fu dapprima usata dagli
alchimisti per i loro esperimenti ed in seguito trovò applicazione
in campo militare.
Questa scoperta va affiancata alla creazione dei cannoni usati dai
Francesi e dai Turchi che però presentavano dei difetti, infatti
per le loro dimensioni e per il peso non potevano essere
trasportati ma potevano essere utilizzati solo come difesa.
La
guerra dei nordamericani è la prima guerra politica, che mirava ad
ottenere dei diritti legali, sostenuta da principi astratti e non
si è basata sull’usurpazione o sulla religione.
Il
loro esempio fu uno stimolo rilevante per le richieste avanzate
dai costituzionalisti francesi a Luigi XVI quando nel 1789 fu
costretto infine a convocare gli Stati Generali, che non si
riunivano da più di un secolo, per concordare un nuovo sistema di
tassazione.
Tuttavia fino a quel momento la minaccia della bancarotta a causa
della guerra non aveva mai inaugurato una nuova filosofia di
governo. Fu invece questo risultato, che decretò che i tre Stati
del clero della nobiltà e dei cittadini comuni votassero per
scrutinio nominale, che si riunissero in seduta congiunta e che
restassero in seduta permanente finché il re non avesse trasferito
i suoi poteri a un governo democratico.
a cura di Lucia Quadrelli, 5^ E 2001
copyright by Ernesto Riva
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