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Vita e scritti.
Giovanni Gentile nacque a Castelvetrano il 30 maggio 1875. Insegnò in
varie università fino a diventare ministro della pubblica istruzione
sotto il regime fascista. Egli fu l’autore della famosa riforma della
scuola italiana che prese appunto da lui il nome. Fu ucciso il 15 aprile
1944 da un antifascista.
Le sue opere più famose sono: Teoria generale dello spirito come atto
puro(1916); Sistema di logica come teoria del conoscere (1917-22);
Sistema di pedagogia come scienza filosofica (1912). Fu anche
storico della filosofia e dedicò molte opere al pensiero italiano.
IL PENSIERO
Gentile definisce la sua filosofia come attualismo nel senso che
tutto l’essere dipende dal pensiero in atto, dal pensiero che sta
pensando, il pensiero pensante, l’atto puro del pensiero. Il pensiero è
in atto e crea ogni realtà, esso è ogni realtà. Questo atto è dunque
creatore, è auto-creatore (è un processo di autoctisi) e in quanto
creatore è infinito perché non ha nulla al di fuori di sé che possa
limitarlo. Da questo punto di vista, il processo di conoscenza non è
altro che “identificare, superare l’alterità come tale”, cioè è
assimilare, inglobare, com-prendere nel soggetto l’oggetto, superare
ogni dualismo, ogni separazione o diversità. Quindi quelli che noi
chiamiamo errori, mali, ciò che è ignoto, l’imperfezione, la morte
stessa sono superati e risolti nel momento in cui sono riconosciuti in
quanto tali (l’ignoranza non è forse superata nel momento in cui mi
riconosco ignorante?). Quindi l’uomo in quanto spirito è sempre nella
verità, nel bene, nel positivo ed i problemi sono comunque superabili e
superati. La storia umana è una storia eterna: i fatti storici sono vivi
nello spirito che li pensa e per questo sono sempre contemporanei, cioè
atemporali, eterni. La vita dello spirito si svolge secondo un ritmo
dialettico in tre momenti. Il primo, la tesi, è quello dell’arte, è il
momento della soggettività: l’arte è sentimento vissuto nella sua
immediatezza, nella sua libertà inesprimibile. La religione è
l’antitesi, il secondo momento, ed è l’esaltazione dell’Oggetto
assoluto, cioè di Dio. Nella religione il soggetto si sente un nulla di
fronte all’Oggetto divino, che può essere conosciuto misticamente come
adesione immediata tra uomo e Dio. La religione ha però il difetto di
considerare l’Oggetto indipendente dal soggetto, cadendo quindi nel
dualismo. C’è dunque bisogno di un ulteriore momento della dialettica,
della filosofia, che risolve, nella concretezza dello spirito il
dualismo precedente. Nella sintesi di soggetto e oggetto, nella
autocoscienza dello spirito si realizza finalmente l’unità fondamentale
dello spirito.
LA PEDAGOGIA
L’atto dell’educazione è unità di maestro e scolaro, unità che supera il
problema della comunicazione tra i due, visto che sono uniti nello
spirito. Ogni educazione è anche autoeducazione: non c’è propriamente
maestro e discepolo perché il soggetto è uno solo. Ed è così superato
anche il problema della durata dell’educazione: il fine dell’educazione
è il fine stesso della vita e la vita non è che educazione in atto. Da
ciò deriva anche l’identità tra filosofia e pedagogia e tra pedagogia e
didattica. Non vi può essere una metodologia statica: il maestro è come
un artista, non prepara la lezione ma improvvisa, anzi se sa, sa anche
come insegnare! Anche la divisione tra materie è astratta anche se si
devono privilegiare quelle materie che favoriscono l’espressione
personale come l’arte, la filosofia e in generale le materie
umanistiche. Da qui la svalutazione gentiliana (e crociana, ricordate?)
delle scienze che ha così pesantemente segnato la scuola e l’università
italiana della prima metà del Novecento, e tra l’altro della psicologia,
perché essa si fonderebbe su una ingiustificabile distinzione tra le
varie facoltà spirituali, dimenticando l’unità dello spirito umano. La
pretesa distinzione tra le materie sarà soltanto la distinzione che
riflette lo sviluppo della vita spirituale: nelle elementari dovrà
prevalere l’elemento artistico, nelle medie quello religioso e nelle
superiori quello filosofico. Infatti nelle elementari vi sono le materie
espressive quali canto, disegno, il tema, la recitazione, la lettura, la
ginnastica, il gioco. Nelle medie l’educazione religiosa (diventata
obbligatoria nelle scuole in seguito al Concordato del 1929) si svolgerà
indirettamente attraverso la storia, le scienze, le altre materie, e
direttamente con una istruzione religiosa specifica. Infine, nelle
superiori, lo studio della filosofia svolto storicamente (e non tanto a
problemi) concluderà il processo di educazione dell’individuo.
LA POLITICA
Società e Stato, diritto e politica sono, secondo Gentile, non inter
homines ma in interiore homine. “Lo Stato è lo stesso individuo nella
sua eticità”. Il compito dello Stato è attuare la propria volontà che è
anche quella del cittadino in quanto volontà generale. La filosofia
incontra lo Stato per la natura etica propria di quest’ultimo e quindi è
naturale il loro rapporto, il rapporto tra la cultura e lo Stato come
attività dello Spirito. Fedele al suo principio di annullare l’alterità,
egli ritiene che diritto e morale, Stato e individuo, pubblico e privato
si identifichino e dunque non vi siano limiti all’azione dello Stato e
questo porterà a giustificare anche uno Stato totalitario, come in
effetti Gentile ha fatto aderendo al fascismo e difendendone
l’ideologia. La vera democrazia non sarebbe quella che pone dei limiti
all’azione dello Stato ma al contrario quella che “non pone limiti allo
Stato che si svolge nell’intimità dell’individuo e gli conferisce la
forza e il diritto nella sua assoluta universalità”.
BIBLIOGRAFIA MINIMA
Gentile, Opere filosofiche, Garzanti, Milano 1991 (a cura di E.
Garin)
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