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BREVE BIOGRAFIA DI
GANDHI
a cura di Cristina Olgasi, 5^ E 2002
LA VITA
Il nome GANDHI significa "droghiere" perché la sua famiglia dovette
esercitare per un breve periodo del piccolo commercio di spezie. Nelle
ultime generazioni tale famiglia ricoprì alcune cariche importanti
nelle corti del kathiawar. Il padre Mohandas Kaba Gandhi era stato il
primo ministro del principe rajkot. I Gandhi erano di religione
vaishnava, appartenevano cioè ad una setta hindù con particolare
devozione per vishnù.
Mohandas karamchad Gandhi tra i dieci e i diciassette anni frequentò
la "high school" del kathiawar. Compiuti tredici anni, dopo due
precedenti fidanzamenti sfumati per la morte precoce delle fanciulle
prescelte dai suoi genitori, e da lui neppur conosciute, venne sposato
ad una sua coetanea. All’età di trentasette anni, d'accordo con la
moglie, decise di prendere il voto di castità, andando contro ai
principi della sua religione. Ebbe un periodo di crisi , in cui egli
credette di esser ateo, che si risolse con una confessione scritta al
padre. Terminata la "High school" andò al college, dove seguì alcuni
corsi, ma senza profitto. Così il 4 Settembre 1888 Gandhi si imbarcò a
Bombay per raggiungere Londra, dove cerca di inserirsi nella società,
diventando un gentleman, purtroppo senza i risultati che si era
preposto. Perso l’interesse per la società londinese, egli si dedica
alla lettura di vari testi, anche di altre religioni, dai quali
capisce che la rinuncia è la forma più alta di religiosità che un uomo
possa esprimere. I tre anni trascorsi a Londra da Gandhi furono per
lui di lenta ed inconscia maturazione.
Ottenuta l’abilitazione alla professione legale, scopo della sua vita a
Londra, nel 1891 ritorna in India. A Bombay lo attendono cattive
nuove, la madre è morta da qualche mese, e la professione che lui
esercita non rende abbastanza per sdebitarsi con i fratelli che
avevano sostenuto le spese per i suoi studi. Spinto dalle suddette
ragioni, decise di partire per il Sud Africa per sbrigare un
complicato affare legale per conto di una casa di commercio indiana,
in modo da estinguere una buona parte del debito contratto con i
fratelli. Arrivato in Sud Africa ebbe subito le prime esperienze
personali, sul treno che doveva portarlo a destinazione, benché munito
di biglietto, venne allontanato dallo compartimento di prima classe
perché riservato ai bianchi. A Johannesburg per colpa della sua razza
non trova albergo. Queste umiliazioni da lui subite non sono dirette
soltanto a lui ma a tutta la sua razza. Spinto da un forte orgoglio
convoca una riunione con la colonia indiana d’Africa, dove per far sì
che tale gente venga accettata dalla collettività, esorta i
commercianti ad essere il più onesti possibile, ad avere più cura
della pulizia personale e a dimenticare le differenze di casta.
Si offre per impartire lezioni di inglese gratuitamente, in modo da
istruire la gente che non lo sapesse, fonte di imbrogli e vari
raggiri. Successivamente prende contatto con le autorità ferroviarie
con le quali raggiunge un patto per cui gli indiani, ben vestiti ed
ordinati, potranno usufruire del servizio ferroviario di prima o
seconda classe. Dopo un anno di permanenza in Sud Africa, ed ormai
risolta la questione legale per cui vi si era recato egli decide di
reimbarcarsi per tornare in India, ma la gente che aveva conosciuto lo
esorta a restare ancora per almeno un mese in modo da far da guida per
gli analfabeti di colore; egli accetta pur non sapendo che quel mese
diventeranno poi vent’anni.
Nel maggio 1894 fonda il "Natal indian congress" una associazione per
la difesa degli interessi indiani nell’unione sudafricana. Nel 1896
torna in India per cercare appoggi alle sue teorie.
Al suo ritorno in Sudafrica viene aggredito e malmenato e sfugge a
stento al linciaggio. Durante la guerra boera organizza un corpo
volontario per assistere i feriti; finita la guerra scoppia a
Johannesburg una epidemia di peste ed egli si prodiga per assistere i
colpiti, esponendo con gioia la vita per i suoi persecutori. Nel 1904
sull’esempio di Tolstoi fonda a Phoenix, nei pressi di Durban, una
colonia agricola, dove vi trasferisce la tipografia del giornale "Indian
Opinion" fondato sempre nello stesso anno, in essa Gandhi riserva per
sé i lavori più umili e faticosi.
In questa colonia egli divide il terreno in appezzamenti di poco più di un
ettaro, e vi insedia i suoi compagni di lotta; la regola della
comunità è che ognuno deve guadagnarsi la vita con il lavoro dei
campi. Durante la guerra degli zulù, scoppiata in quel periodo, e dove
Gandhi si presenta con un corpo di ambulanza volontario che cura, e
soccorre bianchi e neri, compie su di sé esperimenti di una pratica
che diverrà poi familiare e cara: il digiuno, come mezzo di
purificazione e di autodominio. Comincia da qui la satyagraha, ovvero
la forza della verità, che diverrà l’arma dei deboli; basato su idee
che Gandhi enunciò in un solenne comizio tenuto il 1° Settembre 1906.
Nell’agosto dello stesso anno il governo obbligò tutti gli asiatici a
munirsi di scheda di identità, a fornire le impronte digitali e a
sottostare ad altre umilianti misure di polizia che li ponevano a
livello di comuni criminali. Gandhi consigliò ai satyagrahi di
rifiutare di farsi schedare, se multati, non dovevano pagare
l’ammenda, se processati dovevano deliberatamente dichiarare di aver
violato le leggi ed andare in carcere senza opporre resistenza.
Facendo così in breve le prigioni del Transvaal furono piene. Nel 1907
fu arrestato anche Gandhi, che ricevette l’intimazione di lasciare il
paese entro 48 ore; avendo disobbedito fu processato e chiese al
giudice di accusarlo in modo tale da avere una pena superiore ai suoi
compagni. Nel 1914 finalmente il satyagraha prevalse sulla forza delle
armi e delle leggi.
Gandhi poté ritornare finalmente nella sua patria che ormai gli era
divenuta straniera; ma prima volle trascorrere qualche settimana in
Inghilterra la quale aveva appena dichiarato guerra alla Germania.
Anche qui Gandhi non perde l’occasione per mettere in pratica le sue
teorie, ed organizza subito un corpo di volontari indiani residenti in
Inghilterra per curare gli inglesi feriti. La fatica ed il freddo lo
fanno ammalare di pleurite così, avendo bisogno di un clima caldo come
quello dell’India per curarsi, il 9 gennaio 1915 Gandhi sbarca a
Bombay. Anche qui le occasioni per manifestare le idee della non
violenza e della disobbedienza civile non mancarono affatto, infatti
il 30 marzo 1919 ha inizio, a Delhi, la prima grande campagna di
satyaghara su scala nazionale per protestare contro le misure
restrittive che gli inglesi imponevano sulla libertà personale degli
indiani, e che intendevano mantenere anche dopo la guerra.Gli aderenti
furono invitati a firmare una formale dichiarazione redatta dallo
stesso Gandhi, in cui si impegnavano a "disobbidire" nel caso in cui
queste leggi venissero applicate. Poichè Gandhi proclamò il satyagraha
un processo di auto purificazione sacra si decise disospendere il
lavoro in tutta l‘India per un giorno dedicando tale giornata al
digiuno e alla preghiera. Tale processo non ottenne i risultati che ci
si aspettava, anzi ebbero l’effetto contrario, così con un atto di
grande coraggio il 18 aprile, Gandhi, non curante delle proteste degli
estremisti, ordina la sospensione del movimento. Successivamente
Gandhi assume la direzione di un settimanale in lingua inglese"YOUNG
INDIA" e di un mensile in gujerati "NAVAJIVAN" per diffondere le sue
idee.
Nel novembre 1921 Gandhi viene condannato a trascorrere 2 anni di carcere
per avere ripreso i moti della non violenza contro il governo inglese.Quando
venne rilasciato la situazione politica era profondamente mutata, e il
movimento di non collaborazione aveva perduto ogni vigore.Gandhi
propose una nuova campagna di disobbedienza civile basata sulla legge
del monopolio del sale che incideva negativamente sopratutto sui
poveri. La mattina del 12 marzo 1930 seguito da degli studenti si
diresse, a piedi, verso la costa per fabbricare qualche grammo di sale
in spregio al monopolio.
Per ogni villaggio in cui egli passava si aggiungeva sempre più gente,
per lo più contadini. Il 5 aprile Gandhi raggiunse il mare a Danni
dove in mezzo ad una folla che lo acclamava raccolse qualche grammo di
sale; da qui iniziarono i moti del sale: i contadini non pagarono più
l'imposta terriera; il boicottaggio dei tessuti stranieri divenne
generale: i funzionari legislativi furono colpiti da ostracismo. I
negozianti si rifiutavano di vendere i loro generi più necessari. I
tribunali divennero deserti. Gli inglesi cercarono dapprima di reagire
facendo caricare i dimostranti dalla polizia e arrestare i violati
della legge.
Gandhi fu arrestato e la direzione della campagna fu assunta dalla moglie,
ma venne arrestata anch'essa; succedettero a quest'ultima molti altri
capi ma vennero tutti arrestati ed in poco tempo le prigioni furono di
nuovo piene. Il 25 gennaio 1931 Gandhi ed altri membri dell'esecutivo
del congresso vennero liberati senza condizioni; e al termine di una
serie di colloqui tra il Viceré e Gandhi, nel febbraio-marzo 1931 fu
raggiunto un accordo definito "patto Irwin-Gandhi" per cui il Governo
britannico modificava le leggi sul monopolio del sale, liberava i
detenuti politici e revocava le ordinanze speciali ed i procedimenti
pendenti ed il Congresso in cambio accettava di partecipare alla
Conferenza della "Tavola Rotonda", nella quale fu raggiunto un vago
accordo sulle linee generali della nuova costituzione. Con
l'approssimarsi del secondo conflitto mondiale Gandhi riprese i
contatti con il movimento indipendentista, per dichiarare così allo
scoppio della guerra l'India come paese che condannava il nazismo e il
fascismo e come paese che non si sarebbe mai alleato ad una guerra
mirante alla difesa dello status quo, avrebbe collaborato alla difesa
della democrazia se questa sarebbe stata applicata anche all'India.
Nell'agosto 1940 il governo Churchill, dopo il crollo della Francia oppose
la richiesta di un trasferimento immediato dei poteri ad un governo
provvisorio indiano, dopo ciò non avendo ottenuto ciò che voleva
Gandhi riprese la disobbedienza civile. Questa situazione era molto
delicata per il governo britannico che non poteva affrontare anche il
problema dell'India visto che la maggior parte delle forze erano
impegnate nel conflitto mondiale. Nessun tentativo di riprendere
colloquio fu tentato fino alla fine della guerra, intanto la moglie di
Gandhi morì in carcere dopo un digiuno di protesta. La svolta decisiva
si ebbe nel 1945 quando i mussulmani esposero le loro tesi nelle quali
essi auspicavano la creazione di uno stato mussulmano separato,
formato con le province in maggioranza mussulmane.
Queste tesi prevalsero e il 15 agosto 1947 l'India si spaccò in due Stati
distinti: il Pakistan e L'Unione Indiana. Per definire i confini
vennero istituite due commissioni miste ma che stentavano a
raggiungere un accordo, questa situazione tesa e complicata scatenò un
guerra tra mussulmani ed hindu che alla fine di quel fatale 1947
provocò circa un milione di morti e circa 5 milioni di profughi. In
questa situazione Gandhi ormai vecchio e solo lottò con tutte le sue
forze, pure quando l'India divenne indipendente, rischiando anche di
morire di fame, ma riuscendo a portare la calma almeno a Calcutta. Si
recò di nuovo a Delhi, dove le violenze degli estremisti hindu erano
molto più accese; qui egli si recava ogni sera per pregare all'aperto,
in quiete, ma la sera del 30 Gennaio 1948 un giovane fanatico
militante lo seguì e lo uccise con colpi di pistola a ripetizione.
Così si chiudeva la vita di Gandhi all'età di 78 anni dopo aver
lottato per tutta la vita per affermare un ideale di non violenza e di
amore, ed era caduto vittima di quelle stesse passioni che aveva
cercato di esorcizzare.
Dopo decenni di paziente lavoro, sopportando carcere e umiliazioni da
un "nemico" che rifiuta di odiare, Mohandas Karamchand Gandhi
costringe Sua Maestà Britannica ad abbandonare l'India, da oltre un
secolo colonia sfruttata economicamente e violentata nella propria
millenaria raffinata cultura.
Nella giornata del l5 agosto 1947 il Mahatma (il Santo, la Grande
Anima, come lo hanno soprannominato le folle adoranti che
rappresentano quel suo esercito forte di una totale mancanza di armi)
assiste alla proclamazione dell'indipendenza della patria. Ma questo
grande momento Gandhi lo vive con dolore, pregando e digiunando in
casa di un amico, a Calcutta.
Non è nata la grande nazione indiana, liberale, tollerante, unita al di
sopra delle differenze religiose e di casta: dalle tormentate
trattative politiche che hanno preceduto il l5 agosto sono venuti
fuori due Stati, Unione Indiana e Pakistan, con la creazione dei quali
è stata sancita la divisione fra hindu e musulmani. Ma hindu e
musulmani sono strettamente frammisti, specie nel Punjab e nel
Bengala, che sono entrati a far parte del territorio pakistano. E
scoppiano rancori, odii, uccisioni. La violenza imperversa, il terrore
provoca emigrazioni da una parte e dall'altra. Migliaia di famiglie
hindu debbono abbandonare i luoghi nei quali sono vissute da
generazioni per rifugiarsi nell'Unione Indiana, dove l'induismo è
religione maggioritaria.
Pochi mesi dopo la proclamazione dell'indipendenza, il 30 gennaio
l948, mentre si avvia fra due ali di folla a una riunione di pubblica
preghiera, il Mahatma viene abbattuto da due colpi di pistola sparati
da un hindu, Nathuram Vinayak Godse. La vita lo lascia in pochi
secondi. Ha soltanto il tempo di invocare Dio.
Forse quelle due esplosioni segnano la fine di un'altra utopia. Forse
no. Qualche anno prima Gandhi aveva scritto, prevedendo la propria
morte: "Dopo che me ne sarò andato nessuno saprà rappresentarmi in
modo completo. Ma un pezzetto di me sopravviverà in molti di voi. Se
ciascuno pone la causa per prima e se stesso per ultimo, il vuoto sarà
riempito in larga misura".
a cura di Cristina Olgasi, 5^
E 2002
copyright by Ernesto Riva
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