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    LA DONNA E IL FEMMINISMO

a cura di Erica Ferrero 5^E 2001
 


"Per molto tempo le donne sono state lasciate nell'ombra della storia. Poi hanno cominciato a uscirne, grazie anche allo sviluppo dell' antropologia, all' attenzione dedicata al tema della famiglia, all' affermarsi della storia delle "mentalità", che punta sul quotidiano, il privato, l'individuale. Soprattutto, è stato il movimento delle donne a portarle sul proscenio della storia, ponendo alcuni interrogativi sul loro passato e il loro futuro. E le donne hanno avviato, dentro e fuori l'università, la ricerca sulle loro antenate, per comprendere le radici del dominio subito e il significato dei rapporto tra i sessi attraverso il tempo e lo spazio".

 

   ... OMISSIS....  

 

 L'ORIGINE DELLA FESTA DELLA DONNA: UN FALSO STORICO


Alla Triangle Factory nel 1911 morirono 146 donne tra le  fiamme.
"Quelle povere ragazze con i vestiti e i capelli in fiamme. 146 vite in mezz’ora. Non sarebbe mai dovuta accadere". Rose Freedman ha ricordato fino all’ultimo. Fino all’ultimo ha pianto la tragedia di cui era l’ultima sopravvissuta. È morta nel sonno pochi giorni fa.
Il 25 marzo avrebbe ricordato il novantesimo anniversario dell’incendio della fabbrica tessile di New York, tragedia per tanto tempo erroneamente ricordata l’8 marzo. Ma anche se questo luttuoso avvenimento merita di essere ricordato in occasione della festa della donna, non ne costituisce l’origine.

La celebrazione, infatti, era stata introdotta l’anno prima della tragedia, all’Internazionale socialista di Copenaghen, senza però fissarne la data, che è invece legata alla rivolta delle donne di Pietrogrado nel 1917: per il calendario giuliano, allora vigente in Russia era il 23 febbraio, ma nel resto del mondo cadeva l’8 marzo.
 

 

   ...OMISSIS...

 


IL FEMMINISMO IN EUROPA

Il femminismo afferma che le donne sono prima di tutto esseri umani e in quanto tali meritano di essere trattate con giustizia. Sebbene il contenuto dell’idea di giustizia per le donne si sia modificato nel corso dei secoli, le femministe di ogni tempo sono unite dalla convinzione che le donne sono oppresse e che a tale oppressione è necessario e possibile porre fine. Per portare avanti le rivendicazioni delle donne, le femministe hanno dovuto rifiutare molte delle più antiche e sacre tradizioni d’Europa, suscitando così una notevole opposizione e ostilità.
Rivendicare giustizia e umanità per le donne ha significato dire no a molte cose, da certi capisaldi culturali ai comportamenti che si adottano ogni giorno senza riflettere. Considerato che le antiche tradizioni europee imponevano alle donne di obbedire e di sottomettersi agli uomini, le definivano soltanto a partire dal loro rapporto con gli uomini, le svalutavano e prendevano l’uomo come unico metro di misura, l’unico modo valido che le donne avevano per ottenere il pieno riconoscimento della loro umanità è stato rifiutare tali tradizioni.

In ultima analisi, vedere se stesse come dipendenti, subalterne e inferiori all’uomo e al tempo stesso come esseri umani a pieno titolo è impossibile. Le femministe rifiutano da sempre il presupposto dell’inferiorità della donna. Esse hanno affermato che quella che può apparire come inferiorità, è in effetti soltanto la disuguaglianza creata da secoli di dominio maschile. Oltre a rifiutare le tradizioni che subordinano la donna e la svalutano, le femministe hanno anche creato nuove concezioni della società non soltanto per le donne ma per tutto il genere umano.

Agendo all’interno di una famiglia e di un mondo dominati dal maschio, le donne europee hanno appreso l’arte della manipolazione, dell’adattamento e della sopportazione.
Le femministe europee hanno rivendicato il diritto di decidere del proprio destino, rifiutando il ripetuto luogo comune della donna "o buona madre di famiglia o prostituta". Esse inoltre criticano il trattamento riservato dagli uomini alle donne durante il corteggiamento e il matrimonio, delineando i tipi di uomo che maggiormente le opprimono: il seduttore, il prepotente, il manesco, il taccagno, il bellimbusto.

Fra il 1875 e il 1925 i movimenti per la parità dei diritti conservano gran parte dei loro obiettivi. Nel XX secolo si giunge a rivendicare pari opportunità fra uomini e donne nella scelta dell’impiego, nell’accesso alla formazione professionale e nelle possibilità di carriera. Attraverso i sindacati, i partiti socialisti e le stesse organizzazioni femminili, queste donne hanno allargato la gamma delle rivendicazioni femministe al mondo del lavoro femminile.

Gli anni che separano le due guerre mondiali costituiscono un periodo di stasi del femminismo europeo. Sia nei paesi capitalisti che in quelli socialisti, le femministe, sentendosi dire che hanno ormai conquistato tutto quanto è necessario all'uguaglianza, smettono di dedicare la loro attività politica principalmente ai movimenti delle donne. L'interesse per il femminismo rinasce verso la fine degli anni sessanta sotto forma di movimento per la liberazione della donna.

Quest'ultimo non si limita a richiamare in vita i vecchi sogni di uguaglianza politica ed economica, ma va oltre, proponendo la trasformazione radicale delle istituzioni fondamentali della società. Le nuove femministe pongono la donna al centro di tutto, rifiutando la vecchia tradizione che voleva l'uomo come misura di tutte le cose. Ridefiniscono la vita della donna in termini individualistici, non più in rapporto all'uomo e alla famiglia. Insistono perché i vecchi tabù vengano messi in discussione e smitizzati. In epoche precedenti, le donne che sollevavano questioni relative alla sessualità e alla procreazione erano condannate all'ostracismo; il loro comportamento e le loro richieste minavano le premesse fondamentali della supremazia maschile. Ma nell'ultimo quarto del ventesimo secolo le femministe europee superano questi pregiudizi. Decine di migliaia di donne si organizzano per conquistare la riforma delle leggi concernenti il divorzio, il diritto al controllo delle nascite, all' aborto, alla libertà dalle molestie sessuali. Il movimento di liberazione della donna rivendica nuovi diritti per donne un tempo considerate fuori casta, come le vittime di violenza le prostitute, le madri nubili, le lesbiche.
Nell’ agosto del 1988 il potente partito socialdemocratico tedesco ha stabilito una norma che le femministe ricorderanno a lungo come una loro vittoria. Nell’SPD, questa è la sigla del partito, ben il 40% degli incarichi deve essere riservato a tutti i livelli alle donne.

Appena dieci o vent'anni fa una regola del genere sarebbe stata impossibile. Perfino al voto le donne sono arrivate dopo, rispetto agli uomini In Italia solo a fascismo caduto, nel 1946.
In altre parole: prima si sviluppa un movimento per garantire alla donna diritti identici a quelli dell’ uomo: diritto di voto, all’ istruzione, diritto alle libere professioni,diritto di gestire la propria sessualità, ecc… Poi il femminismo fa un passo in avanti: vuole trasformare la società in modo tale che non esista più nessuna differenza fra maschio e femmina nella vita familiare, sociale e politica.

In politica molte cose sono cambiate rapidamente e in meglio: in Inghilterra Margaret Thatcher fu per molti anni Premier; il Presidente della Camera italiana è stato Irene Pivetti; donne sono anche la Presidente dell’Islanda e il primo Ministro norvegese.

 

 ...OMISSIS...

   

     BIBLIOGRAFIA

Georges Duby e Michelle Perrot, Storia delle donne nel Novecento, Editori Laterza, Bari 1991
Alberto Sensini, Verso una nuova repubblica. Dizionario di Educazione Civica, Armando Editore, Roma 1995
Anderson e Zinsser, Le donne in Europa, Nella città moderna, Editori Laterza, Bari 1993
Luca Franceschi, articolo da La Stampa, Torino 8 Marzo 2001

 

 

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 a cura di Erica Ferrero 5^ E 2001
 

 

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