MIME-Version: 1.0 Content-Type: multipart/related; boundary="----=_NextPart_01C82F7B.FFF63EB0" Questo documento è una pagina Web in file unico, nota anche come archivio Web. La visualizzazione di questo messaggio indica che il browser o l'editor in uso non supporta gli archivi Web. Scaricare un browser che supporti gli archivi Web, come Microsoft Internet Explorer. ------=_NextPart_01C82F7B.FFF63EB0 Content-Location: file:///C:/1EC21CD2/eliade2.htm Content-Transfer-Encoding: quoted-printable Content-Type: text/html; charset="us-ascii"
A cura di Andrea
Allolio
IN LIBRERIA
MIRCEA ELIADE
MITI, SOGNI, MISTERI
«Come insegna la parabola chassidica, tramandata da Martin=
Buber, del rabbino Eisik =
di
Cracovia che dopo un viaggio in terre lontane scoprì il tesoro che
cercava in un angolo polveroso della sua casa, le radici più autenti=
che
del Mito hanno da tempo immemorabile attecchito dentro di noi: premono anco=
ra
nei nostri sogni e negli interrogativi che talvolta ci =
poniamo
guardandoci semplicemente allo specchio, nel tentativo di comprendere chi s=
iamo
veramente.»
Mircea Eliade

Il mito dell’Albero Sacro posto al
centro dell’Eden risale ai primordi dell’umanità: &egrav=
e;
la suggestiva ipotesi di Mi=
rcea
Eliade, il più grande studioso di storia=
delle
religioni del XX secolo. L’Albero Sacro, scrive =
Eliade,
consentiva all’uomo di ascendere al cielo, stabilire un colloquio dir=
etto
con Dio, arrivare alla comprensione metafisica della realtà. Poi, co=
n la
perdita dell’innocenza, venne il giorno dell’esilio
dall’Eden. Le grandi mitologie del passato hanno una radice comune: la
nostalgia per il paradiso primordiale, sede della felicità e
dell’immortalità.
Ma
qual è oggi la funzione del Mito? Con la desacr=
alizzazione
della vita e del Creato, l’uomo contemporaneo ha «rimosso»=
; il
simbolo nelle zone oscure della psiche, cioè
nel sogno, nelle fantasie, nelle memorie ancestrali. Con Miti, sogni, miste=
ri Mircea Eliade procede
a un illuminante raffronto tra il variegato, trasparente e interpersonale
spazio delle religioni e l’opaca e limitativa sfera dell’incons=
cio
individuale.
In questo ormai classico studio,
l’autore interpreta in modo nuovo e anticonvenzionale i riti della Ma=
dre
Terra, i sacrifici umani, i misteri orfici, i poteri degli sciamani, la mis=
tica
indiana, le pratiche dei monaci buddhisti, i va=
lori
delle Scritture ebraiche e cristiane, per approdare alle odierne dinamiche dell’immaginario.
Le sue conclusioni sono chiare: mimetizz=
ato
sotto varie forme il Mito vive ancora, la nostal=
gia
del Paradiso resta presente in noi, e molte idee apparentemente nuove non s=
ono
altro che un prolungamento del pensiero arcaico.
----------------------------=
---------------------------------------
Mircea Eliade
MIT=
I,
SOGNI MISTERI
«Biblioteca» / ISBN 978-88-7180-695-2 / pagg. 304 /
euro 24,00 /
ed.Lindau
-----------------------------------------------
l=
8217;autore
Mirce=
a Eliade
(1907-1986), storico delle religioni, filosofo e anche prolifico narratore,
è stato una delle personalità intellettuali più import=
anti
e influenti del ’900. Tutte le sue princip=
ali
opere sono tradotte in italiano.
Mircea=
span>
Eliade nasce nel 1907 a Bucarest, in Romania;
nell’università questa città frequenta la facoltà=
; di
lettere e nel 1932 consegue il dottorato. Dal 1928 al 1932 è
all’università di Calcutta per approfondire i suoi studi
sull’India, soprattutto sotto l’aspetto religioso. Ritornato a
Bucarest, fino al 1939 è membro della facoltà di lettere dell’università, dove insegna metafisica.=
Sono
di quel periodo le sue prime pubblicazioni nel campo delle religioni compar=
ate
e della critica letteraria nonché alcune =
opere
di narrativa.
Fra i suoi romanzi, che hanno come sfondo
l’India e trattano i temi salienti del suo pensiero filosofico, Maitreyi, del 1933, è notevole per l’acu=
tezza
dell’analisi psicologica.
Fondatore e curatore di Zalmoxis.
Revue des études religieuses,
durante la seconda guerra mondiale presta servizio come addetto culturale
presso la legazione romena a Londra, dal 1940 al 1941, e quindi, dal 1941 al
1944, come consigliere presso quella di Lisbona. Dopo la guerra vive a Pari=
gi,
dov’è presidente del Centro Romeno di Ricerche e dal 1946 al 1=
949
tiene alcuni corsi all’École des Hautes Études
della Sorbona. Nel 1956 si stabilisce negli Sta=
ti
Uniti d’America, dei quali dieci anni dopo prende la cittadinanza,
titolare della cattedra di storia delle religioni
all’università di Chicago, e qui muore nel 1986. Ha tenuto
conferenze in numerose università europee, fra cui, in Italia, in qu=
elle
di Roma e di Padova.
ind=
ice dell’opera
&nb=
sp;Premessa
16 Nota bibliografica<= o:p>
&nbs=
p;Capitolo
1
17 I miti del mondo
moderno
37
Capitolo 2
&nbs=
p; Il
mito del buon selvaggio o le suggestioni delle origini<=
/span>
&nbs=
p; «Una isola muy hermosa»…,
37
&nbs=
p; Le
preoccupazioni del cannibale, 41
&nbs=
p; Il
buon selvaggio, lo «yogi» e lo
psicanalista, 46
59
Capitolo 3
&nbs=
p; Simbolismo
religioso e valorizzazione dell’angoscia
79
Capitolo 4
&nbs=
p; La
nostalgia del paradiso nelle tradizioni primitive
97
Capitolo 5
&nbs=
p; Esperienza
sensoriale ed esperienza mistica presso i primitivi
&nbs=
p; Osservazioni
preliminari, 97
&nbs=
p; Malattia
e iniziazione, 99
&nbs=
p; Morfologia
dell’«elezione», 104
&nbs=
p; Illuminazione
e visione interiore, 107
&nbs=
p; Il
cambiamento del regime sensoriale, 111
&nbs=
p; Percezione
extrasensoriale
&nbs=
p; e poteri paragnomici extramentali, 113
&nbs=
p; Il
«calore magico» e il «dominio sul fuoco», 119
&nbs=
p; I
sensi, l’estasi e il paradiso, 122
131 Capitolo 6
&nbs=
p; Simbolismi
dell’ascensione e «sogni da svegli»=
span>
&nbs=
p; Il
volo magico, 131
&nbs=
p; I
sette passi del Buddha, 143
&nbs=
p; Dūrohana e il «sogno da svegli», 149=
161
Capitolo 7
&nbs= p; Potenza e sacralità nella storia delle religioni<= o:p>
&nbs=
p; Le
ierofanie, 161
&nbs=
p; Il
«mana» e le cr=
atofanie,
164
&nbs=
p; «Personale» e «impersonale», 167
&nbs=
p; Varietà
dell’esperienza religiosa, 170
&nbs=
p; Destino
dell’Essere Supremo, 173
&nbs=
p; Gli
«Dèi Forti», 177
&nbs=
p; Religioni
indiane della «potenza», 184
&nbs=
p; Il
«calore magico», 187
&nbs=
p; «Potenze»
e «Storia», 190
201
Capitolo 8
&nbs=
p; La
terra madre e le ierogamie cosmiche
&nbs=
p; «Terra
Genitrix», 201
&nbs=
p; Miti
di emersione, 203
&nbs=
p; Ricordi
e nostalgie, 209
&nbs=
p; «Mutter Erde», 210
&nbs=
p; «Humi positio». La
deposizione del neonato terra, 213
&nbs=
p; La
matrice sotterranea. Gli «embrioni», 216
&nbs=
p; Labirinti,
218
&nbs=
p; Ierogamie cosmiche, 219
&nbs=
p; Androginia e totalità, 221
&nbs=
p; Un’ipotesi
storico-culturale, 223
&nbs=
p; La
«situazione primordiale», 226
&nbs=
p; Izanagi e Izanami, 227
&nbs=
p; Sessualità,
Morte, Creazione, 230
&nbs=
p; Creazione
e Sacrificio, 231
&nbs=
p; Riti
della Terra Madre, 233
&nbs=
p; Sacrifici
umani, 235
245
Capitolo 9
&nbs=
p; Misteri
e rigenerazione spirituale
&nbs=
p; Cosmogonia
e mitologia australiane, 245
&nbs=
p; Iniziazione
dei Karadjeri, 247
&nbs=
p; Mistero
e iniziazione, 251
&nbs=
p; «Società
di uomini» e società segrete, 257
&nbs=
p; Significato
iniziatico della sofferenza, 264
&nbs=
p; I
«Misteri della Donna», 266
&nbs=
p; Società
segrete femminili, 272
&nbs=
p; L’inghiottimento da parte di un mostro, 277
&nbs=
p; Simbolismo
della morte iniziatica, 282
293
Biografia e bibliografia
&nbs=
p;
dal=
libro
Premessa
I testi raccolti in questo volume non
costituiscono in senso proprio uno studio sistematico dei rapporti esistenti
fra alcune strutture dell’universo religioso, come i miti e i misteri=
, e
l’universo onirico. Questo problema può appassionare lo psicol=
ogo,
forse il filosofo, ma è meno pressante per lo storico delle religion=
i; e
proprio in tale veste abbiamo redatto i presenti studi. Non intendiamo
certamente dire che lo storico delle religioni n=
on
abbia nulla da imparare da tutte le recenti scoperte della psicologia del
profondo; ma nulla lo costringe a rinunciare alla prospettiva che gli &egra=
ve;
propria per comprendere i vari universi religiosi rivelati dai suoi documen=
ti.
Facendolo, si sostituirebbe allo psicologo e avrebbe certamente tutto da
perdere e nulla da guadagnare. La disavventura gli è già capitata quando, credendo di servire meglio la propria
disciplina, ha affrontato il suo oggetto come sociologo o etnologo: è
sfociato soltanto in una cattiva sociologia e in una cattiva etnologia.
Pressoché tutti i testi qui racco=
lti
comportano allusioni e brevi confronti fra l’attività
dell’inconscio e i fatti religiosi. Ma
soprattutto il capitolo sesto si sforza di mostrare i rapporti fra il dinam=
ismo
dell’inconscio – come si manifesta nei sogni e
nell’immaginazione – e le strutture dell’universo religio=
so.
Abbiamo potuto intraprendere questo confronto per ciascuno dei temi trattat=
i in
questo volume; infatti non vi è motivo mi=
tico e
scenario iniziatico che non sia in qualche modo
presente anche nei sogni e nelle fantasie dell’immaginazione. Negli
universi onirici si ritrovano i simboli, le immagini, le figure e gli
avvenimenti che costituiscono le mitologie. Su tale scoperta, dovuta al gen=
io
di Freud, tutte le psicologie del profondo hanno
lavorato da mezzo secolo. Grande era la tentazione R=
11; e
quasi tutti gli psicologi vi hanno ceduto – di far derivare le
Figure e gli Avvenimenti della mitologia dai contenuti e dalla dinamica
dell’inconscio. Da un certo punto di vista gli
psicologi hanno ragione; è possibile equiparare la funzione delle Fi=
gure
e il risultato degli Avvenimenti sui piani paralleli dell’attivit&agr=
ave;
inconscia e della religione e della mitologia; ma non si deve confondere
l’omologazione con la riduzione. Proprio quando lo psicologo
«spiega» una Figura o un Avvenimento mitologici riducendoli
Il mito si definisce per il suo modo
d’essere: è riconoscibile come mito solamente nella misura in =
cui
rivela che qualcosa si è pienamente manifestato, e questa manifestaz=
ione
è nello stesso tempo creatrice ed esemplare
perché fonda sia una struttura del reale, sia un comportamento umano=
. Un
mito racconta sempre che qualcosa è realmente accaduto, che un
avvenimento è accaduto nel significato fo=
rte
del termine: non importa che si tratti della creazione del Mondo, o della
più insignificante specie animale o vegetale, oppure di
un’istituzione. Il fatto stesso del dire quanto è accaduto riv=
ela
come l’esistenza in questione si è realizzata (e questo come
coincide anche con il perché). E l’atto del venire a esistenza è insieme emergenza di una realt&ag=
rave;
e svelamento delle sue strutture fondamentali. =
Quando il mito cosmogonico raccon=
ta
com’è stato creato il Mondo, rivela contemporaneamente
l’emergenza della realtà totale costituita dal Cosmo e il suo
regime ontologico: dice in che senso il Mondo è. La cosmogonia
è anche una ontofani=
a,
la manifestazione piena dell’Essere. E poiché tutti i miti
partecipano in qualche modo al tipo del mito cosmologico – infatti ogni storia di quanto è avvenuto in
Le pagine che seguono insistono a
sufficienza sulla struttura e sulla funzione dei miti, sicché possia=
mo
ora limitarci a poche notazioni generali; ma quanto abbiamo appena detto ba=
sta
per mettere in evidenza la differenza radicale di
regime ontologico fra i miti e i sogni. Non vi è mito se non vi &egr=
ave;
svelamento di un «mistero», rivelaz=
ione
di un avvenimento primordiale che ha fondato sia una struttura del reale, s=
ia
un comportamento umano. Da ciò deriva che, per il suo specifico modo
d’essere, il mito non può essere particolare, privato, persona=
le.
Si può costituire in quanto mito solamente nella misura in cui rivel=
a l’esistenza
e l’attività degli Esseri sovrumani che si comportano in un mo=
do
esemplare, cioè, sul piano della
spiritualità primitiva, che si comportano in un modo universale;
poiché un mito diventa un modello per «il mondo intero»
(cosi è considerata la società cui si appartiene) e un modello
per «l’eternità» (infatti è avvenuto in
Non sono necessarie lunghe analisi per
mostrare che un sogno non riesce a elevarsi a un
simile regime ontologico. Non è vissuto dall’uomo totale, e qu=
indi
non riesce a trasformare una situazione particolare in =
situazione
esemplare, universalmente valida. Certo un sogno può essere decifrat=
o,
interpretato, e può allora trasmettere il=
suo
messaggio in un modo più esplicito. Ma in quanto
sogno, considerato unicamente nel suo universo specifico, gli mancano le
dimensioni costitutive dei miti: l’esemplarità e
l’universalità. Non è considerato come svelamento delle strutture del reale, né come
rivelazione di un comportamento che, fondato dagli
Dèi o dagli Eroi Civilizzatori, si impone come esemplare.
Tuttavia si
è potuto dimostrare che esiste continuità fra gli universi
onirico e mitologico, proprio come vi è omologazione fra le Figure e=
gli
Avvenimenti dei miti e i personaggi e gli avvenimenti dei sogni.
Si è anche dimostrato che nei sogni le categorie dello spazio e del
tempo sono modificate in un modo che ricorda in una certa misura
l’abolizione del Tempo e dello Spazio nei miti. Anzi, si è
osservato che i sogni e gli altri processi dell’inconscio presentano =
come
un’«aura religiosa»; non soltanto le loro strutture si
possono paragonare a quelle della mitologia, ma l’esperienza vissuta =
di
certi contenuti dell’inconscio sarebbe, ag=
li
occhi degli psicologi del profondo, omologabile all’esperienza del sa=
cro.
Si è concluso, forse un poco precipitosam=
ente,
che le creazioni dell’inconscio sono la «materia prima» d=
ella
religione e di tutto quanto essa comporta: simboli, miti, riti, e cos&igrav=
e;
via. Abbiamo detto prima, prendendo come esempio Madame Bovary,
che non ci dobbiamo fermare alla spiegazione di =
una
realtà con la «materia prima» che implica e presuppone.
L’omologazione fra i personaggi e gli avvenimenti di un mito e di un
sogno non implica la loro identità fondamentale. Non si ripeter&agra=
ve; mai
a sufficienza questo truismo, perché &eg=
rave;
sempre latente la tentazione di spiegare gli universi spirituali riducendol=
i a un’«origine» =
prespirituale.
L’«aura religiosa» di
certi contenuti dell’inconscio non sorprende lo storico delle religio=
ni:
egli sa che l’esperienza religiosa impegna l’uomo nella sua
totalità, quindi anche le zone profonde del suo essere. Questo
però non significa ridurre la religione alle sue componenti
irrazionali, ma semplicemente riconoscere l’esperienza religiosa qual
è: esperienza dell’esistenza totale, che rivela all’uomo=
la
sua modalità d’essere nel Mondo. Ora, tutti sono concordi nel
considerare i contenuti e le strutture dell’inconscio come il risulta=
to
delle situazioni critiche immemoriali. Ogni cri=
si
esistenziale ripropone il problema della realt&a=
grave;
del mondo e insieme della presenza dell’uomo nel mondo. La crisi
è, insomma, «religiosa» poiché=
;
ai livelli arcaici di cultura l’essere si confonde con il sacro. Per
tutta l’umanità primitiva, infatti, l’esperienza religio=
sa
fonda il mondo: l’orientamento rituale, rivelando le strutture dello
spazio sacro, trasforma il «Caos» in «Cosmo» e, qui=
ndi,
rende possibile un’esistenza umana (cioè=
span>
le impedisce di regredire al livello dell’esistenza zoologica). Ogni
religione, anche la più elementare, è un’ontologia: riv=
ela
l’essere delle cose sacre e delle Figure divine, mostra ciò che
è realmente e, così facendo, fonda un Mondo che non è
più evanescente e incomprensibile, come lo è negli incubi, co=
me
ridiventa ogni volta che l’esistenza minaccia di essere sommersa nel
«Caos» della relatività totale, quando nessun
«Centro» emerge per assicurare un orientamento.
In altre parole, nella misura in cui
l’inconscio è il «precipitato» delle innumerevoli
situazioni limite, non può non assomigliare a
un universo religioso. Infatti la religione &egr=
ave;
la soluzione esemplare di ogni crisi esistenziale. La religione
«comincia» dove si ha una rivelazione totale della realtà=
;:
rivelazione, a un tempo, del sacro – di qu=
anto
è per eccellenza, di quanto non è né illusorio n&eacut=
e;
evanescente – e dei rapporti dell’uomo con il sacro, rapporti
multiformi, cangianti, talora ambivalenti, ma che collocano sempre l’=
uomo
al centro stesso del reale. Questa duplice rivelazione rende nello stesso t=
empo
l’esistenza umana «aperta» ai valori dello Spirito: da una
parte, il sacro è l’altro per eccellenza, il transpersonale,
il «trascendente» – e, dall’altra, il sacro è
esemplare, nel senso che istituisce modelli da seguire; trascendenza ed
esemplarità che forzano l’uomo religioso a=
uscire dalle situazioni personali, a superare la contingenza e il particola=
re e
ad accedere ai valori generali, all’universale.
Proprio in questo senso bisogna comprend=
ere
l’«aura religiosa» di certi contenuti dell’inconsci=
o:
l’esperienza religiosa è a un tempo=
crisi
totale dell’esistenza e soluzione esemplare di tale crisi. Soluzione
esemplare, perché svela un Mondo che non è più privato
né opaco, ma transpe=
rsonale,
significativo e sacro, perché opera degli Dèi. E
proprio dall’esemplarità della soluzione religiosa si pu&ograv=
e;
giudicare meglio la distanza che separa l’universo dell’inconsc=
io e
l’universo della religione. La soluzione religiosa fonda un comportam=
ento
esemplare e, di conseguenza, costringe l’uomo a rivelarsi
contemporaneamente il reale e l’universale. Soltanto a
partire da questa rivelazione, assunta dall’uomo nel suo intero
essere, si può parlare di religione. Tutte le strutture e le forme
religiose, per quanto rudimentali, partecipano di quest=
o ordine
ontologico. Se in una società primitiva un albero
qualsiasi è considerato come sacro e designato «Albero =
del
Mondo», ne consegue che, in virtù dell’esperienza religi=
osa
che ha fondato tale credenza, i membri di quella società hanno la
possibilità di accedere a una comprensione
metafisica dell’Universo: infatti il simbolismo dell’Albero del
Mondo rivela appunto loro che un oggetto particolare può significare=
la
totalità cosmica; dunque l’esperienza individuale viene
«svegliata» e trasmutata in atto spirituale. Grazie al simbolis=
mo
religioso dell’Albero del Mondo l’uomo riesce a vivere
l’universale. Ma si tratta di
un’esperienza totale: proprio la visione religiosa del mondo e
l’ideologia che ne deriva hanno permesso all’uomo di far
fruttificare la propria esperienza individuale, di «aprirsi» ve=
rso
l’universale.
Poiché=
span>
abbiamo scelto come esempio l’immagine dell’Albero, vediamo qual
è la sua funzione nell’universo dell’inconscio. Simili
immagini sono notoriamente abbastanza frequenti nei sogni: esse costituisco=
no
una cifra della vita profonda e indicano, sembra, che il dramma che si svol=
ge
nell’inconscio – e che interessa l’integrità
dell’attività psicomentale e, quin=
di, di
tutta l’esistenza – sta per trovare una soluzione positiva. Cioè il
significato che si lascia decifrare a livello dell’esperienza onirica=
o
immaginaria si integra nella serie dei valori rivelati, sul piano
dell’esperienza religiosa, dal simbolismo dell’Albero. Infatti, nelle mitologie e nelle religioni, i principa=
li
significati del simbolismo dell’Albero – peraltro abbastanza
complesso – sono strettamente collegati con l’idea di rinnovame=
nto
periodico e infinito, di rigenerazione, di «sorgente di vita e di
giovinezza», d’immortalità e di realtà assoluta. =
Ma
poiché l’immagine dell’Albero non si rivela come simbolo=
, cioè non risveglia la coscienza totale
dell’uomo rendendola «aperta» all’universale, non si
può dire che abbia completamente assolto il proprio compito.
L’immagine dell’Albero emersa dai sogni ha «salvato»
soltanto in parte l’uomo dalla sua situazione individuale –
permettendogli, per esempio, di sanare una crisi del profondo e restituendo=
gli
il suo equilibrio psichico più o meno
gravemente minacciato – ma non essendo stata assunta come simbolo,
l’immagine dell’Albero non è riuscita a rivelare
l’universale, quindi non ha elevato l’uomo al piano dello Spiri=
to,
ciò che invece fa sempre la religione per quanto rudimentale.
È dunque evidente in quale
prospettiva siano utili e fecondi i confronti fr=
a gli
universi, rispettivamente dello storico delle religioni e degli psicologi d=
el
profondo. Ma non bisogna confondere i loro piani=
di
riferimento, le loro scale dei valori, e soprattutto i loro metodi.
I testi compresi in questo volume sono s=
tati
pubblicati, per la maggior parte all’estero, fra il 1948 e il 1955. Vi
abbiamo apportato solo piccole correzioni, semplificando i riferimenti e
sforzandoci di limitare, nella misura del possibile, le ripetizioni. Come
sempre, il nostro caro e devoto amico, il dottor Jean<=
/span>
Gouillard, si è assunto il compito di le=
ggere
e di correggere il manoscritto di quest’o=
pera:
sia certo della nostra sincera gratitudine. Siamo felici di esprimere
all’inizio di queste pagine tutta la nostra riconoscenza agli amici Olga Frœbe-Kaptey=
n,
dottor René Laforgu=
e
e Délia Laforgue,
dottor Roger Godel =
e Alice Godel; grazie alla loro affettuosa e delicata
ospitalità ad Ascona, a Parigi e in Val
d’Or, abbiamo potuto seguire il corso dei nostri lavori dopo il 1950.=
Mirce=
a Eliade<=
span
style=3D'mso-spacerun:yes'> Val d’Or, giugno 1956=
www.lindau.it
a
cura di Andrea Allolio