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STORIA DI CUBA |
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Cuba, la più grande delle isole che formano le Grandi Antille (di fronte alla Florida, USA), fu scoperta da Colombo nel 1492. Salvo una parentesi di dominio britannico nel 1762-63, essa restò sempre possesso spagnolo fino al 1898 quando ottenne l’indipendenza. Come successe? Agli inizi del secolo XIX l’impero coloniale spagnolo nelle Americhe cominciò a disgregarsi. Ma Cuba era troppo importante perché il governo di Madrid potesse rinunciarvi facilmente. I Cubani si rivolsero in un primo tempo agli Stati Uniti per averne aiuto nella lotta d’indipendenza. Ma le loro speranze andarono deluse: comunque, sotto la guida di José Marti, fu fondato proprio negli USA il partito Rivoluzionario Cubano, e nel 1898, dopo un’esplosione avvenuta a bordo di una corazzata statunitense nel porto dell’Avana, gli stessi Stati Uniti dichiararono guerra alla Spagna, inviando truppe a Cuba. Tra le conseguenze della guerra, vi fu appunto l’indipendenza cubana. Nel 1901 il paese si diede una costituzione repubblicana e l’anno dopo elesse il suo primo presidente. Sin dall’inizio, tuttavia, il Paese si trovò di fronte al problema della stabilità governativa e a quello di sottrarsi all’egemonia degli Stati Uniti. Un articolo della stessa costituzione cubana, per esempio, limitava la sovranità dello Stato, impedendogli di stringere legami con altri Stati senza il benestare degli USA. I patrioti denunciavano invano l’imperialismo yankee, mentre i grossi interessi stranieri inquinavano e corrompevano, screditandola, la giovane democrazia. Tale stato di cose favorì l’avvento al potere di uomini forti come il generale Machado, che governò in forma dittatoriale dal 1925 al 1931. Nel settembre 1931 gli aderenti ad alcuni movimenti radicali di sinistra abbatterono la dittatura di Machado. A partire dal 1933 la vita politica cubana fu dominata dalla figura di Fulgencio Batista che, direttamente o per interposta persona, tenne in mani corrotte il potere fino al 1959. Il giovane leader studentesco Fidel Castro, influenzato dai radicali degli anni Trenta, con un gruppo di sostenitori – tra cui l’argentino Ernesto “Che” Guevara – si ribellò alla dittatura di Batista. Riparato in Messico nel 1954, dopo un anno di carcere inflittogli per aver assaltato una caserma, tornò clandestinamente in patria nel 1956 e, dalla Sierra Maestra, diresse la guerriglia, gli assalti, gli scioperi che nel 1958 condussero all’abbandono di Batista da parte dell’esercito e alla fuga di quest’ultimo. Il 1° gennaio 1959 Castro e i suoi entravano in trionfo all’Avana, con un programma che prevedeva il ripristino della democrazia, la nazionalizzazione delle grandi piantagioni di canna da zucchero e riforme sociali atte a debellare il malcostume, la miseria e l’ignoranza. Era nei programmi anche l’emancipazione dalla sudditanza economica e politica agli Stati Uniti. La maggior parte delle proprietà americane fu quindi nazionalizzata. Per rappresaglia, gli USA ruppero i rapporti diplomatici con Cuba. Questo errore politico accelerò, se non determinò, il passaggio di Castro al campo politico ed economico sovietico. In cambio di petrolio e macchinari, l’URSS divenne, a prezzi molto favorevoli, la principale acquirente dello zucchero cubano. Nel 1960 fu firmato con l’URSS un grosso accordo commerciale che provocò, come ritorsione, il boicottaggio delle merci cubane da parte degli USA e di molti loro alleati centro e sudamericani. Nell’aprile 1961 un gruppo di esuli cubani, appoggiati dai servizi segreti statunitensi, tentò l’invasione di Cuba, sbarcando nella Playa de Giron (la cosiddetta Baia dei Porci), senza alcun successo: gran parte degli sbarcati furono fatti prigionieri. Questa vittoria rafforzò la posizione di Castro sia a Cuba, sia come simbolo della sinistra rivoluzionaria in tutta l’America Latina. La scoperta di questo pericolo da parte degli USA provocò una gravissima crisi internazionale che ebbe come protagonisti il presidente americano Kennedy e il segretario del Partito Comunista Sovietico, Kruscev. Gli USA, tra l’ottobre e il novembre 1962, effettuarono un vero e proprio blocco navale di Cuba. Di fronte a questa sfida, i sovietici fecero invertire la rotta alle loro navi che trasportavano missili e si impegnarono a smantellarne le basi. Di fronte alla resa sovietica, Castro si sentì in certo modo tradito e cominciò ad esaltare il valore e l’originalità della “sua” tecnica rivoluzionaria, implicitamente contrapposta alla cautela seguita dai comunisti sovietici e raccomandata ai partiti fratelli dell’Americana Latina. Ma l’insuccesso dell’impresa del Che Guevara in Bolivia (l’ex luogotenente di Castro, penetrato clandestinamente nel Paese, aveva cercato di sollevare i contadini contro il governo, ma incontrò la generale indifferenza e fu ucciso il 9 ottobre 1967 a La Higuera, Bolivia) e l’indebolimento economico di Cuba indussero Castro a più miti consigli e ne ridussero l’influenza sui paesi vicini. Dopo un flirt con la Cina, Cuba ricadde nell’orbita sovietica, mentre ristabiliva relazioni diplomatiche e commerciali con molti Stati sudamericani e ammorbidiva anche la sua politica anti-statunitense.
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