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Vita e
scritti. Benedetto Croce nacque a Pescasseroli (L'Aquila), in Abruzzo 25
febbraio 1866, da una famiglia di ricchi proprietari terrieri. Grazie al suo
patrimonio poté permettersi di dedicare tutta la sua vita agli studi e alle
attività culturali e politiche senza dipendere da nessuno. Morì a Napoli il 20
novembre 1952.
Ricordiamo tra le opere: Estetica come scienza dell'espressione e linguistica
generale (1902); Logica come scienza del concetto puro (1909); Filosofia della
pratica, economica ed etica (1909); Saggio su Hegel, 1912; Breviario di estetica
(1912); Teoria e storia della storiografia (1917); La poesia (1936); Ultimi
saggi (1935); La storia come pensiero e come azione (1938); Il carattere della
filosofia moderna (1941); Filosofia e storiografia (1949); Materialismo storico
ed economia marxista (1900); Scritti di storia letteraria e politica ecc.
IL PENSIERO
Croce e Gentile sono stati definiti neo-idealisti per indicare la loro
attenzione alla filosofia hegeliana. Il debito verso Hegel è in effetti
importante ma vedremo in che senso entrambi interpretino in senso
originale la filosofia hegeliana stessa. “Con Hegel – scrive Croce – si
era acquistata la coscienza che l’uomo è la sua storia, la storia unica
realtà, la storia che si fa come libertà e si pensa come necessità…”.
Croce contesta però ad Hegel di aver abusato della forma triadica nello
svolgimento degli aspetti della realtà e di aver confuso il – così lo
chiama Croce - nesso dei distinti con la dialettica degli opposti. Hegel
avrebbe scambiato la distinzione che si trova tra le varie forme
spirituali con la opposizione dialettica che si trova invece all’interno
di ciascun grado: gli opposti si condizionano certo reciprocamente (non
c’è bello senza brutto ecc.) ma i distinti, cioè i vari gradi dello
spirito (che per Croce sono quattro ed esattamente l’arte, la filosofia,
l’economica e l’etica), si condizionano solamente nell’ordine in cui si
succedono: l’arte condiziona la filosofia che condiziona l’economia che
condiziona l’etica e così di seguito, in senso circolare, visto che lo
spirito passa sempre attraverso i suoi quattro gradi fondamentali In
questo senso non esiste nulla al di fuori dello spirito che progredisce
continuamente senza mai ripetersi ma arricchendosi ogni volta di più.
L’arte è il primo momento. È definita visione o intuizione lirica:
sintesi a priori di sentimento (che rappresenta la materia) e di
immagine (la forma). In altri termini, riceve il suo contenuto dal
sentimento ma lo trasforma in immagini e così evita sia il vano
fantasticare che la passionalità tumultuosa. L’arte non può essere
riflessione o giudizio, non ha nulla a che fare né con l’utile né col
piacere né con la morale. Dunque è completamente autonoma. L’unico scopo
dell’arte è l’arte stessa ovvero la bellezza artistica. Se essa è
intuizione, è necessariamente espressione nel senso che un dipinto non è
tale fino a quando non è colorato, come una musica non si esprime che
nei suoni. E se è espressione, è linguaggio ed è quindi poesia. Croce
distingue tra poesia e non poesia: la poesia non è prosa e non è
oratoria, ha sempre un’impronta di universalità, per cui non è mai
sentimento immediato ma è ritmo, “ritmazione dell’universo”. Croce
afferma inoltre l’identità tra la personalità dell’artista e la sua
opera: “il poeta è niente altro che la sua poesia”.
La filosofia è il secondo momento dello spirito teoretico. La filosofia
si identifica per Croce con la storia. Essa è intesa come “metodologia
della storiografia”. Non vi può essere una filosofia al di fuori della
storia. Croce definisce il suo pensiero come “storicismo assoluto”,
intendendo con tale espressione che “la vita e la realtà è storia e
nient’altro che storia”. Ogni pensiero o giudizio che formuliamo avviene
sempre nella realtà e questa è appunto storia. Il vero pensare è un
concetto storico anzi è il Concetto con la c maiuscola, che è in pratica
lo Spirito, universale e concreto. E il pensare è sempre pensare il
vero: gli errori sono soltanto sbagli che cadono al di fuori della
conoscenza che, in quanto tale, è sempre verità assoluta. Gli altri
concetti sono solo pseudo-concetti, come sono i termini del linguaggio
comune e delle varie scienze. Da questo punto di vista, non ci può
essere distinzione tra fatti storici e fatti non
storici(=insignificanti, banali). Non solo: ogni storia è storia
contemporanea nel senso che i fatti pur essendo remoti propagano nel
presente “le loro vibrazioni”. Le vicende narrate dalla storia non sono
né buone né cattive: la storia non è mai giustiziera ma è
giustificatrice e quindi coglie i fatti nella loro razionalità. La
storia è infatti progresso e razionalità. In senso proprio, non vi può
mai essere decadenza che non sia appunto progresso. Se infatti tutta la
conoscenza è storia e se tutta la storia è giustificazione di ciò che è
accaduto e accade, l’unico atteggiamento legittimo è quello di accettare
qualunque cosa accada e questo è in contrasto con quello che egli stesso
sosterrà più tardi, in seguito a quel che accadde col fascismo è la
guerra: se la storia è razionale altrettanto razionale è l’imperativo
morale, cioè quello che a ciascuno di noi la coscienza morale impone di
fare, e cioè ad es. opporsi al fascismo, come Croce stesso fece. Croce
distinse anche la storia come pensiero e come azione, nel senso che
rifiuta la cinica accettazione del fatto compiuto e del suo successo: il
pensiero deve illuminare l’azione, la quale sarebbe irrazionale senza di
esso.
L’economica comprende tutto ciò che è natura e non si riferisce all’arte
o alla filosofia o alla storia, e quindi tutto ciò che è irrazionale,
che riguarda desideri, bisogni, passioni, emozioni, piaceri, dolori ecc.
Appartiene all’economica anche la scienza, che si occupa ovviamente
della natura ed usa pseudo-concetti, il che porta a concludere che le
sue non sono tanto conoscenze vere ma azioni in vista di un risultato.
Da qui la svalutazione crociana (e poi gentiliana) delle scienze che
influenzerà per decenni la cultura e la ricerca italiane. Oltre alla
scienza, in questa forma vi sono anche il diritto e lo Stato. Croce
identifica il diritto con l’utilità e la forza. Esso è amorale cioè
indipendente dalla morale ma condizione della morale stessa, in quanto
quest’ultima non può che dare luogo ad una azione e quindi in utilità
e/o forza. Lo Stato è “un processo di azioni utili di un gruppo di
individui”, per cui lo Stato si attua nel governo e non si distingue da
esso. Lo Stato consiste in una dialettica continua tra forza e consenso,
autorità e libertà. Il liberalismo crociano è da intendersi come una
concezione totale del mondo secondo cui “la diversità e l’opposizione
delle forze spirituali accresce e nobilita di continuo la vita e le
conferisce il suo unico e intero significato”. Esso si oppone alla
concezioni che Croce definisce “trascendenti” sia in senso religioso che
materialistico e che paralizzano la realtà perché impongono l’ideale
all’umanità. Anche il liberalismo si fonda sulla concezione dialettica
per cui può giustificare teoreticamente e storicamente le concezioni
diverse.
L’etica appartiene alla forma dello spirito pratico. L’attività pratica
è mossa dalla volontà che è variamente condizionata dalla realtà ma è
libera nel senso che determina una nuova realtà. La moralità vive in
concreto nell’utilità (dato il presupposto crociano che i gradi
precedenti condizionano quelli successivi). Il principio dell’etica si
caratterizza come volizione dell’universale ossia volizione dello
Spirito che è idealisticamente l’unica e autentica realtà.
BIBLIOGRAFIA MINIMA
Presso Laterza sono state pubblicate tutte le opere di Croce;
recentemente presso
Adelphi vi è la riedizione di molte sue opere.
copyright by Ernesto Riva
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