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L'associazione Vecchia America-Cowboy si è
talmente radicata nella nostra cultura da divenire ormai spontanea. Alla
parola "Far West", chi non immagina subito una banda di pistoleri al
galoppo sfrenato in pieno deserto che sparano colpi in tutte le
direzioni? "yyha-aaa!!!", le urla, gli inciti, accompagnati ai nitriti
possenti e agli zoccoli scalpitanti... Ma cos'era veramente il "cowboy",
questa figura leggendaria divenuta emblema di un continente?
Se qualcuno avesse la possibilità di
intraprendere un viaggio con la macchina del tempo e proiettarsi
indietro di un paio di secoli, si troverebbe di fronte ad una realtà ben
diversa. Tanto per cominciare, potrebbe essergli fatale confondere la
figura del "pistolero", che assomiglia molto di più a quello che invece
era un bandito, col cowboy vero e proprio. Se commettesse questo errore,
cercando un cowboy rimarrebbe molto deluso nel trovarsi di fronte ad un
giovane, probabilmente poco più di un ragazzino, più abile nel cavalcare
che nel camminare, dal fisico atletico e resistente e dotato sicuramente
di ingegno e spirito pratico... ma pur sempre un semplice allevatore di
bestiame!!!
Eppure anche questo allevatore ha una profonda tradizione alle spalle
che nasce secoli prima, con la comparsa del cavallo nel Nuovo
Continente.
I primi esemplari giunsero insieme a
Cristoforo Colombo nel suo secondo viaggio verso "le Indie". Si trattava
di pochi capi, circa una trentina, che sbarcarono nell'isola di
Hispaniola, oggi nota come Haiti, e dalla quale non si allontanarono,
senza ancora toccare il vero e proprio continente (dal quale erano
scomparsi da più di 10 000 anni). Solo qualche anno dopo, per la
precisione nel 1519, i conquistadores spagnoli portarono il cavallo,
loro fedele compagno, nel continente. Hernan Cortès invase il Messico
con 600 fanti, 250 guide indigene e 16 cavalli Arabi e Andalusi,
probabilmente non puri. E' probabile si trattasse di un incrocio, per
altro veramente idoneo al nuovo territorio, tra berberi, arabi e
"cavalli a sangue freddo dei Pirenei" (il Ginetto, cavallino piccolo ma
molto resistente): il risultato era un pony di corporatura simile al
Ginetto che possedeva anche le migliori qualità delle altre due razze.
La stessa cavalcatura di Cortès, "El Mozillo", era un Ginetto alto
appena 1 metro e 45 centimetri al garrese e, proprio grazie a lui, il
conquistadores riuscì ad assoggettare tanto facilmente le tribù
indigene. Si narra, infatti, che le popolazioni, che non avevano mai
visto un cavallo nemmeno rappresentato nelle più antiche leggende,
vedendo arrivare questo uomo con due teste e quattro arti da animale,
questa specie di centauro, lo avessero scambiato per un Dio.
Sicuramente non sarebbero stati gli spagnoli
con le loro personali cavalcature a determinare la diffusione del
cavallo nel continente, non fosse che, nei grandi spostamenti, alcuni
esemplari fuggirono e si adattarono perfettamente al nuovo ambiente,
così si moltiplicarono. La selezione naturale era molto forte e furono
gli esemplari più piccoli e più simili al Ginetto quelli che ebbero
maggiore successo, diventando molto prolifici: 400 anni dopo, furono
contati ben 25 000 000 cavalli sparsi su tutto il territorio... più
degli abitanti stessi!
Ma il cavallo da solo, per quanto
importante, non basta a fare un cowboy. Gli allevatori del Vecchio
Continente, abituati ad ambienti piccoli e terreni irregolari, si
trovarono in difficoltà con le immense distese quasi pianeggianti su cui
dovevano lavorare e ben presto si resero conto che le loro tecniche
erano faticose e inefficaci. Partendo dalla classica monta da lavoro (di
origine Italiana!), elaborarono una tecnica originale che si avvaleva di
attrezzature diverse, nuove selle e anche un particolare tipo di
finimenti. Nacquero allora i primi cow boy e cow pony. Il bisogno di
cavalli era sempre maggiore e crebbe il bisogno di catturare nuovi
esemplari selvatici, così si formò un'altra figura: il mesteneros, poi
mustangers. Gli esemplari venivano catturati in due recinti: uno più
grande, chiamato "stout corral", e uno più piccolo, il "pen corral",
costruiti con legna e arbusti in modo da mimetizzarsi con l'ambiente
circostante. Mentre primi mustangers, vaqueros texani di origine
ispanico-messicana, si limitavano a catturare i cavalli selvaggi, nel
1780 iniziarono a creare incroci con razze europee più grandi e più
robuste, ad esempio i Parcheron della Normandia. Dai vari incroci
venivano selezionati gli esemplari più idonei al lavoro a cui erano
destinati, fino a che nacquero vere e proprie razze con caratteristiche
ben determinate. La prima di queste è il Quarter Horse, selezionata in
seguito al primo arrivo massiccio di cavalli inglesi e irlandesi (1611),
più alti e scattanti e dai muscoli possenti. Il suo nome deriva dalle
gare in cui i contadini del New England solevano cimentarsi dopo la
giornata di lavoro: si trattava di corse a cavallo lungo una strada in
linea retta, per la precisione la via principale che percorreva tutto il
paese, lunga appunto un quarto di miglio. Benché si trattasse di un
cavallo dedito al grande lavoro, mansueto e resistente, il Quarter non
ebbe una grande diffusione fino al 900, a causa della sua scarsa
reperibilità e il conseguente prezzo meno accessibile rispetto ai comuni
pony.
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