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Ragione e storia
Il modo in cui il Dizionario storico critico è stato
condotto rivela il compito negativo e critico che Bayle attribuisce alla
ragione umana. La ragione risulta però purtroppo incapace di dirimere le
dispute: essa è adatta soltanto a far conoscere all’uomo le sue tenebre
e la sua impotenza. È più onesto riconoscere l’incapacità della ragione
e accettare umilmente la parola di Dio, anziché ingannare se stessi con
prove fittizie e dimostrazioni inconcludenti. Tuttavia c’è un altro
insegnamento positivo e che è quello che Bayle esprime dicendo: “Non c’è
nulla di insensato che ragionare contro i fatti”. Egli ritiene che
bisogna risalire alle fonti di ogni testimonianza, vagliarla
criticamente rispetto all’intento esplicito o sottinteso del suo autore,
e rigettarla ogni volta che appaia infondata o sospetta. Da questo punto
di vista, possiamo considerare Bayle il fondatore della acribia storica
(rigore critico, precisione). Uno storico, per Bayle, “deve essere
attento solo agli interessi della verità e deve sacrificare a questa il
risentimento di un’ingiuria, il ricordo di un beneficio e l’amore stesso
della patria”. Bayle ritiene disonesto per il filosofo o il teologo
ignorare o chiudere gli occhi di fronte alle contraddizioni della
propria dottrina almeno quanto è disonesto per lo storico ignorare o
alterare i fatti.
Pensieri sulla cometa
Bayle è stato l’uomo, secondo Marx (cfr. La sacra famiglia, VI, 2),
che avrebbe tolto ogni credito alla metafisica. Non solo. Egli avrebbe
annunziato la società atea, la quale avrebbe dovuto cominciare presto ad
esistere mediante la dimostrazione che una società di puri atei poteva
esistere, che un ateo può essere un uomo rispettabile, che l’uomo non si
degrada con l’ateismo ma soltanto con la superstizione e l’idolatria!
L’occasione della celebre controversia sull’ateismo e della tesi difesa
dal Bayle, fu l’apparizione nel 1680 di una cometa che mise in subbuglio
tutta l’Europa poiché le masse la giudicavano un segno divino come
presagio di malaugurio, foriero di fatti e eventi funesti: un castigo
evidentemente e soprattutto contro quanti coltivavano l’incredulità e
professavano l’ateismo.
La tesi che Bayle sviluppò nei Pensieri diversi era contro ogni
allarmismo superstizioso, ossia che nel caso non si trattava affatto di
un segno straordinario di Dio, ma di un evento del tutto naturale.
L’attribuire ogni fatto straordinario della natura a un miracolo o
intervento speciale di Dio, il vedere in tali fatti dei presagi divini
come fanno certi cristiani può essere un fomentare la superstizione e
l’idolatria. I cristiani, se non vogliono ripetere l’errore dei pagani,
farebbero meglio ad attribuirli alle cause naturali cioè alle leggi
generali della natura stabilite da Dio, che non appellarsi a volontà
particolari di Dio destinate a produrre miracoli. Quindi ciò che il
Bayle vuole affermare è un criterio di sobrietà teologica: non nega
affatto né la realtà né la possibilità dei miracoli ma, partendo dal
caso specifico della comparsa della cometa, osserva che 1) simili fatti
possono essere semplicemente naturali; 2) che non hanno affatto il
carattere di un presagio divino, ossia non implicano una particolare
connessione con la divina provvidenza ed i suoi rapporti con l’uomo e
col governo del mondo; 3) un simile rapporto tornerebbe a tutto
vantaggio dell’idolatria e della superstizione più che a danno e
confutazione dell’ateismo.
La polemica sull’ateismo
Anzi - e qui Bayle entra nel vivo della questione - si può affermare che
Dio abomina più l’idolatria e la superstizione, che pongono falsi dèi,
che non l’ateismo. L’ateismo è semplice rifiuto, mentre l’idolatria è
detta da Dio stesso furto e peggio ancora prostituzione. Più grave è
errare sull’essenza del concetto stesso di Dio e adorare per Dio le
creature, che non avere nessun concetto di Dio e non rendergli alcun
onore. Infatti, basta scorrere la mitologia pagana che presenta gli dèi
implicati in ogni sorta di brutture, per persuadersi che il genere umano
era assai più corrotto nell’idolatria di quanto non possa esserlo nella
semplice privazione della religione. Bayle osserva inoltre che, benché
senza una grazia speciale nessun uomo possa, secondo la teologia,
operare per il puro amore di Dio, pure l’uomo può comportarsi
onestamente e fare buone azioni per i soli motivi umani, per
inclinazione, per amore della lode o paura del biasimo: perciò può darsi
benissimo che alcuni cosiddetti atei, benché privi di ogni religione,
osservino una forma di convenienza e onestà civile. Perciò atei come
Epicuro e Plinio potevano ben avere una vita onesta e regolata. Non è
vero allora che l’ateo debba essere senz’altro immorale e immerso in
ogni sorta di vizi, né basta sapere che una cosa è proibita da Dio per
evitarla.
L’ateismo è perciò minore ingiuria a Dio che non la negazione dei suoi
attributi fondamentali e soprattutto della sua santità. È minore errore
concepire Dio separato e disinteressato dal mondo, che non pensarlo
dipendente dal medesimo come fa il paganesimo. In sintesi, il confronto
non è perciò fra religione e ateismo in generale, ma fra paganesimo come
religione corrotta e l’ateismo di alcuni, i quali possono aver ispirato
la loro vita a principi di onestà e correttezza naturale. Il risultato
del confronto è quindi che si possono dare persone che si dicono
religiose, le quali conducono una vita disonesta, e persone che sono e
si dicono atee, le quali conducono una vita onesta. In conclusione è
dunque innegabile che lo scritto di Bayle sulle comete (si ricordi che
siamo alla fine dei Seicento) tenda a togliere l’impressione di orrore
che può suscitare l’ateismo e ad incutere un certo rispetto verso la
categorie degli atei speculativi o teorici e a diffondere una esplicita
accusa o sospetto di ipocrisia o di insufficienza verso la religione in
generale.
Quello che ha sollevato esplicitamente Bayle è in altri termini il
problema dei rapporti fra morale e religione, che è tutt’altro che
semplice. La morale e la religione sono correlate o devono essere
autonome? In Bayle sembra che l’uomo possa arrivare a fare il bene anche
partendo dalla negazione radicale di ogni religione. Qualunque sia stata
l’intenzione di Bayle, il suo influsso sull’illuminismo e sul
materialismo ateo dei secoli seguenti è stato enorme. Gli atei gli
riconoscono il merito di aver messo fine alla loro clandestinità e di
aver riconosciuto il patente diritto di uscire in pubblico e a fronte
alta.
NOTE BIOGRAFICHE
Pierre Bayle nacque a Carla, vicino a Tolosa, nel 1647 da famiglia
protestante (il padre era un modesto ministro calvinista). Apprese il
latino e il greco sotto la guida del padre e, dopo aver frequentato la
scuola del paese natale, entrò nel 1666 nell’accademia di Puylaurens. Si
trasferì successivamente a Tolosa e qui si convertì al cattolicesimo,
rompendo con la propria famiglia. Ma nel 1670 abiurò il cattolicesimo e
ritornò alla religione riformata. Alla fine del 1675 fu nominato
professore di filosofia dapprima all’Accademia protestante di Sedan, poi
a quella di Rotterdam, svolse un’intensa attività pubblicistica
difendendo la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero. La
tolleranza religiosa trova il suo fondamento, secondo Bayle,
nell’obbligo di ciascuno di seguire unicamente il giudizio della propria
coscienza, obbligo che non può essere contrastato o impedito con la
violenza anche se si tratta di una coscienza errante. Nel 1682 pubblicò
i Pensieri sulla cometa, che costituiscono la sua prima
presa di posizione contro il valore della tradizione come criterio o
garanzia di verità. Nel 1684 iniziò la pubblicazione delle “Nouvelles
de la République des Lettres”, un periodico letterario di grande
diffusione e fortuna, che lo accreditò come protagonista della vita
intellettuale europea. La critica di Bayle diventerà ancora più radicale
nel Dizionario storico e critico (1697), che è la sua
opera fondamentale. Morì nel 1706.
BIBLIOGRAFIA
Bayle, Dizionario storico-critico e i Pensieri sulla cometa,
entrambe in Laterza
Su Pierre Bayle, si legga il capitolo a lui dedicato in Paul Hazard,
La crisi della coscienza
europea, Il Saggiatore, pp. 130-147.
Mori, Introduzione a Bayle, “i filosofi”, Laterza
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