Inserire testo   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   
 

 IL PROBLEMA DELL'ANIMA

 
 


La parola "anima" è oggi forse passata un po' di moda. La si usa, certo, ma in termini metaforici e, quando si vuole approfondire la questione - che cosa si intenda per "anima", se esista o no, se sia immortale ecc. - o si alzano le spalle ritenendolo un problema passato di moda se non addirittura privo di senso, buono solo per le speculazioni religiose e metafisiche ormai anacronistiche, oppure … non si sa che pesci pigliare … e ci si rifà allora alle concezioni tradizionali, risalendolo indietro nel tempo. Insomma, oggi ci vergogniamo un po' a parlare di anima : allora preferiamo parlare di psiche, psichismo, io (spirito è un po' troppo "religioso"), mente e così cerchiamo di nascondere la nostra immensa ignoranza a riguardo.
Diciamocelo pure : riguardo all'anima, ne sappiamo di più dei Greci o degli Ebrei o degli Induisti? Non credo proprio, e ciò indica che oggi non vogliamo riflettere a sufficienza, risolviamo molti problemi semplicemente negandoli perché … abbiamo paura di essere messi in crisi dagli interrogativi più profondi che l'umanità si è posta.

A parte questo preambolo, cosa potrei dire io riguardo al problema dell'anima ? beh, potrei iniziare facendo un breve excursus storico sulle principali concezioni dell'anima che, volenti o nolenti, ci hanno in qualche modo influenzato per cui noi, oggi, dipendiamo ancora da esse. Vediamo meglio.

Comincerò dalle concezioni dell' Orfismo del 6° sec. a.C. Secondo quelle credenze, l'anima è stata confinata in un corpo per espiare una colpa commessa in una vita anteriore. Per cui l'esistenza terrena è una sorta di castigo e la salvezza consisterà nel liberarsi dai legami del corpo, ove l'anima è rinchiusa come in una prigione. Quando l'anima, mediante l'iniziazione orfica ed una dura ascesi, si sarà purificata da ogni attaccamento al corpo, sarà pure liberata dalla necessità di entrare di nuovo, dopo la morte, in un corpo, dunque sarà liberata dalla reincarnazione.

Come s'è appena visto, questa concezione antichissima è sostenuta ,più o meno, anche da molte persone d'oggi, affascinate dai miti antichi e orientali. L'unico difetto, a mio modesto modo di vedere, è che ... manca di prove! Che ne sappiamo infatti di una vita precedente o della mia anima rinchiusa dentro il mio corpo? E se anche fossi stato, che so, una strega nell'Inghilterra medioevale, che influenza può avere nella mia vita attuale? Comunque sia, viviamo pur sempre una sola vita alla volta, no? Come favoletta può anche essere interessante, ma come poter non dico dimostrare ma almeno giustificare che le cose stanno realmente così ?

Aristotele (384-322 a.C.) adottò invece un approccio completamente diverso per affrontare la questione dell'anima. Egli adottò un metodo che oggi chiameremmo "sperimentale" e si trovò quindi costretto a criticare e poi ad eliminare i miti orfici della divinità originaria dell'anima, della preesistenza e della caduta delle anime nei corpi ritenuti cattivi. Da questo punto di vista, la concezione aristotelica è di una modernità sconvolgente e la sua critica al presunto dualismo anima-corpo sarà valida pure contro Cartesio.
Secondo Aristotele, la teoria dualista dell'anima e del corpo non può spiegare perché l'anima è unita al corpo. Il mito della caduta dell'anima nel corpo comporta una "assurdità" intrinseca perché presuppone che qualsiasi anima possa discendere in qualsiasi corpo (cfr. De anima , 407 b). ora, ogni corpo appartiene ad una determinata specie vivente ed ha una struttura, una forma particolare; non si può immaginare che una qualsiasi anima discenda in un qualsiasi corpo (come invece pretenderebbero ancora oggi certe persone interessate all'esoterismo e simili). E ciò dipende dal fatto che, per Aristotele, l'anima, la psyché , è il principio attivo che organizza un corpo vivente mentre il corpo è ciò che riceve, diremmo noi, l'informazione.
In altre parole, per Aristotele l'anima e il corpo sono strettamente uniti perché ogni individui vivente è un sinolo,una unione di anima e di corpo e non può sussistere un'anima senza un corpo e viceversa. In questa prospettiva, non vi è più dualismo tra anima e corpo, non vi è più distacco fra anima e corpo perché il corpo vivente, organizzato, è un'anima che informa la materia. Alla morte, quando l'anima se ne va, non resta più un corpo ma un cadavere. Insomma, quando un uomo o un animale sono morti, non c'è più corpo ! Rimane solo la "materia" che conserva per qualche tempo le apparenze corporee, ma in realtà non è più un corpo, bensì solo un ammasso di materiali che si decompongono. Dunque per A. non vi è neppure sussistenza dell'anima fuori o separata dalla materia che informava. E questo sarà un grossissimo problema per i filosofi posteriori : l'anima è o no immortale? A. non ci dice molto : egli sostiene che solo il nous (intelletto) è immortale.

Passiamo ad un altro orizzonte culturale. Nel pensiero ebraico-cristiano l'anima è creata da Dio, non è divina di per sé. Essa non preesiste al corpo : nella prospettiva ebraico-cristiana (tranne in alcune correnti cabbalistiche) non vi è alcuna idea di reincarnazione o meglio di metempsicosi. Inoltre l'idea che l'esistenza dell'anima nel corpo sia la conseguenza di una colpa le è totalmente estranea: l'esistenza non è mai colpevole o vergognosa o impura in sé.

Si badi: nella lingua ebraica non vi è neppure la parola per designare il corpo come una sostanza distinta dall'anima. In altri termini, l'uomo è inteso come una unità psicosomatica indissolubile. L'uomo è un'anima vivente : un corpo vivo è un'anima che posso toccare! Il corpo insomma (il corpo vivo, non ne esiste altro perché un cadavere non è un corpo) è l'anima che informa la materia. Dopo la morte, l'anima non è più un corpo, non costituisce più un corpo. Il problema sarà allora quello di sapere se sussiste ancora oppure no. Nella prospettiva ebraico-cristiana l'immortalità dell'anima è un dono di Dio : anzi, per la precisione non si dovrebbe parlare di immortalità dell'anima bensì di resurrezione dei morti, nel senso che la "salvezza soprannaturale" è offerta non solo alla mia parte "spirituale" ma a tutto me stesso, alla mia persona integrale, che sarà trasformata nel cosiddetto "corpo glorioso".

Mi fermerei qui in questo brevissimo panorama storico. E mi fermo qui perché, come accennavo all'inizio, oggi non ne sappiamo molto di più. Per cui le alternative fondamentali, per quanto riguarda la concezione dell'anima, rimangono appunto due : o la visione greco-orientale o la visione ebraico-cristiana. Sta a noi scegliere quella che è più conforme ai nostri gusti e ci soddisfa di più. Se mi chiedessero quale delle due concezioni preferisco, direi di propendere per quella ebraico-cristiana ma non potrei giustificarla con una teoria più o meno originale, bensì ripeterei le concezioni che ho studiato e che … espongo tutti i giorni a causa del mio mestiere. Ma cosa potrei ancora dire, se proprio fossi costretto ad aggiungere qualcosa?

Beh, ad esempio, che io mi sento vivo, che sono cosciente del fatto di esistere, però non so se so cosa vuol dire "essere vivo", "esistere". Mentre sto dicendo "sono vivo" càpitano in me migliaia di processi biochimici di cui non ho la minima idea e che non sono io a controllare. Lo sarà forse la mia anima ? Può darsi ma non ne so nulla o per lo meno non vedo come potrei giustificarlo. Io so solo di esistere, di essere qui. Il mio corpo cambia continuamente (il metabolismo somatico cioè il continuo ricambio delle molecole che costituiscono il corpo vivente è un dato "scientifico" ben provato), però io mi sento un tutt'uno, mi sento "me stesso", mi sento qualcosa che permane al di là dell'età cronologica (pensate quando si sfoglia un album di fotografie e si esclama :"Quello ero io!").

Che questa esperienza possa essere presa come una prova per lo meno indiretta dell'esistenza di quella che chiamiamo "anima", identificandola col mio "io", non mi soddisfa più di tanto. Anche perché : che cosa si intende per "io"? Forse il mio "io cosciente"? Ma allora è ben poca cosa, come ci ha insegnato Freud : infatti, che dire di tutta la parte inconscia? Insomma, non vorrei apparire superficiale ma … mi sembra che non sia affatto facile dimostrare l'esistenza dell'anima.

E poi, detto francamente, è proprio così importante ? Se infatti l'anima esiste, se io sono un'anima vivente, beh, questo non è dipeso da me, no? Come potrei dunque dimostrarlo? Non mi sono creato io, ed in me, come accennavo prima, avvengono tantissime cose che non controllo. Se l'anima c'è, me l'ha data qualcun altro ed allora io che ci potrei fare ? Non potrei fare altro che accettare un tale stato di cose e riconoscere :"Mi dicono che sono un'anima vivente. Mi fa piacere. A chi devo dire grazie?". Lo stesso per quanto riguarda l'immortalità della mia anima : io non so neppure se vivrò dopo la morte (posso solo crederlo o sperarlo) e dunque non posso darmi l'immortalità. Se accetto la prospettiva religiosa che mi dice che io sarò immortale, anche in questo caso non potrei fare altro che … ringraziare il buon Dio per quel che mi ha donato.

Vorrei accennare ora brevemente anche ad altri problemi connessi con l'esistenza dell'anima. Prendiamo ad esempio il rapporto tra l'anima e il cervello. Vi sono racconti e film che narrano di trapianti di cervello da un uomo ad un altro col conseguente scambio di personalità. Per me … sono solo fantasie! Quando il cervello è tolto dal corpo, secondo me, diventa solo buono come frattaglie e nient'altro. Ritengo, in altre parole, che il cervello abbia bisogno del resto del corpo per poter funzionare e quindi, se lo si "stacca" dal corpo, non può avvenire nulla e tanto meno un fantomatico scambio di personalità. Si noti : ho parlato di cervello e non di pensiero. Per quel che posso presumere, se il cervello ha in qualche modo bisogno del corpo, non è però detto che il pensiero abbia necessariamente bisogno del cervello o di un corpo per funzionare (e questo indipendentemente dalle credenze religiose di ciascuno).
In altri termini, voglio dire che i processi di pensiero non si identificano con i processi biochimici che vengono ad esso correlati (l'elettroencefalogramma di Beethoven mentre esegue la Nona Sinfonia non ci direbbe proprio nulla a riguardo) ma sono immateriali (qualcuno può forse vedere o toccare i miei sogni, le mie sensazioni, i miei pensieri in generale?) .
Per cui, tornando alla questione dello scambio dei cervelli, ritengo che il mio pensiero e la mia personalità siano indipendenti dal mio cervello e quindi sarebbe impossibile un ipotetico scambio, ma sarebbe un fallimento e ci ritroveremmo solo con due cadaveri e nient'altro.

Altra questione, venuta ultimamente alla ribalta delle cronache, è la clonazione. Anche in questo caso, ritengo che sia soltanto una fantasia poter dare origine ad un altro me stesso. Per definizione, ogni essere è unico, è diverso da qualunque altro, per quanto simile possa sembrare (si pensi ai gemelli monozigoti). Anche se un giorno un qualche scienziato pazzo potesse fare dei cloni di Hitler , ebbene, nessuno di questi cloni sarà perfettamente identico agli altri né sarà totalmente condizionabile … e per fortuna!

Ultimo problema che vorrei affrontare brevemente è la ricerca dell'immortalità da parte di alcune persone. Con l'ibernazione, con la ricerca di un "farmaco che doni l'immortalità" (pensate alla ricerca della pietra filosofale e all'elisir di lunga vita nel Medioevo), alcune persone credono di potersi rendere immortali. Io trovo questi tentativi del tutto stupidi e illusori. Perché ? Perché se l'immortalità esiste , è un dono soprannaturale e non qualcosa che l'uomo può darsi.

Non esiste nulla in tutto l'universo che sia immortale di per sé (anche le stelle si spengono, l'universo ha avuto un inizio e ciò implica che prima o poi abbia una fine) per cui, se l'immortalità esiste, ripeto, è una caratteristica soprannaturale, un dono gratuito del buon Dio , e non ha nessun senso affannarsi per procurarselo. Anche perché, per chi è credente, può già essere certo di una vita oltre la morte : nel cristianesimo, ad esempio, ci è garantito dalla resurrezione di Cristo, e dunque che vogliamo di più?

Potrei concludere dicendo che … il problema dell'anima è uno di quei problemi che … esula dalle capacità umane. Una saggezza molto spicciola ci può suggerire di vivere la nostra vita senza preoccuparci troppo del fatto di essere o no immortali, di avere o no un'anima ,visto che … viviamo comunque una sola vita alla volta! . Quel che è importante è semmai "usare" bene il nostro corpo e la nostra anima seguendo la morale che ci pare più vera (anche se tutte le morali ci invitano comunque alla moderazione e al rispetto di sé e degli altri) perché, se non altro, saremo più felici noi e potremo anche fare un po' felici gli altri. Viviamo sereni : tutto ci resto … ci verrà dato.




BIBLIOGRAFIA MINIMA

ARRIGHETTI, Frammenti orfici, ed. TEA .
RODHE, Psiche , edizioni Laterza.
JAYNES, Il crollo della mente bicamerale e l'origine della coscienza , ediz. Adelphi .
TRESMONTANT, Il problema dell'anima , ediz. Paoline 1972.
TRESMONTANT, Cristianesimo ,filosofia,scienze, ediz. Jaca Book.



 

 

 



copyright by Ernesto Riva

 

 

 
 

C) 1999-2007 Ernesto Riva.
E' vietata la riproduzione parziale o totale dei contenuti qui pubblicati,
salvo esplicita autorizzazione per iscritto da parte del proprietario.
Scrivete a
ernestoriva@filosofiaedintorni.net