Che cos'è l'alchimia?
La definizione popolare ne fa un'arte favolosa ma
un tempo ritenuta in grado,con procedimenti gelosamente segreti,di
cambiare il piombo in oro;in una parola,di realizzare la
fabbricazione artificiale del metallo prezioso.
L'invenzione dell'alchimia è stata attribuita a un
personaggio misterioso, che gli alchimisti greci di Alessandria
d'Egitto chiameranno Ermete Trismegisto,"tre volte grande".
Personaggio ambiguo,presentato talvolta come un essere
soprannaturale,a volte come un personaggio storico che sarebbe
vissuto,secondo una delle versioni ,dal 1399 al 1257 a.C.;la sua
tomba si troverebbe nei dintorni di El Amarna,la capitale del
faraone "eretico" Akhenaton.
La leggenda attribuiva spesso all'alchimia una
fonte soprannaturale,insieme maledetta e prestigiosa. Sarebbe
stata introdotta dagli angeli di cui parla la Genesi,discesi
in terra,dove avrebbero assicurato la propria discendenza: "I
figli di Dio vedendo che le figlie degli uomini erano
belle,scelsero alcune donne in mezzo a loro". E' da questa
discendenza che sarebbe nato Tubalcain,il prodigioso maestro della
lavorazione dei metalli.
L'appello ai leggendari Nephelim,gli angeli
decaduti della Genesi,non può non fare riflettere lo
storico dei miti.Si tratta,come per i Titani della mitologia
greca,di esseri fantastici,certamente dotati di possibilità
straordinaria rispetto alla normale umanità,ma singolarmente
diversi dall'immagine corrente degli angeli,dipinti come creature
eteree,puramente spirituali:sono "angeli" attratti dalle donne e
intenti a gustare piatti succulenti che vengono offerti loro!
Va però ricordata l'osservazione fatta molto spesso
da etnologi,missionari,esploratori:
molte popolazioni di tradizione orale attribuiscono
la lavorazione primitiva dei metalli (che presuppone sempre,dopo
l'estrazione del minerale dalle viscere della terra,il dominio
reale dei poteri trasformatori del fuoco) a un piccolo gruppo
chiuso di fabbri,che si trasmettono i segreti di padre in
figlio,da allievo (e padre spirituale) a discepolo.
Autori come Renè Alleau e Mircea Eliade hanno così
potuto fare risalire l'origine prima dell'alchimia a queste
piccole confraternite tradizionali di fondatori e conoscitori di
metalli dei popoli primitivi.
Sarà,comunque,sempre possibile trovare presso di
esse un'alleanza stretta ,una vera e propria simbiosi fra alcune
attività,alcune arti dai risultati pratici (quali fabbricare
armi,o utensili) e una visione magica,taumaturgica di tutto ciò
che esiste,sia fenomeni naturali sia azioni umane.
L'alchimia è stata definita da H. Sheppard,su base
comparatistica, "l'arte di liberare parti del Cosmo dall'esistenza
temporale e di raggiungere la perfezione che per i metalli è
l'oro,per l'uomo la longevità,poi l'immortalità e infine la
redenzione".
Nel Medioevo l'alchimia sviluppò tutti gli aspetti che ancora oggi la
caratterizzano nella sua tradizione occidentale,interagendo con la
cultura filosofica delle nascenti università.
Alla metà del '300 questo processo era sostanzialmente
concluso,contestualmente al concludersi della possibilità di
mantenere un dialogo aperto con la cultura filosofica come
risultato del dibattito sull'alchimia(quaestio de alchimia). Nel
momento del suo ingresso in occidente l'alchimia era stata accolta
come una novità,sia perché non aveva una tradizione alle
spalle,sia per la sua peculiare struttura epistemologica,nella
quale la dottrina discende dalla prassi operativa,in un inedito
nesso fare-sapere. Nel periodo che prendiamo in
considerazione,l'alchimia si strutturò in tre settori.
Il primo elemento comune a tutti i settori è il
nucleo di perfezione su cui l'opus si struttura. Alcuni alchimisti
medievali individuarono tale nucleo nella perfezione dei
metalli,altri lo intesero piuttosto come l'agente della perfezione
sia dei metalli che del corpo umano,chiamato elixir;altri ancora
considerarono oggetto della propria ricerca l'ottenimento della
salvezza,parallela a quella spirituale prodotta da Cristo (poiché
gli alchimisti occidentali si collocavano all'interno del
cristianesimo) ma coinvolgente l'intera realtà materiale e
spirituale del mondo e degli esseri umani.Si possono così
distinguere tre ambiti della ricerca alchemica,che chiameremo
'alchimia metallurgica','alchimia dell'elixir' (o farmacologica) e
'alchimia spirituale'.Vi è anche l'alchimia sacerdotale:da questa
metallurgia sacra si sarebbe passati alle fonti dell'alchimia
propriamente detta. Dalle confraternite di metallurgici
-detentrici dei segreti pratici della manipolazione del fuoco,di
quelli che permettono di ottenere e di trasformare i metalli e le
loro leghe-si sarebbe poi passati all'esistenza e alla comparsa di
antiche civiltà evolute,di riti nascosti incentrati intorno a un
simbolismo taumaturgico improntato alla lavorazione dei metalli.
Pur nella loro diversità,tutti i nuclei possono
essere ricondotti all'idea di perfezione materiale raggiunta a
partire da un ritorno allo stato di materia prima,e ciascuno di
essi è il centro strutturante di un sapere complesso,che si
articola in: una dottrina,un obbiettivo,un processo operativo,un
prodotto e un ambiente privilegiato di diffusione. L'alchimia
rivela perciò l'esistenza di una tradizione filosofica dalle
molteplici sfaccettature,che non si identifica né è subalterna
alle culture istituzionali del medioevo. Essa propone un modello
diverso di pensiero fisico e,soprattutto,di interazioni fra gli
esseri umani e la realtà materiale che si sviluppa nelle
molteplici sul rapporto arte-natura e che ha continuato per secoli
a sostituire una presenza sotterranea costante.
Il primo testo d'alchimia tradotto in latino nel
1144,il Testamento di Morieno,presentava l'insegnamento del
sapiente eremita ad un sovrano,l'arabo Calid,ed il prologo del
traduttore Roberto di Chester metteva in evidenza la ricaduta
sociale dell'opera solitaria dell'alchimista,parlando della
qualità d'oro che annualmente egli inviava a Gerusalemme.La
lettura che inizialmente gli occidentali dell'alchimia come arte
della trasmutazione metallica era del resto comprensibilmente
destinata a trovare riscontro nella preoccupazione dei sovrani per
l'approvvigionamento di metalli preziosi essenziali per battere
moneta. Troviamo non a caso alchimisti già alla corte di Federico
II,mentre le ricerche sull'oro potabile hanno radici assai vivace
della Curia Papale per i temi legati alla longevità,e si
diffondono con il tema della quintessenza nell'ambito della
tradizione spirituale e profetica del tardo Medioevo.
Il rapporto tra gli alchimisti e le corti si
mantenne ben oltre l'età medievale,ma fin dall'inizio si collega a
temi quali quello del continuo viaggiare degli alchimisti,del loro
operare segreto,della cautela comunicativa alla quale invitano i
loro testi,anche mediante l'uso del linguaggio allegorico e di
studiate strategie retoriche.
Non solo le corti si interessarono
dell'alchimia:infatti,anche la curia papale non ignorò questo
fenomeno,specialmente in quanto questa veicolava l'idea di un
farmaco preziosissimo,elixir,quintessenza od oro potabile,che
donava ai corpi umani l'incorruttibilità. Infatti nel corso del
XIII secolo molta attenzione si era focalizzata,da parte dei papi
e dei cardinali della curia romana,sulle tematiche concernenti il
corpo umano,la sua conservazione,la sua salute.
L'uomo, l'essere più perfetto del regno
animale,analogo all'oro che è la perfezione di quello
minerale,conterrebbe in sé i germi della perfezione perduta,che
verrà ritrovata attraverso la pratica dell'alchimia:
l'adepto,restaurando in sé la gloriosa condizione di Adamo prima
della caduta ,passerebbe dallo stato di natura a quello di grazia.
Riconquisterebbe così l'immortalità perduta,compiendo la grande
metamorfosi,permettendo all'essere umano di ridiventare di fatto
l'essere divino che è in potenza e che fu all'origine del presente
ciclo di manifestazioni.
Il processo alchemico produce la perfezione della
materia attraverso una serie di operazioni che mirano alla
creazione di un medio capace di unire stabilmente il corpo(cioè la
solidità propria della materia) e l'anima(cioè il carattere di
incorruttibilità proprio della sostanza spirituale). Il medio,per
essere tale,deve unire in sé gli opposti: l'oro opera questa
congiunzione a livello dei metalli,ed è dunque il prodotto
ricercato da quanti considerano l'alchimia una pratica a livello
puramente metallurgico; l'elixir come agente materiale della
perfezione di tutte le cose congiunge in sé il carattere
immutabile della pietra con quello generativo della vita; la
quintessenza appare come la manifestazione del principio unitivo
vero e proprio,materia prima da cui tutta la realtà ha origine,ma
raffinata e purificata in modo tale da manifestare il suo
carattere di spirito; e l'oro potabile costituisce il farmaco
sovrano,che unisce l'incorruttibilità del metallo e l'assimilabilità
del nutrimento.
Nei testi alchemici tradotti dall'arabo,il prodotto
dell'opus viene talvolta denominato elixir,termine la cui
etimologia è incerta. Probabilmente deriva da una parola greca,che
compare ad es. negli scritti di Zosimo ad indicare la polvere di
proiezione,ovvero quella sostanza che tinge il metallo
conferendogli le qualità sensibili dell'oro e realizzando così il
fine della trasmutazione. La perfezione dei metalli,che si ottiene
proiettando l'elixir,veicola tuttavia un'idea più ampia di
perfezione della materia che nei testi ellenistici era stata
talvolta considerata come metafora o strumento della salvezza
spirituale,mentre nell'alchimia islamica era stata accostata ad
idee di provenienza orientale,cinese e/o indiana,sull'immortalità
materiale.
Solo agli inizi del XIV secolo troviamo dei testi
d'alchimia che esplicitamente mettono alla centro della propria
ricerca l'elixir,inteso come agente della perfezione materiale sia
dei metalli che del corpo umano,in quanto capace di riequilibrare
perfettamente la complessione di qualsiasi corpo elementare con
cui viene posto a contatto.Fra le sostanze per ottenere l'elixir
figurano,oltre ai metalli e ai minerali,materiali di origine
organica,che già nel De anima in arte alchemiae dello
Pseudo-Avicenna entravano nella sua composizione col nome di
'pietra animale' e 'pietra vegetale',assieme alla più ovvia
'pietra minerale'.
Inoltre,l'oro stesso è utilizzato nella
composizione dell'elixir come 'seme' della perfezione che dev'essere
ottenuta in maniera intenzionale e in quantità illimitata,mentre
in natura la sua presenza è scarsa e casuale. Per tutte queste
ragioni l'idea di elixir viene a coincidere con quella di un
farmaco perfettissimo,e la possibilità di ottenerlo si basa su due
innovazioni nella pratica e nella dottrina alchemica che postulano
la possibilità di un regresso alla materia prima più radicale di
quello reso possibile dalle operazioni dell'alchimia
metallurgica:da una parte la tecnica della distillazione,che si
ritiene renda possibile scomporre i corpi materiali nei quattro
elementi dell'origine, dall'altra la teoria della materia.
LA TRASMUTAZIONE
Trasmutazione significa cambiamento della natura
vibratoria di un elemento materiale o dell'espressione vibratoria
di una manifestazione spirituale,in modo che la manifestazione o
espressione sia diversa dopo il cambiamento.
La trasformazione dei metalli vili in oro avviene
attraverso una serie di operazioni,che illustrerò in seguito,le
quali conducono al risultato voluto,definito appunto
trasmutazione. A differenza della "trasformazione",la
"trasmutazione" implica un mutamento totale della
sostanza,nell'ordine della perfezione. La possibilità di ottenere
l'oro a partire dai metalli soggetti a corruzione è fondata sulla
teoria dei metalli di origine antica,e sull'idea che attraverso
un'attività operativa l'alchimista possa ottenere la perfezione di
metalli. Il processo messo in atto mira a riportare il metallo
prescelto allo stato liquido,in modo da poterne riequilibrare la
struttura mediante l'aggiunta o la sottrazione di quella delle due
esalazioni di base (sulphur-mercurius),di cui sia carente o
eccedente rispetto al metallo perfetto.
La trasmutazione dei metalli viene considerata come
uno dei due effetti ottenibili attraverso l'uso dell'elixir
prodotto alchemicamente o della quintessenza ottenuta mediante la
distillazione;nella letteratura alchemica allegorica il processo
della trasmutazione è spesso rivestita da immagini della
reintegrazione di un corpo che era stato smembrato e "messo a
morte". Tutti i processi di trasmutazione sono comunque
sintetizzabili con la formula "solve et coagula",intesi
come i due poli di ogni tipo di operatività alchemica
QUINTESSENZA
L' idea che oltre ai quattro
elementi (terra, acqua, aria, fuoco) che compongono la materia
sublunare e che sono soggetti al moto di generazione e corruzione
esistesse una quinta sostanza incorruttibile era contenuta nel
De caelo aristotelico, ed era nota nel Medioevo anche prima
che quest'opera venisse tradotta e introdotta nella cultura
scolastica fra XII e XIII secolo. Tuttavia la quinta sostanza, che
Aristotele aveva chiamato etere, era considerata materia dei soli
corpi celesti, dei quali garantiva appunto l'incorruttibilità,
sottolineandone il distacco incolmabile dal mondo sublunare.
Attraverso alcuni fondamentali testi ermetici ed alchemici tradotti
dall'arabo, in particolare la Tabula smaragdina e la
Turba philosophorum, gli alchimisti ed i filosofi latini
vennero tuttavia a conoscenza di una diversa cosmologia, forse di
origine presocratica, incentrata sulla convertibilità cosmica
dell'alto e del basso e su una
teoria della materia
che postulava l'origine della realtà come
ordinamento di una sostanza corporea analoga alla hyle
del Timeo platonico. Tale
sostanza era pensata come una massa materiale omogenea, che
attraverso processi di rarefazione e condensazione aveva dato vita
ai quattro elementi della tradizione empedoclea.
In questo contesto ogni realtà materiale poteva venir pensata come
trasformabile in qualsiasi altra, poiché
l'opus
alchemico permetteva di raggiungere proprio questa
materia prima .Non
si sa ancora chi abbia formulato l'idea della coincidenza della
prima materia del cosmo con quella di una quintessenza che, a
differenza di quella aristotelica, non si trova in un mondo
separato da quello degli elementi ma costituisce il nucleo
generativo di essi: Roberto Grossatesta verso il 1220 attribuì
genericamente questa idea agli alchimisti, ma una prima
elaborazione cosmologica e alchemica si trova soltanto nel
Testamentum pseudolulliano, circa un secolo dopo.
Sulla base di idee formulate già da Ruggero Bacone, diventava così
possibile concepire l'opus
alchemico come una scomposizione
della realtà materiale composita che arrivava fino al ritrovamento
della materia prima della creazione, non identificabile con
nessuno dei quattro elementi, ma matrice di tutti e di ciascuno,
poiché da essa si potevano ottenere tutti e quattro, e poteva
esprimerne tutte le qualità, anche se contraddittorie tra loro:
per esempio bruciare (fuoco) ed essere liquida (acqua) nello
stesso tempo. Ma un' acqua
ardente esisteva: era il prodotto
della distillazione del vino, che aveva cominciato ad interessare
gli ambienti medici occidentali almeno dalla metà del '200. Fra i
primi che ne scrissero, si annoverano Taddeo Alderotti e Arnaldo
da Villanova. E proprio da un ambiente vicino a quest'ultimo, sia
geograficamente (Catalogna, Francia del Sud) sia ideologicamente
(medici e fraticelli spirituali), provengono il già rammentato
Testamentum e l'elaborazione di Giovanni da Rupescissa.
Nel De consideratione quintae essentiae (1351 ca.), scritto durante
un periodo di prigionia ad Avignone dovuta alle sue attività
profetiche e spirituali, il francescano Giovanni da Rupescissa
esalta le qualità del prodotto della
distillazione
del vino, identificandolo con
l'elixir,sostanza
incorruttibile prodotta dall'artificio umano, che dona
incorruttibilità a tutto ciò con cui viene messa in contatto.
Chiamandolo per la prima volta quintessenza e 'coelum nostrum'
Giovanni ne esplicita il carattere di rottura con il taglio
cosmologico fra cielo e terra che la fisica aristotelica e
scolastica sosteneva. Inoltre egli insegna a 'fissare le nostre
stelle nel nostro cielo', e cioè a distillare infusi di erbe e
sostanze medicinali varie per ottenere farmaci in grado di guarire
tendenzialmente tutte le malattie che possono affliggere il corpo
umano. Fra queste ne propone una principale, il 'sole', che si
ottiene distillando del vino in cui barrette o foglie o limatura
d'oro sono state infuse: in questo modo Giovanni insegna per primo
la preparazione alchemica di un farmaco che diventerà celebre e
ricercatissimo per tutta l'età rinascimentale:
l'oro potabile.
SACRIFICIO
Nella Visione di Giovanni
Dastin, uno dei più precoci scritti alchemici a carattere
allegorico, la perfezione
metallica viene ottenuta attraverso
una complicata vicenda di messa a morte del 're' dei metalli,
l'oro personificato, il quale addirittura scompare,
surriscaldandosi e liquefacendosi, nel corpo della sposa per lui
predisposta, riducendosi cioè alla
materia prima in un processo che
produce informità e nerezza (nigredo),
come avviene nello stadio di dissolvimento dei composti materiali
che precede la distillazione
alchemica.
Le successive operazioni
che portano alla produzione
dell'elixir
sono indicate attraverso la narrazione delle
vicende del re, dove i mutamenti di colore (dal nero al bianco,
alla 'porpora regale') costituiscono i punti di contatto con le
descrizioni contenute in testi non a carattere allegorico, per
esempio il coevo Codicillus attribuito a Raimondo Lullo. Il
sacrificio o mortificazione,
tema già presente nell'ellenistica
visione di Zosimo, consiste nella separazione del corpo dall'anima
e nel loro successivo ricongiungimento (coniunctio)attraverso
un'entità intermedia, lo spirito, raffigurato operativamente nella
materia sottile o quintessenza
che rigenera i corpi. Si evidenzia,
in questo tema dello spirito, la profonda incompatibilità dell'
alchimia con ogni forma di dualismo. La dicotomia corpo/anima
costituisce infatti, per gli alchimisti, solo l'imperfetta realtà
visibile, che dev'essere disintegrata per poi essere resa perfetta
attraverso la produzione dello spirito, vero medio reale che rende
stabile l'unione e dunque costituisce il fattore essenziale della
reintegrazione
cosmica e antropologica.
LE OPERAZIONI
Il processo della trasmutazione viene attraverso
una serie di operazioni compiute utilizzando il fuoco su sostanze
isolate dall'ambiente circostante in quanto sono racchiuse in vasi
sigillati. Il vaso,che può assumere forme diverse,dev'essere
costruito con materiale resistente al fuoco ed inerte:perciò alla
tecnoligia alchemica si collegano procedimenti di vetrificazione
delle terrecotte. L'isolamento rispetto all'ambiente esterno
impedisce gli scambi materiali,ma non quelli energetici:la
sostanza,o le sostanze,racchiuse nel vaso si modificano infatti
visibilmente sotto l'azione del fuoco,che l'alchimista somministra
seguendo le fasi della trasmutazione attraverso le modificazioni
visibili della sostanza,in particolare il colore.
Le operazioni producono i cambiamenti dello stato
fisico delle sostanze poste nel vaso;se ne conoscono variazioni
innumerevoli. La sublimazione "monda gli spiriti dalla terrosità",cioè
separa la parte volatile dalla parte solida. La distillazione "è
l'ascesa dei vapiro acquei nel vaso". La calcinazione è "riduzione
in polvere di una sostanza secca mediante il fuoco,causata dalla
sottrazione dell'umidità che tiene insieme le parti". La
dissoluzione è "la solidificazione di una sostanza secca in
liquido". La coagulazione è "la solidificazione di una sostanza
liquida per sottrazione dell'umidità". La fissazione "è il
trattamento (solidificante) delle sostanze volatili. La cerazione
è "la mollificazione che tende alla liquefazione di una sostanza
dura che non fonde".
Le operazioni vengono raggruppate in quattro fasi
fondamentali:
solutio (dissoluzione),
ablutio (purificazione),
congelatio (solidificazione),
fixatio (indurimento).
L'ORO POTABILE
Le virtù medicinali dell'oro,
tramandate da una tradizione antichissima, erano confermate
dall'autorità del 'principe dei medici', Avicenna, il cui Canone
costituì, a partire dal XIII secolo, il testo di riferimento più
autorevole nell'insegnamento della medicina. Quando cominciò a
diffondersi la preparazione dei vini medicinali (infusi di vino
con sostanze medicamentose) non sorprende perciò che si
cominciasse a proporre la ricetta di un vino 'aurificato', in cui
cioè era stata tenuta in infusione una barretta d'oro, o foglie o
limatura dello stesso metallo prezioso: fra i primi a scriverne fu
Arnaldo da Villanova, medico di sovrani e pontefici, ma anche
autore - presunto - di scritti alchemici. Questa preparazione
poteva sostituire l'usanza di tenere dell'oro in bocca, o comunque
a contatto del corpo, per assorbirne appunto le virtù
medicamentose, usanza che pare fosse diffusa presso le corti, in
particolare alla Curia Papale, dove l'attenzione alla
preservazione della salute e della 'forma fisica' aveva raggiunto
punte rilevanti nella seconda metà del '200. Appare scontato,
perciò, che il passo successivo nella ricerca farmacologica,
quello che vede Giovanni da Rupescissa identificare il prodotto
della distillazione del vino con l'elixir alchemico fonte di
perfezione materiale e agente del prolungamento della vita,
provocasse un raffinamento anche nelle tecniche di preparazione
dell'oro medicinale. E' anzi probabile che proprio il nesso fra
quintessenza ed elixir alchemico abbia favorito l'emergere, per
una affinità o prossimità di campo semantico, dell'idea di una
quintessenza dell'oro che Giovanni insegna a preparare con metodi,
per la verità, non molto dissimili da quelli attestati nella
letteratura medica più tradizionale del tempo. L'oro da utilizzare
dev'essere però per Giovanni il 'lapis' prodotto alchemicamente:
non quindi il metallo prezioso quale si trova in natura, ma
neppure quello ottenuto mediante l'uso di sostanze corrosive (cioè
con le tecniche dell'alchimia metallurgica); c'è una scelta ben
precisa di un tipo di operatività alchemica, che collega Giovanni
a Ruggero Bacone attraverso gli scritti pseudolulliani e
arnaldiani - ma il problema se sia migliore l'oro naturale o
quello artificiale non sarà con ciò definitivamente risolto. La
preparazione consiste in tecniche come il surriscaldamento di
barre o foglie o la calcinazione di polvere d'oro, la sua
infusione in alcol di vino e la successiva distillazione che dev'essere
iterata molte volte per 'estrarre' dall'oro le sue virtù
medicinali e passarle, potenziate, al veicolo alcolico. Il farmaco
così ottenuto era considerato una panacea; ancora di più, la sua
assunzione garantiva la preservazione del corpo dalla corruzione,
e dunque dall'invecchiamento, analogamente a quanto avveniva
nell'alchimia taoista, in cui il farmaco alchemico garantiva
addirittura l'immortalità materiale.
LA PERFEZIONE DEI METALLI
L' idea che esistano metalli
imperfetti e metalli perfetti è legata alla constatazione del
fatto che, dei sette metalli classificati sin dall' antichità,
cinque (piombo, ferro, stagno, rame, mercurio) sono soggetti alla
corruzione, mentre due (argento,l'oro
)sono
incorruttibili, cioè non soggetti al decadimento fisico prodotto
dal tempo.
La spiegazione di questa differenza viene tentata fin dai tempi più
antichi, nell' ambito della cultura metallurgica studiata in
relazione all' alchimia da M. Eliade, e si fonda su una concezione
di carattere vitalistico per cui i metalli sono (come) embrioni,
di cui è gravido il ventre della terra, e la maggiore o minore
perfezione dipende dallo stato di maturità da essi raggiunto. Solo
l' argento e l' oro sarebbero così metalli completamente formati
(paragonabili al feto al termine di una gravidanza regolare). L'
abbinamento fra i metalli e i pianeti, di tradizione antichissima
(risale, si ritiene, alla cultura babilonese), è all' origine
della simbologia di cui gli alchimisti si servivano, e rafforzò
questa lettura gerarchizzante delle caratteristiche pratiche dei
metalli. L' abbinamento dell' oro e dell' argento col sole e con
la luna (con i cui nomi vengono spesso indicati nella letteratura
alchemica), rafforzò il loro impatto immaginale sulla vita umana,
aprendo la strada a quello che sarebbe stato lo sviluppo dell'
idea di oro potabile.
Tuttavia stabilire che i metalli si collocano sui diversi gradini
di una scala di perfezione non significa ancora affermare la loro
possibilità di accedere al gradino più alto.
Perché sia possibile pensare questa possibilità è necessaria una
teoria dei metalli
che, garantendone l' omogeneità
strutturale, permetta di pensarli come stadi diversi di un' unica
specie: solo su questa base, infatti, è possibile concepire l'
idea della trasmutazione.
Ben presto, però, l'idea che sia
possibile produrre la perfezione dei metalli dà luogo all'idea
dell'agente concreto di tale perfezione,l'elixir
mentre il manifestarsi di tale
perfezione nell'oro ripropone il richiamo, già presente
nell'alchimia ellenistica, ad una
salvezza
di cui
l'opus alchemico sarebbe assieme
metafora e veicolo. La definizione di alchimia pertanto si
arricchisce, ma anche si fa assai più complessa.
IL LABORATORIO
L'arredo del locale
La caratteristica più specifica
dell'alchimista medioevale è sempre quella di sottrarsi
gelosamente agli sguardi dei curiosi.
La volontà di mantenere il proprio
segreto ben custodito si manifestava,per esempio,con l'uso di
schermi che dovevano dissimulare ai passanti il fumo che si
sprigionava nel corso di certe operazioni.
I laboratori si incontreranno
ovunque: nei castelli come nelle dimore borghesi o in modeste
capanne,nei conventi e nelle canoniche ,in campagna come in città.
Il laboratorio è di solito molto
buio e strettissimo,per cui è necessario prevedere un camino
o,almeno,dei tubi per far uscire fuori il fumo. Spesso si tratta
di una cantina,ma anche di una vecchia cucina o di qualsiasi altra
stanza adattata allo scopo,anche (ma raramente) a ripiani.
Laboratorio e oratorio
Una delle caratteristiche che
distinguono il locale in cui opera un vero alchimista dall'antro
dei soffiatori che si sforzavano di trovare per tentativi
l'allettante segreto della fabbricazione dell'oro è questa: la
necessità costante,nell'alchimia tradizionale, di associare
regolarmente al laboratorio un locale consacrato alla preghiera e
agli esercizi spirituali,in altri termini un oratorio. Nel
caso in cui l'alchimista disponesse di molto spazio,questo si
trovava in una stanzetta adiacente al laboratorio; più di
frequente,uno degli angoli dell'unica stanza veniva trasformato
per ospitare le pratiche di devozione.
Apparecchiature e utensili
Il tutto doveva avvenire o nel
fornello o nel crogiolo. Il fornello alchimistico,detto atanor,veniva
riscaldato o con fuoco di legna,o a olio (il numero degli stoppini
consentirà di variare l'intensità del calore); mai a carbone
,presso gli alchimisti veri. Un'occhiata al fornello di tanto in
tanto dava la possibilità di sorvegliare,all'interno,la cottura
dell'uovo filosofico. Esso era di forma ovoidale ed
era in terracotta oppure di vetro o di cristallo.
Il crogiolo usato dagli alchimisti
nel metodo della "via secca",aveva spesso il cavo a forma di
croce. Ci sono anche molti vasi e recipienti diversi destinati a
contenere i prodotti utilizzati; le apparecchiature per la
distillazione; le pinze,gli attizzatoi e i martelli; un mantice
per attizzare il fuoco.
L'aludel era la parte alta
dell'alambicco (fornello); ma il termine veniva usato spesso per
disegnare l'uovo filosofico. L'atanor aveva talvolta la
forma di una torre: come nella figura,che costituisce uno dei
motivi decorativi della parte inferiore destra del portale
centrale di Notre-Dame a Parigi.
Gli alchimisti del Medioevo usavano
recipienti e utensili analoghi a quelli usati dagli artigiani
della loro epoca: di vetro e porcellana.
Solo alla fine del XIII e agli
inizi del XIV secolo,fa la sua comparsa il bilanciere. L'orologio
ad acqua era noto fin dall'antichità,mentre quello a sabbia appare
solo nel XIV secolo,contrariamente all'idea diffusa che gli
attribuisce una remota antichità a causa dell'estremità semplicità
del suo meccanismo.
GLI
ALCHIMISTI NELLA SOCIETà MEDIEVALE
Come si diventa alchimisti?
Chiunque poteva decidere un giorno
della sua vita di mettersi a praticare l'alchimia,procurarsi
alcuni manoscritti,allestire un laboratorio e passare alla
pratica. "L'unione fa la forza",dichiara la saggezza popolare.
Da questa elementare constatazione
nasceva la comprensibile tendenza di molti alchimisti o candidati
più o meno versati in quest'arte a incontrarsi,scambiarsi
informazioni su problemi pratici,confrontare le esperienze e i
risultati. Alcuni alchimisti decidevano persino di associare le
loro ricerche,lavorando insieme. Talvolta si costituivano vere e
proprie associazioni di alchimisti.
Si trovano alchimisti di tutte le
classi sociali e di tutti gli ambienti. Primo stato era la classe
sacerdotale: il clero era la sola classe,almeno in
Occidente,assolutamente non ereditiera,a causa della regola
imperativa del celibato ecclesiastico.
Seconda classe sociale era quella
che potrebbe corrispondere alla casta indiana dei guerrieri: la
nobiltà. Il suo ruolo tradizionale era di garantire la difesa del
regno,di formare i quadri militari in caso di conflitto. La
cavalleria non costituiva,a quei tempi,un semplice codice
d'onore,ma era prima di tutto un'arma scelta.
Terza classe sociale del regno:
quello in Francia veniva chiamato il terzo stato,cioè i
plebei. Erano i borghesi,gli artigiani e contadini,la categoria a
quei tempi numericamente di gran lunga più numerosa rispetto al
totale della popolazione nei regni della Cristianità.
Alchimisti si trovavano in tutte le
categorie della società medievale,in cima e alla base della
piramide.